JACK LONDON.
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JERRY DELLE ISOLE.
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Titolo originale: JERRY OF THE ISLANDS.
Traduzione di: Adele Levi.
1930. Casa editrice Bietti, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Jerry delle Isole, un terrier irlandese dal manto fulvo e dallanimo intrepido,  il protagonista di questo romanzo di Jack London, pubblicato nel 1917, un anno prima della sua prematura scomparsa. Un cane  dunque  al centro della narrazione, come gi nei pi noti Il richiamo della foresta e Zanna Bianca. Tuttavia, lambientazione  del tutto diversa:  ci troviamo nel Pacifico del Sud a inizio 900. 
Jerry delle Isole  un affresco avventuroso dellarcipelago melanesiano, le cui acque sono solcate da navi occidentali, impegnate nella tratta dei neri, e le cui isole, selvagge e piene di insidie, sono abitate da trib di cannibali cacciatori di teste. Ma la storia di Jerry trasporter il lettore attraverso due universi, contigui e distanti allo stesso tempo: quello umano, pieno di intrighi, faide e razzismo; e quello canino, dominato da sentimenti puri quali lamore, la fedelt e il coraggio.
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L'AUTORE.
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Jack London (1876. 1916).
Narratore statunitense, nacque a San Francisco. Spirito avventuroso, fu marinaio, operaio, cercatore d'oro, impiegato postale e persino corrispondente durante il conflitto russo-giapponese.
I suoi continui viaggi gli offrirono materiale per scrivere in pochi anni una quarantina di volumi, talora anche affrettati
ma sempre assai fortunati s da consentire successi di vendita eccezionali.
Nei suoi romanzi l'autore considera e descrive la natura nel suo stato primitivo e selvaggio che egli conobbe e am  profondamente.
La verit della ispirazione rende ogni descrizione vivida e scintillante e costituisce il massimo valore di queste opere.
Il London ebbe vita disordinata e affannosa e mor precocemente a soli 40 anni. Negli anni che precedettero la guerra mondiale fu lo scrittore pi popolare del mondo.
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JERRY DELLE ISOLE.
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PREFAZIONE.
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Il fatto che comunemente la gente si immagini che finzione letteraria e non veridicit siano sinonimi, costituisce un vero guaio per alcuni scrittori.
Molti anni or sono io pubblicai un romanzo che si svolgeva nel Mare del Sud, nelle Isole Salomone. Il lavoro venne lodato dai critici e dai letterati come onorevolissimo sforzo di immaginazione; ma per quello che si riferiva alla sua veridicit, essi affermarono che non ve ne era alcuna. Naturalmente, secondo loro, non esistevano pi cannibali dai capelli crespi, sulla faccia della terra, e tanto meno questi se ne andavano in giro senza nulla addosso, tagliandosi reciprocamente la testa e magari abbattendo anche quella di qualche bianco, quando se ne presentava l'occasione.
Ed ora ascoltate. Scrivo queste righe ad Honolulu, nelle Hawai. Ieri, sulla spiaggia di Waikiki, uno straniero mi rivolse la parola, nominando un amico comune, il capitano Kellar. Quando io feci naufragio col negriero Minota alle Isole Salomone, fu il padrone del negriero Eugenia, capitano Kellar, che mi salv. Lo straniero mi disse che i negri avevano tagliato la testa al capitano Kellar; egli lo sapeva perch aveva liquidato le sue propriet per conto della di lui madre.
Ascoltate ancora. L'altro giorno ricevetti una lettera da Mr. C. M. Woodford, Commissario Residente delle Salomone Inglesi: era tornato al suo posto dopo una lunga licenza passata in Inghilterra, dove aveva curato l'ingresso del figlio nel Collegio di Oxford.
Ora, basta cercare negli scaffali della maggior parte dei librai per trovare un libro intitolato Un Naturalista tra i Cacciatori di Teste; il naturalista  C. M. Woodford ed  lui che ha scritto quel libro.
Ma torniamo alla sua lettera. Descrivendomi le altre sue occupazioni giornaliere egli, brevemente ed incidentalmente, faceva cenno ad una speciale missione che aveva portato a termine proprio allora e che era stata ritardata a causa della licenza da lui trascorsa in Inghilterra. Tale missione era consistita nell'effettuare una spedizione punitiva contro un'isola vicina e, incidentalmente, nel ricuperare le teste di alcuni comuni amici: un trafficante bianco, la sua moglie bianca ed i suoi figli, ed il suo assistente bianco. La spedizione era stata coronata dal successo e l'amico chiudeva la relazione dell'episodio con una constatazione: a Ci che mi colp maggiormente fu l'assenza di ogni espressione di dolore o di terrore sui loro volti che erano atteggiati, invece, piuttosto a serenit e riposo - parole, pensate bene, che si riferivano 'ad uomini e donne della sua razza, che egli aveva conosciuti bene e che avevano pranzato con lui sotto il suo tetto.
Anche altri amici, coi quali ho diviso la tavola durante la gaia e coraggiosa esistenza trascorsa alle Isole Salomone, hanno fatto in seguito la stessa fine.
Dio mio! Facevo vela sulla goletta in legno di teck, Minota, per una crociera verso Malaita, avente per scopo l'ingaggio di negri, ed avevo condotto meco mia moglie. Sulla porta della nostra piccola cabina, traccie recenti di colpi di accetta ricordavano un avvenimento svoltosi pochi mesi prima e che era costato la testa al capitano Mackenzie, che allora comandava
la nave. Mentre ci dirigevamo verso Langa-Langa, l'incrociatore inglese Cambrian se ne allontanava dopo aver finito di bombardare un villaggio.
Non conviene appesantire questa prefazione alla mia narrazione con altri esempi, per quanto io possa assicurare che ne potrei citare moltissimi. Spero per di aver saputo dar l'impressione che le avventure del cane, eroe del mio libro, sono avventure reali, in un mondo di cannibali anche pi reale. Che Dio vi benedica!... Quando condussi meco mia moglie in quella crociera sulla Minota, trovammo a bordo un adorabile cucciolo terrier irlandese, abituato alla caccia dei negri, dal pelame liscio come quello di Jerry e che rispondeva al nome di Peggy. Senza quella bestiola, questo libro non sarebbe stato mai scritto.
Apparteneva al comandante della Minota e tanto mia moglie che io finimmo per affezionarci ad essa a tal punto che, dopo il naufragio della goletta, la rubammo deliberatamente e senza vergogna al suo proprietario... Confesso ancora una volta di averlo fatto, deliberatamente e senza vergogna, con la complicit di mia moglie, tanto amavamo Peggy! Cara, nobile, magnifica bestiola, che ora giaci sepolta in fondo al mare, al largo della costa orientale dell'Alistalia!
Aggiunger che anche Peggy, al 'pari di Jerry, era nata in riva alla laguna di Meringe, nella piantagione di Meringe, nell'Isola di Isabella, subito a nord dell'Isola di Florida, sede del Governo e dove risiede il Commissario Residente, Mr. C. M. Woodford.
Inoltre conoscevo bene il padre e la madre di Peggy e mi sono spesso sentito intenerire il cuore vedendo quella fedele coppia correre uno accanto all'altra lungo la spiaggia. Il maschio aveva nome Terrence e la femmina Biddy.
Jack London.
Lido di Waikiki, Honolulu, Oahu, T. li. 5 Giugno 1915.
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Capitolo 1.
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JERRY non si era mai sognato che gli potesse succedere qualcosa di sfavorevole fino al momento in cui Mister Haggin, dopo averlo preso su ed esserselo collocato sotto il braccio, salt a poppa della baleniera che lo stava aspettando. Mister Haggin era l'amato padrone di Jerry e tale era sempre stato durante i sei mesi da che esso era al mondo. Jerry non conosceva Mister Haggin come il padrone, non esistendo tale parola nel vocabolario di Jerry, che era un terrier irlandese dal pelame morbido e di color sauro dorato.
Ma nel vocabolario del cane Mister Haggin aveva tutta l'esattezza di suono e di significato che la parola padrone ha nel vocabolario degli uomini, riferita ai loro cani. Mister Haggin era il suono che Jerry aveva sempre sentito usare da Bob, l'impiegato, e da Derby, il sopraintendente della piantagione, quando si rivolgevano al suo padrone.
Parimenti esso aveva sempre udito i rari bipedi umani che venivano sull'Arangi a interpellarlo nello stesso modo.
Ma i cani sono cani, hanno dei modi tutti loro, annebbiati, inarticolati, pronti all'adorazione dell'eroe, di valutare poco esattamente le creature umane, sicch essi amano i loro padroni e se ne fanno Un'idea superiore a quello che comporti la realt.
Per i cani Padrone, proprio come a Mister Haggin per Jerry, ha un significato molto, ma molto superiore a quanto tale parola abbia per gli uomini.
Questi si considerano come padroni di fronte ai loro cani, mentre i cani tengono il loro padrone in conto di Dio.
Ma per quanto Jerry possedesse un vocabolario ben definito ed abbastanza esteso, la parola Dio non ne faceva parte. Il suono che significava Dio era per lui Mister Haggin e nel suo cuore e nella sua testa, nel misterioso centro di ogni sua attivit che viene chiamato conoscenza, quel suono Mister Haggin occupava lo stesso posto che la parola Dio occupa nell'umana conoscenza. Per il terrier, Mister Haggin, come suono e come parola, aveva lo stesso significato che Dio ha per gli esseri umani adoratori di una divinit. Insomma, Mister Haggin era il Dio di Jerry.
Sicch, quando Mister Haggin, o Dio, o qualsiasi altro nome gli si voglia dare secondo i limiti del linguaggio, prese su Jerry, se lo mise sotto il braccio con imperiosa rudezza e salt nella baleniera la cui ciurma si curv immediatamente sui remi, il terrier, istantaneamente e con sua agitazione, si rese conto che cominciava ad accadere qualche cosa di insolito. Prima non era mai andato fino all'Arangi ed ora vedeva la nave avvicinarsi e divenire sempre pi grande, man mano che i negri ansando facevano forza di remi.
Solo un'ora prima, Jerry era sceso alla spiaggia dalla casa della piantagione per assistere alla partenza dell'Arangi. Nei suoi sei mesi di vita aveva gi fatto per due altre volte tale divertente constatazione; infatti era proprio una cosa divertente il correre su e gi per la candida spiaggia di sabbia corallifera, prendendo parte sotto la saggia guida di Terrence e di Biddy all'animazione generale e contribuendo anche ad aumentarla.
Poi vi era la caccia ai negri. Jerry aveva nel sangue l'odio per i negri. Fin da quando era un cucciolo tutto guaiti, i fatti gli avevano insegnato che sua madre Biddy e suo padre Terrence odiavano i negri. Questi erano qualcosa contro cui bisognava ringhiare e, a meno che non fossero servi della casa, dovevano venire assaliti e morsi e dilaniati se penetravano nei dintorni dell'abitazione. Biddy usava fare cos ed anche Terrence e comportandosi in tal modo essi servivano il loro Dio Mister Haggin. I negri erano creature bipedi inferiori che sgobbavano e penavano per i bipedi bianchi loro signori, creature che vivevano lontano nelle baracche delle dipendenze e che erano cos inferiori e miserabili da non potersi nemmeno azzardare ad avvicinarsi alla casa dei loro signori e padroni.
E la caccia ai negri era piena di rischi: Jerry se ne era reso conto fino da quando era giovanissimo.
Bisognava afferrare il momento opportuno. finch Mister Haggin o Derby oppure Bob erano presenti, i negri prendevano la fuga; ma a volte i padroni, erano lontani ed allora la consegna era Guardati dai negri! e non si poteva iniziare la caccia che con grandi precauzioni. Infatti, in tali circostanze e quando il padrone bianco non li osservava, i negri non si limitavano ad aggrottare le ciglia ed a borbottare, ma anzi attaccavano i cani a quattro zampe a colpi di pietra e di randello. Jerry aveva visto maltrattare la madre in tal guisa e lui stesso, prima di
imparare ad essere prudente, trovandosi solo tra le alte erbe con Godarmy, il negro che portava sul petto una maniglia da porta in porcellana appesa al collo a mezzo di una treccia di fibre di cocco, era stato bastonato da quel miserabile. Ancora: Jerry ricordava un'altra avventura tra le alte erbe, quando suo fratello Michael aveva combattuto insieme a lui contro Owmi, altro negro che si distingueva dalle ruote dentate di una sveglia che gli ciondolavano sul petto; Michael era stato cos crudelmente colpito sulla testa che da allora in poi l'orecchio sinistro era rimasto offeso e si era raggrinzito in una piega di forma particolare rivolta all'ins.
Ma c'era dell'altro: la sparizione del fratello Patsy e della sorella Katleen, avvenuta due mesi prima e che da allora avevano cessato di esistere e non erano pi ricomparsi. Il grande dio Mister Haggin aveva messo a soqquadro la piantagione, aveva fatto fare ricerche nella boscaglia e fatto frustare una dozzina di negri, ma non era riuscito a spiegare il mistero della scomparsa di Patsy e di Katleen. Solo Terrence e Biddy sapevano la verit e con essi anche Jerry e Michael: i due cuccioli, all'et di quattro mesi, erano finiti nelle pentole delle baracche delle dipendenze, e le loro soffici spoglie di canini giovani erano state bruciate. Jerry ne era sicuro, e come lui anche il fratello ed i genitori, perch avevano fiutato l'indiscutibile odore di carne bruciata; anzi Terrence, reso furibondo da tale certezza, era arrivato ad assalire Mogom, addetto al servizio della casa, e ne era stato rimproverato e battuto da Mister Haggin il quale, non avendo il suo odorato e non sapendo perci nulla della verit, voleva che la disciplina non venisse mai meno sotto il suo tetto.
Solamente quando i negri che avevano finito il loro tempo di servizio calavano alla spiaggia, portando i loro bagagli sul capo per imbarcarsi sull'Arangi, la caccia non presentava pericoli.
Allora si potevano sistemare molti vecchi conti e quella era l'ultima occasione favorevole, perch i negri che salivano sull'Arangi non tornavano pi. Per esempio, proprio quella mattina Biddy, memore di una bastonatura inflittale di nascosto da Lerumie, gli aveva conficcato i denti nel nudo polpaccio e lo aveva fatto cadere malamente in acqua, compreso il bagaglio, i suoi
beni terreni e tutto il resto; poi si era presa giuoco di lui, sicura della protezione di Mister Haggin che osservava sorridendo.
Inoltre, sull'Arangi, vi era generalmente almeno un cane della boscaglia, contro il quale Jerry e Michael si potevano sfogare ad abbaiare dalla spiaggia.
Una volta Terrence, che era grosso quasi quanto un airedale e ne aveva il coraggio da leone - Terrence il magnifico, come lo chiamava Tom Haggin - aveva sorpreso uno di quei cani della boscaglia mentre attraversava la spiaggia e gli aveva somministrato una deliziosa lezione, aiutato dalle stridule urla e dalle acute dentature di Jerry, di Michael e di Patsy e Katleen, allora ancora in vita. Jerry non aveva mai dimenticato la gioia provata nel sentirsi in bocca quel pelo, di odore indubbiamente canino, dopo un suo morso fortunato. I cani della boscaglia erano cani ed egli li riconosceva per creature della sua razza; ma essi erano in certo qual modo differenti dalla nobile famiglia alla quale egli apparteneva, differenti ed inferiori, proprio come i negri nei confronti di Mister Haggin, di Derby e di Bob.
Ma il terrier non continu a fissare la nave che si faceva sempre pi vicina. Biddy, ammaestrata da altre dolorose perdite, si era accucciata sulla sabbia, con le zampe anteriori nell'acqua, urlando di dolore. Jerry sapeva che era per lui che essa si lamentava, perch quelle urla laceravano, per quanto in modo vago, il suo cuoricino tenero ed appassionato.
Non riusciva a comprendere cosa potesse far presagire tutto ci, ma intuiva di essere minacciato da qualche catastrofico avvenimento. Mentre guardava la madre, il cui pelame ruvido sussultava per la pena, poteva vedere Terrence affannarsi premurosamente intorno alla compagna; anche lui, come pure Michael e Patsy e Katleen, era di pelame ruvido, poich Jerry era il solo della famiglia che possedesse un pelo morbido.
Inoltre, per quanto Jerry non lo sapesse, Terrence era per Biddy un compagno amoroso e devoto, qualit che non erano sfuggite invece all'osservazione di Tom Haggin; fino da quando ebbe conoscenza, Jerry ricordava il modo col quale il padre soleva correre con la madre per miglia e miglia di spiaggia o lungo i viali di palme da cocco, stretti uno accanto all'altra, coi musi atteggiati ad un sorriso di gioia.
Siccome, oltre i fratelli e le sorelle ed i cani della boscaglia che spesso facevano improvvise irruzioni sulla spiaggia, essi erano i soli rappresentanti della razza canina che il terrier conoscesse, cos non gli poteva entrare in testa che questo non fosse il modo usuale di trattarsi dei cani maschi e femmine devotamente coniugati. Ma Tom Haggin sapeva come ci fosse insolito, a Una vera affinit affettiva non si stancava di ripetere con voce commossa e gli occhi umidi. Quel Terrence  un vero gentiluomo, un vero uomo a quattro zampe. Un uomo cane, se mai ve ne fu uno, quattro volte leale come le quattro zampe che terminano il suo corpo. E prepotente!
Sulla mia parola! Il suo sangue generoso si trasmetter per mille generazioni, insieme alla sua assennatezza ed al suo cuore nobile e coraggioso!
Terrence non esternava il suo dolore, Se pure dolore provava; ma la sua premura per Biddy testimoniava quanto si preoccupasse per la sua compagna.
Invece Michael, cedendo all'esempio, si era accoccolato accanto alla madre ed abbaiava con collera contro lo specchio d'acqua sempre pi largo che veniva a dividerlo dal fratello, come avrebbe abbaiato contro un pericolo di qualsiasi genere di cui avesse percepito lo strisciare od il fruscio nella jungla. Anche questo pesava sul cuore di Jerry, confermandolo nel suo sicuro convincimento che un destino crudele, per quanto sconosciuto, lo minacciasse.
Il terrier conosceva molte cose, dati i suoi soli sei mesi di vita, pur ignorandone molte altre. Sapeva, inconsciamente e senza sapere di saperlo, perch Biddy, saggia quanto coraggiosa, non si comportasse secondo quanto il suo affetto le faceva urlare al figlio e non balzasse in acqua per nuotare verso di lui. Lo aveva protetto come una leonessa quando il grosso - puarka (che nel vocabolario di Jerry, insieme al rumore di grugniti formava il suono o parola significante porco) aveva tentato di divorarlo nel suo nascondiglio, sotto le alte palafitte della casa della piantagione. Quando il cuoco lo aveva percosso con un bastone per cacciarlo dalla cucina, essa era balzata addosso al negro, ricevendo una solenne bastonata senza indietreggiare o lamentarsi, atterrandolo e malmenandolo tra le sue pentole e padelle, finch Mister Haggin, che pure non la rimproverava mai, aveva finito per trascinarla fuori; anzi, in questa occasione, la cagna si era permessa per la prima volta di ringhiare contro di lui; per la verit, il padrone aveva aspramente sgridato pure il negro per essersi permesso di alzare le mani contro un cane a quattro zampe di propriet di un dio.
Jerry sapeva perch la madre non lo seguiva in acqua: l'acqua salata, al pari delle lagune che comunicavano con essa, era tab. Tab, come parola o suono, non faceva parte del vocabolario del terrier, ma la sua definizione o significato esisteva nei meandri pi sensibili della sua conoscenza. Jerry possedeva la percezione vaga, oscura, ma assoluta che non solo non era conveniente, ma era anzi disastroso e tale da condurre un cane, qualunque cane, a quell' annientamento totale vagamente intuito, l'immergersi in quelle acque dove guizzavano e scivolavano,
nuotando senza rumore alla superficie o sorgendo talvolta dal fondo, grandi mostri squamosi, dalle enormi mascelle e dagli orribili denti, che afferravano ed inghiottivano un cane in un attimo, proprio come le galline di Mister Haggin beccavano ed inghiottivano i chicchi di grano.
Aveva visto spesso i suoi genitori, al sicuro sulla sabbia, latrare con furore nel loro odio contro quei terribili abitanti delle acque, quando questi apparivano alla superficie vicino alla spiaggia, galleggiando come tronchi d'albero. La parola a coccodrillo non esisteva nel vocabolario di Jerry: si presentava come un'immagine, la visione di un tronco d'albero galleggiante che differiva da tutti gli altri tronchi in quanto era vivo. Jerry, che udiva, registrava e riconosceva molte parole che gli servivano di strumenti di pensiero proprio come agli uomini, ma che, per nascita e per razza, non possedeva un linguaggio articolato che gli permettesse di pronunciare quelle parole, usava tuttavia le immagini nella sua mente come gli uomini dotati di linguaggio articolato usano le parole. Dopo tutto, anche gli uomini col loro linguaggio articolato, volenti o nolenti, usano immagini che corrispondono a delle parole e che allargano il senso di esse.
Forse anzi, quando nel cervello del terrier saliva dalle profondit della sua conoscenza l'immagine di un tronco galleggiante, ci importava una pi intima e piena comprensione della cosa alla quale si pensava, che non faccia la parola coccodrillo e l'immagine che l'accompagna nelle profondit dell'umana conoscenza. In realt Jerry la sapeva pi lunga in fatto di coccodrilli che non la maggior parte degli uomini; esso poteva fiutare un coccodrillo pi da lungi e con maggior precisione di qualsiasi uomo, fosse anche un negro abitatore delle lagune o
delle boscaglie; poteva sapere quando un coccodrillo, uscito dalla laguna, giaceva immobile e silenzioso, magari addormentato, sul tappeto erboso della jungla.
Conosceva il linguaggio di quelle bestiacce meglio di ogni creatura umana ed aveva maggiori mezzi ed opportunit per saperlo. Era al corrente di tutti i molti rumori che essi facevano e che erano simili a grugniti; conosceva i rumori che significavano la collera, la paura, il bisogno di cibo, l'epoca degli amori e tali rumori erano come parole altrettanto ben definite nel suo vocabolario quanto nel linguaggio umano. Quei rumori dei coccodrilli erano per il cane strumenti di pensiero, mediante i quali esso ponderava, giudicava e decideva la propria conseguente
linea di condotta, proprio come qualsiasi uomo; oppure, come essi, decideva pigramente che non era il caso di muoversi, ma si limitava a prender nota ed a rendersi chiaramente conto che succedeva qualche cosa nelle sue vicinanze che non richiedeva una conseguente azione da parte sua.
Eppure, molte erano le cose che Jerry non sapeva. Non conosceva la grandezza del mondo. Non sapeva che quella laguna di Meringe, col suo sfondo di alte montagne rivestite di foreste e fronteggiata e riparata al di l della spiaggia da isolotti di corallo, non costituiva l'universo intero. Non sapeva nemmeno che essa non era che una minima frazione della grande isola di Isabella, la quale a sua volta non era che una delle mille isole, molte delle quali di maggiore estensione, componenti l'Arcipelago delle Salomone, che gli uomini segnavano sulle carte come un gruppo di punti nell'immensit della parte pi lontana ed occidentale del Pacifico del Sud.
Certo, vi era qualche altro luogo o qualche altra cosa della cui esistenza esso si rendeva oscuramente conto, ma qualunque cosa fosse, era per lui un mistero.
Di l sorgevano improvvisamente le cose che prima non esistevano. Polli, puarka e gatti, mai visti prima, avevano una maniera tutta loro di apparire ad un tratto nella piantagione di Meringe; anzi, una volta, vi era stata un'irruzione di strane creature pelose, cornute ed a quattro zampe, le cui immagini, registrate nel suo cervello, si sarebbero potute identificare nei cervelli umani con quegli animali che gli uomini chiamano capre nel loro linguaggio. Lo stesso succedeva coi negri. Dall'ignoto, da quel qualcosa o qualche altro luogo, troppo assoluti per lui per permettergli di afferrarne il significato, essi apparivano improvvisamente, in piena virilit, camminando con le reni cinte da cenci e degli ornamenti d'osso attraverso il naso, per la piantagione di Meringe, dove Mister Haggin, Derby e Bob provvedevano subito a metterli al lavoro. Il fatto che la loro apparizione coincidesse con l'arrivo dell'Arangi, era una coincidenza che il cervello di Jerry registrava come un dato di fatto. Di altro non si preoccupava, salvo dell'esistenza di una eguale coincidenza e cio che le loro occasionali scomparse nel misterioso al di l avvenivano sempre quando l'Arangi partiva.
Il terrier non si interrogava intorno a queste apparizioni e queste scomparse; nella sua testolina sauro dorata non entrava mai la minima curiosit circa quegli avvenimenti od il minimo desiderio di saperne le ragioni: li accettava, come accettava l'umidit dell'acqua ed il calore del sole. Era il suo modo di conoscere la vita ed il mondo. La sua oscura intuizione non andava oltre la sensazione dell'esistenza di qualche cosa - il che, tra parentesi, corrisponde proprio alle sensazioni della media degli uomini circa i misteri della nascita, della morte e dell'al di l, sui quali essi non hanno idee molto precise.
Dato tale ordine di idee, nella mente di Jerry la goletta Arangi, negriera e trafficante, poteva forse assumere il significato di misteriosa nave che collegasse due mondi, simile a quello che aveva nella mente degli uomini la barca che Caronte guidava attraverso lo Stige. Gli uomini sorgevano dal nulla e nel nulla essi tornavano e sempre, venendo come scomparendo, si servivano dell'Arangi. Ed in quel torrido mattino tropicale, Jerry si avvicinava all'Arangi sotto il braccio del suo Mister Haggin, mentre, sulla spiaggia, Biddy si lamentava e Michael, creatura vergine, abbaiava l'eterna sfida della giovinezza contro l'Ignoto.
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Capitolo 2.
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Dalla baleniera, al lato sinistro dell'Arangi e sopra il parapetto di teak alto sei pollici fino al ponte del medesimo legno non vi era che un passo e Tom Haggin lo valic facilmente, tenendo sempre stretto Jerry sotto il braccio. Il ponte risuonava del frastuono e dell'agitazione di tutta una folla; veramente quella folla sarebbe parsa agitata a persone civilizzate non abituate a viaggiare, e tale apparve a Jerry, ma per Tom Haggin e per il capitano Van Horn tutto ci non era che un ripetersi di fatti di vita giornaliera.
Il ponte era ristretto perch l'Arangi era piccola.
In origine era stata uno yacht da diporto, costruito in legno di teak, con applicazioni di ottone, caviglie di rame, angoli ferrati, rivestimento in rame come una nave da guerra ed una chiglia a pinna; poi era passata al commercio delle Isole Salomone per servire all'incetta di negri, traffico che legalmente portava il pi degno nome di reclutamento.
L'Arangi era una nave per reclutamento di mano d'opera che trasportava i negri cannibali, presi di recente, dalle loro lontane isole fino alle nuove piantagioni dove i bianchi, col loro lavoro, trasformavano umide e pestilenziali paludi e jungle in ricchi e magnifici allevamenti di palme da cocco. I due alberi della nave erano in cedro dell'Oregon, cos levigati e paraffinati che luccicavano come opali sotto il sole sfolgoreggiante. Era fornita di una eccessiva velatura che le permetteva di filare come una dannata e che, all'occasione, dava tutto il rendimento voluto al capitano Van Horn, al suo secondo ed ai quindici negri che componevano la ciurma. Aveva una lunghezza totale di sessanta piedi e le traverse del ponte superiore non erano state indebolite con cabine da abitazione; le uniche aperture, e non vi era stato bisogno per ci di tagliare le traverse, consistevano nell'occhio e nella scala di accesso alla grande cabina, nel boccaporto sopra il piccolo castello di prua e nel piccolo boccaporto a poppa che portava al magazzino.
Sul piccolo ponte, oltre la ciurma, vi erano i negri di ritorno da tre lontane piantagioni; per negri di ritorno si intendevano coloro che avevano compiuto i tre anni di lavoro pattuiti e che secondo il contratto stesso venivano ricondotti ai loro villaggi nativi nella selvaggia isola di Malaita. Venti di essi - tutti familiari a Jerry - venivano da Meringe; altri trenta dalla Baia dei Mille Vascelli, nelle Isole Russell ed i rimanenti da Pennduffryn sulla costa orientale di Guadalcanar. Oltre a tutti costoro - che stavano tutti sul ponte chiacchierando e pigolando con le loro strane voci di testa, acute e stridule - vi erano i due bianchi, capitano Van Horn e Borckman, il secondo di nazionalit danese, in totale settantanove persone.
- Avevo pensato che le fosse mancato l'animo all'ultimo momento, - disse a guisa di saluto il capitano Van Horn, mentre Jerry poteva scorgergli negli occhi un lampo di gioia.
- Certo che vi  mancato poco, - rispose Tom Haggin. - Le assicuro che non mi sono deciso che perch si trattava di lei: Jerry  il migliore dei figli di Biddy, naturalmente fatta eccezione di Michael perch i due sono gli unici superstiti e non migliori di quelli perduti. In verit Katleen era un' ottima bestia che sarebbe diventata tale e quale la madre, se fosse vissuta.
Avanti, prenda su. E con gesto rude depose Jerry tra le braccia di Van Horn e si allontan di qualche passo lungo il ponte.
- Capitano, se gli dovesse succedere qualche disgrazia non glie lo perdonerei mai, - borbott al di sopra della spalla.
- Prima dovranno prendere la mia testa, - ribatt quello.
- Cosa non improbabile, caro vecchio mio, - brontol Haggin. - Meringe  debitrice di quattro teste verso Somo, tre a causa della dissenteria ed un altro freddato dalla caduta di un albero l'ultima quindicina, con l'aggravante che era figlio di un capo.
- S, ma vi sono ancora altre due teste che l'Arangi deve a Somo, - continu Van Horn. - Ricorda come il camerata Hawkins si perdette con la sua baleniera attraversando il passaggio di Arli?
Haggin, che tornava indietro nella sua passeggiata lungo il ponte annu. Due dei componenti la ciurma dell'imbarcazione erano nativi di Somo, li avevo ingaggiati io per la piantagione di Ugi. Sono dunque sei le teste dovute dall'Arangi, contando i suoi quattro negri. Ma che importa? L'Arangi deve gi diciotto teste ad un villaggio sull'acqua salata, l sulla costa sopravvento; li avevo ingaggiati per Aolo e vennero imbarcati sul Sandfly che fece naufragio durante il viaggio verso la Santa Cruz. Hanno messo una taglia su di me, laggi e colui che potr prendere la mia testa, parola mia, diventer un secondo Carnegie! Il villaggio ha promesso centocinquanta porci ed una quantit enorme di conchiglie da scambi a chi mi prender e mi consegner loro.
- Cosa che, ancora, non  successa, - borbott Haggin.
- Niente paura, - fu l'allegra risposta.
- Lei parla come soleva fare Arbuckle, - lo ammon Haggin. - Glie l'ho sentito dire parecchie volte... Povero vecchio Arbuckle. L'uomo pi sicuro e pi prudente che avesse mai trattato coi negri; non andava mai a dormire senza spargere dei chiodi sul piancito ed in mancanza di questi dei giornali spiegazzati. Ricordo bene, a Florida, quando dormivamo sotto lo stesso tetto: un grosso gatto domestico cominci a dare la caccia ad uno scarafaggio attraverso i giornali; subito, bim bam, bum, spar dodici volte con le sue due grosse rivoltelle con la conseguenza che la casa fu forata come una schiumarola e naturalmente vi fu un gatto domestico morto. Sapeva sparare anche all'oscuro, senza prendere la mira, premendo il grilletto col medio e puntando con l'indice steso lungo la canna. No, vecchio mio. Era un bravo ragazzo freddamente coraggioso. Non vi era negro che osasse alzare la testa, davanti a lui, oppure lo hanno avuto, lo hanno avuto... Se l'era cavata per quattordici anni... Fu il suo cuoco... Lo colp con l'accetta prima di colazione! Ricordo bene anche la nostra seconda spedizione nella boscaglia per cercare i suoi resti.
- Vidi la sua testa quando lei la riport al Commissario a Tulagi, - aggiunse Van Horn.
- E che espressione calma, piena di pace, normale che aveva quel volto, con quasi lo stesso caro sorriso che avevo osservato mille volte e che gli era rimasto anche dopo che l'avevano fatto seccare sopra il fumo del focolare. Ma lo hanno avuto, anche se hanno dovuto impiegarvi quattordici anni... Molte teste vanno a Malaita, molte volte se la cavano, ma come la classica brocca finiscono sempre per rompersi...
- Ma io ho il mio trucco. Quando le cose stanno per guastarsi, vado francamente a parlamentare con loro; essi non ci capiscono nulla e credono che io sia protetto da qualche potente sortilegio.
Tom Haggin tese bruscamente le mani per accomiatarsi, evitando di guardare Jerry che riposava tra le braccia dell'altro.
- Tenga d'occhio i miei negri di ritorno, - si raccomand avviandosi, - finch non abbia sbarcato l'ultimo di essi. Non hanno ragione di amare n Jerry, n la sua razza e mi dispiacerebbe molto se gli dovesse succedere qualche disgrazia per colpa di quei negri : sono persuaso che non ci vorrebbe nulla che lo gettassero a mare approfittando dell'oscurit della notte. Non li perda di vista finch non si sia sbarazzato completamente di essi.
Vedendo Mister Haggin che si allontanava sulla baleniera, abbandonandolo, Jerry cominci ad agitarsi disperatamente esternando la sua ansia con un pianto sommesso e gemiti strazianti. Il capitano Van Horn lo strinse pi forte tra le braccia e si mise ad accarezzarlo.
- E non dimentichi quanto abbiamo convenuto, - grid Tom Haggin allontanandosi. - Se le dovesse succedere qualche cosa, il cane mi deve essere rimandato.
- Scriver una dichiarazione in questo senso e la metter tra le carte di bordo, - replic Van Horn.
Tra le molte parole conosciute dal terrier, figurava anche il proprio nome e siccome lo aveva sentito menzionare parecchie volte nella conversazione svoltasi tra i due uomini, cos si rendeva oscuramente conto che essi avevano parlato di quella vaga e misteriosa sorte, certo terribile, che lo attendeva. Si divincol con maggiore energia ed il capitano lo depose sul ponte. Immediatamente balz verso il parapetto con una agilit poco attendibile in un goffo cucciolo di sei mesi ed il rapido intervento di Van Horn non sarebbe riuscito a trattenerlo; ma davanti alla distesa d'acqua che lambiva i fianchi dell'Arangi il terrier si arrest: si trovava davanti alla cosa tab! Fu la visione del tronco d'albero galleggiante e pure vivente che valse a fermarlo. Non vi fu ragionamento da parte sua, ma solo intervento di quella forza di inibizione, divenuta alla lunga istinto.
Si accovacci sul suo mozzicone di coda, alz al cielo il musetto fulvo e proruppe in lunghi ed infantili gemiti di sgomento e di dolore.
- Da bravo, Jerry, vecchio mio, fatti coraggio e mostrati un vero cane di razza, - lo bland Van Horn.
Ma Jerry non voleva essere confortato. Certo, anche questo era un dio dalla pelle bianca, ma non era il suo dio. Era Mister Haggin il suo dio ed un dio di essenza superiore, sensazione radicata in lui per quanto non vi riflettesse sopra. Il suo Mister Haggin indossava pantaloni e calzava scarpe, mentre il dio sul ponte somigliava assai pi ad un negro: non solo non aveva calzoni, ma era pure a piedi e gambe nude e portava perfino intorno alle reni una fascia di stoffa dai vivaci colori che gli scendeva quasi fino alle ginocchia abbronzate, proprio come i negri.
Per quanto Jerry non se ne accorgesse, il capitano Horn era un bell'uomo, dall'aspetto imponente, che sembrava un personaggio olandese uscito da un quadro di Rembrandt, per quanto fosse nato a Nuova York dove i suoi antenati si erano stabiliti fino dal tempo in cui quella citt si chiamava Nuova Amsterdam.
Il suo strano abbigliamento era completato da un cappello floscio di feltro, messo di sghimbescio e che gli nascondeva quasi completamente un'orecchio, da una maglietta bianca di cotone da pochi soldi che gli copriva il torace e da una cintura alla quale erano appesi una borsa piena di tabacco, un coltello nella sua guaina, una cartucciera ben fornita ed una grossa pistola automatica nella sua fondina di cuoio.
Sulla spiaggia, Biddy, sentendo piangere Jerry, ricominci ad esternare il suo dolore, mentre Michael, accanto alla madre, con l'orecchio atrofizzato puntato in alto, faceva coro lanciando il suo latrato di sfida; cose che Jerry, che aveva smesso di lamentarsi per ascoltare, percepiva vagamente. Ma quando il capitano ed il secondo dettero nuovi ordini e sull'Arangi si cominci ad issare la vela grande e quella di poppa, il terrier manifest tutto il suo sconforto in modo cos forte che Derby e Bob, dalla riva, dichiararono che quello era a il pi grande sforzo vocale che avessero udito da qualsiasi cane e che Jerry, per quanto avesse una voce un poco pi sottile, non aveva nulla da invidiare a Caruso. Ma quella lamentela era pi di quanto Tom Haggin potesse sopportare, sicch, appena giunto a terra, fischi a Biddy e si allontan a grandi passi dalla spiaggia.
Vedendo scomparire la madre, il terrier raddoppi i suoi vocalizzi alla Caruso, con grande gioia di un negro di ritorno di Pennduffryn che gli stava accanto, Si mise a ridere ed a prendersi beffe del cane con pigolii in falsetto che somigliavano pi a rumori di abitatori degli alberi della jungla, met uomini e met uccelli, che alle risate di un uomo, uomo in tutto e per tutto e perci dio. La cosa costitu un ottimo diversivo per Jerry, il quale, indignato che un vile negro osasse schernirlo, immediatamente gli conficc nel polpaccio nudo i suoi dentini puntuti come spilli, producendogli lunghe scalfitture parallele dalle quali sgorg abbondantemente il sangue; il negro fece un rapido salto da un lato, ma nelle vene del cucciolo scorreva il sangue di Terrence il magnifico, sicch, seguendo l'esempio paterno, continu il suo attacco, solcandogli anche l'altro polpaccio di striature rossastre.
In quel momento, dopo che l'ancora era stata tirata su e le vele si cominciavano a gonfiare, il capitano Van Horn, al cui occhio vivace non era sfuggito il minimo dettaglio dell'incidente, dopo un ultimo ordine al timoniere negro, si volse ad applaudire l'operato di Jerry.
- Forza, Jerry! - lo incoraggi. - Acchiappalo! Abbattilo! Mordilo! Mordilo!
Il negro tent di allungare un calcio al cane per difendersi, ma questi, proprio come Terrence, evit il piede nudo facendosi sotto invece di scansarsi saltando da un lato e vi impresse un'altra serie di rossi solchi paralleli sulla pelle bruna. Era troppo per l'avversario che, pi intimorito dalla presenza del capitano che dal cane, prese la fuga cercando la salvezza
sulla rastrelliera delle otto carabine Lee-Enfield, posta sopra il boccaporto della cabina, sotto la guardia di un uomo dell'equipaggio. Jerry si accan contro la rastrelliera, spiccando continui salti e ricadendo gi, finch Van Horn non lo chiam a s.
- Certo questo cucciolo  un cacciatore di negri! - confid a Borckman mentre si chinava per accarezzare il cane ed esprimergli la sua meritata approvazione.
E quella carezza della mano di un dio, sia pure sprovvisto di pantaloni, fece dimenticare a Jerry per un istante la fatalit che gli incombeva sul capo.
- Un vero leone, questo cane! Pi simile ad un airedale che ad un terrier irlandese, continu Van Horn rivolto al suo secondo e continuando le sue carezze. Osservi come  gi sviluppato, guardi che ossatura e che torace! Deve essere resistentissimo e certo quando sar cresciuto sopra i suoi zamponi diventer un cane di cartello!
Ma Jerry fu ripreso da un nuovo accesso di dolore e si slanci attraverso il ponte verso il parapetto per dare un'ultima occhiata a Meringe che andava impicciolendosi all'orizzonte, quando una folata di vento di sud-est colp la velatura e fece inclinare l'Arangi ad un angolo di quarantacinque gradi. Il terrier cominci a scivolare, tentando inutilmente di aggrapparsi alla superficie levigata del ponte; si ferm contro il piede dell'albero di artimone, mentre il capitano, il cui esperto occhio marino teneva d'occhio i banchi di corallo a prua, ordinava di mettere la barra sottovento.
Il secondo ed il timoniere negro ripeterono le sue parole, la ruota gir e la goletta, virando velocemente verso il vento, prese una posizione pi stabile, mentre le vele battevano e le scotte oscillavano. Jerry, sempre assorto nella sua contemplazione di Meringe, ne approfitt per riprender piede e dirigersi verso il parapetto, ma venne distratto dallo scricchiolio delle puleggie delle scotte in movimento, mentre la grande vela, un istante pendente per la mancanza di vento, cominciava a gonfiarsi dalla parte opposta e gli oscillava furiosamente sulla testa.
Con un salto selvaggio evit quel pericolo (per quanto Van Horn gli si fosse lanciato in soccorso con non minore irruenza) e si trov proprio sotto la sbarra principale, con l'enorme vela che gli si profilava sul capo e gli faceva l'impressione che dovesse precipitare da un momento all'altro e schiacciarlo.
Era la prima volta che il cane si trovava di fronte ad una vela: ignorava la natura della bestia ed il suo modo di comportarsi, ma tra i pi vivi ricordi della sua prima infanzia troneggiava la visione di quel falco che gli era piombato addosso dalle immensit del cielo, in mezzo alla piantagione. Si accovacci pertanto sul ponte per evitare il terribile urto che lo minacciava, mentre sopra di lui, come fulmine a ciel sereno, aleggiava un falco di proporzioni incredibilmente pi vaste di quello che gi aveva attentato alla sua vita. Ma la sua mossa non
era dettata da vigliaccheria: si ripiegava su se stesso, faceva appello a tutte le sue forze sotto l'impulso della sua volont, per poter meglio saltare addosso alla cosa mostruosa che lo minacciava.
Ma mentre Jerry prendeva lo slancio, in un baleno la grande vela, con nuovi scricchiolii delle puleggie in azione, si era rovesciata, gonfiandosi sotto il vento dalla parte opposta, sicch l'assalto del cane non ne afferr nemmeno l'ombra.
Nessun particolare dell'azione era sfuggito a Van Horn. In altre occasioni aveva visto altri cuccioli essere presi da terrore convulso la prima volta che le vele ondeggiavano sulle loro teste, riempiendo ed oscurando l'orizzonte! Jerry era il primo cane che egli avesse veduto balzare senza timore, con le zanne scoperte, pronto ad una lotta mortale contro la enorme cosa sconosciuta. Perci, con spontaneo gesto di ammirazione, sollev il terrier dal ponte e se lo strinse al petto.
...
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Capitolo 3.
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PER il momento, Jerry non pensava pi a Meringe.
Ricordava bene che il falco nella piantagione
aveva becco ed unghie acuminati; questo mostro
dai rumori di tuono e che si agitava nell'aria aveva
bisogno di venire continuamente sorvegliato e Jerry,
accovacciandosi per saltare meglio e lottando di
continuo per non scivolare, teneva d'occhio la grande
vela emettendo un sordo ringhio ogni volta che
essa accennava a piegare dalla sua parte.
l'Arangi navigava contro vento, spinta dai freschi
venti alisei, tra i banchi di corallo dello stretto canale,
cosa che la obbligava a correre frequenti bordate;
di conseguenza, la grande vela cambiava continuamente
direzione, frusciando come una grande
ala, agitando le gaschette dei terzaruoli e facendo
scricchiolare rumorosamente l'alberatura. Per una
dozzina di volte il cane le si scagli contro mentre
gli scendeva sul capo, con le mascelle pronte a mordere
e le labbra che mettevano a nudo i suoi bei
denti di cucciolo, splendenti al sole come gemme di avorio.
Ma poich tutti i suoi assalti riuscivano inefficaci,
Jerry fin per concludere, dopo numerose congetture
e dopo una serie di osservazioni del fenomeno in
cui egli era stato sempre minacciato nello stesso modo,
che non si trattava di quella cosa terribile e pericolosa
che esso aveva immaginato, visto che ancora
non gli aveva fatto del male ed anzi non l'aveva
nemmeno affiorato. Certo, sarebbe bene usare con essa
molta circospezione, per quanto egli l'avesse gi
classificata tra le cose che apparivano terribili senza
esserlo in realt. Allo stesso modo il terrier aveva
appreso a non aver timore del fruscio del vento tra
i palmizi, quando se ne stava comodamente sdraiato
sulla veranda nella piantagione, n dell'incalzare
delle onde che venivano ad infrangersi rumorosamente
in spuma inoffensiva sulla spiaggia, ai suoi piedi.
Parecchie volte, durante la giornata, il terrier sollev
la testolina, con occhio vigile od indifferente,
verso la grande vela quando si spostava improvvisamente
e tendeva o lasciava penzolare le scotte, ma
non si accucci pi per balzare in alto : ci era avvenuto
solo sotto l'impulso della prima impressione, presto padroneggiata.
Una volta sistemati i suoi rapporti con la grande
vela, Jerry torn a pensare a Meringe; ma Meringe
non esisteva pi, come non esistevano pi Biddy e
Terrence e Michael sulla spiaggia e nemmeno Mister
Haggin, Derby e Bob; era scomparsa pure la
spiaggia, scomparso il paesaggio con i palmizi in
primo piano e lo sfondo delle montagne che in lontananza
continuavano a minacciare il cielo con le
loro vette! Da ogni parte, a babordo come a tribordo,
a prua come a poppa, quando si alzava a guardare,
appoggiando le zampe anteriori sul basso parapetto,
il cane non vedeva che 'la distesa increspata
ed agitata dell'oceano, sulla quale il soffio dell'aliseo
allineava le onde coronate di spuma.
Se avesse guardato con occhi umani, posti due
yarde pi in alto sul ponte, specie se fossero stati
occhi di marinaio abituati a scrutare l'orizzonte, Jerry
avrebbe potuto distinguere la linea bassa di Isabella
al nord ed al sud quella di Florida che diveniva
sempre pi distinta man mano che l'Arangi
avanzava velocemente col vento in poppa. Se poi
avesse potuto servirsi del canocchiale di marina col
quale il capitano Van Horn rinforzava la sua vista,
sarebbe stato in grado di scorgere verso l'est le lontane
montagne di Malaita che mettevano come nuvolette
rosa sull'orizzonte dell'oceano.
Ma Jerry non conosceva che l'immediato presente
e prestissimo aveva appreso a conoscerne la legge
ferrea e ad accettare ci che era, quando esisteva,
piuttosto che sforzarsi a pensare ad altre cose lontane.
Il mare esisteva, mentre la terra ferma aveva
cessato di esistere. Era sicuro dell'esistenza dell'Arangi
e delle cose viventi che ne animavano il ponte
ed ora esso cominciava a fare conoscenza con tutto
ci che era davanti ai suoi occhi - in una parola,
a conoscere e ad acclimatarsi col nuovo ambiente che lo circondava.
La sua prima scoperta lo riemp di gioia. Vi era
a bordo un giovane cane selvatico della boscaglia di
Isabella, che uno dei negri di ritorno da Meringe
conduceva seco a Malaita; aveva quasi la stessa et
di Jerry, ma differivano sostanzialmente come razza.
Il cane indigeno era quello che era, un cane della
boscaglia umile e servile, con le orecchie sempre
abbassate, con la coda perpetuamente tra le gambe
nel suo continuo timore di disgrazie o di maltrattamenti;
pauroso e vendicativo, evitava i colpi che lo
minacciavano digrignando malvagiamente i giovani
denti ed accucciandosi sotto le percosse tra urla di
dolore e di paura, sempre pronto ad attaccare a tradimento se potesse farlo impunemente.
Era pi grande e sviluppato ed anche pi astuto
di Jerry; questi per era pi coraggioso e nelle sue
vene scorreva un sangue pi nobile e selezionato.
Anche il cane selvatico era il prodotto di una selezione
altrettanto rigida, ma di una selezione totalmente
differente: i cani della razza selvaggia della
boscaglia dalla quale esso discendeva erano sopravvissuti
solo orientando la loro- evoluzione verso la
paura; non avevano mai combattuto di loro iniziativa
in condizioni svantaggiose, non avevano mai
attaccato all'aperto, a meno che non si trattasse di avversari
pi deboli od impossibilitati a difendersi.
Avevano supplito alla mancanza di coraggio, sottomettendosi,
fuggendo e nascondendosi in caso di pericolo;
la loro selezione era un cieco prodotto della
natura che li aveva fatti nascere in un ambiente brutale
e crudele, dove normalmente non si riusciva a
salvare la propria vita che a prezzo di furberia e di
vigliaccherie, non risolvendosi a tentare una disperata
difesa che quando si era posti con le spalle al muro.
Invece Jerry era il prodotto di una selezione unicamente
orientata verso l'amore ed il coraggio; i
suoi antenati erano stati coscienziosamente e deliberatamente
scelti dagli uomini in tempi remoti ed
ormai dimenticati, da uomini che avevano addomesticato
i cani selvaggi e li avevano trasformati in
quegli animali la cui ammirevole razza essi intuivano
e desideravano di avere al proprio servizio. Animali
che non dovevano combattere negli angoli come
topi, perch non dovevano assolutamente prendere
le loro abitudini e rifugiarsi negli angoli. Ogni tentativo
di fuga era inconcepibile e gli uomini di quei
tempi remoti avevano scartato i cani che indietreggiavano.
Non se ne trovavano di simili tra gli antenati
di Jerry, che erano stati i pi coraggiosi ed arditi,
sempre pronti a tener testa al nemico e ad affrontare
ogni pericolo, lottando e facendosi uccidere
magari, ma non indietreggiando mai. E siccome
le virt della razza si trasmettono nella discendenza,
Jerry era quale era stato Terrence prima di lui e
quali erano stati gli antenati del padre risalendo nel passato.
Perci, quando Jerry si imbatt casualmente nel cane della boscaglia, accortamente accucciato al riparo della brezza marina, nell'angoletto sottovento formato dall'albero maestro e dal boccaporto della cabina, non gli venne nemmeno in mente di assicurarsi se quella bestia era pi grossa e feroce di lui.
Sapeva solo che quello era il nemico ereditario, il cane selvaggio che era stato bandito dal focolare dell'uomo.
Con un urlo di battagliera gioia, che attir l'attenzione del capitano Van Horn e gli fece aguzzare la vista e tendere gli orecchi, il terrier si slanci all'attacco. L'altro se la dette a gambe, fuggendo con incredibile rapidit, ma non abbastanza presto da evitare l'urto di Jerry che lo fece ruzzolare sul ponte inclinato; mentre ruzzolava sotto gli acuti morsi che l'avversario gli lanciava, ringhiava e tentava di azzannarlo, alternando i suoi brontolii con gemiti di dolore, di paura e di abbietta vigliaccheria.
Ma Jerry, per razza, era di carattere nobile e generoso.
Visto che l'altro non opponeva resistenza, gemeva nella sua vilt e non osava nemmeno difendersi, sospese i suoi attacchi e si liber dai cordami nei quali si era impigliato scivolando verso gli ombrinali sottovento. Mossa istintiva in lui, che sentiva di doversi comportare cos di fronte a simile avversario.
Rimase piantato sul ponte che gli oscillava sotto le zampe, felice di sentirsi in bocca il delizioso odore dei peli di cane della boscaglia, intuendo quanta lode ed ammirazione vi fossero nelle parole che Van Horn gli lanciava: Bravo Jerry mio! Sei la perla dei cani! Mentre certi altri cani, non  vero...?
Non si pu negare che non vi fosse dell'orgoglio nel modo dignitoso con cui il terrier si allontan, piuttosto impettito e squadrando al di sopra della spalla il cane della boscaglia che continuava a gemere, proprio come se volesse dirgli : Sta bene, credo che la lezione che ti ho somministrato potr bastare per oggi e ti indurr a levarti dai miei piedi!
Dopo di che, continu l'esplorazione del nuovo e ristretto mondo intorno a lui, un mondo che non stava mai fermo perch tutto si alzava, si inclinava ed oscillava sulla movimentata distesa dell' oceano.
...
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...
Capitolo 4.
...
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...
Vi erano anche i negri di ritorno da Meringe e Jerry
si fece un dovere di identificarli uno per uno, rispondendo
ai brontoli ostili coi quali essi l'accoglievano
con un atteggiamento fiero e minaccioso, sentendo
di essere loro superiore per quanto avesse
quattro zampe ed essi due, lui che era sempre vissuto
sotto l'egida del grande dio dalle due gambe
rivestite di calzoni, di Mister Haggin!
Vi erano inoltre anche strani negri di ritorno da
Pennduffryn e dalla Baia dei Mille Vascelli ed anche
di tutti questi egli volle fare la conoscenza. Forse
in futuro ci gli sarebbe riuscito utile! Non che
il cane lo pensasse esattamente: si limitava a famigliarizzarsi
con tutto ci che lo circondava, senza rendersi conto che ci potesse essere utile e senza preoccuparsi dell'avvenire.
Sempre valendosi del suo speciale modo di far conoscenza
con le cose, scopr pure rapidamente che
sull'Arangi vi era una categoria di negri differente
da quelli di ritorno, proprio come nella piantagione
vi era differenza tra i negri addetti al servizio
dell'abitazione e quelli che lavoravano all'aperto. E,
questi privilegiati erano i quindici negri componenti
l'equipaggio, i quali vivevano pi a contatto del capitano
Van Horn e sembravano appartenere maggiormente
alla nave ed al capitano, sotto al cui comando
essi governavano il timone, manovravano le
scotte o pulivano il ponte da cima a fondo, inondandolo
d'acqua e fregandolo con le scope.
Jerry, come aveva appreso da Mister Haggin ad
essere maggiormente tollerante coi domestici che coi
negri che lavoravano all'aperto, quando questi si avvicinavano
all'abitazione, cos dal capitano Van
Horn apprese ad usare maggiore tolleranza con i
componenti l'equipaggio che coi negri di ritorno.
Non si poteva permettere coi primi ci che gli era
concesso coi secondi; finch il capitano Van Horn
non gli desse ordine di dar loro la caccia, il suo dovere
era di lasciarli in pace. D'altra parte egli non
poteva dimenticare di essere il cane di un dio bianco:
dato che non gli era permesso di dar la caccia
a questi negri privilegiati, preferiva evitare ogni famigliarit
con essi. Per li teneva d'occhio; gli era
gi accaduto di vedere prendere a frustate da Mister
Haggin dei negri verso i quali si usava eguale tolleranza.
Essi occupavano per lui un posto intermedio
nella classifica delle cose e dovevano venire sorvegliati
perch non si muovessero dal posto loro assegnato.
Tollerava la loro presenza, ma non su un piede
di eguaglianza; al massimo poteva usare con loro
una altezzosa indulgenza.
Esamin da cima a fondo la cucina, installazione
rudimentale consistente in un misero fornello sgangherato
posto sul ponte, mal riparato dalla pioggia
e dal vento, dove due negri, tra nuvole di fumo, preparavano
i pasti per l'ottantina di persone presenti a bordo.
Quindi si interess ad uno strano lavoro al quale
era occupato l'equipaggio, che provvedeva a tendere
un triplice ordine di fili di ferro spinato intorno
ad alcuni paletti appositamente fissati all' orlo del
parapetto della goletta, in modo da circondare tutta
l'Arangi, non lasciando libera che una stretta uscita
di quindici pollici. Pur senza avervi riflettuto, Jerry
si rese conto che ci doveva essere una misura di
precauzione contro qualche pericolo; tutta la sua
esistenza, per quanto interrogasse i suoi ricordi, si
era svolta tra pericoli e minaccie da parte degli indigeni.
Gli abitatori bianchi di Meringe avevano
sempre mostrato sfiducia per i numerosi negri che
faticavano per loro ed erano di loro propriet: nel
salone che serviva pure da camera da pranzo e dove
si trovavano il bigliardo ed il fonografo vi erano
rastrelliere di fucili ed in ogni camera da letto non
mancavano armi da fuoco a portata di mano, accanto
ai letti; inoltre Mister Haggin, Derby e Bob avevano
sempre rivoltelle alla cintura quando si allontanavano
dalla casa per recarsi in mezzo ai negri.
Jerry sapeva bene che quei rumorosi strumenti
erano in realt apportatori di distruzione e di morte;
aveva visto esseri viventi come puarka, capre, uccelli
e coccodrilli annientati da essi, si era accorto come
gli di bianchi se ne servissero per colpire qualche
creatura attraverso lo spazio, pur senza muoversi
dal loro posto, mentre che lui, cane, se voleva assalire
un nemico doveva andargli vicino, cosa assai
differente e che limitava le sue possibilit. Ma le cose
pi impossibili erano permesse alla potenza illimitata
degli di bianchi a due gambe e la loro abilit
ad uccidere attraverso lo spazio era in un certo
qual modo come un prolungamento di unghie e di
denti. Senza riflettervi sopra, senza rendersene esattamente
conto, il cane accettava tutto ci, come accettava
tutto quanto avveniva nel mondo misterioso che lo circondava.
Anzi, una volta Jerry aveva visto il suo Mister
Haggin seminare la morte a distanza in un altro modo
terribilmente rumoroso, lanciando cartuccie di
dinamite che esplodevano fragorosamente in mezzo
ad una folla urlante di negri che erano venuti dal
misterioso Al di l a tentare una razzia contro Meringe,
servendosi di 'lunghi canotti di guerra, dipinti
in nero, forniti di rostri, stranamente intagliati ed
incrostati di madreperla, che avevano lasciato in secco sulla spiaggia.
Jerry era al corrente di molte delle misure precauzionali
prese dagli di bianchi, sicch ebbe la
precisa sensazione che quel filo di ferro spinato che
circondava il suo piccolo mondo galleggiante significava
la persistenza di un pericolo. Morte e rovina
aleggiavano continuamente tutto intorno, spiando il
momento favorevole per slanciarsi sulle cose viventi
ed atterrarle ed il terrier aveva appreso con la sua
piccola esperienza che la legge dell'esistenza esigeva
la massima vigilanza in chi volesse continuare a vivere.
Dopo aver visto tendere i reticolati, Jerry si imbatt
in Lerumie, il negro di ritorno da Meringe e
che quella stessa mattina Biddy aveva fatto ruzzolare
in acqua con tutte le sue ciarabattole, mentre si
stava imbarcando sulla spiaggia. L'incontro avvenne
a tribordo, vicino al boccaporto della cabina,
presso il quale Lerumie stava in piedi, contemplandosi
in uno specchietto da pochi soldi e pettinando
la sua chioma riccia con un pettine di legno intagliato a mano.
Il terrier, che trotterellava verso poppa dove il secondo,
il danese Borckman, stava verificando la tensione
del reticolato, si era appena accorto della presenza
del negro; ma questi, dopo essersi guardato
intorno per accertarsi se nessuno lo osservasse, sferr
un calcio al figlio della sua nemica a quattro zampe.
Il piede nudo colp Jerry proprio all'estremit
della coda, resa pi sensibile per il taglio recente
ed il cane, oltraggiato da quel sacrilegio compiuto
sulla sua persona, and immediatamente su tutte le furie.
Il capitano Van Horn, che stava a poppa dalla
parte di babordo osservando la pressione del vento
sulla velatura e l'inesperta manovra del timoniere
negro, non poteva vedere Jerry a causa del boccaporto
che si frapponeva tra di loro, ma al suo occhio
non era sfuggito il movimento delle spalle di
Lerumie che gli indicava come questi si appoggiasse
su un solo piede mentre sferrava il calcio con l'altro
e quello che segu gli fece capire quanto era accaduto.
Vi era tutta la sua indignazione di bravo cucciolo
nell'urlo cacciato da Jerry mentre si dimenava, si
contorceva, slanciandosi sul negro e lacerandogli la
caviglia ed il piede mentre quello gli misurava al volo
un secondo calcio che, per quanto lo mandasse a
ruzzolare sul pendio del ponte fino agli ombrinali,
non gli imped di lasciare sulla pelle bruna l'impronta
sanguinolenta dei suoi giovani dentini; poi,
sempre urlando per l'indignazione, fece forza con le
unghiette e si arrampic sul piancito di legno,
Lerumie si guard intorno un'altra volta, si accorse
di essere osservato e fugg lungo il boccaporto
per rifugiarsi nella cabina, ma venne fermato per i
polpacci dagli acuti denti di Jerry che, attaccando
con furia cieca, lo raggiunse, lo fece inciampare e
perdere l'equilibrio finch Lerumie, anche a causa
di un improvviso colpo di vento che fece gonfiare le
vele, and a sbattere contro i reticolati del parapetto sottovento.
I negri che affollavano il ponte manifestarono con
urla il loro divertimento e Jerry, la cui ira era diminuita
dopo aver messo fuori combattimento il suo
avversario, credendo erroneamente di essere lui il
punto di mira di quelle risa di scherno, se la prese
con loro, attaccandoli e mordendo quante gambe gli
capitarono a portata dei denti. Tutti si sbandarono
confusamente, facendo ressa per le scalette della cabina
e del castello di prua, correndo verso il bompresso
ed arrampicandosi lungo il sartiame dove rimasero
appollaiati come mostruosi uccelli, finch
Jerry rimase padrone assoluto del ponte, dove toller
solo la presenza dei negri dell'equipaggio. Il capitano
Van Horn, che si era divertito un mondo ridendo
fragorosamente, chiam a s il terrier e gli fu
prodigo di carezze e di lodi, poi si rivolse ai negri e
li arring in bche de mer, il caratteristico gergo anglo-polinesiano.
- Ehi! Voialtri! Io fare voi gran discorso. Questo
cane appartenere a me. Se uno spudorato negro
osare fare male a mio cane, parola mia, io punire
molto quel negro, batterlo assai! A voi premere molto
vostre gambe, a me premere molto quel cane mio! Capito?
Ed i negri, ancora appollaiati per aria, dopo essersi
guardati con gli occhi che scintillavano nelle
faccie nere ed avere pigolato tra loro, accettarono la
legge dell'uomo bianco. Perfino Lerumie, assai malmenato
dai fili spinati, non solo smise di brontolare
e di minacciare, ma tra l'ilarit del comandante e
dei compagni si tast attentamente gli sgraffi ricevuti
e mormor: Parola mia! Quel cane essere proprio un gran cane!
Non che Jerry fosse cattivo, ma aveva preso da
Terrence e da Biddy il carattere fiero e che non si
spaventava di nulla, caratteristiche della sua razza.
Inoltre, al pari dei genitori, provava una vera gioia
a dare la caccia ai negri, cosa che faceva parte dell'educazione
ricevuta fino dalla prima infanzia. I negri
erano negri, ma gli uomini bianchi erano di ed
essi stessi gli avevano insegnato a dare la caccia ai
negri e ad impedir loro di uscire dall'infimo posto
riservato loro nel mondo, di assoluta propriet degli
uomini bianchi. Non aveva forse visto sempre i
negri obbligati a piegare il capo, non li aveva visti
spesso legati ai palmizi della piantagione di Meringe,
mentre i bianchi li frustavano spietatamente sulle
costole? Non vi era da stupirsi se un terrier irlandese
di nobile razza, protetto dagli uomini bianchi,
la pensasse come essi sul conto dei negri e si
comportasse nei loro confronti nel modo che sempre
gli era valso le lodi degli di suoi padroni.
Decisamente quella era una giornata laboriosa per
Jerry. Tutto sull'Arangi gli riusciva nuovo e di strano
aspetto e la goletta era cos affollata che gli avvenimenti
pi emozionanti si succedevano uno all'altro.
Ebbe un altro scontro col cane della boscaglia
che gli tese un'imboscata e lo attacc a tradimento
di fianco. I bagagli dei negri erano stati ammonticchiati
alla rinfusa, in modo che rimaneva un piccolo
spazio libero tra due casse, alla base della catasta.
Il cane selvatico, che vi si era appiattato, si scagli
all'improvviso contro Jerry che trotterellava verso
il comandante che l'aveva chiamato, gli conficc i
denti nel morbido manto fulvo, quindi si ritrasse
prestamente nel suo nascondiglio. Era questo un
nuovo oltraggio alle convinzioni del terrier: certo,
egli conosceva l'attacco di fianco e lo aveva praticato
molte volte con Michael, per quanto essi lottassero
per giuoco; ma il ritirarsi senza combattere una
volta aperte le ostilit era troppo contrario alle abitudini
ed ai sentimenti di Jerry. Perci si scagli con
sacrosanto sdegno contro il vano dove si nascondeva
il suo nemico, ma il cane della boscaglia si era rifugiato
in un angolo ristretto, il luogo pi favorevole
per il suo modo di combattere. Quando il terrier
fece per scagliarsi nella stretta apertura, batt
il capo contro la cassa adagiata al di sopra e subito
le sue mascelle ed i suoi denti si scontrarono con
le fauci minacciose dell'avversario.
Non vi era modo di afferrare il traditore ed un attacco
a fronte aperta, impiegando coraggiosamente
tutto il proprio impeto, riusciva impossibile; tutto
ci che Jerry poteva fare era strisciare sul ventre ed
insinuarsi avanti, ma si trovava sempre di fronte i
denti minacciosi. Pure, anche cos sarebbe riuscito
ad averne ragione, se Borckman, passando di l, non
lo avesse tirato fuori per le zampe posteriori; il capitano
lo chiam di nuovo e allora il terrier, sempre
obbediente, si avvi verso di lui, a poppa.
La colazione vi era stata portata sul ponte, all'ombra
della vela di brigantino, ed il cane si accovacci
tra i due bianchi e ricevette la sua parte. Aveva gi
compreso che il capitano era un dio di rango superiore
che impartiva ordini al secondo, il quale li
eseguiva. A sua volta il secondo comandava ai negri,
ma non gli era concesso di dare ordini al capitano.
Jerry si andava affezionando sempre pi al nuovo
padrone, perci gli si and a mettere vicino. Prov
a ficcare il muso nel piatto del capitano e ne fu rimproverato
con dolcezza, ma essendosi permesso di
fiutare la fumante tazza di t del secondo, questi lo
pun con un buffetto sul naso dato con dito piuttosto
sporco e non gli offerse nulla da mangiare.
Invece, la prima cosa che fece Van Horn fu di
preparargli una scodella piena di avena bollita, generosamente
inaffiata di latte condensato e resa pi
dolce da un cucchiaio ben colmo di zucchero. Inoltre, ogni tanto gli dava dei pezzetti di pane e burro o di pesce fritto, dai quali aveva prima accuratamente levate le lische.
Nemmeno l'amato Mister Haggin gli aveva mai dato da mangiare a tavola durante i pasti, sicch ora Jerry era fuori di s dalla gioia. Siccome era giovane, non si seppe moderare e presto si permise indebitamente di sollecitare dal comandante nuove elargizioni di pesce o di pane burrato; anzi, una volta os perfino appoggiare con un latrato la sua richiesta.
Ci fece venire in mente a Van Horn di insegnargli a a parlare, cominciando subito le sue lezioni.
Non erano trascorsi cinque minuti che gi il terrier aveva imparato i primi rudimenti del linguaggio, emettendo un lieve latrato per ogni sillaba. Nello stesso periodo di tempo aveva imparato pure come seduto sia sostanzialmente differente da sdraiato e come dovesse star seduto quando parlasse, parlare senza muoversi o fare salti ed attendere finch non gli dessero il cibo, senza sollecitarlo.
Inoltre aveva arricchito di tre parole il proprio vocabolario. Da allora in poi, parlare signific per lui parlare, e seduto volle dire seduto e non sdraiato. La terza di cui apprese il significato fu la parola Comandante, con la quale aveva ripetutamente sentito designare il capitano Van Horn.
Sapeva ora che Comandante era il nome del bipede bianco padrone di quel nuovo mondo galleggiante, cos come gi sapeva che quando una creatura umana chiamava a Michael, quell'appellativo si riferiva al fratello e non a Biddy, a Terrence od a lui stesso.
- Non  un cane come tutti gli altri, - dichiar Van Horn al suo secondo. - Vi  certo un cervello umano dietro i suoi occhi bruni. Pensi che non ha che sei mesi! Chiameremmo un fenomeno qualsiasi bambino di sei anni che fosse capace di apprendere in cinque minuti quanto la bestiola ha appreso. Ma poi, Gott-fer-dang, perch il cervello di un cane non sarebbe simile a quello di un uomo? Dal momento che agisce come un uomo,  chiaro che deve pensare nel medesimo modo!
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Dopo che ebbero mangiato, il capitano prese in
braccio Jerry e scese con lui la ripida scaletta
che portava alla cabina principale. Questa consisteva
in un grande ambiente, che prendeva tutta la larghezza
della goletta e comunicava a poppa con l'infermeria
ed a prua con un'altra piccola cabina, separata
a sua volta da un robusto tramezzo dal castello
di prua che serviva di abitazione all'equipaggio.
La piccola cabina era riservata a Van Horn ed a
Borckman, mentre nel camerone si affollavano pi
di sessanta negri di ritorno, che se ne stavano accoccolati
o sdraiati sul piancito un po' dappertutto o sedevano
sulle grandi panche addossate alle pareti laterali in tutta la loro lunghezza.
Il capitano distese una coperta in un angolo della
sua abitazione e non gli fu difficile di far comprendere
al terrier che quella sarebbe stata la sua cuccia
sicch questi, a pancia piena e dopo una giornata cos
movimentata, non tard ad addormentarsi.
Venne svegliato dopo un'ora dal rumore che fece
Borckman entrando. Agit il suo mozzicone di coda,
con un sorriso amichevole negli occhi, ma il secondo
gli dette un'occhiataccia, brontolando qualche cosa
in tono irato ed allora smise di fargli festa e si
sdrai di nuovo, osservandolo in silenzio. Il danese
era venuto nella cabina per bere, anzi per portar
via un po' dell'acquavite di propriet del capitano,
ma Jerry non poteva saperlo. Aveva notato spesso.
quando era alla piantagione, che gli uomini bianchi
bevevano, ma vi era qualcosa di molto differente nel
modo di bere di Borckman; il cane aveva la vaga
sensazione che tutto ci potesse essere riprovevole,
senza rendersi conto del come e del perch, perci
non cess mai di sorvegliarne le mosse.
Dopo che l'uomo fu andato via, il cane si sarebbe
riaddormentato se la porta, lasciata noncurantemente
socchiusa, non avesse cominciato a sbattere. Mentre
riapriva gli occhi, immaginando gi qualche misterioso
attacco, gli cadde lo sguardo su un grosso
scarafaggio che scendeva lungo la parete; si rizz
sulle zampe e prudentemente si mise in agguato, ma
la bestia si affrett con un leggero ronzio a rifugiarsi
in una fessura. Jerry conosceva da molto tempo
gli scarafaggi, ma era destinato ad apprendere cose
nuove sulla razza speciale di quelli che infestavano l'Arangi.
Dopo un sommario esame della piccola cabina,
pass nel camerone. I negri erano sdraiati un po'
dappertutto, ma Jerry, reputandolo suo dovere verso
il Comandante, si credette tenuto ad identificarli
uno per uno. Essi brontolavano e lo minacciavano a
bassa voce mentre li annusava da vicino; uno giunse
perfino a fare atto di percuoterlo, ma il terrier non
solo non si scans, ma si prepar a saltargli addosso,
sicch il negro abbass la mano che minacciava e
balbett qualche parola di scusa, mentre i compagni
facevano sentire le loro stridule risate. Jerry
pass oltre: non vi era nulla di nuovo, ma siccome
vi era sempre da aspettarsi qualche colpo da parte
dei negri quando non erano presenti i bianchi e tanto
il capitano che il secondo stavano sul ponte, il
cane, per quanto non avesse paura, pens che era
meglio di continuare con prudenza le sue investigazioni.
Ma andando verso poppa, giunto all'ingresso privo di porta dell'infermeria, annus il vento e sentendosi
colpire l'olfatto da un odore sconosciuto, entr
dentro. Nello stretto e buio vano si trovava una strana
creatura che mai prima di allora aveva fiutata:
una giovane negra rivestita unicamente da una camicia
e che giaceva sopra una grossolana stuoia, distesa
sopra una catasta di casse di tabacco e di grosse
botti metalliche contenenti farina.
Vi era in lei qualcosa di furtivo e di sospettoso
che non sfugg a Jerry il quale aveva imparato da
molto tempo che quando un negro teneva quel contegno
non vi era da augurarsi nulla di buono. Quando
il cane cominci ad abbaiare per dar l'allarme e
le si scagli contro, ella grid dalla paura, ma non
os colpirlo nemmeno quando ne sent i denti nel
braccio. Smise di gridare e si rannicchi tutta tremante,
senza opporre resistenza. Jerry continuava a
tenerla per la misera camiciuola, tirandola e scuotendola,
senza smettere di ringhiare e di minacciarla
e facendo un gran strepito per richiamare l'attenzione
del Comandante o del secondo. Durante la
battaglia, le casse e le botti su cui stava la ragazza
persero l'equilibrio e caddero con essa ruzzolando
da tutte le parti, cosa che rese frenetici gli urli d'allarme
di Jerry, mentre i negri che spiavano dal vano
dell'ingresso ridevano di un riso crudele.
Quando sopraggiunse il Comandante, scodinzol
ed abbassando le orecchie tir e scuotette sempre di
pi la sottile stoffa di cotone che copriva la ragazza.
Si attendeva di essere lodato per quanto aveva fatto,
ma quando l'amato bianco si limit a dirgli di lasciare
andare la preda, obbed, comprendendo che
quella creatura terrorizzata dall'aspetto sospettoso,
doveva essere differente e perci doveva essere trattata
in modo diverso da quelle creature a lei simili,
di cui gli avevano insegnato a diffidare.
Era assolutamente terrorizzata, ad un punto tale
che poche persone potrebbero sopportarlo senza conseguenze
fatali. Van Horn la chiamava il suo fardello
di guai e sarebbe stato ben lieto di potersene
sbarazzare, naturalmente senza che la ragazza dovesse
morire per questo. Ed era proprio dalla morte che
egli l'aveva salvata, acquistandola contro l'equo
compenso di un porco ben grasso.
Appena dodicenne, stupida, avvilita, buona a nulla,
disprezzata dai giovani celibi del villaggio, era
stata destinata a venire mangiata, tanta era la delusione
che provavano per lei i suoi genitori. La prima
volta che il capitano Van Horn si imbatt in lei,
ella figurava come protagonista in una lugubre processione
che si avanzava lungo la riva del fiume Balevuli.
Non l'aveva davvero giudicata una bellezza, tutt'altro,
quando aveva fatto fermare il corteo. Ridotta
pelle e ossa dai patimenti, con la pelle sciupata
e coperta di squame disseccate da quella malattia
tropicale chiamata bukua, coi piedi e le mani legati,
veniva avanti, appesa come un porcellino ad una
robusta stanga, portata a spalla da uomini che si ripromettevano
di fare di lei un pasto saporito. Era
cos convinta di non potersi attendere piet da alcuno,
che non invocava nemmeno aiuto per quanto
nei suoi occhi selvaggiamente sbarrati si potesse
chiaramente leggere tutto il terrore che la dominava.
Il capitano, servendosi del gergo bche de mer
conosciuto da tutti in quelle regioni, aveva appreso
che i negri, non reputandola ancora abbastanza saporita,
andavano a sospenderla per il collo ad un palo,
in mezzo alla corrente del fiume; prima per di
farne cos infrollire la carne, dovevano slogarle le
giunture e spezzarle le ossa delle braccia e delle
gambe. Non si trattava perci di un rito destinato a
placare qualche sanguinaria divinit della jungla,
ma di una semplice raffinatezza gastronomica. La
carne di un essere vivente, con quel procedimento,-
diventava tenera e saporosa e la ragazza, a quanto
affermavano i negri aveva grande bisogno di essere
trattata cos. Insegnarono a Van Horn che bastavano
due giorni di immersione perch la vittima fosse
a puntino; poi l'avrebbero uccisa, avrebbero preparato
un bel fuoco ed invitato qualche amico al banchetto.
Dopo mezz'ora di contrattazioni, durante le quali
il capitano aveva invano tentato di convincerli
dell' assoluta mancanza di valore del fardello,
egli aveva finito per comprare un porco ben grasso,
dandolo in cambio della ragazza; dato che l'aveva
pagato con merci di scambio, merci sulle quali egli
aveva un guadagno del cento per cento, la negretta
gli era costata in conclusione due dollari e mezzo.
Da allora erano cominciati i guai del capitano Van
Horn. Non riusciva a sbarazzarsi della ragazza. Conosceva
troppo bene i negri di Malaita per affidarla
a qualcuno di essi nell'isola. Ishikola, capo di Su'u,
glie ne aveva offerto cento noci di cocco e Bau, un
capo della regione delle boscaglie, era arrivato fino
a due galline, un giorno, sulla spiaggia di Malli; ma
l'offerta era stata accompagnata da un sogghigno che
attestava quanto disprezzo il vecchio farabutto nutrisse
per quel povero relitto umano. Non essendosi
potuto mettere in rapporto col brick dei missionari,
Croce dell' Occidente, sul quale la poveretta non
avrebbe corso il rischio di venire mangiata, il capitano
Van Horn era stato costretto a tenerla nello
sgabuzzino a poppa dell'Arangi, nella problematica
attesa di poterla consegnare a quei buoni padri.
Ma la ragazza, che non capiva nulla, non aveva
per lui la minima gratitudine. Essendo stata acquietata
in cambio di un porco ben pasciuto, aveva la
convinzione che il suo miserando destino su questa
terra non fosse cambiato: carne da macello era prima
e tale era rimasta. Aveva solo cambiato chi l'avrebbe
mangiata, cosa che il grande dio bianco dell'Arangi
non avrebbe mancato di fare, non appena
ella si fosse sufficentemente ingrassata. Le sue brave
intenzioni si erano palesate fin dal primo giorno,
quando voleva forzarla a nutrirsi; ma lei, furba, si
era preso giuoco di lui, mangiando solo quel tanto
indispensabile per non morire d'inedia.
Sicch la ragazza, nata nella boscaglia e che non
ne era mai uscita, nemmeno per montare in un canotto,
era condannata a rollare e beccheggiare senza
tregua sulla vasta distesa dell'oceano, continuamente
in preda al terribile incubo di venire divorata.
Tutti i passeggeri dell'Arangi, in quel gergo bche
de mer compreso dagli indigeni di mille isole e
dai diecimila dialetti, facevano a gara nel confermarle
tale destino. Parola mia, tu ragazza Mary,
soleva dirle uno di essi, piccolo tempo molto poco,
grande padrone bianco fare kai-kai con te. Ed un
altro: Grande padrone bianco, mia parola, fare
kai-kai con te, suo stomaco venire troppo spesso trovare te.
In quel gergo, kai-kai significa mangiare, lo sapeva
perfino Jerry. Anzi, mangiare non aveva significato
nel suo vocabolario, ma kai-kai ne aveva uno
ben preciso, col vantaggio che era insieme verbo e sostantivo per lui.
Per la ragazza non rispondeva mai ai sarcasmi
dei negri, per la buona ragione che non apriva mai
bocca, nemmeno per parlare al capitano Van Horn
il quale cos ignorava perfino il di lei nome.
Si era gi avanti nel pomeriggio, quando Jerry
torn nuovamente sul ponte dopo aver scovato la
negra. Il Comandante lo aveva appena deposto sul
piancito, dopo averlo portato in braccio per la ripida
scaletta, che il cane fece un'altra magnifica scoperta:
si avvicinava la terraferma! Non poteva ancora
scorgerla, ma la fiutava. Alzava in aria il naso,
interrogando il vento che gli portava la grande notizia,
percependo con l'olfatto nella brezza, come un
uomo potrebbe leggere in un giornale, l'odore di
salsedine della riva, l'umido effluvio delle paludi di
mangli durante la bassa marea, l'aromatica fragranza
della vegetazione tropicale ed il leggero ed acre odore di fumo dei fuochi lontani.
I venti alisei, che avevano velocemente spinto l'Arangi
fino a portarla sottovento della punta estrema
di Malaita, stavano ora cadendo in modo che la goletta
cominci a rollare, tra lo scricchiolio delle
scotte e delle puleggie ed il rumoroso sbattere della
velatura. Jerry si limitava ad alzare un occhio beffardo
e pieno di disprezzo sulla grande vela che gli
oscillava sul capo; sapeva ormai quanto vana fosse
la sua minaccia, ma per prudenza preferiva passare
al largo piuttosto che arrischiarsi sotto di essa.
Mentre il capitano Van Horn, approfittando della
bonaccia per fare esercitare la ciurma nel maneggio
delle armi da fuoco, distribuiva loro le carabine Lee-Enfield
dalla rastrelliera sopra il boccaporto della
carabina, Jerry improvvisamente cominci a strisciare
davanti a lui ed a fare il bello. Ma il cane
della boscaglia, tenendosi a soli tre passi dal suo rifugio
tra le casse, lo teneva d'occhio e si mise a ringhiargli
ferocemente contro, con un brutto ringhio,
un ringhio volgare e selvaggio e che si adattava perfettamente
alla vita che aveva sempre condotto.
Molti cagnolini se ne sarebbero spaventati, ma Jerry
non si lasci impressionare e continu nella sua
andatura impettita. Solo quando l'altro corse verso
il suo nascondiglio tra le casse, il terrier gli si avvent
contro, mancando il suo morso solo per pochi
centimetri. Intanto il capitano Van Horn, dopo aver
gettato in mare pezzi di legno, bottiglie vuote e barattoli
di latta aperti, dette ordine agli otto uomini
dell'equipaggio, che erano stati armati di carabina,
di aprire il fuoco. Jerry, eccitato e reso gaio dal rumore
della fucileria, fece coro con le sue entusiastiche
grida di cucciolo. Intanto i negri di ritorno si
accapigliavano sul ponte per raccogliere i bossoli
sparati, oggetti di gran valore per essi, e se li infilavano,
ancora caldi, nei buchi che perforavano i
lobi delle loro orecchie. Si servivano a tal uopo dei
buchi pi piccoli, ma le orecchie ne avevano anche
altri pi larghi, dove essi avevano introdotto pipe
di terracotta, bastoni di tabacco e perfino scatole di
fiammiferi ; qualche buco era cos grande che vi si
erano potuti conficcare dei cilindretti di legno scolpito del diametro di tre pollici.
Anche il capitano ed il secondo cominciarono a
far fuoco con le pistole automatiche che portavano
alla cintura, colpendo un bersaglio dopo l'altro, con
una rapidit che fece rimanere senza fiato per l'ammirazione
i negri che li stavano ad osservare. L'equipaggio
non tirava altrettanto bene, ma il capitano
Van Horn, al pari di ogni capitano che navigasse
nei paraggi delle Isole Salomone, sapeva che
gli indigeni delle boscaglie e delle lagune tiravano
anche peggio e che egli non poteva contare sul fuoco
dei suoi marinai, altro che se questi non gli si ribellassero.
Ad un tratto la pistola di Borckman si incepp,
cosa che gli valse un rimprovero da parte di Van
Horn per la poca cura che egli metteva nel pulirla
ed ungerla; gli venne pure chiesto severamente
quanti bicchierini avesse bevuto e se era per tale
causa che il suo tiro era meno preciso del solito.
Borckman si scus, affermando che gli stava venendo
la febbre e Van Horn non insistette nelle sue insinuazioni.
Per, qualche minuto dopo, allungatosi
sul ponte all'ombra della vela di brigantino, tenendo
stretto tra le braccia Jerry, si sfog con lui.
- Ci che lo fa stare confuso  l'acquavite, Jerry
mio, - gli spieg. - Gott-fer-dang! Sono costretto
a fare la met dei suoi turni di guardia, oltre i miei
ed ora pretenderebbe darmi ad intendere che ha la
febbre! Ma non gli credere, cucciolo mio,  l'acquavite,
solo l'ac-qua-vi-te! Quando non ha bevuto  un
eccellente marinaio, ma quando assaggia l'acquavite
diventa come pazzo, gli gira la testaccia matta, diventa
come uno straccio, capace di russare come mi
ghiro durante la tempesta e di soffrire d'insonnia in
piena bonaccia. Dammi retta, piccolo Jerry, dai "retta
al tuo babbino, tu cominci appena ora a camminare
colle tue soffici zampette per i sentieri del mondo,
segui il consiglio dell'esperienza, non ti curare
dell'acquavite. Credimi, figlio mio, ascolta i consigli
di chi ti vuol bene, l'acquavite non potr procurarti che dei guai !
Dopo di che, lasciando il terrier sul ponte, occupato
a far la posta al cane indigeno, il capitano Van
Horn scese nella sua cabina e si attacc a lungo a
quella stessa bottiglia della quale si serviva di nascosto il suo secondo!
Dar la caccia al suo nemico giurato era divenuto
un giuoco, almeno dal punto di vista di Jerry, creatura
senza malizia, che se ne divertiva moltissimo.
Siccome l'avversario fuggiva sempre davanti a lui,
ci valeva a dargli una deliziosa sensazione di superiorit.
Di fronte alle creature della sua razza, Jerry
era padrone assoluto del ponte e non si curava se
quella sua padronanza obbligasse la povera bestia
della boscaglia ad un'esistenza miserabile; infatti il
cane selvatico non osava pi avventurarsi lontano
dal suo nascondiglio finch Jerry non fosse sceso in
cabina e tremava continuamente di paura davanti a
quel cucciolo robusto e ben pasciuto che non indietreggiava davanti al suo ringhio.
Verso la fine del pomeriggio Jerry, trotterellando
verso poppa, dopo aver inflitto un'altra lezione al
suo avversario, si imbatt nel Comandante che se ne
stava seduto in terra, con la schiena appoggiata al
basso parapetto e le ginocchia ripiegate in alto, fissando
distrattamente l'oceano. Jerry and ad annusargli
il piede nudo, non che ci gli fosse necessario
per identificarlo, ma unicamente perch gli faceva
piacere e gli sembrava di esprimergli cos il suo cordiale
saluto. Ma il Comandante sembr non farvi
caso e continu a fissare il mare, proprio come se
non si fosse accorto della presenza del cagnolino.
Questi allora gli pos il musetto sulle ginocchia,
guardandolo a lungo e gravemente negli occhi. Questa
volta l'uomo lo not, ma malgrado se ne sentisse
lietamente commosso, non si mosse. Jerry prov a
cambiar tattica. Il Comandante teneva il braccio appoggiato
al ginocchio e lasciava pendere negligentemente
la mano semi aperta: il terrier vi introdusse
il musetto dorato e rimase ad attendere gli eventi
senza muoversi; se fosse stato in un'altra posizione,
si sarebbe accorto che il padrone, dopo aver distolto
lo sguardo dalla distesa dell'oceano, ora lo fissava
tacendo l'occhietto. Ma il cane non poteva vederlo,
perci, dopo essere rimasto immobile ancora per
qualche istante, sospir profondamente.
Il Comandante non seppe fingere pi a lungo e
scoppi a ridere cos di cuore che Jerry cominci
ad agitare su e gi le morbide orecchie per protestare il suo affetto e prender parte al radioso sorriso
del suo dio, scondinzolando freneticamente il suo
mozzicone di coda. Allora la mano socchiusa del
Comandante si richiuse, stringendo da una parte per
la pelle del collo e del muso il caro terrier, poi cominci
a scuoterlo con tanta violenza che la bestiola
oscillava su e gi sulle quattro zampette.
Jerry ne provava una tale felicit che gli sembrava
di impazzire dalla gioia. Capiva infatti che in
quegli scossoni non vi era n ira, n collera, per rudi
che potessero essere e gli pareva di tornare al
tempo in cui giuocava nel medesimo modo con Michael
e all'occasione anche con Biddy, dandole affettuosi
morsi. Mister Haggin pure, per quanto di
rado, aveva giuocato cos con lui. Era un modo di
agire di cui Jerry comprendeva chiaramente il significato affettuoso.
Gli scossoni aumentavano di violenza ed il terrier
cominci a ringhiare sempre pi ferocemente; ma
anche questo era un giuoco per il cane, che si divertiva
a minacciare colui che amava troppo per osare
di fargli del male. Cominci pure a sforzarsi di liberarsi
dalla stretta, tentando di voltare il muso come per poter mordere.
Finalmente, il Comandante, con un energico spintone,
lo lasci andare, ma il cane torn alla carica
ringhiando e digrignando i denti, perch l'uomo lo
afferrasse e lo sballottasse di nuovo ed il giuoco ricominci,
mentre Jerry si andava eccitando sempre
pi. Una volta anzi il Comandante non fu abbastanza
svelto a ritirare la mano ed il terrier riusc ad
addentargliela, ma non strinse, limitandosi a premere
amorosamente la pelle tra i denti, senza mordere.
Il giuoco diveniva sempre pi animato e Jerry fin
per eccitarsi a tal segno che dimentic che tutto
ci veniva fatto per scherzo sicch la sua ira, prima
solo simulata, divenne reale. Era una vera battaglia
questa, una lotta spietata contro la mano che lo afferrava,
lo sballottava e lo ricacciava indietro. Cominci
ora a ringhiare sul serio e non pi per burla,
mettendovi una effettiva ferocia. Vi fu un momento
in cui, dopo essere stato spinto indietro, cominci
ad urlare freneticamente mentre tornava all'attacco.
Il capitano Van Horn si rese conto di tale cambiamento
ed immediatamente, invece di afferrarlo, tese-
la mano aperta in avanti, in segno di pace, gesto.antico
quanto l'esistenza della mano negli uomini,
mentre gli lanciava un Jerry! in cui vi era tutta
l'imperiosa intonazione di comando e di rimprovero
e nello stesso tempo la pi calda protesta di affetto.
Jerry comprese e rientr in se stesso; si vergogn,
divenne tutta umilt e dolcezza, abbassando le orecchie
come a chiedere perdono ed a protestare tutto
l'amore ardente che nutriva in cuore. Immediatamente
il cane che poco prima spalancava la bocca e
digrignava i denti nell' eccitamento dell' attacco, si
mut in una cosina tutta amore e tenerezza, che si
avvicin trotterellando alla mano aperta e la lecc
con una linguetta che sporgeva dai dentini lucenti
come un gioiello color rosa. Subito il Comandante
prese in braccio il suo favorito, premendone il musetto
contro la sua guancia e la linguetta color rosa
ricominci il pi eloquente dei discorsi permessi ad
un animale cui  stato negato il dono della parola.
Ed il cuore dell'uomo e quello del cane si dissero
tutto il loro affetto e tutta la gioia che ne provavano.
- Gott-fer-dang! - si commosse il capitano Van
Horn, - piccolo mio, sei pieno di nervi e di buone
qualit, con un cuore d'oro ed un manto dorato che
avvolge il tutto... Gott-fer-dang, Jerry mio, sei tutto
d'oro, dentro e fuori e non esistono cani al mondo
che ti valgono. Mio cagnolino dorato, dal cuore d'oro,
sii buono con me, voglimi bene ed io sar sempre
tanto buono con te e ti vorr sempre tanto bene.
Ed il capitano Van Horn, che comandava l'Arangi
a piedi nudi, con uno straccio intorno alle reni ed
una maglietta da pochi soldi addosso, l'uomo che
trasportava dei cannibali avanti ed indietro come voleva
la sua professione di incettatore di negri, portando
sempre alla cintura una pistola automatica
che non lo lasciava nemmeno quando dormiva, sul
cui capo diecine di villaggi delle lagune e delle boscaglie
avevano messo una taglia, che passava per il
miglior comandante delle Isole Salomone dove solo
uomini rudi possono sopravvivere e stimare la violenza,
quell'uomo sent improvvisamente inumidirsi
gli occhi da lagrime di commozione che gli impedirono
per un momento di vedere il cucciolo, il cui
corpicino tremava di tenerezza tra le sue braccia e
che gli asciugava con la lingua la cosa salata e pur
tanto dolce che gli annebbiava la vista.
Presto la notte tropicale cal sull'Arangi, che alternativamente
rollava sul posto od avanzava
sottovento della selvaggia isola di Malaita, beccheggiando
ed inclinandosi tra folate di vento. Mutamenti
atmosferici dovuti al calare dei venti alisei di
sud-est, che mettevano a dura prova la pazienza dei
cuochi, nella loro misera cucinetta sul ponte, aperta
a tutte le intemperie, e mettevano in fuga i negri
di ritorno i quali, non avendo altro che la propria
pelle per ripararli dalle intemperie, si rifugiavano in fretta nella grande cabina.
Il primo quarto di guardia, dalle otto alle dieci,
venne affidato al secondo ed il capitano Van Horn,
costretto a scendere in basso dalle forti raffiche di
pioggia, discese a dormire nella piccola cabina, portando
con s Jerry. Il terrier, molto affaticato da
tutte le emozioni varie provate in quella giornata,
la pi laboriosa della sua vita, dormiva di un sonno
angoscioso che gli faceva agitare le zampette! ed
emettere lamentevoli guaiti, sicch il Comandante,
prima di abbassare la luce, gli dette un ultimo sguardo
e mormor ad alta voce:  quel brutto cane
selvatico, Jerry. Acchiappalo, mordilo, dagli una bella lezione!
E Jerry fin per addormentarsi cos profondamente
che, quando la pioggia ebbe fatto cessare il minimo
alito di vento, rendendo l'aria nella cabina ardente
come quella di una fornace, non si accorse che
il suo Comandante, sentendosi mancare il respiro,
con la fascia delle reni e la maglietta appiccicate alle
carni dall'eccessivo sudore, aveva preso su la coperta
ed il guanciale ed era salito sul ponte.
Jerry non si svegli che quando un enorme scarafaggio
lungo tre buoni pollici si mise a passeggiargli
sulle zampe, facendogli il solletico in quel punto
tra le dita in cui la pelle, sprovvista di peli, era pi
sensibile. Apr gli occhi, tirando calci e fiss lo scarafaggio
che si allontanava con passo maestoso per
raggiungere altri suoi simili che passeggiavano sul
piancito. Il cane non aveva mai visto tante di quelle
bestie riunite e soprattutto non ne aveva mai visto
di cos grosse. Ve ne erano di tutte le proporzioni
e tutto il piancito ne era infestato; lunghe teorie di
animaletti neri uscivano dalle fessure e discendevano
lungho le pareti fino a raggiungere i loro compagni che si agitavano in basso.
Il terrier pens che ci era una vera indecenza,
che non poteva venire tollerata: Mister Haggin,
Derby e Bob non avevano mai permesso che gli scarafaggi
invadessero la loro casa e Jerry era abituato
a fare rispettare le loro volont. Lo scarafaggio, sotto
il cielo dei tropici, rappresentava l'eterno nemico!
Perci la brava bestiola si scagli su quello che
pi gli era vicino, tentando di schiacciarlo sul piancito
con le zampette; ma quello fece una cosa che
mai avevano fatto gli scarafaggi, secondo l'esperienza
del cane: si alz a volo in aria, proprio come un
uccello! E come se avessero atteso quel segnale, tutti
gli innumerevoli scarafaggi si misero a svolazzare,
riempiendo l'ambiente del fruscio delle loro evoluzioni.
Il terrier part in battaglia contro l'orda nemica,
saltando da tutte le parti e cercando di azzannare
quella sudicia marmaglia o di abbatterla con le
zampe. Ogni tanto gli riusciva di annientarne qualcuno
ed il combattimento non ebbe termine che
quando gli scarafaggi, come se avessero ricevuto un
altro segnale, disparvero nelle numerose fessure tra
le tavole, lasciandolo padrone del campo.
Subito un'altra preoccupazione sorse nel cervello
del cane: Dove  il Comandante? Sapeva che non
era pi nella cabina, pure rimase piantato sulle
quattro zampe fiutando la bassa cuccetta, col musetto
che gli tremava di gioia e la coda mozza che si
agitava freneticamente all' odore recente del suo nuovo amico.
Ma dove si trovava allora il Comandante? Era
questo un pensiero che assumeva in lui la medesima
consistenza e precisione che avrebbe potuto avere
in un cervello umano ed al quale, col medesimo processo,
non tard a seguire l'azione. La porta era rimasta
aperta e Jerry ne approfitt per passare nel
grande camerone attiguo, dove la folla addormentata
dei negri russava, gemeva, sospirava. Erano ammucchiati
uno sull'altro, alcuni lungo le grandi panche,
la maggior parte distesi sul piancito, in modo
che il terrier dovette insinuarsi tra i loro corpi nudi.
Sapeva che non vi era l nessun bianco che potesse
eventualmente proteggerlo, ma non aveva paura.
Accertatosi che il Comandante non si trovava neppure
l, Jerry si accingeva gi alla pericolosa ascensione
della ripida scaletta, quando si ricord che vi
era pure l'infermeria. Vi si rec col suo trotterellino
ed annus la negretta che giaceva addormentata nella
sua camiciola di cotone e vedeva anche in sogno
il capitano Van Horn che veniva ad accertarsi se era
abbastanza ingrassata per potersela mangiare.
Tornato alla base della scaletta, il cane guard in
su ed attese qualche minuto, sperando che il Comandante
si profilasse sul boccaporto e lo portasse di sopra;
che fosse passato per di li era sicuro e per due
ottime ragioni: prima di tutto il suo fiuto non poteva
ingannarlo e poi quella era l'unica via per la quale
potesse essere uscito. L'ascesa si inizi felicemente e
Jerry era riuscito ad arrivare ad un terzo della scaletta,
quando un improvviso colpo di rollio lo fece
scivolare e precipitare. Due o tre dei negri, si erano
svegliati e preparavano e masticavano tranquillamente
noci di betel e calce avvolti in foglie verdi,
osservando il suo infelice tentativo.
Per altre due volte Jerry, dopo una felice partenza,
scivol di sotto, mentre altri negri, svegliati dai
compagni, si tiravano su, divertendosi un mondo del
suo imbarazzo. La quarta volta riusc ad arrivare fino
a met strada prima di ricadere pesantemente
su un fianco, caduta salutata da ignobili risate e da
striduli pigoli, che si sarebbero detti emessi dalle
strozze di enormi volatili. Il terrier si rimise in equilibrio
sulle zampe, arruffando furiosamente il pelo
e ringhiando tutto il suo disprezzo per quei bipedi
di razza inferiore che andavano e venivano secondo
le volont di grandi di a due gambe e dalla pelle
bianca, quali il Comandante e Mister Haggin.
Quindi, senza lasciarsi sgomentare per la violenta
caduta, fece un altro tentativo di arrampicarsi per
la scaletta; una momentanea sosta del rollio venne
ad aiutarlo nei suoi sforzi e gi toccava l'orlo superiore
del boccaporto, quando un subitaneo scossone
minacci di farlo nuovamente precipitare; ma la coraggiosa
bestiola si aggrapp con tutte le sue forze
con le zampe anteriori e riusc a ruzzolare sul ponte.
Al centro della goletta, presso il boccaporto, not
Lerumie e parecchi uomini dell'equipaggio; li identific
con circospezione, passando in atteggiamento
di sfida davanti a Lerumie che osava fargli delle minaccie
con voce bassa e sibilante. A poppa, presso
la ruota, scorse il timoniere negro ed accanto a lui
il secondo che faceva il suo quarto. Questi gli mormor
qualche cosa e si chin a fargli una carezza,
ma proprio in quell' istante Jerry fiut che il Comandante
si trovava a poca distanza, perci, dopo
avere scodinzolato, come a scusarsi col secondo, trotterell
seguendo col naso la traccia a lui cara e
arriv fino a Van Horn che stava sdraiato sul dorso,
arrotolato nella coperta fino al mento e profondamente addormentato.
Jerry si dette subito ad annusarlo, agitando la coda
per la gioia, ma il Comandante continu a dormire.
Cadeva una pioggerellina sottile e penetrante
come nebbia ed il terrier si ripieg su se stesso e si
accucci tra la spalla ed il capo del dormiente. Ci
valse a svegliare il Comandante che lo chiam a nome
con voce flebile e Jerry gli rispose appoggiandogli
sulla guancia l'umida frescura del suo musetto.
Quindi l'uomo si riaddorment, ma la bestia fedele
rimase sveglia e, sollevando con la testolina la coperta,
si insinu dentro strisciando sulla spalla, destando
cos nuovamente il capitano che, mezzo addormentato, lo aiut a farsi posto.
Ma Jerry non era ancora soddisfatto e tanto si agit
finch gli riusc di trovar posto tra le braccia del
Comandante, con la testolina appoggiata alla di lui
spalla; l finalmente si addorment, sospirando di felicit.
A parecchie riprese Van Horn fu svegliato dal rumore
che facevano i marinai manovrando la velatura
sotto i salti del vento, ma ogni volta si ricordava
del cane e se lo serrava amorosamente al
petto ed ogni volta questi, tutto assonnato, lo contraccambiava,
rannicchiandoglisi affettuosamente tra le braccia.
Per quanto Jerry fosse un cucciolo di notevole intelligenza,
pure molte cose dovevano necessariamente
sfuggirgli e non si poteva accorgere della profonda
impressione prodotta sull'animo indurito di Van
Horn dal dolce e tepido contatto del suo corpicino
vellutato, che faceva riandare la mente del capitano
verso il passato, ricordandogli i giorni felici in cui
poteva cullare tra le braccia la sua bambina addormentata.
E quel ricordo gli divenne cos penoso che
si svegli completamente e tante visioni di altri tempi
gli si affollarono tormentosamente nel povero cervello.
Nessuno dei bianchi residenti alle isole Salomone
conosceva ci che costituiva lo strazio delle
sue veglie e l'incubo dei suoi sogni e nessuno sapeva
che era unicamente per tentare di dimenticare che egli faceva quella vita.
Il contatto del soffice corpicino del cucciolo gli fece
prima rivedere la bambina con la mamma,
nell'appartamentino di Harlem: piccolo,  vero, ma
pieno della felicit di loro tre per cui costituiva un vero paradiso.
Quindi si sovvenne dei capelli biondo lino della
sua piccola e li rivide divenire di un biondo dorato
come quelli della madre ed allungarsi in onde e
riccioli fino a formare due grosse e lunghe treccie...
E nel suo sforzo disperato di cacciare quelle visioni,
di allontanare dalla sua mente quello che egli non
voleva ricordare, fin per precisarlo e riviverlo fino all'ossessione...
E ricordava la sua antica professione, la sua vettura
officina nell'Amministrazione delle Tramvie, la
squadra di meccanici che lavorava sotto i suoi ordini
e pensava cosa potesse esserne successo di Clancey,
il suo capo operaio. Riviveva la tediosa giornata in
cui, in piedi fino dalle tre del mattino per tirar fuori
e rimettere sulle rotaie una vettura che era andata
a sfondare le vetrine di una drogheria, essi avevano
faticato tutto il giorno per riparare i danni e
non erano rientrati al deposito che alle nove di sera,
proprio in tempo per accorrere ad un'altra chiamata di soccorso.
- Dio sia lodato! - aveva detto Clancey, che abitava
a pochi passi da casa sua. Gli pareva di vederlo,
mentre si asciugava il sudore sul volto sudicio...
Dio sia lodato, si tratta di un lavoro da nulla e per
giunta proprio nel nostro quartiere, a pochi isolati
di distanza da dove abitiamo. Appena avremo terminato,
potremo svignarcela a casa, lasciando che i
nostri ragazzi riportino la vettura al deposito.
- Dobbiamo solo sollevare la vettura per un istante, - aveva risposto.
- Ma di che si tratta? - aveva chiesto Billy Jaffers, un altro dei meccanici.
- La vettura ha messo sotto qualcuno e non riescono
a tirarlo fuori, - aveva spiegato lui, mentre
saltavano sulla vettura officina e si avviavano.
E gli sfilavano davanti agli occhi tutti i minimi
particolari della lunga corsa, compresi i ritardi prodotti
dai carri dei pompieri che gli avevano attraversato
la strada, e come lui e Clancey avevano continuamente
preso in giro Jaffers su immaginari suoi
appuntamenti con ragazze e che l'impreveduto lavoro
straordinario avrebbe mandato a monte.
Finalmente gli si riaffacci alla mente la visione
della lunga fila di vetture ferme, con la gente che si
affollava e veniva tenuta indietro dagli agenti, e le
due ambulanze che attendevano il loro triste carico...
ed il giovane policeman di servizio, pallido e
sconvolto, che appena lo aveva scorto gli aveva balbettato:
Una cosa orribile, da farvi sentir male!
Sono due le vittime... Non siamo riuscite ad estrarle...
Ho tentato invano... Ed una era ancora viva, credo.
Ma lui, uomo forte e di animo saldo, famigliare
con quel triste lavoro e che per quanto stanco per
quella giornata laboriosa aveva negli occhi la radiosa
visione del caro focolare domestico che l'attendeva
a pochi passi di l, gli aveva risposto in tono allegro
e pieno di fiducia che libererebbe gli infortunati
in un attimo e cos dicendo si era abbassato, insinuandosi
sulle mani e sui piedi sotto la vettura.
Si rivedeva premere sul bottone della torcia elettrica
e guardare... rivedeva come in un incubo le
due treccie color d'oro apparsegli in un lampo, prima
che egli lasciasse andare la torcia e ripiombasse nell'oscurit...
-  ancora viva? - aveva chiesto ansiosamente il policeman.
Ed aveva ripetuto la domanda, finch lui non aveva
ritrovata la forza di riaccendere la torcia.
Si sentiva ripetere brevemente che glie lo avrebbe
detto subito e si rivedeva scrutare ancora, per un minuto lungo come un secolo...
- Sono morte tutte e due, - aveva risposto con
calma. - Clancey, fai mettere sotto la leva numero
tre e vatti a mettere con un altro all'estremit opposta.
Ora il capitano Van Horn giaceva supino, fissando
una stella, una unica stella che brillava debolmente
nel cielo in un punto libero di nubi, oscillando secondo
i movimenti della nave. Era pieno dell'antica
amarezza, che gli disseccava la bocca e gli occhi.
Era essa - e nessun altro lo sapeva all'infuori di lui
- che lo aveva fatto divenire un avventuriero delle
Isole Salomone, che gli faceva comandare l'Arangi,
goletta in legno di teak che faceva l'incetta dei negri,
che gli faceva giornalmente rischiare la testa ed
alcolizzarsi pi di quanto convenisse ad un uomo...
Da quella notte atroce egli non aveva pi guardato
con occhi d'amore una donna e passava presso
tutti i bianchi per uomo notoriamente avverso al
sesso femminile, di qualunque colore esso fosse.
Quando il poveretto ebbe bevuto fino alla feccia
l'amaro calice dei suoi ricordi, pot addormentarsi
di nuovo, con la dolce sensazione di sentire mentre
dormiva la testolina di Jerry appoggiata alla sua
spalla. Una volta il terrier, che rivedeva in sogno la
spiaggia di Meringe con Mister Haggin, Terrence,
Biddy e Michael, emise un flebile guaito e Van
Horn se lo strinse al petto con un gesto di carezza,
mormorando nel dormiveglia: or Se qualche negro si
prova a far male al mio cagnolino...
A mezzanotte, quando il secondo venne a battergli
sulla spalla per svegliarlo, Van Horn, prima ancora
di aprire gli occhi fece macchinalmente due cose:
port la destra alla fondina della pistola, e mormor:
Se qualche negro si prova a far male al mio cagnolino...
- Quello laggi deve essere il capo Kopo, - gli
spieg Borckman mentre entrambi esaminavano da
sopravvento la terra che si profilava alta sull'orizzonte.
Non abbiamo fatto pi di dieci miglia e nulla
fa sperare in un vento pi costante.
- Eppure lass si preparano molte cose, - rispose
Van Horn osservando ora insieme al secondo le
nubi che si accavallavano nel cielo, lasciando apparire qua e l qualche stella.
Il secondo aveva appena fatto a tempo a prendersi
la coperta in cabina ed a sdraiarsi sul ponte dopo
essersene ben avvolto, che da terraferma si alz un
venticello fresco e costante che fece avanzare la goletta
alla velocit di nove nodi all'ora sul mare calmissimo.
Jerry tent per un certo tempo di montare
di guardia col Comandante, ma presto ne ebbe abbastanza,
si accucci e non tard ad appisolarsi,
poggiando il corpo parte sul piancito e parte sul piede nudo del padrone.
Il capitano lo prese su, lo avvolse nella sua coperta
e, vedendo che il cane si era subito riaddormentato,
cominci a passeggiare su e gi per il ponte;
ma la bestiola allora si svegli subito, si liber della
coperta e si mise a seguirlo passo a passo. Fu necessario
fargli un'altra lezione e, dopo cinque minuti,
Jerry impar che era volont' del Comandante che
rimanesse nella coperta, che questi gli rimarrebbe
sempre vicino pur passeggiando su e gi e che non accadeva nulla di insolito.
Alle quattro il secondo venne a rilevare il capitano nella sua guardia.
- Altre trenta miglia guadagnate, - gli annunci
Van Horn, - ma ora si sta alzando di nuovo il
vento contrario. Stia bene attento alle raffiche che
potrebbero soffiare da terra. Sar meglio ridurre la
velatura e tener pronti gli uomini di quarto; che essi
dormano pure, ma se li tenga sottomano.
Quando il Comandante si introdusse a sua volta
sotto la coperta, Jerry si svegli e, come se ci costituisse
un suo diritto acquisito, venne a rannicchiarglisi
tra il braccio ed il fianco; fiut e lecc la guancia
del Comandante che se lo stringeva amorosamente
addosso, poi si riaddorment calmo e felice.
Mezz'ora dopo, per quanto ne capiva o non si rendeva
conto Jerry, si sarebbe potuto credere che si
stesse preparando la fine del mondo. Venne svegliato
da una mossa improvvisa del Comandante che
balz in piedi, mandando la coperta da una parte ed
il cane dall'altra. Il ponte dell'Arangi aveva assunto
una posizione quasi verticale e Jerry cominci a scivolare
lungo di esso, attraverso l'oscurit piena di
spaventosi rumori. I cordami e le sartie si tendevano
fischiando e scricchiolando sotto la violenza della tempesta.
Jerry pot udire il capitano che urlava:
a Ammainate la grande vela! Di corsa! e pot
pure percepire lo stridere acuto dei cordami della
grande vela sulle pulegge, mentre Van Horn, con le
palme delle mani arrossate, arrotolava egli stesso la
tela nell'oscurit, fermandola coi ganci.
Jerry continuava a scivolare per il ripido pendio
del suo nuovo ed instabile mondo, mentre mille rumori,
tra i quali si distinguevano le grida acute dell'equipaggio
e gli ordini urlati da Borckman, continuavano
a lacerargli i timpani; ma fortunatamente
non and a finire contro il parapetto, dove si sarebbe
potuto spezzare le fragili costole, poich le tepide
acque dell'oceano, riversandosi al di sopra del
parapetto in enormi ondate rilucenti di una strana
fosforescenza opalina, si frapposero, attutendo l'urto.
Un viluppo di cordami che pendevano gli
si attorcigli alle zampe mentre tentava di nuotare.
Ma la bestiola riusc a disimpigliarsi ed a nuotare,
non per per salvarsi la vita o per paura della morte
imminente : un'altra preoccupazione lo tormentava.
Dove sar il Comandante? Non che il cane pensasse
di potergli salvare la vita od essergli in qualche
modo di aiuto: era lo slancio spontaneo di un cuore
che cerca sempre la persona amata. Come una madre
che in caso di pericolo si sforza di raggiungere
il proprio bimbo, come quel Greco che morendo ricordava
la dolce Argo o come quei soldati feriti sul
campo di battaglia che esalano l'ultimo sospiro col
nome della moglie sulle labbra, cos Jerry, in quel
finimondo, anelava verso il suo Comandante.
La tempesta fin con la stessa rapidit con cui era
cominciata. L'Arangi riprese con un ultimo scossone
il suo equilibrio. Jerry, che era rimasto impigliato
presso gli ombrinali di tribordo, approfitt di un
momento in cui il ponte aveva ripreso il suo pendio
normale per trotterellare fino dal Comandante il
quale in piedi, a gambe aperte, stringeva ancora la
corda che fissava la grande vela ed esclamava:
- Gott-fer-dang! Il vento  sparito e la pioggia non cade ancora!
Si sent contro i polpacci nudi il naso fresco del
terrier che lo fiutava allegramente e si chin a fargli
una carezza; non poteva scorgerlo nell'oscurit, ma
era sicuro che la bestiola stava agitando certo il suo
mozzicone di coda e sent un'ondata di tenerezza riscaldargli il cuore.
Molti dei negri di ritorno, terrorizzati, si affollavano
sul ponte che riempivano di queruli clamori,
simili a quelli di una nidiata di uccelli. Borckman
si avvicin al capitano, rimanendo piantato in piedi
accanto a lui, ed i due uomini, vivamente preoccupati,
si sforzarono di scrutare le tenebre che li avviluppavano
e di percepire i minimi rumori dell'aria e dell'acqua.
- Dove  andata a finire la pioggia? - chiese
Borckman di cattivo umore. - Generalmente prima
viene il vento e poi sopraggiunge la pioggia e lo caccia
via, ma ora non cade una goccia di pioggia!
Van Horn continu a guardarsi intorno in silenzio e non rispose.
Jerry si rese conto dell'ansia che opprimeva i due
bianchi; appoggi il musetto fresco contro la gamba
del Comandante e cominci a leccarla, riempiendosi
la bocca del sapore salmastro dell'acqua di mare.
Il Comandante si chin di colpo, avvilupp il terrier
nella coperta con rude sveltezza e lo adagi tra
due sacelli di ignami, assicurati sul ponte presso l'albero
di artimone; poi, pensandoci su, credette opportuno
di legare intorno alla coperta un pezzo di corda, sicch il cane si trov avviluppato come in un sacco.
Aveva appena terminato, che la vela di brigantino cominci a gonfiarsi sopra la sua testa, le vele principali si tesero improvvisamente con rumore di tuono e la grande vela, con la libert che le aveva lasciato il capitano abbandonando la scotta, si gonfi con grande fracasso, scuotendo la goletta e facendola inclinare violentemente a babordo. Questa seconda raffica era pi impetuosa della prima e proveniva dalla direzione opposta.
Jerry ud il Comandante che lanciava ordini con voce squillante al secondo ed agli uomini dell'equipaggio; poi Van Horn venne spazzato via da una vera valanga di negri di ritorno, che avevano riempito il ponte della loro confusione fin dalla prima raffica ed ora lo trascinarono con loro, in un viluppo di membra umane che scivol ed and a sbattere sui reticolati in quella parte del parapetto sommersa dalle ondate.
Il cane era stato assicurato cos bene nel suo cantuccio, che questa volta non venne sbalzato via; ma quando non gli giunsero pi all'orecchio i comandi del Comandante e qualche istante dopo lo sent bestemmiare mentre era impigliato nel reticolato, allora lanci acuti guaiti e cominci a dimenare le zampe ed a graffiare freneticamente la coperta per uscir fuori. Era accaduto qualche cosa al Comandante.
Lo sentiva. Non sentiva che quello, perch non pensava a se stesso nella baraonda di quel finimondo.
Ma presto cess di guaire per prestare orecchio ad un nuovo rumore - le vele sbattevano con un rumore di tuono, tra urla e grida umane. Pens erroneamente che stesse accadendo qualche brutto guaio, ma non poteva sapere che si trattava solamente della grande vela, che veniva abbassata di colpo dopo che Van Horn ne aveva tagliato i cordami col suo coltellaccio.
Poi, siccome quel baccano infernale non accennava a diminuire, il terrier si mise ad accompagnarlo coi suoi guaiti, finch non sent una mano che si posava a tastoni sulla coperta. Allora tacque e cominci a fiutarla. No, non era quella del Comandante.
Fiut ancora e la riconobbe: apparteneva a Lerumie, il negro che aveva visto mandare a ruzzoloni da Biddy sulla spiaggia, quella stessa mattina, che anche pi recentemente gli aveva applicato una pedata sulla sua coda mozza e che una settimana prima aveva scagliato una grossa pietra contro Terrence.
La corda che legava la coperta era stata rotta ed ora le dita di Lerumie vi si insinuavano, cercando di afferrarlo. Jerry ringhi ferocemente davanti a quel sacrilegio: toccare un cane che appartenendo ad un bianco doveva essere tabu! Eppure gli avevano appreso di buon'ora che' un negro non si deve azzardare a toccare nemmeno con un dito il cane che sia propriet di un dio bianco! Ci non ostante Lerumie, il negro pi cattivo che esistesse, osava mettergli le mani addosso proprio in quel momento in cui pareva che l'universo andasse in pezzi intorno ad essi!
Appena le dita lo toccarono, le azzann ferocemente, ma subito il negro, con la mano libera, gli afferr il muso a tutta forza, obbligandolo a lasciare andare le dita in cui aveva conficcato i denti. Per quanto Jerry lottasse come un piccolo diavolo, si sent sollevare per la collottola e scaraventare in aria, mezzo strangolato, ma anche allora continu ad urlare di rabbia. And a finire in mare dove affond, empiendosi i polmoni di acqua salata, finch non riusc a tornare a galla, quasi senza respiro, e si mise a nuotare; nuotava per istinto, senza averlo mai appreso, poich, mentre era stato costretto ad imparare a camminare, il nuotare era per lui una seconda natura.
Il vento urlava sopra la sua testa e la spuma delle onde, trasportata e polverizzata dall'infuriare della tempesta, gli riempiva la bocca e le narici e gli pungeva duramente gli occhi, acciecandolo. Non essendo pratico di come ci si doveva comportare in mare, nei suoi tentativi disperati per riuscire a respirare, sollev il musetto al di sopra di quel malvagio elemento che lo soffocava; ma il risultato di quella mossa fu che, perduta la posizione orizzontale, non riusc pi a tenersi a galla dimenando disperatamente le zampette ed affond di colpo. Risal nuovamente alla superficie, dopo avere abbondantemente ingurgitato altra acqua di mare, ma questa volta si limit istintivamente a muoversi assumendo la posizione in cui incontrava minor resistenza e si trovava pi comodo, sicch si distese e continu a nuotare normalmente.
Nell'oscurit profonda, mentre la tempesta andava esaurendosi, poteva sentire lo sbatacchiamento della grande vela, a met ammainata, le stridule grida dell'equipaggio, le bestemmie di Borckman e la voce del Comandante, i cui comandi risuonavano chiaramente tra tutti quei rumori: Voi ragazzi, appoggiare sulla ralinga! Tirare a tutta forza! Con tutta vostra forza, voi ragazzi! Svelti, maledetti, svelti!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Riconoscendo la voce dell'amato Comandante,
Jerry, che si dibatteva affannosamente nell'oceano
agitato, le cui onde si erano fatte pi minacciose
ora che il vento andava calando, cominci a
chiamarlo con guaiti pieni di desiderio appassionato,
ma l'Arangi non tard ad allontanarsi ed ogni
suono si disperse in lontananza. Allora il cucciolo,
solo ed abbandonato nelle tenebre, circondato da
quell'oceano tumultuoso in cui esso riconosceva un
altro nemico mortale, cominci a lamentarsi ed a
piangere disperatamente, come un bambino smarrito.
Aveva la vaga e nebulosa sensazione di essere senza
difesa ed alla merc di quell'elemento freddo e
spietato che lo minacciava di quella cosa inconoscibile
e da lui intuita con confuso terrore, che lo minacciava
di morte! Jerry non poteva comprendere
bene cosa significasse morte; lui che non aveva conoscenza
del tempo in cui non esisteva, non poteva
certo nemmeno concepire il tempo in cui non sarebbe pi stato vivo!
Eppure vi era in tutto il suo essere, in tutte le sue
fibre pi profonde, la sensazione assoluta, il presentimento
di una catastrofe che segnerebbe la sua fine,
della quale non sapeva nulla, ma che nel pi profondo
del suo io la povera bestiola sentiva sarebbe
la catastrofe suprema. Anche se non sapeva spiegarsela,
ci non ostante essa gli incuteva lo stesso
terrore che provano davanti alla morte gli uomini,
creature coscienti e che hanno una facolt ed una
profondit di ragionamento assai superiori a quelle
di una semplice creatura a quattro zampe.
Come un uomo che si dibatte nell' incubo, cos
Jerry lottava contro quell'elemento infido e salato
che gli toglieva il respiro. E piangeva e si lamentava,
povero bambino smarrito, povero cucciolo sperduto
che aveva vissuto solo sei mesi in questo bel
mondo cos pieno di gioie e di dolori... Ed aveva la
nostalgia del suo Comandante... del suo dio...
A bordo dell'Arangi, il cui equilibrio era stato reso
molto pi facile dopo che era stata ammainata
la grande vela. Van Horn e Borckman venivano
sballottati l'uno contro l'altro nell'oscurit dal forte
rollio della goletta, ora che il vento tempestoso accennava
a calare e cominciava a cadere una pioggia tropicale.
- Abbiamo avuto una doppia tempesta, - disse
Van Horn. - Siamo stati investiti a tribordo ed a babordo.
- Si deve essere divisa in due parti proprio prima
di venirci addosso, - aggiunse il secondo.
- Ed ha riservato tutta la pioggia per la seconda
met... - Qui il capitano si interruppe per lanciare
una bestemmia. - Eh! Che diavolo fare tu, ragazzo?
- url all'uomo che manovrava la ruota del timone.
Infatti la vela di brigantino si era improvvisamente
afflosciata, sicch la goletta era andata a finire
contro vento, mentre le vele di prua si gonfiavano,
rovesciandosi in direzione opposta; ci fece indietreggiare
l'Arangi, respingendola quasi lungo la sua
scia ed avvicinandola al punto dove Jerry lottava
contro la morte. Cos l'errore di un timoniere negro
valse a far pendere la bilancia in favore del terrier ed a salvargli la vita.
Van Horn rimise la goletta nella direzione voluta
e, dopo avere ordinato a Borckman di rimettere a
posto i cordami sparsi che ingombravano il ponte,
si accoccol sotto la pioggia e si mise a riparare con
le sue mani i cordami della grande vela che aveva
tagliato col suo coltellaccio durante la tempesta. La
pioggia cominciava a scemare d'intensit, battendo
meno rumorosamente sul ponte, sicch egli pot afferrare
un suono che sembrava venire da sopra le
acque. Smise di lavorare per ascoltare meglio ed improvvisamente,
riconosciuta la voce di Jerry, balz in piedi, pronto all'azione.
- Il cucciolo  a mare! - url a Borckman. - Faccia subito virare!
Corse a poppa, respingendo bruscamente a destra
ed a sinistra i negri di ritorno che gli ingombravano la via.
- Ehi! Voialtri ragazzi! ammainare voi vela brigantino!
Dette un'occhiata alla bussola e prese rapidamente
la direzione dalla quale gli erano sembrati venire i richiami del cane.
- Gira tutto a tribordo! - url al timoniere,
quindi balz verso la ruota e la manovr egli stesso,
continuando a ripetersi ad alta voce Est, nord-est est, nord-est.
Ascolt ancora, con l'occhio sempre fisso sulla bussola,
sperando invano che un altro gemito di Jerry
gli confermasse l'esattezza del suo orientamento; ma
non rimase a lungo inattivo. Sapeva benissimo che
malgrado la sua manovra avesse fatto virare la goletta,
il vento e la deriva non tarderebbero ad allontanarla
dal cucciolo in balia delle onde. Url a
Borckman di venire a poppa e di calare la baleniera
ed intanto si precipit nella cabina per prendervi
la lampadina elettrica ed una bussola portatile.
La goletta era di dimensioni cos esigue che si era
dovuto fissarle a poppa l'imbarcazione a mezzo di
due cavi; mentre il secondo finiva di calare a mare
la baleniera, Van Horn era di ritorno sul ponte.
Senza curarsi dei reticolati, sollev uno ad uno
coloro che si dovevano imbarcare, gettandoli abbasso;
poi si cal a sua volta nella baleniera appendendosi
all'antenna dell'albero di brigantino, gridando le ultime
istruzioni al secondo mentre da bordo mollavano i cavi:
- Tenga pronto un fanale mobile, Borckman.
Continui a virare, senza issare la grande vela. Sbarazzi
il ponte e fissi l'antenna dell'albero maestro.
Poi si mise al timone ed incoraggi i rematori con
un: Washee-washee, bravi ragazzi che in gergo
a bche de mer significava a remate a tutta forza.
Mentre manovrava il timone continuava a proiettare
il fascio luminoso della lampadina elettrica sulla
bussola, per essere sicuro di seguire la direzione
giusta, poi si ricord che la bussola portatile deviava
di due punti rispetto a quella dell'Arangi e si regol di conseguenza.
Ogni tanto ordinava ai rematori di fermarsi, chiamava
Jerry e si metteva in ascolto; faceva descrivere
alla baleniera dei circoli, la faceva andare avanti ed
indietro, controvento o sottovento, rastrellando la
zona di mare tenebroso sulla quale egli riteneva dovesse trovarsi il cucciolo.
- Ora, voi ragazzi ascoltare con orecchio appartenente
a voi, promise ai marinai. Ragazzo che sentire
bambino cane strillare, io regalare a lui cinque
braccia di calic e due volte dieci bastoncini di tabacco.
Non era passata una mezz'ora che egli offriva gi
Due volte dieci braccia di calic e dieci volte dieci
bastoncini di tabacco al primo negro che gli segnalerebbe la presenza del bambino cane.
Intanto Jerry era giunto al limite delle sue forze.
Non abituato a nuotare, mezzo soffocato dall'acqua
salata che continuamente gli penetrava nella bocca
aperta, stava quasi per perdere conoscenza, quando
si accorse per caso del bagliore che mandava la lampadina
elettrica del capitano. Tuttavia, non riscontrando
in essa la minima connessione con la presenza
del Comandante, non se ne occup pi di quanto
si occupasse delle prime stelle che cominciavano a
luccicare in cielo; non gli pass per la mente che
quel bagliore potesse provenire da una stella e parimenti
non si chiese nemmeno se si dovesse attribuire
ad altra causa. Continu a lamentarsi e ad inghiottire
acqua di mare. Ma fin per udire la voce
del padrone e ci lo fece quasi impazzire dalla gioia.
Tent di sollevarsi e tese le zampe anteriori verso
l'oscurit da dove proveniva la voce amata, proprio
come le avrebbe appoggiate sulle gambe del Comandante
se questi gli fosse stato vicino... Il risultato
fu disastroso: una volta uscito dalla posizione orizzontale,
Jerry and subito a finire sott'acqua e quando
ritorn a galla si sentiva soffocare.
Gli spasimi di tale soffocamento gli impedirono
per qualche momento di rispondere alle grida del
capitano che continuava a chiamarlo; ma appena ritrov
fiato bastante, il terrier scoppi in latrati di
gioia. Il Comandante veniva a tirarlo fuori da quell'orribile
acqua salata che lo acciecava e gli mozzava
il respiro, dunque era veramente un dio, il suo dio,
che quale dio aveva il divino potere di salvarlo!
Presto fu in grado di sentire il ritmico cigolio dei
remi negli scalmi e la felicit che esprimeva coi suoi
latrati fu raddoppiata quando ud quanta gioia
echeggiasse anche nella voce del suo dio, che continuava
a lanciargli i suoi incoraggiamenti affettuosi,
senza tralasciare per questo di incitare i rematori:
- Forza Jerry, vecchio mio, coraggio! Voi ragazzi,
washee-washee! Veniamo, Jerry, veniamo subito!
Tieni duro, cucciolo mio, cerca di resistere, siamo
subito da te! Voi, washee-washee come diavoli! Forza,
Jerry, fidati di me, sono qua a salvarti! Piano voi ragazzi, ci siamo ora...
E ad un tratto Jerry, stupefatto, vide sorgere dalle
tenebre che l'avviluppavano l'incerta sagoma della
baleniera e venne acciecato dal fascio di luce
proiettato su di lui... Mentre abbaiava di gioia sent ed
identific la mano del Comandante che lo afferrava
per la pelle del collo e lo sollevava fuori dell'acqua.
Si trov alla fine, bagnato fradicio, contro la maglietta
inzuppata di pioggia del Comandante che se
lo stringeva tra le braccia e cominci a contorcersi,
con la coda mozzata che batteva freneticamente la
mano che lo reggeva, mentre la linguetta rosa accarezzava
follemente il mento, la bocca, le guancie ed
il naso del suo salvatore. Ed intanto l'uomo non si
curava di essere inzuppato come un pulcino, non
pensava che era sotto la minaccia di un nuovo attacco
di malaria, che tutta l'umidit presa e le emozioni
di quella notte farebbero certo aggravare...
Sapeva solo che il suo cucciolo, che gli era stato regalato
da poche ore e che pure gi tanto amava, si
trovava nuovamente sano e salvo tra le sue braccia.
Mentre i negri facevano forza sui remi, maneggi
il timone tenendo la sbarra tra il braccio ed il fianco,
per poter stringere a s Jerry con l'altro braccio.
- Piccolo briccone, piccolo briccone, - gli andava
ripetendo, vezzeggiandolo con queste ed altre affettuose parole.
Ed il cane gli rispondeva con piccoli baci della
lingua color rosa, gemendo e piagnucolando, come
un bambino che si sia smarrito usa fare dopo esser
stato ritrovato; tremava pure in tutto il corpicino,
ma non per il freddo: erano i suoi nervi delicati e
sovraeccitati che lo facevano vibrare tutto di dolcissima emozione.
Quando furono di nuovo a bordo, Van "Horn
espresse al secondo la conclusione dei suoi ragionamenti:
- Il cucciolo non  certo saltato da s a mare,
n vi  stato trascinato da qualche ondata. Io stesso
lo avevo avviluppato e legato nella coperta.
Pass davanti agli uomini dell'equipaggio ed ai
negri di ritorno che ora erano saliti tutti di sopra
ed and a proiettare la luce della lampadina sulla
coperta, ancora giacente sui sacchi di ignami.
- Eccola la prova: la corda  stata tagliata; il nodo
 ancora intatto. Si tratta ora di scoprire chi dei negri abbia osato far ci.
Si mise a scrutare le faccie brune dei negri che
gli stavano intorno, illuminandole una per una e
nel suo volto si poteva leggere un tale furore, una
tale volont di punire il colpevole, che tutti distolsero
lo sguardo od abbassarono gli occhi.
- Se il cucciolo potesse parlare, - disse egli con
rimpianto, - saprebbe certo dirmi chi  stato...
Poi si rivolse subitamente verso Jerry, che gli si
stringeva alle gambe pi che poteva, tanto vicino
che le sue zampette umide posavano sul piede nudo del Comandante.
- Tu lo conosci, cucciolo mio, lo conosci quel
mascalzone di negro, - gli disse parlando in modo
rapido e concitato e gesticolando verso i negri.
In un attimo Jerry parve risvegliarsi e cominci
a saltare da tutte le parti, emettendo brevi ed ardenti latrati.
- Sono sicuro che il cane finir per indicarmelo, -
confid Van Horn al suo secondo. - Forza, Jerry,
cercalo, piglialo, mordilo. Dov', Jerry, dov'?
Cercalo, cercalo...
Tutto ci che il terrier capiva era che il Comandante
lo richiedeva di qualche cosa, voleva che il
suo cane gli cercasse qualche cosa di cui aveva gran
voglia. Jerry ardeva dal desiderio di accontentarlo.
Pieno di buona volont, ma non sapendo cosa esattamente
doveva fare, cominci a saltare qua e l,
mentre il Comandante lo andava incitando con le
sue grida, facendolo eccitare sempre pi. Poi gli balen
improvvisamente un' idea, una vera e propria
idea; il circolo dei negri si apr davanti al terrier
mentre questi si slanciava difilato a tribordo, verso
il punto dove erano ammucchiate le casse dei negri,
ficcava il muso nel nascondiglio del cane della boscaglia
e fiutava: s, il canaccio c'era! Non solo ne
sentiva l'odore, ma poteva anche udirne il ringhio di minaccia.
Interrog il Comandante con lo sguardo... Voleva
egli che desse una lezione al cane selvatico? Ma l'uomo
si mise a ridere ed agit la mano per fargli comprendere
che doveva cercare qualche altra cosa altrove.
Con due salti si allontan, fiutando in tutti i posti
dove l'esperienza gli aveva insegnato che potessero
nascondersi scarafaggi o topi; ma presto si rese conto
che certo non era di ci che il Comandante aveva
desiderio. Provava una voglia irrefrenabile di
rendersi utile, sicch cominci a fiutare le gambe dei
negri, senza bene saperne il perch. Tentativo che
gli valse altri incitamenti ed incoraggiamenti da parte
di Van Horn, che trasformarono il suo ardore in
una vera frenesia. Aveva indovinato! Doveva identificare
i negri dell'equipaggio, distinguendoli dai negri
di ritorno all'odore delle gambe. Continu perci in fretta a fiutarli, passando da uno all'altro, finch arriv a Lerumie.
Allora dimentic di dover fare qualche cosa per
il Comandante: sapeva solo che era stato Lerumie
ad osare di contravvenire al tab che proteggeva
la sua sacra persona, mettendogli le mani addosso e gettandolo a mare!
Urlando dalla rabbia, digrignando i denti, col pelo arruffato, gli si slanci addosso. Lerumie si dette
alla fuga, inseguito da Jerry tra le stridule risate di tutti i negri; fecero cos il giro del ponte e parecchie
volte il cane riusc a danneggiare i bruni polpacci che fuggivano davanti a lui, finch Lerumie
si arrampic sulle sartie dell'albero maestro, lasciando Jerry a fremere di impotente furore in basso.
Gli altri negri si radunarono tutti intorno, pur mantenendosi a rispettosa distanza, ed il Comandante, avvicinandosi a Jerry, diresse sul negro aggrappato ai cordami la luce della lampadina elettrica e si accorse dei lunghi sgraffi paralleli che gli segnavano le dita, prima punizione inflittagli dai denti del terrier quando aveva osato introdurle nella coperta.
Van Horn li indic con gesto significativo a Borckman, che si teneva in piedi dietro agli spettatori, in modo che nessun negro potesse prenderlo alle spalle.
Il Comandante prese in braccio Jerry e ne calm il furore dicendogli: - Jerry, bravo cane! Lo hai segnato col tuo sigillo! Un vero cane, un cane degno di essere uomo!
Poi si rivolse a Lerumie, sempre aggrappato alle sartie, illuminandolo con la lampadina, interpellandolo con voce dura e fredda: - Che nome appartenere a te ragazzo? - gli chiese.
- Io ragazzo Lerumie, - fu la stridula e tremula risposta.
- Tu venire da Pennduffryn?
- Io venire da Meringe.
Il capitano Van Horn rifletteva, pur continuando ad accarezzare il cane. Dopo tutto, si trattava di un negro di ritorno. Tra un giorno o due lo sbarcherebbe e ne sarebbe sbarazzato.
- Parola mia, - prosegu, - io molto in collera contro te. Io gran capo troppo in collera contro te, io in collera molto moltissimo. Perch tu ragazzo gettare cane bambino che appartenere me in acqua?
Lerumie non sapeva cosa rispondere. Roteava disperatamente gli occhi, ormai rassegnato a ricevere quelle frustate che, come ne aveva fatto l'amara esperienza, gli uomini bianchi erano soliti somministrare ai negri.
Il capitano Van Horn ripet la domanda ed il negro continu a roteare disperatamente gli occhi.
- Se tu osare gettare tuo occhio su cane appartenente me, io dare a te una lezione terribile, lo minacci il capitano. Tutto equipaggio sorvegliare te. Se tu provare toccare mio cane, io battere, annientare te. Ma abbastanza speso parole con te, puzzolente ragazzo negro. Capito?
- Io capito, - rispose Lerumie lamentevolmente.
E l'incidente fu chiuso.
I negri di ritorno scesero di nuovo a dormire nel camerone. Borckman fece issare all'equipaggio la grande vela e l'Arangi riprese la sua rotta. Quanto al Comandante, presa una coperta asciutta dalla cabina, si distese e si addorment, con Jerry che gli riposava nell'incavo del braccio, con la testolina appoggiata alla sua spalla.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
La mattina seguente, alle sette, quando il Comandante
si alz, facendolo ruzzolare fuori della
coperta, Jerry celebr l'inizio della nuova giornata
ricacciando il cane della boscaglia nel suo nascondiglio
dal quale aveva osato uscire e fece ridere di
nascosto i negri sul ponte, obbligando coi suoi ringhi
e con la minaccia dei suoi denti Lerumie a fare
un rapido salto da una parte ed a lasciarlo padrone assoluto del ponte.
Fece colazione insieme al Comandante, ma questi,
invece di mangiare, avvolse in una carlina da sigarette
una rispettabile dose di chinino e ci bevve sopra
una tazza di caff, quindi annunci al secondo
che era costretto ad andare in cuccetta, per cercare
di sudare molto e vincere cos la febbre che lo
divorava; ma malgrado i brividi che lo scuotevano,
malgrado che cominciasse a battere i denti, ora che
il sole ardente faceva evaporare l'umidit del ponte
sotto forma di nebbiolina, Van Horn prese Jerry tra
le braccia e lo coccol e lo chiam il suo principino,
il suo reuccio adorato, il suo discendente di re.
Molte volte infatti, davanti ad un bicchiere di
Scotch-and-soda, quando faceva un caldo troppo
snervante per potere andare a letto, Van Horn aveva
sentito vantare da Tom Haggin la genealogia di
Jerry. Genealogia nella quale vi era la pi nobile
discendenza che potesse possedere un terrier irlandese,
a cominciare dall' antico cane lupo irlandese
che l'uomo aveva saputo trasformare e plasmare a
sua volont in meno di due generazioni umane.
Vi era Terrence il magnifico, che, a quanto Van
Horn ricordava, apparteneva alla razza americana
Milton Droleen, discendente dalla regina della Contea
di Atrym Breda Muddler, cagna di sangue nobilissimo
che, come sa chiunque abbia famigliarit
col libro d'oro delle genealogie canine, risaliva fino
ai quasi favolosi Spuds e vantava nella sua ascendenza
relazioni coi Killeney Boys dal manto giallo
e nero e con i Welsh non meglio descritti. Da parte
poi della madre Biddy non risaliva forse fino ad
Erin, progenitrice e vanto della razza, attraverso
una lunga discendenza da Breda Mixer che a sua
volta era un'antenata di Breda Muddler? N bisognava
omettere di menzionare tra tante glorie anche
la discendenza da una pi antica antenata, Moya Doolen!
Intanto Jerry, tra le braccia del caro Comandante,
conosceva tutta la squisita dolcezza di amare e
di essere amato, per quanto potesse capire ben poco
in espressioni come discendente di re e simili,
che per nella sua mente avevano un significato affettuoso,
proprio come i grugniti di Lerumie significavano
odio! Ed un'altra cosa Jerry sapeva, pur senza
rendersene conto: non era col Comandante che
da poche ore, eppure gi lo amava pi di Derby e
di Bob, che insieme a Mister Haggin erano i soli dei
bianchi che avesse conosciuti. Predilezione di cui
per non aveva 1' esatta coscienza. Si limitava ad
amare e ad agire secondo quanto gli dettava il cuore,
o la testa o quell'altro centro del suo organismo
che avesse il potere di far nascere quell'irrefrenabile
passione, tanto piena di delizioso mistero, chiamata amore.
Il Comandante cal abbasso, senza fare attenzione
a Jerry che lo seguiva passo passo e lo accompagn
fino al boccaporto; ma la noncuranza dell'uomo era
dovuta solamente all' attacco di malaria ricorrente.
che gli metteva la febbre nel sangue, lo faceva rabbrividire
in tutto il corpo, dandogli l'impressione
che la testa gli si fosse mostruosamente gonfiata e
che gli ottenebrasse la vista, facendolo camminare
col passo debole e vacillante di un vegliardo o di
un ubriaco. Perfino Jerry ebbe la sensazione che il suo Comandante stava male.
Van Horn, approfittando dei momenti in cui il delirio
incipiente non gli faceva balbettare parole
sconclusionate e non gli sconvolgeva la mente, cominci
a scendere la scaletta per andarsi a coricare
sotto molte coperte in cabina e Jerry, tutto tenerezza,
rimase in silenzio, osservandone la lenta discesa
e con la vaga speranza che, una volta giunto in basso,
gli tenderebbe le braccia e lo prenderebbe con
s. Ma il Comandante non era davvero in grado di
ricordarsi dell' esistenza del terrier; attravers barcollando,
con le braccia largamente aperte per tenersi
in equilibrio, il camerone dei negri e si abbatt
sulla cuccetta della piccola cabina.
Jerry dette prova di essere veramente di razza nobilissima:
moriva dalla voglia di chiamare, invocando
di essere portato in basso anche lui, ma seppe
frenarsi, senza rendersi esattamente conto del perch,
forse vagamente cosciente che il Comandante
essendo un dio doveva essere rispettato come tale e
che quello non era certo il momento di importunarlo
con le sue richieste. Il suo cuoricino era pieno di
tale ansioso desiderio, ma seppe tacere e continu
a struggersi di tenerezza sull'orlo della scaletta,
ascoltando il debole rumore che faceva il capitano dirigendosi verso la cuccetta.
Ma vi  un limite anche alla sopportazione delle
creature pi nobili e Jerry, dopo un quarto d'ora
di vana attesa, non seppe pi contenersi: la giornata
appariva priva di luce per lui dacch l'amato
Comandante, evidentemente assai turbato, era sceso
abbasso. Jerry avrebbe potuto dar la caccia al cane
selvatico, ma ci non gli sorrideva pi, ora. Lasci
perfino passare indisturbato Lerumie, per quanto sapesse
di poterlo assalire e fargli abbandonare il ponte.
Gli effluvi della terraferma vicina venivano a miriadi
a solleticargli le sensibilissime narici, eppure
egli non sembrava accorgersene. Nemmeno la grande
vela, che si agitava e si gonfiava sopra la sua testa,
tra venti contrari che facevano rollare la goletta,
seppe meritare uno sguardo, sia pure ironico, da parte sua.
Gi il terrier provava l'irresistibile bisogno di accovacciarsi
sul ponte, alzare il musetto verso lo zenit
e manifestare a gran voce tutta la sua afflizione,
quando gli balen un'idea. Come fu? Non sarebbe
facile il dirlo, proprio come un uomo non potrebbe
spiegare perch quel giorno, a colazione, prova desiderio
di mangiare dei piselli e sdegna le fave fresche,
mentre ieri stesso aveva preferito le fave ai
piselli; parimenti non sarebbe possibile di stabilire
perch mai un giudice, nel giudicare un accusato,
che sarebbe passibile secondo la legge di pena variante
da cinque a nove anni ed al quale egli infliggesse
una condanna ad otto anni di reclusione, abbia
proprio scelto otto anni invece di cinque o nove
od altra condanna intermedia. E poich neanche gli
uomini, che pure sono almeno semidi, riescono ad
approfondire il mistero della formazione delle idee
e delle cause delle preferenze derivanti da tali idee,
non possiamo pretendere che Jerry, semplice cane,
sapesse il perch delle idee che gli si affacciavano
alla mente e gli suggerivano atti ben definiti, destinati
a raggiungere scopi precisi.
Dunque Jerry, proprio mentre stava per alzare al
cielo i suoi ululati, ebbe coscienza che un'idea, un'idea
completamente differente, si era impadronita
dei suoi centri pensanti. Obbed a quell'idea, come
una marionetta obbedisce ai fili che la fanno muovere,
e corse davanti a s sul ponte, per cercare il
secondo che stava a poppa.
Aveva bisogno di invocare l'aiuto di Borckman,
che era pure lui un dio bianco a due gambe; egli
avrebbe potuto portarlo facilmente fino in fondo alla
ripida scaletta, protetta invece nei riguardi di lui,
povero cane, da un sacrosanto tabu che esso non
avrebbe potuto violare senza disastrose conseguenze.
Ma il secondo non era molto fornito di quelle
facolt di intuizione, che solo possiede chi abbia
un cuore vibrante di amore. Inoltre era molto affaccendato.
Oltre a dover sorvegliare continuamente
la rotta dell'Arangi, facendo manovrare le vele ed
indicando la direzione al timoniere, era obbligato a
tener d'occhio quella parte dell'equipaggio che lavava
il ponte e lucidava gli ottoni; come se ci non
bastasse era pure occupatissimo a sorbire lunghe e
frequenti sorsate da una bottiglia di whiskey, rubata
al capitano, e che egli aveva nascosto nella cavit
tra i due sacchi di ignami, alla base dell'albero maestro.
Borckman, dopo aver minacciato fuoco e fiamme
sul capo del timoniere negro che aveva interpretato
male i suoi ordini, stava proprio per gratificarsi di
un'altra sorsata, quando Jerry gli si par davanti,
sbarrandogli la strada verso la desiata bottiglia. Per
il terrier non si permise di fermarlo, come avrebbe
potuto fermare per esempio Lerumie; non digrignava
i denti, non arruffava il pelo, anzi, tutto
esprimeva dolcezza, invocazione, umilt nel suo corpicino
che, per quanto sprovvisto di parola, pure,
col movimento della coda e dei fianchi, col giuoco
degli occhi che sembravano parlare, sapeva farsi
comprendere da ogni anima sensibile.
Ma Borckman non seppe vedere in lui che un
quadrupede che gli ingombrava la strada, un animale
che egli nella sua arrogante brutalit reputava
suo inferiore; non cap quanta grazia vi fosse nello
spettacolo di quel cucciolo pieno di tenerezza, che
si sforzava di esprimere i suoi sentimenti, tutto proteso
nella sua dolce preghiera di protezione... Non
vide in lui che un vile animale che gli impediva il
passo verso l'agognata bottiglia, che gli metteva nuova
vita nel cervello e lo faceva sognare, sognare tanto
dolcemente di essere quello che non era, un vincitore
della vita invece che un vinto... un animale
importuno perci e che occorreva scacciare senza riguardi.
Ed immediatamente Jerry fu allontanato da un
piede nudo e brutale, la cui percossa aveva tutta la
durezza e l'insensibilit dell'ondata inanimata che
va ad infrangersi sulla diga di roccie prive di vita.
Il cane barcoll sul ponte sdrucciolevole, si rimise
in equilibrio e rimase piantato sulle zampette, contemplando
in silenzio quel dio bianco che l'aveva
trattato cos rudemente; non ringhi, non lo minacci
di rappresaglie come avrebbe fatto con Lerumie
o con qualunque altro negro e non gli venne nemmeno
in mente l'idea di vendicarsi per quell' atto
volgare e scortese: non si trattava di un vile negro,
si trovava di fronte ad una divinit superiore, ad un
dio bianco a due gambe, simile al Comandante, a
Mister Haggin ed a Derby e Bob! Non pens a rappresaglie,
per ne rimase addolorato, come un bimbo
che venga percosso da una madre sciocca e disamorata.
Dolore per che non andava disgiunto da un certo
risentimento. Si rendeva perfettamente conto che
vi erano due differenti generi di rudezza: quella piena
di affetto del Comandante, come quando questi lo
afferrava per la collottola, scuotendolo fino a fargli
sbattere i denti e poi respingendolo bruscamente,
ma in un modo che lo invitava chiaramente a venire
a farsi squassare di nuovo; tale genere di rudezza
mandava in estasi Jerry, che vedeva in essa il modo
di essere in pi intimo contatto con un dio a lui
molto caro, un dio che aveva scelto quella forma per
esprimere il reciproco affetto.
Ma Borckman lo aveva trattato in modo differente,
con un altro genere di rudezza in cui non vi era
traccia di sentimenti affettuosi o di amore. Jerry,
pur non rendendosene esattamente conto, sentiva
quanta differenza vi fosse nel modo di trattarlo dei
due iddi bianchi e, per quanto non reagisse, nondimeno
afferrava tutta l'ingiustizia e la slealt dell'atto
di Borckman. Sicch rimaneva piantato sulle zampette,
dopo essersi rimesso in equilibrio ed osservava
freddamente il secondo, facendo vani sforzi per
comprendere, mentre questi, afferrata la bottiglia,
beveva a garganella; continu a guardarlo con lo
stesso sangue freddo quando quello se ne torn a
poppa e si mise a minacciare e ad imprecare contro
il timoniere. Il povero negro si limit a sorridergli
mettendo in mostra i bianchi denti, con un sorriso
in cui vi era tutta l'umile dolcezza, tutta la sottomissione
con la quale Jerry aveva poco prima invocato aiuto.
Abbandonando quel dio che egli non poteva amare,
n comprendere, il terrier trotterell di nuovo
tristemente verso la scaletta, protendendo appassionatamente
la testolina verso il luogo dove aveva veduto
scomparire il Comandante. Ci che soprattutto
lo turbava e lo eccitava penosamente, era il desiderio
di stare accanto al dio che amava e che era ammalato
ed afflitto. Aveva bisogno del Comandante,
ardeva di stare con lui, prima di tutto perch lo adorava
e poi perch si rendeva vagamente conto che
potrebbe essergli utile. E tale desiderio appassionato,
nella sua giovine inesperinza della vita, lo fece
gemere e piangere di cuore al di sopra della scaletta,
talmente assorto nel suo dolore da non andar
nemmeno in collera contro i negri che sul ponte e
nel camerone sghignazzavano e si prendevano giuoco di lui.
Dalla sommit della scaletta al piancito del camerone
vi erano circa sette piedi. Poche ore prima, gli
era riuscito di arrampicarsi fino in alto; ma il cane
si rendeva conto che il venire gi doveva essere impossibile,
pure, alla fine, os tentarlo. Lo stimolo
di raggiungere ad ogni costo il suo Comandante lo
pungeva a tal segno, che esso, senza neppure provarsi
a scendere, comprendendo che con la testa all'ingi
non riuscirebbe a tenersi alla scaletta e non
potrebbe valersi efficacemente delle zampe e far forza
coi muscoli, spinto dal suo amore, si slanci in
basso con un salto pieno di magnifico eroismo. Aveva
coscienza di rischiare la vita, come se fosse saltato
nella laguna di Meringe, formicolante di coccodrilli;
ma chi molto ama sa immolarsi ed affrontare
qualsiasi rischio ed era l'amore che aveva indotto
Jerry a quel salto, che non avrebbe certo tentato in altre condizioni.
Si abbatt al suolo, picchiando il fianco e la testa,
sicch rimase senza fiato e tutto stordito, ma anche
mentre giaceva in terra, tremante e privo di conoscenza,
muoveva ancora spasmodicamente le zampette
come per correre verso il Comandante. I negri lo
guardavano ridendo e continuarono a sghignazzare
quando la bestiola smise di tremare e stese convulsivamente
le zampe. Era logico che essi, nati e vissuti
da selvaggi, si mostrassero dei selvaggi anche
nella gioia e considerassero lo spettacolo del cucciolo
stordito e forse morto, come cosa comica e tale
da eccitare le pi matte risate.
Ci vollero quattro buoni minuti perch Jerry potesse
riprendere conoscenza e tirarsi su, con gli occhi
annebbiati e riuscendo appena a mantenersi diritto
sul piancito scosso dal rollio, divaricando disperatamente
le zampette. Eppure la prima idea che
gli si affacci alla mente appena rinvenuto fu che
doveva arrivare assolutamente fino al Comandante. I
negri? Non esistevano per lui, tanto era preso dall'ansia
e dall'amoroso desiderio di ritrovare il suo
dio; in quel momento ignorava perfino l'esistenza di
quei selvaggi seminudi, dalle risate chioccie e che,
se non avessero avuto paura del grande padrone
bianco, avrebbero ucciso e mangiato con gioia quel
cucciolo che mostrava tanta disposizione a divenire
un terribile cacciatore di negri. E senza volgere la
testa o batter ciglio, con aristocratico disdegno per
quelle creature di cui non voleva nemmeno notare
la presenza, pass loro dinanzi ed entr nella piccola
cabina, dove il Comandante si dibatteva in preda al delirio.
Jerry che non aveva mai sofferto di malaria, non
poteva comprendere, ma il cuoricino gli diceva che
il Comandante stava male e ci lo turbava assai. Salt
sulla cuccetta, pass sul petto ansante del suo dio
e gli lecc il volto che la febbre inondava di
un sudore acre; ma quegli non lo riconobbe nemmeno
allora ed anzi lo allontan con un violento
gesto della mano, mandandolo a sbattere contro la parete.
Anche questo era stato un atto rude, nel quale
non si poteva vedere dell'affetto, ma di una rudezza
differente da quella del secondo che lo aveva villanamente
preso a pedate. Non era che la conseguenza
della malattia del Comandante. Non che Jerry
arrivasse a tale conclusione mediante un ragionamento,
ma praticamente si regol come se lo avesse
fatto; in verit, dato che malgrado l'esattezza del
nostro linguaggio manca l'espressione adatta, ci limiteremo
a dire che Jerry sent che tra i due atti vi
era una differenza, una nuova sfumatura tra le varie forme di rudezza.
Sedette, appena fuori di portata del braccio che
si agitava convulsivamente, anelando di potersi avvicinare
e leccare ancora il volto del dio che ora
non lo riconosceva, ma dal quale sapeva di essere
amato, e rimase cos, dolente e palpitando, presso il padrone ammalato.
- Ehi, Clancey, - delirava Van Horn, - oggi
abbiamo fatto un bel lavoro e certo la nostra squadra
 quella che ripara meglio le malefatte dei conducenti...
Adopera la leva numero tre, Clancey, e
vatti a mettere sotto l'altro lato... E mentre continuava
la sfilata degli spettri nel suo incubo: Silenzio,
tesoro mio, come fai a parlare cos al tuo caro
babbino a proposito dei tuoi capelli soffici e dorati!
Come se io non avrei saputo pettinarli meglio di
tua madre, tesoro mio, se appena ne avessi avuto il
tempo in questi sette anni... meglio di tua madre!
Non sai che io sono stato il solo ad essere premiato
con medaglia d'oro, nel concorso di coloro che pettinassero
meglio i dolci capelli dell'amata figliuola?...
Senti come fila la goletta! Timoniere, gira tutto!
Spiegate il parrocchetto e le gabbie di trinchetto!
Aprite tutto!... Bella nave, risponde alla manovra
come mai nave ha fatto!... Certo, rilancer fino
al massimo... caro Blackey, se oserai pagare per vedere
le mie carte quanto io offro per vedere le tue,
mi troverai in mano un punto meraviglioso!
E le frasi sconnesse continuavano ad uscire dalla
bocca del capitano, mentre il petto gli ansava e le
braccia continuavano ad agitarsi. Intanto Jerry, rannicchiato
presso la cuccetta, si desolava e piangeva,
non sapendo come fare ad aiutarlo. Quanto accadeva
era incomprensibile per lui, che non sapeva cosa
fosse giuocare a poker e tanto meno mantenere una
nave nella sua rotta, accomodare una vettura tramviaria
oppure pettinare i lunghi capelli dorati
dell' amata figliola in un appartamentino di Harlem....
- Morte tutte e due... prosegu Van Horn, in una
nuova fase del suo delirio. Lo disse in tono calmo,
come se parlasse del tempo che faceva quel giorno,
poi gemette: Oh le belle e folte treccie che ella aveva... erano come fili d'oro...
Rimase immobile per un momento, in un silenzio
rotto solo dai singulti del suo cuore martoriato; Jerry
ne approfitt per insinuarsi tra le sue braccia e
stenderglisi lungo il fianco, con la testolina appoggiata
alla spalla del Comandante ed il nasetto freddo
sulla sua guancia, fremendo di passione al sentire
che il di lui braccio lo andava stringendo e premendo
contro il petto. E la cara mano si pieg e cominci
ad accarezzarlo, mentre il caldo contatto del
corpicino vellutato valse certo ad orientare beneficamente
l'incubo del Comandante, perch questi si
mise a mormorare in tono freddamente ed aspramente
minaccioso: Se qualche negro si azzarda a toccare solamente questo cucciolo mio...
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Finalmente, una mezz'ora dopo, Van Horn cominci
a sudare, di un sudore abbondantissimo
che significava la fine dell'attacco di malaria, cosa
che lo sollev enormemente e fece svanire gli ultimi
vaneggiamenti di delirio che gli annebbiavano il cervello.
Ma era spossato, sicch, dopo avere gettato
via le coperte ed aver riconosciuto ed accarezzato il
terrier, si addorment ad un sonno naturale e benefico.
Dorm per due buone ore, poi si svegli e si avvi
per salire di sopra; giunto a met della scaletta,
depose Jerry sul ponte e torn nella cabina per
prendere una bottiglietta di chinino che vi aveva dimenticato.
Ma non ritorn subito. Il grande cassetto
sotto la cuccetta di Borckman aveva attirato la
sua attenzione: il bottone di legno che lo teneva
chiuso era saltato via, in modo che il cassetto era
scivolato in fuori, tanto che minacciava di cadere da
un momento all'altro. La cosa era molto seria. Van
Horn si rendeva esattamente conto che se il cassetto
fosse caduto sul piancito la notte precedente, durante
la tempesta, l'Arangi sarebbe saltata in aria
con tutti gli ottanta uomini che erano a bordo; infatti
esso era colmo di una eterogenea miscela di
cartucce di gelatina esplosiva, scatole di capsule, rotoli
di miccia, pacchetti di piombo, strumenti di
ferro e scatole di cartucce per fucile, rivoltella e pistola.
Van Horn ne riordin accuratamente il contenuto
e quindi si mun di una vite pi lunga e di
un voltavite e rimise a posto il bottone.
Intanto Jerry correva nuove e poco piacevoli avventure.
Mentre attendeva il ritorno del Comandante,
si accorse che il cane della boscaglia se ne stava
spudoratamente sdraiato sul ponte, ad una dozzina
di piedi dal suo nascondiglio tra le casse. Immediatamente
si irrigid e cominci ad avanzare strisciando;
il successo sembrava assicurato, questa volta,
perch l'avversario teneva gli occhi chiusi e pareva dormire.
Ma proprio in quel momento il secondo, che passava
di l diretto verso la cara bottiglia nascosta tra
i sacelli di ignami, chiam Jerry con voce singolarmente
aspra. Il terrier abbass le piccole orecchie
ed agit il mozzicone di coda in segno di riconoscimento,
manifestando per l'intenzione di continuare
a dare la caccia al suo nemico; ma il rumore
della voce di Borckman fece aprire di colpo gli occhi
al cane selvatico che, scorto Jerry, in un attimo
si slanci nel suo nascondiglio da dove sporse la testa,
digrignando i denti e ringhiando trionfalmente in tono di sfida.
Privato della sua preda dall' imprudente vociare
del secondo, Jerry ritorn verso l'orlo del boccaporto
per vedere se venisse il Comandante; ma Borckman,
il cui cervello era annebbiato dalle troppo frequenti
sorsate, teneva alla sua idea come tutti gli
ubbriachi. Chiam il cane per altre due volte, in tono
di comando, e tutte e due le volte la bestiola abbass
graziosamente le orecchie e scodinzol mostrando
tutta l'affabilit del suo carattere, ma non
si mosse e continu a protendere ansiosamente il
capo al di sopra della scaletta, in attesa del Comandante.
Allora Borckman torn momentaneamente alla
sua prima idea e si avvicin di nuovo alla bottiglia,
sollevandola generosamente in aria; poi la seconda
idea riprese il sopravvento nella sua mente sicch
dopo aver barcollato un pochino borbottando qualcosa
tra i denti ed aver fatto finta di scrutare la brezza
fresca che gonfiava le vele della goletta e la faceva
inclinare sul mare, dopo aver scioccamente tentato
davanti al timoniere di atteggiare i suoi occhi
di ubbriacone alla pi severa sorveglianza, si avanz
con passo mal fermo verso il cane.
Una crudele e dolorosa stretta al fianco ed al muso
fu la prima rivelazione che Jerry ebbe della presenza
dell'uomo; poi il secondo, come aveva visto
farlo al capitano, gli afferr le mascelle, serrandole
fino a fargli scricchiolare i denti, ma con rudezza
totalmente differente da quella piena di affetto di
Van Horn. Gli sballottava la testa ed il corpicino,
facendogli sbattere dolorosamente i denti e fin col
lanciarlo brutalmente da una parte, mandandolo a
sdrucciolare lungo il pendo del ponte.
Jerry per era un vero gran signore, pieno di cortesia
per i suoi eguali ed i suoi superiori e che non
abusava mai coscientemente del suo vantaggio nemmeno
con un inferiore, come per esempio il cane
selvatico, non spingendolo in nessun caso fino alle
estreme conseguenze. Se dava la caccia ed assaliva il
cane della boscaglia, lo faceva molto pi per un esuberante
bisogno di giuoco e di lotta che per tirannica
prepotenza. Ma di fronte ad un superiore, ad un
dio bianco a due gambe quale era Borckman, il terrier
si dominava anche maggiormente e sapeva frenare
qualsiasi impulso istintivo. Non desiderava di
giuocare col secondo nel modo col quale si dilettava
deliziosamente col Comandante, poich, per quanto
anche il secondo fosse un dio a due gambe, non nutriva
per lui il minimo affetto.
Tuttavia Jerry si mostr pieno di cortesia e cominci
a fingere svogliatamente di lottare come gli era
stato insegnato da Van Horn; ma non si trattava che
di una pallida imitazione, perch lo faceva per gentilezza
e senza voglia alcuna. Voleva per dar l'impressione
all'uomo di giuocare realmente ed emetteva
dei latrati che, non essendo spontanei, suonavano falsi.
Agitava con naturalezza ed affabilit il suo mozzicone
di coda, con ringhi pieni di amichevole ferocia;
il secondo, sagace come tutti gli ubbriachi, intu
la verit ed ebbe il sospetto della poca naturalezza
del giuoco del terrier. Certo, Jerry simulava,
ma lo faceva per bont d'animo. Invece quell'ubbriacone
di Borckman si accorse della simulazione,
ma non ne comprese il cortese movente e subito si
dette delle arie da padrone. Dimenticando che lui
stesso non era che un volgarissimo e brutale individuo,
egli tratt come un bruto la gentile bestiola
con la quale egli pretendeva di giuocare come il capitano,
che era invece legato ad essa, da cos simpatici legami di amore.
In queste condizioni, il conflitto era inevitabile,
per quanto le prime ostilit partissero dall'uomo e
non dal cane. Borckman volle trattarlo come un
animale qualunque ed atteggiarsi a suo padrone, cominci
a stringergli il muso con durezza e brutalit
sempre crescenti e fin per scaraventarlo anche pi
violentemente per il ponte, che si inclinava sempre
pi sotto il soffiare della brezza.
Il terrier ritorn all'assalto, arrampicandosi freneticamente
sull'erto pendio, e questa volta non fingeva
pi la collera, ma cominciava realmente a sentirsi
inferocito. Non se ne rendeva ancora conto e
se pur qualche idea gli frullava per la testa era che
stesse continuando il suo giuoco come faceva col Comandante;
per spiegarci meglio, il cane stava prendendo
interesse a quanto faceva, ma un interesse totalmente diverso da quello che provava giuocando con Van Horn.
Ora i denti erano pi rapidi e minacciosi... Nell'azzannare, e con propositi molto meno pacifici,
manc la mano che voleva afferrarlo e venne stretto e lanciato a ruzzolare per il pendo del ponte, anche
pi lontano e brutalmente di prima. Questa volta, bench continuasse a non averne coscienza, era veramente inferocito quando fece forza con le unghiette
per tornare all'assalto. Per il secondo, che malgrado fosse ubbriaco conservava tutta la sua sagacia
di uomo, si accorse prima della bestia di tale cambiamento e ne fu incitato a ributtare il cucciolo
con tutta la bestialit primordiale di un uomo primitivo che, diversamente provocato, avesse voluto
lottare coi piccoli di un lupo da lui rubati nella loro tana tra le roccie.
Ed effettivamente Jerry poteva risalire coi suoi
antenati fino a quei tempi lontani; tra di essi vi
erano anche dei cani lupo irlandesi e molto, molto
prima, gli antichi lupi dai quali discendevano. Jerry
cominci a ringhiare in modo affatto diverso,
mettendo selvaggiamente in mostra i bei denti che
desideravano di sprofondarsi nella mano dell'uomo
quanto glie lo permettesse la loro furia. Il terrier,
ormai completamente dominato dalla sua passione,
era tornato allo stato selvaggio dei suoi antenati delle
epoche primordiali, quasi con la stessa rapidit
di Borckman; questa volta il suo morso lacer la
pelle tenera e sensibile della mano nemica, sprofondandosi
nella carne. I dentini erano pungenti come
spilli, ma Borckman riusc lo stesso ad afferrare la
mascella dell' avversario ed a respingerlo con tanta
brutalit da mandarlo quasi a sbattere contro il basso
parapetto dell'Arangi prima che gli riuscisse di
fermarsi, puntando le unghiette contro il ponte.
Intanto Van Horn, terminato di riordinare ed aggiustare
il cassetto pieno di esplosivi sotto la cuccetta
del secondo, era risalito di sopra e si era fermato,
osservando placidamente la battaglia.
Quello che egli osservava era uno spettacolo che
risaliva ad un milione di anni prima nel tempo, la
lotta di due creature furibonde che, saltando l'ordine
delle generazioni, erano tornate al livello selvaggio
della vita primordiale, prima che i primi bagliori
dell'intelligenza ne addolcissero e rendessero pi
ragionevoli i sentimenti. Gli istinti ereditari agivano
sul cervello dell'uomo e del cane, ricacciandoli indietro
nel tempo. Gli sforzi e l'evoluzione di diecimila
generazioni erano annullati e Jerry ed il secondo
lottavano tra di loro, come l'uomo primitivo dovette
lottare contro il lupo, primo antenato del cane.
N l'uno n l'altro si accorsero di Van Horn, in
piedi sulla scaletta, con gli occhi all'altezza dell'orlo del boccaporto.
Agli occhi di Jerry, Borckman non era pi un dio
bianco, come lui stesso non era pi un terrier irlandese
dal pelame morbido. Entrambi erano tornati
un milione di anni indietro, dimenticando tutti gli
insegnamenti trasmessi loro attraverso tante generazioni.
Jerry non sapeva cosa volesse dire ubbriachezza,
ma si rendeva conto di ci che era sleale e tale
consapevolezza valeva a renderlo furibondo. Borckman
non fu abbastanza svelto a sventare il nuovo attacco
del terrier ed ebbe entrambe le mani crudelmente
morse, prima che gli riuscisse di mandare il cucciolo a ruzzoloni.
E di nuovo Jerry si slanci all'assalto, urlando freneticamente
la sua indignazione come una creatura
selvaggia della jungla. Ma non si lamentava, non arretrava
o si scansava davanti alle percosse, anzi, si
precipitava avanti, tentando di azzannare a volo la
mano che lo minacciava. Finalmente venne ributtato
con tanta violenza, che and a battere dolorosamente
col fianco contro il parapetto e Van Horn url:
- La finisca, Borckman! Lasci in pace il cucciolo!
Il secondo si volt di soprassalto, meravigliato che
qualcuno lo stesse osservando. La voce secca ed autoritaria
di Van Horn lo aveva richiamato indietro
attraverso il milione di anni di civilt dimenticata...
Subito atteggi a goffo ed ossequiente sorriso il
volto sconvolto dall'ira e stava balbettando un Stavamo
scherzando. quando Jerry gli si slanci nuovamente
addosso e conficc i dentini nella mano che l'aveva colpito.
Immediatamente gli istinti selvaggi si risvegliarono
in Borckman; prov ad allungare una pedata al
cane, ma ne fu ripagato con un magnifico morso alla
caviglia. Urlando di rabbia e di dolore, si chin
e sferr a Jerry tra capo e collo un terribile pugno.
Il terrier fece una capriola in aria e venne a battere
col dorso sul tavolato, ma non appena gli riusc
di riprendere la sua posizione eretta stava gi per
precipitarsi di nuovo sull'avversario, quando venne
arrestato di colpo dalla voce del Comandante:
- Fermo, Jerry! Vieni qui!
Obbed, con uno sforzo prodigioso, pur arruffando
il pelo e digrignando i denti nel passare davanti
al secondo. Per la prima volta fece sentire un lamento,
non per paura o dolore, ma perch aveva la
sensazione dell'oltraggio subito ed anelava di riprendere
la battaglia, interrotta suo malgrado solo per obbedire al suo Comandante.
Questi venne avanti, lo prese su e lo accarezz e
vezzeggi, pur non nascondendo al secondo il suo modo di pensare:
- Si dovrebbe vergognare, Borckman! Meriterebbe
di essere fucilato o di avere il capo mozzo per
quanto ha fatto ad un povero cucciolo appena slattato!
Non so chi mi tenga... Non  concepibile... un
cucciolo inoffensivo... Ho piacere che le abbia conciato
le mani in quel modo, se lo  meritato e spero
che i morsi le si infettino! E poi  ubbriaco fradicio!
Vada in cabina e non si azzardi di ricomparire
sul ponte finch non abbia smaltito la sbornia! Siamo intesi?
E Jerry, che era stato ricacciato tanto indietro nel
tempo e nella civilt, lottando contro gli influssi della
selvaggia vita primordiale con tutta la forza di
quell'amore che solo in tempi molto pi recenti gli
era stato acquisito, con tutti gli impulsi selvaggi dell'antico tempo che ancora continuavano ad
echeggiargli debolmente nella gola come gli ultimi brontoli
di un temporale che si allontani, si sent riscaldare
il cuore dalla coscienza della nobilt d'animo e
dell'equit del Comandante. Davvero questi era un
dio giusto, buono, che lo proteggeva e sapeva comandare
con autorit agli altri di inferiori, pronti a strisciare e ad umiliarsi davanti alla sua collera.
...
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...
Capitolo 9.
...
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...
Durante tutto il pomeriggio, Jerry tenne compagnia
al Comandante che era di guardia sul ponte
e che gli fu prodigo di carezze e di esclamazioni
piene di affetto, come: Gott-fer-dang, Jerry, credimi,
sei proprio un cane coraggioso, un cane straordinario,
sei un vero leoncino. Anzi, scommetto che
neanche un leone ce la potrebbe contro di te!
Se Jerry non capiva quelle parole, fatta eccezione
per il suo nome, pure comprendeva che quei suoni
emessi dal caro Comandante significavano lode, ammirazione
e, soprattutto, tanto, tanto amore. E tutte
le volte che Van Horn si chinava verso di lui per
grattarlo dietro le orecchie, per tendere le dita al
bacio della sua linguetta color rosa o per sollevarlo
e stringerselo tra le braccia, il terrier aveva l'impressione
che il suo cuore dovesse scoppiare, tanta
era la felicit che lo riempiva. Quale maggiore delizia
infatti che il sentirsi amato da un dio? Jerry
andava letteralmente in estasi. Era proprio un dio,
un dio reale, tangibile, che viveva e governava il suo
mondo con le due gambe nude ed una fascia intorno
alle reni e questo dio bianco lo amava e gli esprimeva
il suo amore con suoni carezzevoli della bocca
e della gola e con due braccia sempre pronte a cingerlo tanto dolcemente.
Alle quattro, dopo aver visto l'ora con un'occhio
alla posizione del sole che declinava e giudicato
velocit della goletta in relazione alla distanza che
la separava da Su'u, Van Horn scese abbasso e svegli
il secondo scuotendolo bruscamente. Jerry rimase
solo sul ponte finch i due bianchi non tornarono:
ma se non fosse stato sicuro che essi erano in cabina
e sarebbero tornati da un momento all'altro, non si
sarebbe arrischiato a restarvi a lungo. Infatti, man
mano che diminuiva la distanza che separava da Malaita
i negri di ritorno, questi si facevano pi
arditi, dato che ben presto riacquisterebbero la perduta
indipendenza; Lerumie, per non citare che lui
tra gli altri, fissava gi Jerry contraendo la bocca
quasi assaporasse un cibo delicato, come se per lui
il desiderio di vendetta si identificasse con la voglia di mangiarselo.
L'Arangi, sotto la spinta di una forte brezza, si
stava avvicinando rapidamente alla terraferma. Jerry
spiava attraverso i fili del reticolato, fiutando l'aria
ed il Comandante, in piedi accanto a lui, impartiva
ordini al secondo ed al timoniere. La catasta
delle casse dei negri era stata slegata ed i ragazzi
di ritorno erano affaccendati ad aprire e chiudere
le loro cassette; ci che li divertiva maggiormente
erano i campanelli di cui ognuna di esse era munita
e che squillavano ogni volta che i coperchi venivano
sollevati. Prendevano gusto a quel giuoco,
con un piacere infantile ed aprivano e chiudevano
senza interruzione le casse, solo per sentir squillare i campanelli.
Quindici dei negri dovevano venire sbarcati a Su'u
ed ora, gesticolando e vociando selvaggiamente andavano
riconoscendo ed indicando tutti i dettagli dell'unica localit che avessero conosciuto al mondo,
prima di quel giorno in cui, tre anni prima, erano
stati venduti come schiavi dai loro padri, zii o capi trib.
Uno stretto canale, non pi largo di un centinaio
di yarde, dava accesso ad una piccola baia di forma
allungata. Cespugli di mangli ed una densa vegetazione
tropicale si ammassavano sulla spiaggia. Non
vi era traccia di capanne e nessuna creatura umana
si lasciava scorgere, ma il capitano Van Horn sapeva
benissimo che diecine e forse centinaia di paia di occhi umani lo stavano spiando.
- Fiuta, Jerry, fiuta, - incoraggiava egli il terrier.
E la bestia arruffava il pelo, abbaiando in direzione
delle folte piante di mangli, perch il suo fiuto
infallibile gli aveva gi denunciato la presenza dei
negri appostati dietro di esse.
- Se possedessi il suo fiuto, - disse Van Horn a
Borckman, - non correrei pi alcun rischio di perdere la mia testa.
Ma il secondo non rispose e continu tutto imbronciato
il suo lavoro. Non vi era quasi vento nella
baia e l'Arangi vi si avanz lentamente e gett l'ancora
a trenta braccia di profondit; la riva scendeva
talmente a picco che, malgrado l'eccessiva profondit
dell'acqua nel punto in cui aveva dato fondo, la
goletta non si trovava a pi di un centinaio di piedi dai mangli.
Il capitano Van Horn continuava a scrutare ansiosamente
la riva coperta di densa vegetazione.
Su'u godeva di pessima reputazione e, dopo che
quindici anni prima la goletta Bella Hathaway, che
faceva l'incetta di negri per conto delle piantagioni
del Queensland, era stata catturata dagli indigeni
che ne avevano massacrato tutto l'equipagio, l'Arangi era la sola nave che si arrischiasse ad avvicinarsi
a Su'u; anzi, molti bianchi davano del temerario a
Van Horn che osava mettersi a simili rischi.
In lontananza, sulle vette delle montagne che si
ergevano a parecchie migliaia di piedi di altezza,
tra le nubi spinte dai venti alisei, cominciarono a
fumare numerosi fuochi che segnalavano l'avvicinarsi
della goletta. Ormai la presenza dell'Arangi
era nota a tutti gli indigeni, lontani o vicini, eppure,
per quanto la boscaglia fosse a cos breve distanza
si sentiva solo il grido acuto dei pappagalli od il chiacchericcio dei cacatoa.
Venne calata la baleniera e sei uomini dell'equipaggio
vi presero posto, insieme ai quindici negri di
Su'u ed alle loro casse; sotto i banchi, nascoste da
lembi di tela da vele, erano state disposte a portata
di mano dei rematori cinque delle carabine Lee-Enfield.
Sul ponte della goletta, un altro marinaio armato
stava a guardia dell'arsenale di bordo e Borckman
teneva pronto il proprio fucile in posizione di
sparo. Van Horn, seduto a poppa della baleniera
accanto a Tambi che manovrava il timone, aveva
presso di s la sua infallibile carabina. Jerry si appoggi
con le zampette al parapetto e cominci a
guaire ed a lamentarsi nella sua ansia di seguire il
Comandante e questi si lasci intenerire e lo prese con s.
Per il momento, solo chi era imbarcato nella baleniera
correva pericolo; infatti era poco verosimile
che i negri di ritorno rimasti sull'Arangi si ribellassero:
essi erano tutti originari di Somo, di Langa-Langa
e del lontano Malu e, qualora avessero perso
la protezione dei padroni bianchi, potevano essere
certi che la gente di Su'u li divorerebbe, nel medesimo
modo come la gente di Somo, di Langa-Langa
e di Noola avrebbe mangiato dei negri di Su'u.
Il pericolo che correva la baleniera era aggravato
dal fatto che non vi era un'altra imbarcazione che
potesse proteggerla; era uso infatti che tutte le navi
praticanti l'incetta di negri adoperassero due scialuppe
in tutte le operazioni di sbarco, in modo che,
mentre l'una accostava, l'altra rimanesse a poca distanza
dalla riva, pronta a sostenere e difendere in
caso di pericolo coloro che erano sbarcati. Ma l'Arangi,
troppo piccola, non poteva portare due imbarcazioni,
sicch Van Horn, uno dei pi temerari
negrieri, doveva fare a meno di quella essenziale salvaguardia.
Tambi, come gli ordinava a bassa voce il capitano,
diresse la baleniera secondo una linea parallela
alla riva. Arrivarono cos davanti ad un punto dove
finiva il bosco di mangli e dove il terreno, declinando
verso il mare, mostrava traccie di passi umani;
Van Horn comand ai suoi uomini di fermarsi, ma
senza abbandonare i remi e tenendo le spalle volte
verso la baia. Quell' abbozzo di sentiero sembrava
addentrarsi come una galleria nella folta e verdeggiante
parete della vegetazione tropicale, tra magnifici
palmizi ed alberi elevati, dai lunghi rami.
Il capitano, che continuava a sorvegliare la riva
per scoprirvi traccie di vita, accese un sigaro e si
tast la fascia che gli cingeva le reni, per assicurarsi
che vi fosse sempre la cartuccia di gelatina esplosiva
di cui si era fornito. Il sigaro acceso doveva servirgli
ad accendere la miccia, in caso di bisogno;
tale miccia, cortissima, era innescata alla capsula
fulminante ed era regolata in modo da produrre lo
scoppio della cartuccia tre secondi dopo l'accensione,
cosa che esigeva decisione e sangue freddo in
chi avesse dovuto farne uso, perch, in tale brevissimo
spazio di tempo, bisognava affrettarsi a prendere
la mira e lanciare la cartuccia sull'obbiettivo designato.
Per Van Horn non credeva di dover ricorrere
a tali estremit e si era munito della cartuccia
di gelatina solo per precauzione.
Passarono cos cinque minuti senza che nulla venisse
a turbare il profondo silenzio che avvolgeva la
riva. Jerry si mise a fiutare la gamba nuda del Comandante,
come per dirgli che esso era l, accanto
a lui, qualunque fosse il pericolo che li minacciasse
in quel silenzio ostile; poi si alz con le zampe anteriori
appoggiate al bordo della baleniera e continu
a fiutare rumorosamente gli effluvi della terraferma,
arruffando il pelo del collo e ringhiando sordamente.
- Bravo Jerry, essi sono nascosti laggi, - si congratul il Comandante.
Ed il cane, dopo avergli fuggevolmente sorriso con
gli occhi ed avere scodinzolato ed abbassato le orecchie
in segno di amore, continu a leggere la vita
della jungla nella lieve brezza che scuoteva ogni tanto l'aria quasi immobile.
- Ehi! - url ad un tratto Van Horn. - Ehi!
voi ragazzi negri, mostrare subito teste appartenenti a voi!
E subito la jungla che prima appariva disabitata,
si trasform a vista. Un centinaio di muscoli selvaggi
sbucarono da tutte le parti dalla lussuriosa e verdeggiante
parete. Erano tutti armati, chi di fucili
Snider e di vecchie pistole d'arcione, chi di archi
e freccie, di lunghe zagaglie, di clave o di tomahawks
dalle lunghe impugnature. Con balzo felino,
uno di essi salt fino al punto assolato in cui il sentiero
si veniva a perdere in mare. Salvo i suoi ornamenti,
era nudo come Adamo prima del peccato.
Nei capelli neri, crespi e lucenti, era piantata un'unica
penna bianca; una conchiglia fossile di color
biancastro, lunga circa cinque pollici, accuratamente
levigata e terminante a punta alle estremit, gli
attraversava il setto nasale, mentre sul petto gli pendeva
una collana di zanne di cinghiale bianche come
avorio, assicurate ad un cordoncino di fibre di
cocco intrecciate. Una specie di giarrettiera fatta di
candide conchiglie di cauri gli fasciava una gamba
sotto il ginocchio, un fiore di un rosso fuoco gli ornava
un'orecchio, mentre nell'altro, attraverso un
foro, era stata passata una coda di porco, tagliata
cos di recente che ancora gocciolava sangue.
Quell' elegantone della Melanesia era balzato in
pieno sole, impugnando uno Snider di cui si affrett
ad appoggiare il calcio all'anca, rivolgendone la
canna di grosso calibro contro il capitano Van Horn;
ma questi, con eguale rapidit, aveva afferrato la
sua carabina e l'aveva puntata contro il negro. Rimasero
cos, faccia a faccia, con le dita contratte sui
grilletti pronte a dare la morte, separati da appena
quaranta passi; eppure in quello stretto spazio era
contenuto il milione di anni che separa la barbarie
dalla civilt. La cosa pi difficile per un uomo
moderno ed evoluto,  il dimenticare i principi di educazione
ricevuti, ma con altrettanta facilit  pure
pronto a dimenticare di essere un uomo civile per
tornare ad esser simile all'uomo delle caverne, suo
lontanissimo antenato: solo che gli venga detta una
menzogna, che uno schiaffo lo colpisca od un impeto
di gelosia gli morda il cuore, ed in un attimo
un filosofo del ventesimo secolo pu trasformarsi in
un pitecantropo simile ad una scimmia, pronto a
battersi il petto, ad arrotare i denti ed a vedere rosso per l'ira.
Tale era il caso di Van Horn; con questa differenza,
per, che egli era un uomo civilizzato e primitivo
nello stesso tempo, capace di lottare selvaggiamente
con le unghie e coi denti e contemporaneamente
desideroso di conservare le sue abitudini
di uomo del ventesimo secolo, almeno per tutto il
tempo che gli occorresse per potere studiare a fondo
quel negro color ebano dai candidi e lucenti ornamenti,
che gli stava di fronte.
Ancora dieci secondi di silenzio mortale... Perfino
Jerry, inconsapevolmente, smise di ringhiare...
Cento cannibali cacciatori di teste appostati al margine
della jungla, quindici indigeni di ritorno di
Su'u nella baleniera, sette marinai negri che ne componevano
l'equipaggio ed un unico bianco, col sigaro
acceso in bocca, la carabina puntata ed un terrier
irlandese che arruffava il pelo presso il suo piede
nudo, sentirono tutta la fatalit solenne di quel
silenzio, che nessuno di essi sapeva od immaginava
come sarebbe andato a finire.
Finalmente uno dei negri di ritorno fece il segno
di pace dalla baleniera, protendendo la mano aperta
e senza armi e cominci a pigolare nello sconosciuto
dialetto di Su'u. Van Horn continuava ad attendere,
sempre tenendo la carabina spianata. L'elegantone
si decise allora ad abbassare il suo Snider
e tutti gli astanti respirarono pi liberamente.
- Io ragazzo molto buono assai, - afferm il cannibale
con voce chioccia, quasi da uccello.
- Voi ragazzi molto troppo stupidi, - rispose
Van Horn con voce dura, deponendo la carabina;
quindi dette ordine al timoniere ed ai rematori di
voltare la baleniera e si mise a trarre con noncuranza
boccate di fumo dal sigaro, come se un istante
prima la sua vita non fosse stata in giuoco. Parola
mia, continu poi riscaldandosi, che altro nome
dare voi quando puntare fucili contro me? Io non
volere kai-kai (mangiare) voi e mio stomaco non venire
qui per mangiare voi. Vostro stomaco invece
desiderare mangiare me; certo voi ragazzi non voler
kai-kai ragazzi Su'u che appartenere a voi! Ragazzi
Su'u essere fratelli per voi. Molto tempo fa, prima
di tre monsoni, io parlare voi parole sincere, io promettere
ragazzi tornare dopo tre monsoni. Parola
mia, tre monsoni ora passati ed ecco ragazzi tornare
indietro con me!
Intanto la baleniera aveva finito di virare, sicch
ora la poppa si trovava al posto prima occupato
dalla prua, mentre Van Horn, girando su se stesso,
aveva continuato a fissare in faccia l'elegantone armato
di Snider. Dette un altro comando ed i rematori,
voltando nuovamente le spalle al mare, mandarono
la baleniera a toccare la spiaggia, nel punto
in cui cominciava il sentiero ed ognuno di essi, tenendo
il remo pronto in caso di attacco, si assicur
a tastoni del posto esatto in cui il proprio Lee-Enfield
si trovava nascosto sotto la tela da vele.
- Sta bene ragazzi appartenere Su'u sbarcare
qui? - chiese il capitano.
L'elegantone indigeno annu, nel caratteristico
modo usato alle Isole Salomone e cio socchiudendo
gli occhi e muovendo il capo dal basso in alto, con
mossa strana e civettuola.
- Non mangiare voi ragazzi Su'u quando sbarcare?
- Niente paura, - rispose l'altro. - Purch essere
ragazzi Su'u; ma se non essere ragazzi Su'u, allora,
parola mia, nascere grande trambusto. Ishikola,
grande capo nostro padrone, comandare me dirlo
a te: lui dire nessun altro ragazzo entrare boscaglia,
lui dire grande padrone bianco non sbarcare,
lui dire buonissimo grande padrone bianco restare
nave.
Van Horn annu con gesto indifferente, come se
l'informazione avesse scarso valore per lui, per
quanto si rendesse conto che per quella volta Su'u
non gli fornirebbe altra mano d'opera. Fece quindi
sbarcare i negri di ritorno uno ad uno, facendoli
scendere dalla parte di prua ed obbligando gli altri
a non muoversi nel frattempo dai loro posti; precauzione
questa indispensabile alle Isole Salomone, dove
ogni affollamento diveniva pericoloso e non ci si
poteva arrischiare ad avvicinarsi ai negri quando
erano raggruppati. Intanto Van Horn continuava a
fumare il sigaro con signorile noncuranza, sorvegliando
con occhio apparentemente indifferente i
singoli negri che si alzavano e sbarcavano con la
propria cassa sulle spalle. I negri di ritorno sparirono
cos uno ad uno nella galleria che si inoltrava
nella boscaglia e solo allora egli ordin all'equipaggio
della baleniera di far forza di remi verso la goletta.
- Nulla da fare qui, per questa volta, - comunic
egli al secondo. - Sar meglio svignarcela all'alba.
La notte sopraggiungeva rapidamente col finire
del breve crepuscolo dei tropici ed il cielo era gi
pieno di stelle. Non un filo di vento veniva ad increspare
la liquida superficie della baia e la fronte
dei due uomini si imperlava di abbondante sudore
sotto il calore umido e soffocante dell' atmosfera.
Mangiarono svogliatamente sul ponte, asciugandosi
di continuo con l'avambraccio il sudore che colava
loro dalla fronte sugli occhi.
- Mi domando come facciano gli uomini a venire
in questo inferno delle Isole Salomone, - si lament
il secondo.
- Ed a rimanervi, - aggiunse il capitano.
- Sono troppo marcio di febbre, - brontol
l'altro. - Se le lasciassi, ne morirei. Ricordo di
averlo tentato, due anni or sono, ma siccome appena
fa tempo freddo mi ritorna la febbre, arrivai a
Sidney in condizioni pietose, tanto che mi dovettero
portare in barella all'ospedale. L continuai a peggiorare
ed i medici mi dissero che non mi rimaneva
da fare altro che tornare nei paesi dove avevo preso
le febbri se desideravo vivere ancora a lungo; rimanere
a Sidney voleva dire per me terminare rapidamente
di soffrire. Mi impacchettarono su un'altra
barella e mi riimbarcarono: ecco quanto ho visto
dell'Australia durante quel periodo di vacanze! Non
avrei nessuna voglia di rimanere alle Isole Salomone
che io considero un inferno, ma sono obbligato
a rimanervi se non voglio crepare!
Misur ad occhio una trentina di grani di chinino,
li avvolse in una cartina da sigarette, formandone
una pillola che inghiott di un sol fiato, dopo
avervi gettato un' occhiata piena di acredine. Ci
fece ricordare a Van Horn di averne bisogno anche
lui, sicch si affrett ad ingurgitarne un'eguale dose.
- Sar pi prudente mettere a posto il tendone
di protezione, - sugger poi.
Borckman cur allora che alcuni marinai tendessero
una tela incatramata, che pendeva come una
tenda dal sartiame, lungo il fianco della goletta rivolto
verso la riva, precauzione consigliata dai boschi
di mangli distanti appena un centinaio di piedi
e dai quali i negri potevano tirare sull'Arangi.
Van Horn mand Tambi a prendergli in basso il
piccolo fonografo e gli dette l'incarico di far suonare
i pochi dischi sgraffiati ed in cattive condizioni
per il lungo uso. Tra un disco e l'altro, il capitano
si ricord della negretta e volle che venisse su dal
suo buio sgabuzzino per ascoltare la musica; la poverina
obbed, tutta impaurita e tremante al pensiero
che fosse giunta la sua ultima ora; fissava il grande
padrone bianco con occhi sbarrati dal terrore e
continu a tremare per un pezzo, anche quando egli
le ebbe fatto cenno di sedere sul ponte. Il suono del
fonografo non aveva nessun significato per lei: in
lei non vi era che paura, paura per quel terribile
bianco che certo un giorno o l'altro l'avrebbe mangiata.
Jerry si sottrasse per un istante alla carezza del
Comandante per andarle vicino e fiutarla ben bene.
Infatti reputava suo dovere l'identificarla nuovamente
ed ora, una volta per sempre, qualunque cosa
accadesse, per quanti mesi od anni passassero, sarebbe
in grado di riconoscerla. Poi torn dal Comandante
che ricominci ad accarezzarlo con la mano
libera, continuando con l'altra a reggere il sigaro
che stava assaporando.
L'atmosfera umida diveniva sempre pi calda ed
afosa, resa irrespirabile e nauseabonda dal fetore
umidiccio che emanava dalle paludi in cui crescevano
i mangli. Il secondo, al quale le rauche melodie
del fonografo ricordavano tante localit e porti
del vecchio mondo, si era sdraiato bocconi sul tavolato
rovente del ponte, tambureggiandolo coi piedi
nudi e borbottando a voce gutturale una filza di bestemmie.
Van Horn invece, con Jerry ansante sotto
le sue carezze, continuava a fumare calmo e rassegnato,
accendendo un sigaro dopo l'altro.
Ad un tratto il capitano scatt in piedi. Prima che
chiunque a bordo se ne accorgesse, aveva sentito sull'acqua
un leggero fruscio di pagaie; veramente chi
gli aveva fatto tendere l'orecchio era stato Jerry,
che aveva cominciato ad arruffare il pelo ed a ringhiare
sordamente. Prese nella fascia che gli cingeva
le reni la cartuccia di gelatina esplosiva, dette
un'occhiata al sigaro per accertarsi che fosse bene
acceso e si accost al parapetto.
- Che nome appartenere voi? - intim nelle tenebre.
- Io essere Ishikola, - rispose una stridula voce
di secchio.
Van Horn, prima di dire altro, fece girare la fondina
della pistola che portava alla cintura, in modo
da averla meglio a portata di mano e ne estrasse
l'arma a met.
- Quanti ragazzi stare con te? - chiese poi.
- Dieci ragazzi in tutto stare con me, - rispose
la voce senile.
- Accostate allora.
Poi, senza voltare la testa e portando macchinalmente
la mano all'impugnatura della pistola automatica,
Van Horn impart alcuni ordini:
- Tu ragazzo Tambi, prendere lanterna. No, non
mettere quel posto, mettere su sartie artimone ed
aprire bene occhi appartenere te.
Tambi obbed, appendendo la lanterna ad una
ventina di piedi dal punto dove stava il capitano;
cosa che metteva Van Horn in condizioni di superiorit
sugli uomini del canotto poich la lanterna,
abilmente collocata sui fili di ferro spinato che fasciavano
il parapetto, con la luce rivolta verso il
basso, illuminerebbe i negri, lasciandolo invece in
ombra e nella semi oscurit.
- Washee-washee! - ordin egli in modo perentorio,
mentre gli occupanti dell'ancora invisibile canotto
sembravano esitare.
Di nuovo si ud il fruscio delle pagaie e subito
emersero dalle tenebre, nel raggio di luce della lanterna,
l'alta prua nera del canotto da guerra, foggiata
a gondola ed intarsiata in madreperla dai riflessi
argentei; la lunga linea di un canotto senza bilanciere
e gli occhi ed i corpi rilucenti dei cannibali
inginocchiati sul fondo di esso e che manovravano
le pagaie; Ishikola, il vecchio capo, che stava
oziosamente accucciato verso la met dell'imbarcazione,
con una corta pipa di terra spenta tra le gengive
sdentate; ed infine a poppa, come timoniere,
l'elegantone, dalla nera nudit ornata di bianche
decorazioni, con la coda di porco infilata in un orecchio
ed il fiore rosso di ibisco che gli fiammeggiava
sull'altro.
Era gi accaduto che meno di dieci cacciatori di
teste fossero riusciti a prendere d'assalto una nave
negriera avente a bordo solo due ufficiali bianchi;
perci Van Horn strinse risolutamente l'impugnatura
della pistola, pur senza estrarla completamente
dalla fondina, portando ogni tanto con la sinistra il
sigaro alla bocca ed aspirandolo con forza per tenerlo
bene acceso.
- Ehi! Ishikola, vecchio ed emerito farabutto!
- tale fu il saluto col quale Van Horn accolse il
vecchio capo, mentre l'elegantone, facendo forza
sulla pagaia che gli serviva come timone, accostava
il canotto fino a toccare il fianco della goletta.
Ishikola sorrise, guardando in su nella luce della
lanterna con l'occhio destro, l'unico che gli fosse rimasto
dopo che, da giovane, una freccia gli aveva
rovinato l'altro durante una scaramuccia nella
jungla.
- Parola mia! - rispose. - Molto tempo tu non
venire sotto occhio appartenere a me!
Van Horn si prese giuoco di lui in termini incomprensibili,
scherzando sul numero di donne che
aveva di recente aggiunto al suo harem ed al numero
di porci che gli erano costate.
- Parola mia, - conchiuse, - tu ricco, ma troppi
ragazzi tuo canotto!
- Io volere portare a bordo ragazzi per fare chiacchere
con te, - si scus umilmente Ishikola.
- Parola mia, stare notte, - obbiett il capitano;
poi, come facendo un'eccezione alla regola che
non permetteva l'accesso a bordo ai visitatori dopo
il tramonto, aggiunse: - Tu venire a bordo, ragazzi
stare in canotto.
Dopo di che Van Horn aiut cortesemente il
vecchio capo a varcare il parapetto, scostando per
lui il reticolato, e gli permise di raggiungere il ponte.
Ishikola era un selvaggio vecchio e sporco. Uno
dei suoi tambo (tambo  la parola che in dialetto
di Melanesia ed in bche de mer significa tabu)
consisteva nella proibizione che l'acqua toccasse mai
la sua pelle! Lui che viveva presso il mare, in una
regione soggetta agli acquazzoni tropicali, evitava religiosamente
qualunque contatto con l'acqua; non
nuotava mai, non passava a guado corsi d'acqua e
correva sempre in cerca di rifugio durante le pioggie.
Non che questa fosse un'usanza propria della
sua trib, era solo uno speciale a tambo impostogli
dagli stregoni. Ad altri membri della trib era
stato invece proibito di mangiare pescicani o toccare
tartarughe, oppure di avere contatto con coccodrilli
o resti fossili di essi, od anche che mano
di donna li profanasse con la sua carezza od ombra
gettata da una donna attraversasse il loro sentiero.
Ne conseguiva che Ishikola, dato che il suo tambo
gli proibiva di aver contatti con l'acqua, era coperto
di stratificazioni di sporcizia accumulatasi con
gli anni; la sua pelle era coperta di scaglie come
quella di un lebbroso, il volto allampanato e scarnito
per l'et. Zoppicava fortemente a causa di una
vecchia ferita di lancia alla coscia, imperfezione che
gli conferiva un'andatura sbilenca. Il suo unico occhio
sano brillava di luce maligna e Van Horn sapeva
bene che ci vedeva meglio con quell'unico occhio
di lui che ne possedeva due.
Il capitano gli strinse la mano, onore che egli accordava
solo ai capi, e lo invit ad accoccolarsi sul
ponte accanto alla negretta terrorizzata e che ricominci
a tremare, ricordando che, a quanto le avevano
riferito, Ishikola una volta aveva offerto un
centinaio di noci di cocco per poter fare di lei il
piatto di resistenza di uno dei suoi pasti.
Jerry, sempre in vista di una eventuale e futura
identificazione, non pot fare a meno di venire a fiutare
quel vecchio scellerato, nudo, zoppo e per giunta
orbo; dopo averlo fiutato ben bene ed essersi
bene impadronito del suo odore particolare, il terrier
non pot nemmeno impedirsi di ringhiargli contro
minacciosamente, cosa che gli valse una rapida
occhiata di approvazione da parte del Comandante.
- Parola mia, buono kai-kai cane, - disse Ishikola.
- Io dare mezzo braccio moneta conchiglia
avere cane.
Offerta questa generosa per un semplice cucciolo,
se si pensi che una simile quantit di tale moneta,
consistente in conchiglie cauri infilate in un cordoncino
di fibre di cocco intrecciate, equivaleva ad una
mezza sovrana di moneta inglese, a due dollari e
mezzo di moneta americana oppure, in moneta di
scambio, alla met di un porco ben pasciuto.
- Cane valere un braccio moneta conchiglia, -
mercanteggi Van Horn, pur sapendo in cuor suo
che non darebbe Jerry nemmeno per cento braccia
o qualsiasi altro prezzo favoloso che un negro potesse
offrirgli; ma aveva fatto quella controfferta cos
bassa unicamente per non fare sospettare al negro
quanto egli valutasse in realt il figlio dal pelame
dorato di Terrence e di Biddy.
Quindi Ishikola fece notare che la ragazza si era
molto dimagrata e che lui, esperto conoscitore di
simili faccende, non si credeva autorizzato questa
volta ad offrire per lei pi di sessanta noci di cocco.
Dopo le quali amenit, il padrone bianco ed il
capo negro parlarono di molte altre cose, il primo,
cercando di avere il sopravvento valendosi della superiorit
che gli conferiva la sua intelligenza e la
sua istruzione di uomo bianco, e l'altro, forte del suo
intuito e della sua astuzia di uomo di stato primitivo,
sforzandosi di accertare quale fosse l'equilibrio
delle forze umane e politiche che potessero gravare
sul suo regno di Su'u, territorio di dieci miglia quadrate,
confinante da una parte col mare e verso l'interno
con altre trib, con le quali la sua era in un
continuo stato di guerra che durava dai tempi pi
favolosi della storia di Su'u. Fino dai tempi antichissimi
si era tagliato teste e mangiato corpi, ora da
una parte ed ora dall'altra, a seconda della trib
che era stata vittoriosa, ma le frontiere erano rimaste
sempre le stesse. Ishikola, servendosi del rude
gergo bche de mer, tentava di apprendere la situazione
generale delle Isole Salomone in relazione a
Su'u e Van Horn lo contraccambiava con una diplomazia
piuttosto in mala fede, proprio come succede
in tutte le Cancellerie delle varie nazioni.
- Parola mia, - conchiuse Van Horn, - voi
troppo cattivi ragazzi da queste parti. Voi ragazzi
prendere troppe teste, kai-kai troppi lunghi porci
(in gergo bche de mer, per lunghi porci si intendono
uomini fatti arrostire intieri).
- Perch tu dire sempre negri ragazzi Su'u prendere
teste, kai-kai lunghi porci? - replic Ishikola.
- Parola mia, - conferm Van Horn, - troppo
voi cattivi ragazzi questo posto. Di qua, molto vicino,
grande nave guerra, venire Su'u battere forte
forte Su'u.
- Che nome nave guerra che venire Isole Salomone? - si inform il cannibale.
- Grande molto grande Cambrian nome nave,
- ment spudoratamente il bianco, pur sapendo benissimo
che da due anni non vi erano incrociatori
inglesi alle Isole Salomone.
La conversazione stava degenerando in una comica
dissertazione sui rapporti che dovrebbero esistere
tra stati di differente grandezza, quando venne
improvvisamente interrotta dal grido di allarme di
Tambi che, tenendo una lanterna a braccio teso al
di sopra del parapetto per sorvegliare il mare, aveva
fatto una brutta scoperta:
- Comandante, fucili stare dentro canotto!
Van Horn si accost con un balzo al parapetto,
spiando attraverso il reticolato ed Ishikola, malgrado
fosse sciancato, lo raggiunse in pochi secondi.
- Perch fucili stare fondo canotto? - gli chiese
il capitano indignato.
Intanto l'elegantone, a poppa, guardando in alto
con aria indifferente, cercava col piede di rimettere
a posto le foglie verdi che coprivano il fondo, per
nascondere i calci dei fucili che ne spuntavano fuori;
ma non riusc ad altro che a scoprirli maggiormente.
Si chin per riammassare le foglie con la mano,
ma si affrett a rialzarsi sentendo Van Horn che
gli urlava :
- Subito in piedi! Tu levare mani appartenere te
da fondo canotto.
Il capitano se la prese poi col capo negro, facendo
finta di essere in collera con lui per il tanto spesso
tentato stratagemma.
- Perch tu venire qui con fucili stare fondo canotto? - gli domand.
Il vecchio capo di Su'u sbarr l'unico occhio che
possedeva, simulando lo stupore dell'innocenza.
- Parola mia, - continu Van Horn, - io molto
arrabbiato con te. Ishikola, tu essere troppo cattivo
ragazzo. Andare al diavolo fuori bordo.
il vecchio farabutto si affrett a lasciare zoppicando
il ponte, ma con molta pi agilit che non avesse
mostrato nel salirvi, super il reticolato senza bisogno
di aiuto e si lasci cadere con pari sveltezza
nel canotto, gravando intelligentemente sulla gamba
sana. Di l cominci a lanciare sguardi umili in alto,
per chiedere scusa e confermare la sua innocenza.
Van Horn volse il capo da un lato per nascondere
un sorriso, ma scoppi in una risata quando il
vecchio furfante, mostrandogli la pipa vuota, elemosin:
- Forse tu dare me cinque bastoncini tabacco?
Mentre Borckman scendeva in basso per prendere
il desiderato dono, il capitano faceva un sermone
al re negro circa la sacra solennit che hanno le promesse
sincere; dopo di che, gli butt gi attraverso
il reticolato i cinque bastoncini di tabacco.
- Parola mia, - lo minacci, - qualche giorno
io farla finita completamente con te! Tu non buon
amico per restare vicino acqua salata, tu grande stupido
restare boscaglia.
E poich Ishikola tent di protestare, lo fece tacere
dicendogli rudemente :
- Parola mia, tu parlare troppo con me!
Ma il canotto si indugiava ancora; l'elegantone
tastava di nascosto col piede i calci degli Snider sotto
le foglie verdi ed Ishikola sembrava avesse poca voglia
di allontanarsi.
- Washee-washee! - ordin ad un tratto Van
Horn con tono imperativo.
Comando che venne involontariamente obbedito
dai negri che manovravano le pagaie, malgrado che
nessun ordine fosse stato dato loro dal capo o dall'elegantone
e sotto il loro impulso il canotto spar
tra le tenebre circostanti. Immediatamente Van
Horn si spost sul ponte di una dozzina di yarde,
per non rischiare di ricevere una pallottola. Si sdrai
sul tavolato e rimase in quella posizione, ascoltando
il rumore del canotto che svaniva in lontananza.
- Benissimo, ragazzo Tambi, - comand con
calma. - Fare tu andare musica.
E mentre una canzone popolare sgranava il suo
grazioso motivo sul vecchio fonografo, appoggi il
gomito al ponte, aspir una boccata di fumo dal sigaro
e prese carezzevolmente in braccio Jerry.
Pur continuando a fumare, teneva d'occhio delle
nuvole di pioggia che stavano addensandosi in cielo,
velando le stelle. Stava pensando tra quanto dovrebbe
ordinare a Tambi di portare in basso il fonografo
coi suoi dischi, quando gli venne fatto di osservare
che la negretta lo stava fissando con occhi
pieni di muto terrore. Le accenn il suo consenso
socchiudendo gli occhi ed agitando di sotto in su il
volto e, come conferma, le indic con la mano la
scaletta. Ella obbed, come avrebbe potuto obbedire
un cane frustato e demoralizzato, trascinando i
piedi, tremando di un abbietto terrore che la faceva
voltarsi ogni tanto per spiare quel padrone bianco
che ella era sicura avrebbe finito per mangiarla;
ed in tal modo la poverina scomparve nella scaletta,
strisciandovi coi piedi in avanti come un enorme
serpente od un verme dalla grossa testa, con
gran dispiacere di Van Horn, che non sapeva rassegnarsi
di non essere capace di vincere con le sue maniere
gentili gli abissi di tempo e di civilizzazione
che lo separavano dall'infelice.
Il capitano mand gi dopo di lei anche Tambi,
col prezioso fonografo; poi, continu a fumare sul
ponte, mentre che la pioggia rinfrescava dolcemente il suo corpo madido.
L'acquazzone non dur che cinque minuti; quindi
le stelle brillarono di nuovo nel firmamento, una
nebbiolina puzzolente cominci ad alzarsi dal ponte
e dalle paludi di mangli e l'afa soffocante avvolse ogni cosa.
Van Horn sapeva che la cosa era malsana, ma siccome
la sua salute, salvo gli attacchi ricorrenti di
malaria, era di ferro, non si scomod a scendere in
basso e provvedersi di una coperta sotto cui ripararsi.
- A lei il primo turno di guardia, - disse al secondo.
- Domattina all'alba provveder io a salpare, prima di chiamarla.
Appoggi il capo sul braccio destro ripiegato,
stringendo a s amorevolmente col sinistro Jerry e si addorment placidamente.
Tale  la vita avventurosa che uomini bianchi ed
indigeni di razza negra conducono giorno per giorno
alle Isole Salomone, tra battaglie e traffici: i bianchi
lottano strenuamente per conservare le loro teste
attaccate alle spalle ed i negri si sforzano, con
non minore egoismo, di tagliare la testa ai bianchi
e conservare intatta, nel medesimo tempo, la propria anatomia.
E Jerry, che prima non aveva conosciuto che il
mondo costituito dalla laguna di Meringe, apprendeva
ora che anche questi nuovi mondi della goletta
Arangi e dell'isola di Malaita erano in fondo identici
ed assisteva a quella eterna lotta tra bianchi e
negri con un vago bagliore di comprensione.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
All'alba, l'Arangi aveva gi levato l'ncora e l'equipaggio
della baleniera faceva forza penosamente
sui remi per rimorchiare attraverso lo stretto
passaggio la goletta, le cui vele si afflosciavano pesantemente
nell'aria immobile. Ad un certo momento
la goletta, deviando sotto la spinta di qualche corrente
sconosciuta, poco manc non andasse ad infrangersi
contro le scogliere della riva e tutti i negri
imbarcati si strinsero impauriti l'uno all'altro, proprio
come si ammassano le pecore quando echeggia
al di fuori l'ululato del selvaggio predone dei boschi.
Certo, in quel momento erano perfettamente
superflue le grida con le quali Van Horn si mise ad
incitare la ciurma della baleniera: Washee-washee!
Forza, maledetti! I poveretti si sollevavano sui
banchi nello sforzo disperato che facevano sui remi:
sapevano benissimo il destino crudele ed inevitabile
che li attenderebbe se l'Arangi si perdesse sugli
scogli coralliferi e tremavano di una paura del
tutto simile a quella della negretta che gemeva di
terrore nell'infermeria. In passato, pi di un ragazzo
di Langa-Langa o di Somo era stato mangiato
allegramente da quelli di Su'u, proprio come quelli
di Langa-Langa, e di Somo avevano banchettato coi
corpi di ragazzi di Su'u, ogni volta che se ne fosse
presentata l'occasione.
- Parola mia, - fece Tambi, che era al timone,
rivolgendosi al capitano quando il momento critico
fu passato e l'Arangi ricominci ad avanzare liberamente.
- Fratello che appartenere mio padre, molto
tempo fa venire questo posto con grande nave.
Tutti finire in questo posto Su'u. Fratello che appartenere
mio padre pure lui kai-kai da ragazzi
Su'u.
Van Horn si sovvenne parimenti del disastro della
Bella Hathaway, che quindici anni prima era stata
saccheggiata e bruciata dai cannibali di Su'u dopo
che questi ne avevano massacrato tutto l'equipaggio.
Le Isole Solomone erano davvero allo stato selvaggio,
in quei primi anni del ventesimo secolo e certo,
di tutto l'arcipelago, la grande isola di Malaita
era la pi selvaggia.
Pos lo sguardo attento sui pendi dell'isola, seguendone
il profilo fino al monte Kolorat, punto di
riferimento per i navigatori, grande massiccio ricoperto
di foreste, che ergeva le sue vette circondate
di nuvole ad oltre quattromila piedi di altezza; anche
ora che lo stava guardando, sottili colonne di
fumo continuavano ad alzarsi dai suoi pendii e dalle
vette pi basse ed altri fuochi ancora cominciavano
a fumare.
- Parola mia, sghignazz Tambi. Molta quantit
ragazzi stare boscaglia osservare noi con occhio appartenere
loro.
Il capitano sorrise con aria d'intesa. Sapeva perfettamente
come quell'eccellente telegrafo ottico costituito
da segnalazioni a mezzo di fumate, servisse
a propalare la notizia, da villaggio a villaggio e da
trib a trib, che una nave facente incetta di mano
d'opera si trovava nei paraggi.
Per tutta la mattinata l'Arangi, spinta da un'allegra
brezza che si era alzata subito dopo il levar
del sole, continu ad avanzare verso il nord e per
tutta la mattinata la sua rotta venne seguita dalle
segnalazioni dei fuochi, che continuavano ad accendersi
sulle colline verdeggianti. Verso mezzogiorno,
Van Horn, col fedele Jerry sempre alle calcagna, si
mise a prua, osservando attentamente la rotta della
goletta che, navigando contro vento, si addentrava
nel passaggio tra due isolotti coperti di palmizi. Era
davvero il caso di aprire bene gli occhi. Banchi di
corallo affioravano dappertutto dalle profondit dell'acqua
color di turchese, con tutta una gamma di
gradazioni di verde che andavano dal color giada
pi carico al pi lieve pallore della tormalina, e sui
quali il mare metteva ombre cangianti mentre li
lambiva pigramente o quando vi si infrangeva contro
rumorosamente, innalzandosi con mille spruzzi
in alte fontane, che i raggi del sole coloravano di
tutti i colori dell'iride.
Le fumate sulle alture si fecero pi frequenti ed
irrequiete e molto tempo prima che la goletta fosse
entrata nel passaggio, tutti gli indigeni, sia che abitassero
vicino al mare o si nascondessero nei pi
remoti villaggetti della boscaglia, sapevano che una
nave di incettatori di negri si stava avvicinando a
Langa-Langa. Appena furono in vista della laguna,
formata dalla catena di isolotti che si stendeva tutto
intorno alla riva, Jerry cominci a fiutare l'odore
dei villaggi della costa. Una quantit di canotti si
muoveva sulle acque calme della laguna, alcuni facendo
forza con le pagaie, altri servendosi a guisa di
vele di fronzute foglie di palme da cocco, che l'incipiente
aliseo di sud-est gonfiava allegramente. Il
terrier cominci ad abbaiare minacciosamente contro
quelli che pi si avvicinavano all'Arangi arruffando
il pelo del collo ed atteggiandosi ferocemente
a protettore del dio bianco che gli stava accanto; e
dopo ognuna di quelle intimazioni fregava il musetto
fresco ed umido contro la gamba abbronzata
dal sole del suo Comandante.
Una volta penetrata nella laguna, la goletta, giovandosi
di un bel venticello, percorse rapidamente
un mezzo miglio, poi vir, mentre le vele di prua si
afflosciavano e le vele dell'albero maestro e dell'artimone
battevano rumorosamente, e gett l'ncora a
cinquanta piedi di profondit, in acque cos limpide
da permettere di scorgere le grosse conchiglie di
pettine sul fondo corallifero. Non fu certo necessario
calare la baleniera per sbarcare i negri di ritorno
a Langa-Langa, perch centinaia di canotti si affollavano
lungo i fianchi dell'Arangi e quelli vi si
calarono uno ad uno con le loro casse munite di campanello,
accolti dalle clamorose ovazioni di parenti
ed amici.
L'ambiente era cos eccitato, che Van Horn non
permise a nessuno di salire a bordo. Gli indigeni
della Melanesia, a differenza del bestiame, sono altrettanto
pronti ad attacchi improvvisi come a fughe
disordinate. Due uomini dell'equipaggio rimasero
di guardia alle carabine Lee-Enfield nella loro rastrelliera
sul boccaporto; Borckman, con la met
della ciurma, si occup della manovra della goletta
e Van Horn, sempre con Jerry alle calcagna, ed
avendo cura che nessuno gli passasse dietro le spalle,
presiedette alla partenza dei ragazzi che sbarcavano
a Langa-Langa e rimase a sorvegliare l'altra
met dell'equipaggio scaglionata a guardia dei reticolati.
Tutti i ragazzi di Somo ebbero cura di mettersi
a sedere sulla propria cassa, per evitare che
qualche negro di Langa-Langa la gettasse in uno dei
canotti che attendevano.
Dopo una mezz'ora cess tutta quell'agitazione
febbrile intorno all'Arangi, man mano che i negri
tornavano a terra; rimasero solo pochi canotti ed in
uno di questi Van Horn riconobbe Nau-hau, il pi
importante capo di Langa-Langa, e gli fece cenno
di salire a bordo. A differenza della maggior parte
dei capi indigeni, Nau-hau era giovane e, cosa insolita
negli individui della sua razza, era di aspetto
piacente, quasi bello.
- Salve, o Re di Babilonia! - fu il saluto del
capitano, che gli aveva messo quel soprannome a
causa del profilo, secondo lui prettamente semitico,
e dell'espressione tirannica del volto e dei gesti.
Nau-hau si avanzava fieramente sul ponte, completamente
nudo, ma senza provar vergogna di
quella nudit alla quale era abituato fin dall'infanzia;
per tutto abbigliamento, portava una fascia di
corteccia d'albero avvolta intorno alle reni e nella
quale, a contatto con la pelle, era infilato un coltellaccio
senza guaina dalla lama lunga dieci buoni
pollici. In fatto di ornamenti, portava solo una scodella
di porcellana bianca, appesa al collo a mezzo
di una cordicella di fibre di cocco e che gli pendeva
sul petto nascondendone in parte il magnifico giuoco
dei muscoli: era quello il pi grande dei suoi tesori,
perch non si era mai dato il caso che un indigeno
di Malaita fosse riuscito a possedere una scodella
sana, prima di lui!
Ma il suo portamento era talmente regale, che la
scodella che gli ciondolava sul petto non riusciva a
renderlo ridicolo, come non lo rendeva indecente la
sua nudit. Si vedeva che suo padre era stato re prima
di lui e che egli stesso lo aveva superato in grandezza.
Teneva in pugno la vita e la morte e spesso
aveva esercitato il supremo potere dicendo con la voce
stridula e nel dialetto di Langa-Langa ai suoi soggetti:
Accoppa costui e Ammazza quest'altro
oppure Sarai ucciso o Ti faccio grazia della vita.
Siccome suo padre, un anno dopo avere abdicato,
pretendeva stoltamente di metter bocca nel modo
di regnare del figlio, questi aveva chiamato due
uomini ed aveva ordinato loro di legargli intorno al
collo una funicella di fibre di cocco e di stringere
finch non respirasse pi. Un'altra volta, siccome la
sua moglie favorita, madre del suo primogenito,
spinta da sciocco affetto aveva osato di violare uno
dei suoi regali tambo, egli l'aveva fatta uccidere
e, con altrettanto egoismo quanta religiosit, l'aveva
mangiata tutta quanta, compreso il midollo delle sue
povere ossa spezzate, senza darne nemmeno un bocconcino
al migliore dei suoi compagni di bagordi.
Era una creatura regale, per nascita, per
educazione, per il suo modo di agire. La coscienza della
sua regalit si rifletteva sul suo modo di incedere.
Aveva un'espressione regale, proprio come un magnifico
stallone od un leone sullo sfondo giallo fulvo
del deserto possono avere un'apparenza regale. Era
uno splendido uomo primitivo, uno di quei magnifici
tipi di conquistatori e di dominatori, che precorrono
nell'evoluzione tutti gli altri uomini del loro
popolo e che abbiamo visto apparire in passato, in
luoghi ed epoche diverse. Tutto in lui era regale,
dall'atteggiamento del suo corpo perfetto, al portamento
del suo petto, delle sue spalle, del suo capo
eretto, fino al modo insolente col quale guardava attraverso
le lunghe ciglia.
E regale era il coraggio di cui dava prova in quel
momento, rimanendo sull'Arangi malgrado avesse
coscienza di camminare su della dinamite. Come gli
insegnava la sua dolorosa esperienza personale, gli
uomini bianchi erano fatti di dinamite, come di dinamite
erano i misteriosi proiettili apportatori di
morte che essi spesso adoperavano. Ancora adolescente,
Nau-hau aveva fatto parte di una flotta di
canotti da guerra che avevano attaccato un cutter
che incettava legno di sandalo, pi piccolo dell'Arangi.
Non dimenticherebbe mai quell'avvenimento misterioso:
due dei tre ufficiali bianchi eran gi stati
ammazzati e le loro teste abbattute giacevano sul
ponte; l'ultimo superstite, sempre combattendo, era
sceso in basso da appena un minuto... ed improvvisamente
il cutter, con tutto il suo carico prezioso di
ferramenta, tabacco, coltelli e pezze di calic, era
saltato in aria, sminuzzandosi ed annientandosi in
minuti frammenti che avevano ricoperto il mare!
Era stata la dinamite! In essa consisteva la spiegazione
dell'avvenimento misterioso! Quanto a lui, che
per un vero miracolo era saltato in aria con la nave
senza farsi nulla, aveva intuito che i bianchi erano
fatti di pura dinamite, erano plasmati con la stessa
sostanza misteriosa della quale si servivano per
uccidere i rapidi branchi di muggini o con cui, in condizioni
disperate, facevano saltare in aria s e le
navi sulle quali erano venuti dai pi lontani paraggi.
E malgrado ci egli osava camminare su quella
terribile e letale sostanza, di cui sapeva bene che
anche Van Horn era composto, osava camminarvi
con tutta la sua arrogante baldanza, sfidandone la
possibile esplosione!
- Parola mia, cominci egli, perch ragazzi appartenere
me rimanere troppo presso te?
Il rimprovero era giusto e meritato, perch i negri
che Van Horn aveva finito di sbarcare proprio
allora erano rimasti assenti tre anni e mezzo invece
di soli tre anni.
- Tuo parlare fare arrabbiare molto me, - replic
Van Horn; quindi, con molta diplomazia, frug
in una cassa di tabacco segata a met e gli offerse
una manciata di bastoncini, dicendogli: - Molto
meglio tu fumare questo e parlare come buono ragazzo.
Ma Nau-hau, pur desiderando fortemente quel dono,
lo rifiut con dignitoso gesto della mano.
- Molto tanto tabacco stare presso me, - ment
egli. - Perch uno ragazzo appartenere me andare
e non tornare indietro adesso? - chiese severamente.
Van Horn estrasse dalla fascia che gli cingeva le
reni un sottile libriccino di conti di forma oblunga
e cominci a sfogliarne le pagine, con grande impressione
di Nau-hau, stupefatto al vedere che la
dinamite contenuta nel corpo dell'uomo bianco gli
conferisse il misterioso e sovrumano potere di cercare
nelle pagine di un libriccino invece che nella
propria testa, quando voleva ricordarsi di qualche
cosa.
- Sati, - lesse il capitano, indicando col dito il
punto della pagina e guardando alternativamente,
per precauzione, il capo negro che gli stava davanti
ed il suo appunto.
Intanto il cannibale lo osservava e spiava l'occasione
propizia per poterlo prendere alle spalle e potergli
troncare il midollo spinale alla base del cervelletto
con un sol colpo di coltello, operazione nella
quale egli era maestro.
- Sati, - lesse il capitano, - ultimo monsone,
pancia appartenere lui fare molto male, di qui lui
ragazzo Sati finire completamente, traducendo cos
in gergo bche de mer l'appunto del taccuino che
diceva: Morto di dissenteria il 4-8:1901.
- Lui ragazzo Sati molto lavoro, molto tempo, -
conchiuse Nau-hau. - Quanta moneta. appartenere
lui?
Van Horn fece un rapido calcolo mentale in base
ai suoi appunti:
- In tutto fare sei volte dieci sterline pi due
sterline in moneta oro, traduzione dell'inglese: Salario
spettante sessantadue sterline. Io pagare prima
padre appartenere lui anticipo una volta dieci sterline
pi cinque sterline. In tutto ora lui appartenere
quattro volte dieci sterline pi sette sterline.
- Perch tu tenere quattro volte dieci sterline pi
sette sterline? - chiese Nau-hau pronunciando quella
cifra favolosa senza che il suo cervello ne capisse
il reale valore.
Van Horn alz la mano.
- Tu molta troppa fretta, ragazzo Nau-hau. Lui
ragazzo Sati comperare in piantagione cassa liquore
costare due volte dieci sterline pi una sterlina. Ora
in tutto appartenere ragazzo Sati due volte dieci
sterline pi sei sterline.
- Perch tu tenere due volte dieci sterline pi
sei sterline? - ripet ostinatamente il capo.
- Tenere presso me, - rispose brevemente il capitano.
- Tu dare a me due volte dieci sterline pi sei
sterline.
- Io dare a te diavolo che portare via te! - rifiut
il bianco.
Ed il lampo dei suoi occhi azzurri fece pensare il
capo alla dinamite di cui pareva fossero fatti tutti i
bianchi e nel suo cervello riapparve la visione di
quella giornata sanguinosa in cui aveva fatto per la
prima volta conoscenza con la misteriosa sostanza
esplosiva dalla quale era stato lanciato in aria.
- Perch quello vecchio ragazzo stare canotto?
- chiese Van Horn, indicando un uomo di et avanzata
che si indugiava col canotto presso la goletta.
- Lui stare padre appartenere Sati?
- Lui stare padre appartenere Sati, - conferm
Nau-hau.
Il capitano fece cenno al vecchio di salire a bordo,
incaric Borckman di sorvegliare il ponte e Nau-hau
e scese in cabina per prendere il denaro nella
cassaforte. Tornato su, si rivolse direttamente al vecchio,
fingendo arrogantemente di ignorare la presenza
del capo.
- Quale essere nome appartenere te?
- Io ragazzo Nino, - rispose quello con voce tremante.
- Lui ragazzo Sati figlio appartenere me.
Van Horn dette un'occhiata a Nau-hau, come per
chiedergli la conferma e quello annu, col gesto affermativo
in uso alle Isole Salomone. Allora il capitano
cont ventisei sovrane d'oro nelle mani del
padre del morto Sati.
Immediatamente Nau-hau tese la mano ed il vecchio
si affrett a versargli la somma ricevuta; il capo
trattenne per s venti sovrane e si degn restituire
al padre le rimanenti sei. Ci non riguardava
Van Horn, che aveva fatto onore ai suoi impegni e
non si curava delle estorsioni del tirannello a danno
dei suoi sudditi.
Ambedue i padroni, il bianco ed il negro, erano
soddisfatti di loro stessi. Van Horn aveva pagato
quanto doveva esser pagato e Nau-hau, in presenza
del bianco, si era valso dei suoi poteri regali per
derubare Nino del prezzo del lavoro del figlio. Ma
Nau-hau non mancava di alterigia; rifiut il tabacco
che gli veniva offerto e ne compr un'intera cassa,
pagandola cinque sovrane ed insistendo perch
gliel'aprissero subito per dargli modo di riempire la
sua pipa.
- Stare molti buoni ragazzi Langa-Langa? - chiese
Van Horn con imperturbabile gentilezza, tanto
per continuare la conversazione e sembrare indifferente.
Il Re di Babilonia sogghign, ma non si degn di
rispondere.
- Forse io venire passeggiare terra, - disse in tono
di sfida ed in tono enfatico il capitano.
- Forse troppo pericoloso per te, - ribatt l'altro
in eguale tono. - Forse molti cattivi ragazzi
kai-kai te.
A tale minaccia Van Horn, pur non rendendosene
conto, si sent rizzare i capelli, sensazione analoga
a quella che provava Jerry quando arruffava il pelo
del collo.
- Ehi, Borckman, - chiam, - faccia preparare
la baleniera.
Quando questa fu pronta presso il fianco della goletta,
egli vi discese per primo, per indicare la sua
supremazia, quindi invit il capo di Langa-Langa ad
accompagnarlo.
- Parola mia, Re di Babilonia, - gli sussurr all'orecchio
mentre la ciurma si curvava sui remi, -
se uno cattivo ragazzo fare male a me, io subito sparare
a te e mandare inferno; poi subito mandare inferno
tutta Langa-Langa. Tutto tempo che io passeggiare,
tu ragazzo Nau-hau passeggiare presso me.
Se tu non volere passeggiare presso me io finire te
completamente subito.
Ed una volta sbarcati, unico uomo bianco, seguito
da un cucciolo terrier irlandese dal cuoricino traboccante
di amore e da un re negro furibondo' ma
pieno di sacro rispetto per la dinamite dell'uomo
bianco, Van Horn si aggir temerariamente ed a piedi
nudi per una piazzaforte occupata da tremila
negri, mentre quell'ubbriacone del suo secondo se ne
stava sul ponte della piccola nave ancorata al largo
e mentre i suoi marinai negri, coi remi pronti, mantenevano
la baleniera con la poppa rivolta alla spiaggia
in attesa che vi balzasse dentro, fuggendo disperatamente,
l'uomo che essi servivano, ma non amavano
ed al quale avrebbero volentieri tagliato la testa
se non ne avessero avuto un sacro terrore.
Van Horn non aveva mai avuto intenzione di recarsi
a terra e non vi si era indotto che in seguito alla
sfida piena di minaccia del capo negro ed unicamente
per necessit del suo commercio. Per un'ora
intera egli gironzol a casaccio, con la mano destra
sempre a contatto con l'impugnatura della pistola
automatica che gli pendeva al fianco, con gli occhi
che non lasciavano mai Nau-hau che, molto suo malgrado,
gli stava accanto e che, fuori di s dalla rabbia,
era pronto ad esplodere alla minima opportunit.
Tale temeraria gita permise a Van Horn di visitare
una localit che ben pochi bianchi hanno potuto
vedere, poich Langa-Langa, al pari degli isolotti
vicini, perle meravigliose sparse lungo la costa
sottovento di Malaita, era una terra conosciuta
si, ma praticamente inesplorata.
In origine quegli isolotti non erano stati che ammassi
di sabbia e di roccie corallifere, a livello del
mare, spesso ricoperti da un sottile velo d'acqua. Solamente
qualche miserabile creatura costretta alla
fuga, avrebbe potuto condurvi una ancor pi miserabile
esistenza. Ma quelle miserabili creature, quei
poveri fuggiaschi, sopravvissuti a massacri di interi
villaggi, sfuggiti all'ira dei capi ed al fato crudele
che ne voleva fare carne per lo spiedo o per la pentola,
vennero e seppero sopportare tutte le privazioni.
Essi, che non conoscevano che la vita della boscaglia,
seppero abituarsi a vivere presso l'acqua salata
e seppero trasformarsi in una razza marittima.
Impararono a conoscere pesci e molluschi, inventarono
ami e lenze, reti e nasse e tutte le varie astuzie
con le quali si possono catturare gli abitanti del
mare sempre agitato ed in movimento.
Poi quei fuggiaschi rubarono donne dalla grande
isola vicina e crebbero e si moltiplicarono. Quindi,
fatica degna di Ercole, si accinsero a conquistare sul
mare nuove terre, sotto un cielo infuocato. Cinsero
i loro banchi di corallo e di sabbia con mura fatte
di pezzi di roccia corallifera rubati alla grande isola
durante le notti oscure e costruirono forti dighe per
ostacolare l'impeto delle onde, per quanto non avessero
n strumenti, n cemento; simili ai topi che derubano
le abitazioni degli uomini durante la notte,
essi rubarono alla grande isola confinante interi carichi
di terra fertile, trasportandoli coi loro canotti
e ripetendo l'operazione per milioni di volte.
Si successero generazioni infinite, passarono secoli
ed ecco, al posto degli aridi banchi di sabbia a met
sommersi successero come per incanto fortezze
cinte di mura, con aperture destinate al lancio dei
grandi canotti, protette contro le offese della grande
isola vicina dalle lagune, che erano per loro tanti
piccoli mari. Palme da cocco, alberi di banane,
grandi alberi del pane fornirono loro cibo e riparo
contro gli ardori del sole. I loro giardini fiorirono rigogliosi.
I loro lunghi e sottili canotti da guerra misero
a sacco le coste vicine e vendicarono i torti fatti
ai loro antenati facendo strage dei discendenti di
coloro che li avevano perseguitati ed avevano tentato
di mangiarli.
Come i fuggiaschi ed i rinnegati che si erano rifugiati
tra le paludi salate dell'Adriatico, erano riusciti
ad edificare i sontuosi palazzi della potente Venezia
su robuste e ben collocate palafitte, cos quei
poveri negri inseguiti crearono e consolidarono la
loro potenza fino a dominare la grande isola, controllandone
il traffico e le vie commerciali, obbligando
gli abitanti delle boscaglie a rimanervi nascosti
ed a non osare di avvicinarsi all'acqua salata.
E Van Horn se ne andava tranquillamente, tra
quel popolo di marinai che il successo e la fortuna
avevano reso insolente, accettando in anticipo il suo
destino, senza voler credere che una morte violenta
potrebbe coglierlo da un momento all'altro, conscio
di spianare ottimamente il terreno, ai fini dell'incetta
di negri per le piantagioni, ad altri uomini avventurosi
che, meno audaci di lui, rimanevano in
lontane isole.
Quando, dopo un'ora, Van Horn depose Jerry a
poppa della baleniera e vi prose posto a sua volta,
lasci sulla spiaggia un negro di sangue regale stupefatto
ed attonito, sempre pi pieno di rispetto
per quegli uomini bianchi impastati di dinamite e
che gli portavano tabacco, calic, coltelli ed accette,
traendone immancabilmente grande profitto.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Appena tornato a bordo, il capitano fece issare le
vele, lev l'ncora e si diresse controvento verso
Somo, posto sulla laguna a dieci miglia di l. Lungo
il percorso si ferm a Binu, per salutare il capo
Jolinny e sbarcare alcuni negri di ritorno. Quindi riprese
a far vela e giunse a Somo, che per l'Arangi e
per molti di coloro che erano a bordo doveva segnare
la fine ultima e definitiva di ogni peregrinazione.
Van Horn ag a Somo in modo diametralmente
opposto a quello usato a Langa-Langa. Appena ebbe
sbarcato i negri di ritorno, operazione che riusc
a condurre a termine non oltre le tre e mezzo pomeridiane,
invit il capo Bashti a venirlo a trovare.
Questi si affrett ad accettare l'invito e sal sulla goletta,
agile e pieno di energia malgrado l'et avanzata,
cortese ed affabile, tanto che insistette per condurre
con s tre delle sue mogli pi anziane. Concessione
questa senza precedenti, poich il vecchio
capo non aveva mai permesso a nessuna delle sue
donne di comparire davanti all'uomo bianco; Van
Horn se ne sent cos onorato, che volle regalare ad
ognuna di esse una bella pipa di terracotta ed una
dozzina di bastoncini di tabacco.
Il pomeriggio era gi avanzato, il vento aliseo cominciava
a rinforzare e Bashti, dopo essersi fatta la
parte del leone sui salari spettanti ai genitori dei
due negri deceduti, fece grandi acquisti nei magazzini
dell'Arangi. Quando si fece sfuggire la promessa
di permettere l'ingaggio di altri indigeni, il capitano,
che sapeva con quanta facilit i negri cambino
di opinione, insistette per far subito il contratto.
Bashti allora volle temporeggiare e propose di rimandarne
la firma al giorno dopo, ma l'altro torn
ad insistere, affermando che mai si troverebbe occasione
pi propizia della presente e tanto fece e tanto
disse che il vecchio capo sped a terra un canotto
per adunare i ragazzi che erano gi stati prescelti
per il lavoro nelle piantagioni.
- Dica, che ne pensa lei? - chiese il bianco al
suo secondo, il cui sguardo era particolarmente annebbiato.
Il vecchio farabutto non  mai stato cos
cortese... Che nasconda qualche brutta intenzione?
- Quando vogliono fare qualche colpo di mano, i
negri nascondono sempre le loro donne nella boscaglia, - fece osservare Borckman.
- Con questi maledetti negri non si  mai sicuri
di nulla, - brontol il capitano. - Per quanto non
brillino per immaginazione, pure, per una volta, potrebbero
aver studiato qualche nuova astuzia. Ora
Bashti si mostra pieno di bont e di gentilezza, ma
chi mi dice che non finga per potermi sorprendere
meglio? Il fatto che normalmente allontanino le loro
donne prima dell'attacco, non deve farci credere che debbano regolarsi sempre cos.
- Bashti non  abbastanza intelligente per immaginare
certi tiri, obbiett il secondo. In questo momento
gli salta per la testa di mostrarsi gentile e
generoso; non ha forse gi fatto acquisti di merci
per quaranta buone sterline? Ci mi spiega perch
adesso desideri firmare con noi un nuovo contratto
di ingaggio di negri e ci scommetterei che gi spera
che almeno una met di quei disgraziati muoia, per poterne usurpare i salari.
Il ragionamento filava, tuttavia Van Horn scosse il capo.
- In ogni modo, tenga gli occhi bene aperti, lo
ammon, e soprattutto si ricordi che non dobbiamo
mai trovarci in cabina tutt'e due nello stesso momento.
Quello che mi raccomando, niente acquavite,
badi, finch non saremo usciti da questo brutto posto.
Bashti era magrissimo ed incredibilmente vecchio;
lui stesso non avrebbe potuto dire quanti anni avesse,
per quanto sapesse che tutti coloro che aveva conosciuto
da ragazzo fossero gi morti da un pezzo.
Ricordava d'aver visto nascere i pi vecchi della trib
ancora viventi, ma questi, a differenza del loro
capo, erano ormai decrepiti, paralizzati, sdentati,
sordi, con gli occhi cisposi, scossi da tremore senile.
Invece lui era ancora in pieno possesso di tutte le sue
facolt e poteva perfino vantarsi di possedere una
dozzina di denti che, per quanto consumati fino
quasi alle gengive, pure gli permettevano ancora di
masticare. Non aveva pi,  vero, la resistenza fisica
di quando era giovane, ma la sua mente aveva conservato
tutta la sua lucidit e prontezza. Grazie alla
sua intelligenza poteva dire di aver reso la sua trib
molto pi forte di quello che non fosse quando ne
aveva assunto il comando. Fatte le debite proporzioni,
lo si poteva chiamare il Napoleone della Melanesia.
La sua abilit bellica, frutto essa pure della
sua mente viva, gli aveva permesso di ricacciare indietro
oltre i loro confini le trib che abitavano la
boscaglia e le cicatrici che gli coprivano il corpo
vizzo attestavano che aveva combattuto alla testa dei
suoi uomini. Come legislatore aveva sempre cercato
di aumentare la potenza e l'efficienza della sua trib
e come uomo di stato aveva sempre saputo imporre
le sue volont su quelle degli altri capi vicini, sia
che si fosse trattato di stipulare trattati o di accordare
concessioni.
Ed oggi la sua mente, sempre pronta e viva, gli
aveva suggerito una linea di condotta che gli permetterebbe
di trarre in inganno Van Horn e di aver
ragione del grande Impero Britannico, sul quale poco
o nulla sapeva o si immaginava.
Perch Somo aveva una storia, che spiegava la strana
anomalia di una popolazione marittima che viveva
sulle lagune della grande isola, l dove avrebbero
dovuto invece abitare uomini della boscaglia.
Le leggende di Somo gettavano una viva luce fin sui
tempi pi remoti. Un giorno, tanto remoto che riusciva
impossibile determinarne la lontananza nel
tempo, un eroe favoloso, Somo, figlio di Loti che
allora era capo della piazzaforte insulare di Umbo,
aveva avuto a che dire col padre ed era fuggito davanti
alla sua collera, conducendo seco una dozzina
di canotti pieni di giovani suoi seguaci. La loro odissea
era durata per due monsoni e la leggenda voleva
che essi avessero compiuto per due volte il periplo
di Malaita e si fossero spinti in pieno oceano, fino
ad Ugi ed a San Cristobal.
Combattimenti fortunati avevano loro permesso di
rubare delle donne, sicch alla fine Somo, impedito
nelle sue scorrerie dai suoi nuovi sudditi di sesso
femminile e dalla sempre crescente figliuolanza, si
era impadronito di un punto sulla costa della grande
isola, aveva ricacciato nell'interno la gente della
boscaglia ed aveva messo le basi della fortezza marittima
di Somo. Fortezza che dalla parte del mare
era costruita come quelle degli isolotti, con un muro
di cinta in roccia corallifera a difesa delle furie dell'oceano
e delle incursioni dei predoni e nel quale
erano state ricavate apposite aperture per il lancio
dei canotti, mentre verso l'interno, dove si spingeva
verso la jungla, era simile ai tanti villaggi sparsi
per la boscaglia. Ma Somo, il lungimirante capo della
nuova trib, aveva spinto i confini del suo regno
molto avanti nella boscaglia, fino ai primi contrafforti
delle montagne meno elevate e su ogni altura
aveva fondato un villaggio. Solo quando si trattava
di uomini audaci permetteva egli ai fuggiaschi di rifugiarsi
presso di lui; i deboli ed i codardi venivano
implacabilmente mangiati e l'innumerevole fila delle
loro teste mozze che adornavano le tettoie dei canotti
contribuiva ad alimentare le leggende.
Era questa fortezza, col territorio annesso e la trib
che la difendeva, che Bashti aveva ereditato ed
egli aveva saputo ingrandire ancora l'eredit ricevuta.
Ma non era ancora soddisfatto: ecco perch da
molto tempo andava escogitando e maturando nella
sua mente un grande progetto ed ora che tutti i dettagli
ne erano stati stabiliti con prudenza e precisione,
egli moriva dalla voglia di metterlo in atto.
Tre anni prima, la trib di Ano-Ano, distante parecchie
miglia seguendo la costa, aveva catturato una
nave facente l'incetta di negri, l'aveva annientata
insieme a tutto l'equipaggio e si era impadronita di
una quantit favolosa di tabacco, calic, perle di vetro,
merci da scambio, fucili e munizioni.
N la brillante operazione era stata pagata a troppo
caro prezzo. Dopo sei mesi, una nave da guerra
era comparsa nella laguna, aveva bombardato Ano-Ano
e costretto gli abitanti a rifugiarsi nella boscaglia;
quindi aveva sbarcato marinai armati che avevano
inutilmente inseguito i fuggiaschi per i sentieri
della jungla ed avevano dovuto contentarsi di ammazzare
quaranta porci ben pasciuti e di abbattere
un centinaio di palme da cocco! La nave era appena
scomparsa nuovamente in alto mare, che gi gli
indigeni di Ano-Ano avevano abbandonato i loro nascondigli
ed erano tornati al loro villaggio. Le granate
hanno un effetto molto limitato sopra capanne
di erbe intrecciate e che offrono troppa poca resistenza
al loro scoppio: una mezz'ora di lavoro delle
donne e tutto era tornato allo stato primitivo. Quanto
ai porci uccisi, la trib aveva fatto presto ad impadronirsene,
a farli arrostire in buche ricoperte
di ciottoli arroventati, e a mangiarli allegramente.
Anche i teneri germogli dei palmizi abbattuti avevano
fornito un ottimo pasto, mentre le migliaia di
noci di cocco che giacevano al suolo, subito mondate
e spaccate, erano state sottoposte all'azione del sole
e del fumo e convertite in copra, per essere vendute
al primo trafficante che passasse di l con la sua
nave.
Insomma, la punizione inflitta si era risolta in un
allegro banchetto e ci aveva prodotto grande impressione
nella mente dell'avaro e calcolatore Bashti,
il quale pensava che quello che era stato buono per
Ano-Ano, lo sarebbe certamente anche per Somo.
Dal momento che gli uomini che navigavano sotto la
bandiera inglese si limitavano ad uccidere dei porci
o ad abbattere palme da cocco quale prezzo del sangue
versato e delle teste mozzate, Bashti non vedeva
per quale ragione egli non si arricchirebbe come
avevano fatto quelli di Ano-Ano, dato che il prezzo
da pagarsi in un eventuale futuro era tanto inferiore
a quello delle preziose merci di cui si poteva impadronire
immediatamente. Sapeva inoltre che da
pi di due anni non vi erano pi navi da guerra inglesi
alle Isole Salomone.
Fu questa la ragione che fece piegare il capo a
Bashti e gli fece consentire a che i suoi sudditi venissero
condotti a bordo e venduti come schiavi; ma
ben pochi di essi conoscevano le sue intenzioni o lo
credevano capace nemmeno di pensare simil cosa.
I canotti ricominciarono ad affollarsi lungo i fianchi
dell'Arangi, mentre il vento aliseo continuava a
soffiare con forza sempre crescente. Poi le reclute salirono
a bordo, giovani selvaggi timidi come cerbiatti,
sottomessi alla severa legge dei loro genitori e
della trib e che si avviavano uno ad uno verso la
grande cabina della goletta; i genitori, i parenti li
accompagnavano, raggruppandosi per famiglie, desiderosi
di trovarsi di fronte al grande padrone bianco,
che scriveva i nomi delle reclute nel suo misterioso
libro, faceva loro ratificare l'impegno preso di
lavorare per tre anni con un tocco della mano destra
sulla penna con la quale scriveva, e pagava quindi
anticipatamente ed in merci ai capi famiglia il primo
anno di salario.
Il vecchio Bashti stava seduto accanto a lui ed andava
riscuotendo enormi percentuali su ogni anticipo,
mentre le sue tre vecchie mogli, accoccolate ai
suoi piedi, contribuivano con la loro presenza ad accrescere
la fiducia di Van Horn, assai soddisfatto del
modo come prosperavano i suoi affari. Se le cose continuavano
ad andare cos, presto il suo carico umano
sarebbe al completo ed egli non sarebbe obbligato
a fermarsi che pochissimo tempo a Malaita.
Sul ponte, dove Borckman vigilava attentamente,
Jerry andava in giro, fiutando le gambe di tutti quei
negri a lui sconosciuti prima di allora. Il cane selvatico
se ne era andato insieme ai negri di ritorno e
di tutti costoro uno solamente era ritornato a bordo,
Lerumie, presso il quale il terrier pass ripetutamente
e con aria minacciosa, senza che l'altro degnasse
mostrargli di averlo riconosciuto. Lerumie,
che sembrava ignorare la presenza del cane per partito
preso, and in basso una volta e si compr uno
specchietto, poi, con una rapida occhiata, conferm
a Bashti che tutto era pronto per l'esecuzione del loro
piano e non si aspettava che il momento favorevole.
Fu proprio Borckman, sul ponte, a fornire l'attesa
opportunit. Nulla sarebbe successo se egli non
avesse dato prova di noncuranza e di indisciplina,
trasgredendo agli ordini del capitano; ma non aveva
la forza di fare a meno dell'acquavite e non si rendeva
conto della gravit del momento. A poppa, dove
stava lui, il ponte era quasi deserto, mentre al
centro ed a prua, frammista con l'equipaggio, si affollava
una quantit di negri dei due sessi. Si accost
ai sacchi di ignami assicurati alla base dell'artimone
e ne estrasse l'amata bottiglia, non senza essersi
guardato prudentemente alle spalle, prima di
bere. Presso di lui non vi era che una negra inoffensiva,
una donnetta di mezza et, grassa, tozza, brutta,
che stava allattando un bambino di due anni che
le si afferrava ai fianchi; non era certo da parte sua
che vi era da temere qualcosa, tanto pi che era evidentemente
senza armi, per la buonissima ragione
che, essendo completamente nuda non indossava indumenti
sotto ai quali tali armi avrebbero potuto venire
nascoste. Dieci passi pi in l, appoggiato al
parapetto, Lerumie stava in piedi, contemplandosi
nello specchietto di recente acquistato.
Fu dentro quello specchietto che Lerumie vide
Borckman curvarsi sui sacchi, ritornare in posizione
eretta, poi piegare la testa all'indietro, portando
alle labbra l'imboccatura della bottiglia, il cui
fondo guardava il cielo. Lerumie fece allora un segno
con la mano destra ad una donna accovacciata
in uno dei canotti vicini; quella si chin rapidamente,
prese un oggetto in fondo all'imbarcazione e lo
lanci al negro. Era un tomahawk dalla lunga impugnatura,
composto di un'accetta comune da carpentiere
innestata su un manico di fabbricazione indigena,
di legno duro e nero ben levigato, con grossolane
incrostazioni in madreperla e ricoperto di fibre
di cocco per renderne pi salda la presa; il filo dell'accetta
era stato ripassato di fresco ed era stato reso
tagliente come quello di un rasoio.
Il tomahawk vol silenziosamente per aria fino a
Lerumie e dalle mani di questi ripart immediatamente,
lanciato destramente e senza il minimo rumore
in quelle della negra tarchiata, che allattava
il bambino proprio alle spalle del secondo. La donna
afferr l'impugnatura a due mani, mentre il bambino
le si aggrappava disperatamente ai fianchi con
le piccole braccia.
Ma attese a colpire perch, siccome Borckman teneva
la testa piegata all'indietro, la posizione non
permetteva di troncargli con un sol colpo il midollo
spinale sotto il cervelletto. Molti sguardi seguivano
i preparativi della tragedia. Anche Jerry vide, ma
non comprese: malgrado tutta la sua diffidenza per
i negri, non avrebbe mai potuto immaginare che l'attacco
venisse per le vie dell'aria. Tambi, che si trovava
per caso vicino al boccaporto, vide pure lui e
subito fece per prendere una delle Lee-Enfield dalla
rastrelliera; Lerumie si accorse del suo gesto e comand
alla donna con un sibilo di affrettarsi.
Borckman, perfettamente inconsapevole che quello
era l'ultimo istante della sua vita, allo stesso modo
come non aveva avuto coscienza del primo istante in
cui essa era cominciata, abbass la bottiglia riportando
la testa in posizione normale... e l'affilata lama
lo colp profondamente nel punto fatale! Quale sia
stata l'ultima sensazione o pensiero di Borckman, se
pure sent o pens qualche cosa, nell'attimo in cui
gli veniva troncato quel centro vitale, nessun uomo
vivente potr mai saperlo. Nessuna creatura umana,
colpita in quel punto, ha mai pronunciato una sola
parola od emesso un sospiro che potesse indicare
quali fossero state le sue ultime sensazioni od impressioni.
Il corpo di Borckman si afflosci al suolo,
con la stessa rapidit con cui gli era arrivato il colpo
di accetta. Non barcoll, non si abbatt in avanti:
si afflosci, come un sacco pieno di vento svuotato
improvvisamente o come una vescica piena d'aria
che venga punta con uno spillo. La bottiglia gli sfugg
dalle mani prive di vita, cadde sui sacelli di ignami
senza rompersi e lasci sfuggire lentamente tutto
il rimanente whiskey per il ponte.
Tutto si era svolto in modo cos fulmineo, che
Tambi tir una prima volta sulla donna, mancandola,
prima che il corpo del secondo avesse finito
di rovesciarsi sul ponte, ma non fece in tempo a
spararle contro un'altra volta perch la negra, lasciando
cadere il tomahawk ed afferrando il bambino
con ambo le mani, balz verso il parapetto e
si precipit in mare, facendo capovolgere con la sua
caduta il canotto in cui era saltata.
Cento azioni simultanee agitarono la goletta. Dai
canotti che la cingevano da tutte le parti si innalzarono
scintillando e lampeggiando diecine di tomahawks
dalle lunghe impugnature incrostate di madreperla
e vennero ad armare le mani dei cannibali
di Somo in agguato sul ponte, mentre le loro donne
si allontanavano strisciando dal luogo della mischia.
Nello stesso istante in cui la donna scavalcava il
parapetto, Lerumie si era chinato a raccogliere il tomahawk
che ella aveva lasciato cadere, ma Jerry,
comprendendo allora che la battaglia era cominciata,
gli azzann la mano che stava per afferrare l'arma.
Il negro si rialz in piedi, manifestando con un
urlo di rabbia tutto l'odio che covava da mesi contro
il terrier, e, mentre questi stava per morderlo
alle gambe, gli sferr con tutta la forza che aveva un
calcio, che lo colse a met corpo e lo fece volare in aria.
Non era passato un secondo da che Jerry, scagliato
in aria, andava a finire in mare passando al di sopra
del reticolato, mentre i negri di Somo ricevevano
a bordo gli Snider, lanciati dai canotti, quando
Tambi scaric in fretta per la seconda volta la sua
carabina. Lerumie, che quasi non aveva fatto in tempo
ad abbassare il piede che aveva dato il calcio a
Jerry e che stava chinandosi di nuovo per raccogliere
il tomahawk, ricevette la pallottola in pieno cuore
e si abbatt con la faccia avanti sul ponte, accanto a Borckman.
Ma Jerry non aveva ancora toccato la superficie del
mare, che gi Tambi non poteva pi gloriarsi di
quel colpo straordinariamente fortunato, perch, nello
stesso istante in cui aveva fatto partire il colpo,
un tomahawk lo aveva colpito alla base del cranio,
oscurando per sempre davanti ai suoi occhi la brillante
visione del mondo tropicale, col suo oceano ed
il suo sole abbagliante. Quasi contemporaneamente
e con eguale rapidit venne massacrato anche il resto
dell'equipaggio ed il ponte si coperse di sangue e di cadaveri.
Fu tra le detonazioni degli Sniders ed il rumore
di quel macello che la testolina di Jerry emerse dall'acqua.
Una mano maschile si sporse da un canotto
e lo tir su per la pelle del collo; ma per quanto
ringhiasse e si dibattesse, cercando di mordere il
suo salvatore, pure pi che la collera lo agitava ora
un'ansia angosciosa sulla sorte del Comandante.
Sapeva, senza poterlo pensare, che era piombato sull'Arangi
quel disastro supremo da lui vagamente intuito,
quel disastro che segna la fine della vita, che
ogni creatura istintivamente teme, ma che solo gli
uomini chiamano a morte... Aveva visto abbattere
Borckman, aveva visto abbattere Lerumie ed ora
gli giungevano alle orecchie le detonazioni dei fucili
e le grida di trionfo o di terrore dei combattenti...
Si dibatteva cos, sperduto, sospeso in aria per
la pelle del collo, urlando, guaendo, soffocandosi,
finch il negro, disgustato, lo gett rudemente in fondo
al canotto. Subito il terrier si rimise sulle zampe
e spicc un doppio salto: il primo sul bordo del canotto
ed il secondo, disperato e senza speranza, verso
il parapetto della goletta.
Le sue zampe anteriori mancarono il parapetto
per pochi centimetri e ricadde pesantemente in mare.
Torn a galla, bevendo abbondantemente fino a
soffocarne, perch, nella sua frenesia di tornare a
bordo dal suo Comandante, continuava a gemere, a
guaire e ad abbaiare.
Ma un ragazzo di una dozzina d'anni, che aveva
assistito alla prima avventura di Jerry col negro dell'altro
canotto, lo tratt con meno cerimonie, appoggiandogli
sulla testa prima la pala e poi il manico
della pagaia, finch non smise di nuotare, le
tenebre dell'incoscienza piombarono sul piccolo ed
intelligente esserino cos amoroso ed angosciato ed
il negro pot tirare a bordo un povero cucciolo inerte e privo di sensi.
Intanto, gi in basso nella cabina dell'Arangi, proprio
mentre Jerry stava cadendo in acqua lanciatovi
dal calcio di Lerumie, in un attimo Van Horn aveva
finito di esistere. Non per nulla il vecchio Bashti era
divenuto il pi anziano della sua trib e si era. mostrato
il pi saggio di tutti gli infiniti capi che lo
avevano preceduto dai tempi leggendari di Somo. Se
la natura lo avesse favorito facendolo nascere in epoca
e luogo diversi, sarebbe potuto divenire un Alessandro,
un Napoleone od altro grande condottiero;
ma anche quale tiranno di una trib di cannibali,
nel suo limitato regno sulla costa della selvaggia isola
di Malaita, il suo operato era ottimo e veramente straordinario.
Come aveva saputo fingere bene! Simulando cortesia
ed affabilit, affermando energicamente i suoi
diritti regali, egli aveva saputo sorridere a Van Horn,
concedere il suo alto permesso a che i sudditi si impegnassero
a divenire per tre anni schiavi nelle piantagioni,
non dimenticando nemmeno di estorcere la
sua percentuale sugli anticipi sui salari! Aora, una
specie di suo primo ministro e tesoriere, aveva ricevuto
i tributi man mano che gli venivano versati e li
aveva ammucchiati in grandi sacelli di fibre di cocco
finemente intrecciate. Una ragazzetta tredicenne,
snella e liscia di pelle, rannicchiata sopra una panca
alle spalle di Bashti aveva continuato a scacciargli
le mosche dal capo augusto agitando lo scacciamosche
regale. Ai suoi piedi, accovacciate sul piancito,
stavano le sue tre vecchie mogli e la pi anziana
di esse, sdentata e tremante, si affrettava a porgergli
un paniere fatto di foglie di pandano rozzamente intrecciate,
ogni volta che egli le faceva un cenno col capo.
E Bashti, con le vecchie, ma fini orecchie, pronte
ad afferrare qualunque rumore sospetto che potesse
venire dal ponte, aveva continuato a far cenno col
capo e ad attingere con la mano nel canestro che ogni
volta gli veniva porto, ritirandone ora una noce di
betel, con l'immancabile pezzetto di calce e l'indispensabile
foglia verde nella quale involgerli, ora
del tabacco col quale riempire la corta pipa di terracotta,
ora, e molto spesso, per prendervi i fiammiferi
coi quali accendere la pipa che sembrava non
volesse tirare e si spegneva frequentemente.
In ultimo, si pu dire che il canestro non avesse
mai lasciato le sue mani, finch finalmente vi attinse
per l'ultima volta. Fu nel momento in cui il tomahawk
della negra aveva abbattuto sul ponte Borckman
e quando Tambi le aveva sparato contro per la
prima volta. La vecchia mano grinzosa di Bashti, una
mano il cui dorso era solcato da una rete di vene
prominenti dalle quali la carne sembrava essersi ritirata,
estrasse dal paniere una enorme pistola, di
fabbricazione cos antica che avrebbe potuto appartenere
ad una delle teste rotonde di Cromwell o
ad uno dei compagni di Quiros o di La Perouse; una
vecchia pistola a pietra focaia, lunga come un avambraccio
umano e che lo stesso Bashti aveva caricato
in quel pomeriggio.
Il gesto del re negro era stato rapidissimo e per
quanto altrettanto rapido nelle sue azioni fosse stato
anche Van Horn, pure non fece a tempo ad impedire
che il destino si compisse. Mentre la sua mano
afferrava la modernissima pistola automatica che
gli pendeva sulle ginocchia nella sua fondina, la pistola
centenaria spar e la carica a mitraglia gli produsse
una orribile ferita, fulminandolo e chiudendogli
nella strozza l'ultimo Gott-fer-dang, mentre
le sue dita inerti, che gi avevano estratto l'arma
dalla fondina, la lasciavano cadere al suolo.
Ma l'antichissima pistola, per l'eccessiva carica di
polvere nera, scoppi tra le dita di Bashti. Mentre
Aora, con un coltellaccio preso non si sa dove, staccava
la testa del padrone bianco, il re negro contempl
sogghignando l'indice della mano destra che
gli pendeva, attaccato solo ad un lembo di pelle; lo
afferr con l'altra mano, lo strapp via con una rapida
torsione e ridendo malvagiamente lo gett, come
per giuoco, nel paniere di foglie di pandano che
la moglie continuava a tenere con una mano, mentre
con l'altra si comprimeva la fronte sanguinante, lacerata
da una scheggia della pistola scoppiata.
Contemporaneamente, tre giovani reclute, aiutate
dalle loro famiglie, avevano atterrato l'unico marinaio
che si trovava in cabina ed ora lo stavano finendo.
Bashti, che la vecchiaia aveva reso filosofo
e che non si curava del dolore e tanto meno della
perdita di un dito, rideva e commentava con voce
chioccia la soddisfazione e l'orgoglio di aver saputo
compiere cos mirifica azione, mentre le sue tre vecchie
mogli, che vivevano solo per eseguire i suoi ordini,
strisciavano ai suoi piedi, continuando nelle
loro abbiette e servili congratulazioni ed adorandolo
come un dio. Erano vecchie ormai, ma se erano
riuscite a vivere tanto a lungo, ci era stato loro possibile
solo grazie al di lui regale capriccio; e si agitavano,
riempiendo l'ambiente del loro pigolio confuso
e delle loro smorfie, prostrate davanti a colui che
aveva su loro potere di vita e di morte, al vecchio re
infinitamente saggio e che anche ora aveva dimostrato
di non aver perso nulla della sua sagacia e
della sua saggezza.
Intanto la scarna e terrorizzata negretta, simile ad
un coniglio spaventato sul limitare della sua tana,
era uscita strisciando sulle mani e sui piedi dall'infermeria
e contemplava la scena, certa questa volta
di non poter sfuggire alla pentola dei cannibali.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Jerry non seppe mai quello che era successo a bordo
dell'Arangi, sapeva solo che anche questo
mondo non esisteva pi, poich l'aveva visto distruggere.
Il ragazzo che gli aveva tenuto la testa sott'acqua
con la pagaia, gli leg le zampe per maggior sicurezza
e poi lo depose sulla spiaggia, dove non tard
a dimenticarlo nella confusione e nel trambusto
del saccheggio della goletta.
La graziosa nave in legno di teak venne rimorchiata
dai lunghi canotti fino alla riva, a poca distanza
dal punto in cui giaceva il terrier, al di l del
muro di cinta in roccia corallifera. Furono accese
tutte le lanterne di bordo, grandi e numerosi fuochi
arsero sulla spiaggia e l'Arangi venne vuotato di
tutto il suo prezioso contenuto. I minimi oggetti trasportabili
furono deposti a terra, dalla sua zavorra
di rottami di ferro al sartiame ed alle vele. Nessuno
dorm quella notte, a Somo; perfino i bambini appena
slattati sgambettarono intorno ai fuochi dove
venivano preparate le carni per il banchetto o si
sdraiarono sulla sabbia per digerire. Alle due del
mattino, Bashti dette ordine di incendiare la goletta
e Jerry, morente di sete, che giaceva al suolo,
abbandonato e con le zampe legate, esausto per il
gran piangere e gemere che aveva fatto, vide andare
in fiamme e svanire in fumo quel mondo galleggiante
di cui aveva potuto godere per cos breve
tempo.
Alla luce di quel gran rogo, Bashti distribu il
bottino. Tutti, anche i pi infimi membri della trib,
ricevettero la loro parte; perfino i miserabili
schiavi originari della boscaglia, che il terrore di essere
mangiati non aveva mai abbandonato da che
erano stati fatti prigionieri, ebbero ciascuno una
pipa di terracotta e parecchi bastoncini di tabacco.
Bashti per non aveva distribuito la maggior parte
del carico, che aveva fatto portare nella sua grande
capanna in fogliame. Ma tutta la dovizie di attrezzi
ed accessori venne stipata nelle numerose tettoie per
canotti, mentre gli stregoni, nelle loro capanne consacrate
alle arti infernali, cominciavano a preparare,
su focherelli dal fumo soffocante, le teste delle
numerose vittime; infatti, oltre agli uomini dell'equipaggio,
vi erano pure a bordo dell'Arangi una
buona dozzina di negri di ritorno di No-ola e parecchi
altri di Malu, che Van Horn non aveva ancora
potuto riportare ai loro paesi.
Per, non tutti questi negri erano stati uccisi, perch
tali erano stati gli ordini severi impartiti da
Bashti. Questi infatti non aveva voluto che il massacro
fosse generale e ci non per bont d'animo,
ma piuttosto per un senso di saggia previdenza, che
gli consigliava di rimandare ad altri tempi quel macello,
al quale certo nessuno di essi sarebbe sfuggito,
prima o poi. Bashti non aveva mai visto il ghiaccio,
n aveva mai saputo che esistesse ed era assolutamente
profano nell'arte di conservare i cibi a mezzo
di apparecchi refrigeranti. L'unico modo che egli
conoscesse per conservare fresca la carne, era quello
di mantenerla viva, sicch i prigionieri erano stati
ammassati sotto la pi grande delle tettoie per canotti,
quella che serviva di sala di riunione per gli
uomini e dove nessuna donna poteva penetrare, sotto
pena di morte per tortura.
Legati ed impaccati come fossero polli o porci, i
poveretti erano stati gettati sul piancito di terra fortemente
battuta, sotto il quale, a poca profondit,
riposavano i resti di antichi capi, mentre sul loro
capo, avvolti in sudari di erbe intrecciate, dondolavano
gli avanzi di due generazioni di antenati di
Bashti, suo padre compreso. La negretta dell'infermeria
era pure stata deposta sotto la tettoia, dato
che doveva venire mangiata e che la proibizione del
tab non riguardava le donne condannate a finire
nella pentola; giaceva l, sul suolo, accanto a quegli
stessi negri che l'avevano infastidita e si erano
presi giuoco di lei, facendole credere che Van Horn
volesse ingrassarla per farne poi un pasto migliore.
Anche Jerry era stato gettato a raggiungere gli altri
sul suolo. Agno, lo stregone capo, aveva inciampato
su di lui sulla spiaggia ed aveva ordinato di
portarlo nella tettoia per canotti, malgrado le proteste
del ragazzo che lo reclamava come sua propriet.
Mentre ve lo portavano, era passato vicino
ai fuochi dove si preparava il banchetto ed il suo
fine olfatto gli aveva rivelato che razza di carni vi
si stesse cucinando! Era la prima volta che sentiva
tale odore, sicch cominci a rizzare il pelo, a ringhiare
ed a tentare disperatamente di liberarsi dai
suoi legami. Parimenti, appena si trov nella tettoia,
cominci a minacciare i suoi compagni di prigionia
poich, non rendendosi conto delle miserevoli condizioni
in cui versavano, lui che era stato educato
a vedere in ogni negro il nemico secolare, li teneva
responsabili della catastrofe che aveva coinvolto
l'Arangi ed il Comandante.
Jerry infatti non era che un cucciolo, dalle facolt
intellettuali necessariamente limitate come quelle di
tutti i cani e che per giunta aveva ancora ben poca
esperienza del mondo; ma non continu a lungo a
ringhiare di rabbia contro di essi, perch presto intu
vagamente che anche quei negri non dovevano
essere felici. Alcuni avevano riportato crudeli ferite
e non cessavano di gemere e di lamentarsi e Jerry,
per quanto molto confusamente, si rese conto che la
sorte si era mostrata crudele con loro quanto con
lui. Certo il povero terrier si trovava in una condizione
veramente penosa. Giaceva sul fianco, con le
zampe cos strettamente legate che le corde gli laceravano
la carne ancora tenera e gli arrestavano la
circolazione del sangue; inoltre moriva di sete e
boccheggiava, con la lingua e la gola riarse e disseccate,
in quell'atmosfera torrida ed afosa.
Era proprio un luogo di dolore, quella tettoia per
canotti che echeggiava di pianti e di sospiri, con
tutti quei cadaveri sepolti nel suolo che pareva composto
solo di essi, con tutte quelle creature, che presto
sarebbero anch'esse dei cadaveri, disseminate in
terra, con quegli altri cadaveri che dondolavano sopra
le teste dei prigionieri nelle loro aeree sepolture,
coi lunghi canotti dipinti di nero che le alte
prue facevano sembrare mostri voraci dai lunghi
becchi! Scena infernale vagamente illuminata dagli
oscillanti bagliori di un focherello, presso cui sedeva
uno degli anziani di Somo, tutto assorto nel
suo interminabile compito di affumicare una testa
umana. Era un vecchio avvizzito, cieco, sfinito dall'et,
che si muoveva come una scimmia gigantesca,
borbottando parole confuse e facendo mille smorfie,
mentre voltava e rivoltava la testa appesa sopra il
focolare, aggiungendo continuamente sul fuoco manciate
di midollo d'albero marcito, che bruciavano
innalzando dense volute di fumo acre.
I bagliori del fuocherello illuminavano intermittentemente
l'ambiente ad una sessantina di piedi all'intorno,
facendo intravedere le traverse incrociate
della tettoia ed il soffitto, rivestito di stuoie di fibra
di cocco, intrecciate con barbaro disegno in cui
si alternava il bianco ed il nero e che il fumo dei
fuochi aveva finito per macchiare di una patina quasi
uniforme di un bruno giallastro. Dalle alte traverse,
assicurate a lunghe funicelle di fibra di cocco,
pendevano delle teste di nemici prese in passato
nelle scorrerie di terra o di mare. Tutto contribuiva
a dare un'impressione di morte e di rovina in quel
luogo sinistro, anche quel vecchio rimbecillito che,
mentre preparava sul fumo la testa di un morto, si
avviava tremando per l'et alla putrefazione del sepolcro.
Verso l'alba, una ventina di uomini di Somo, vociando
ed ansando come dannati, trascinarono sotto
la tettoia un altro grande canotto da guerra e si fecero
largo, respingendo a pugni, calci e spintoni i
prigionieri ammucchiati per far lasciar libero lo
spazio destinato ad essere occupato dal canotto. Non
si poteva davvero dire che usassero maniere cortesi
con tutta quella carne umana che la sorte
benigna e la saggezza di Bashti avevano loro elargito!
Rimasero per un poco seduti sotto la tettoia, tutti
fumando le loro pipe di terracotta, ridendo e pigolando
con le loro strane voci in falsetto mentre
commentavano gli avvenimenti della notte e del precedente
pomeriggio. Poi, uno ad uno, si distesero e
si addormentarono senza prendere la cura di coprirsi,
perch, fino dalla nascita, essi erano stati abituati
a dormire ignudi ed all'aperto.
Quando i primi chiarori dell'alba cominciarono a
rompere le tenebre, non erano rimasti svegli che i
feriti gravi, quelli che erano stati legati troppo strettamente
ed il vecchio decrepito, che pure era meno
vecchio di Bashti. Fu allora che il ragazzo che aveva
tramortito Jerry con la pagaia e che poi l'aveva invano
reclamato come sua propriet, si introdusse
furtivamente sotto la tettoia. Ma il vecchio non lo
sent e, cieco com'era, non pot neanche scorgerlo;
continu a dimenarsi ed a borbottare parole sconclusionate,
senza smettere di voltare e rivoltare la
testa che stava affumicando e di aggiungere "sempre
nuova esca al fuoco. Non era quello un lavoro da
dover essere fatto di notte, nemmeno da lui che pure
non sapeva pi fare che quello, ma l'eccitamento
prodotto dalla distruzione dell'Arangi si era
comunicato perfino al suo vecchio cervello ed anche lui,
ricordando vagamente il tempo in cui era pieno di
esuberante vitalit, prendeva parte con delizia alla
gioia trionfante di tutto Somo, affumicando quella
testa, che di per se stessa era un'affermazione concreta
di trionfo.
Ma il ragazzo dodicenne si sentiva saltare il cuore
in bocca dall'emozione, mentre si inoltrava nella
tettoia scavalcando con mille precauzioni i corpi dei
dormienti e facendosi faticosamente strada tra i prigionieri.
Sapeva bene che in quel momento violava
un terribile tab. Lui, che non aveva ancora nemmeno
l'et richiesta per poter lasciare il tetto paterno
e recarsi a dormire sotto la tettoia per canotti
dei ragazzi e che perci tanto meno avrebbe potuto
penetrare in quella degli adolescenti, si rendeva
conto perfettamente che ora, osando varcare il
sacro recinto della tettoia riservata agli uomini fatti,
a coloro che erano in possesso di tutta la loro
forza e la loro maturit, rischiava la propria vita,
quella vita di cui non aveva fatto che intravedere
vagamente i misteri e le gioie!
Ma egli voleva avere il cane e vi riusc. Solo la
magra negretta, gi impacchettata per esser buttata
nella pentola, che roteava nella penombra i suoi occhi
sbarrati dal terrore, si accorse del ragazzo quando
questi sollev Jerry per le zampette legate e lo
port via, sottraendolo a quel mucchio di carne da
macello di cui anche la poverina faceva parte. Il
piccolo cuore coraggioso del terrier lo avrebbe spinto
a risentirsi minacciosamente ed a ribellarsi contro
quel trattamento; ma la povera bestiola era troppo
esausta per averne la forza e la sua gola arsa si
rifiutava di emettere qualsiasi suono. Cos come era
ridotto, miserabile e senza difesa, povero cucciolo
che era l'ombra di se stesso e che si dibatteva in un
incubo angoscioso, capiva solo, come un dormiente
che non trovi pace e che si svegli tra due sogni
paurosi, che lo trasportavano a testa in gi fuori di
quella tettoia per canotti che puzzava di morte, attraverso
un villaggio quasi altrettanto disgustoso, per
un sentiero i cui grandi e fronzuti alberi cominciavano
ad agitarsi dolcemente al primo soffio della brezza mattutina.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
IL ragazzo, come Jerry non doveva tardare ad apprendere,
si chiamava Lamai ed era a casa sua
che questi portava il terrier. Non era certo un gran
che, quella casa, anche tenendo conto di quello che
abitualmente possano essere le capanne di foglie intrecciate
dei cannibali. I genitori di Lamai, insieme
ad altri quattro figli pi piccoli, maschi e femmine,
vivevano sotto un tetto di paglia, che non riparava
dagli acquazzoni, sostenuto da una pertica
traballante, tra pareti anche pi aperte alle intemperie,
sopra un piancito di terra battuta sul quale
gli anni avevano depositato uno spesso strato di
sporcizia. Forse la casa di Lumai, padre del ragazzo,
era la pi miserabile di tutto Somo.
Lumai, signore di quel tugurio e capo della famiglia,
era grasso, cosa insolita negli indigeni di
Malaita, e la sua obesit pareva favorire in lui la
bont del carattere ed una incurabile pigrizia; ma
la sua untuosa e gioviale esistenza aveva una mosca
che la stuzzicava e questa era sua moglie Lenerengo,
la donna pi bisbetica di Somo, magra quanto
il marito era rotondetto, dalla lingua tagliente
che contrastava col dolce modo di parlare di Lumai,
piena di energia per quanto invece egli era
indolente, per la quale tutto nella vita era occasione
di liti e di amarezze, al contrario di lui che vedeva
tutto coi colori pi rosei.
Il ragazzo pass dietro la capanna, limitandosi a
gettarvi una pavida occhiata, e vide che suo padre
e sua madre, completamente scoperti, dormivano
sdraiati ognuno nel suo angolo, mentre nel mezzo
del piancito i giovani fratellini, nudi come quando
erano nati, giacevano alla rinfusa uno sull'altro, come
tanti cuccioli. Certo la capanna sembrava pi
una tana di animali che una abitazione di creature
umane, ma il paesaggio che la circondava era un vero
paradiso terrestre. L'aria era carica dell'aroma e
del profumo di piante selvatiche e di magnifici fiori
dei tropici. Tre splendidi alberi del pane intrecciavano
sopra le teste dei dormienti i loro rami fronzuti
e gli alberi di banane e di muse tutto intorno
erano sopraccarichi di frutti in piena maturazione.
Enormi meloni dorati, gi maturi, spuntavano direttamente
dagli esili tronchi dei papaia, grossi appena
un decimo dei frutti rigonfi che sopportavano.
Ma quello che per Jerry costituiva la maggiore delle
delizie, era il mormorio giocondo di un ruscelletto
che scorreva sopra pietre coperte di muschio,
sotto una volta naturale di fini e delicate felci. Nessuna
serra, per meravigliosa che fosse, avrebbe potuto
reggere al confronto di quella selvaggia e lussureggiante
vegetazione sorta sotto il sole generoso dei tropici.
Jerry, per quanto credesse di impazzire sentendo
l'acqua corrente, dovette rassegnarsi a subire le carezze
e gli abbracci del ragazzo che, accoccolatosi
sui talloni, cominci a cullarlo, canticchiando a mezza
bocca una strana nenia mentre il terrier, cui la
natura non aveva concesso la parola, non trovava
modo di fargli capire quanto soffrisse per la sete.
Quindi Lamai gli leg al collo una cordicella di
fibra di cocco e sciolse le corde che gli laceravano la
pelle; ma Jerry aveva le zampette cos intorpidite
dai legami troppo stretti ed era talmente indebolito
per essere stato privo di acqua parte del giorno precedente
e tutta quella notte, in un clima torrido ed
afoso, che invano tent replicatamente di tirarsi su.
Allora finalmente Lamai comprese, intuendo dopo
vari sforzi mentali quale potesse essere la principale
causa di quella debolezza. Prese una noce di cocco
tagliata a met e gi vuotata che era stata attaccata
ad un bastone di bamb, la immerse tra le felci
verdeggianti e la present al terrier tutta gocciolante del prezioso liquido.
Jerry era rimasto sdraiato sul fianco ed in tale
posizione cominci a bere, ma, man mano che l'acqua
faceva affluire nuovamente la vita nel suo corpicino
riarso, riprendeva rapidamente le forze e
presto gli riusc di alzarsi, ancora debolissimo e vacillante,
e, piantatosi sulle zampette largamente
aperte, tuff ingordamente il musetto nell'acqua. Il
ragazzetto lo guardava bere manifestando ad alta
voce la sua soddisfazione ed il cane, appena si sent
sufficientemente rinfrancato e sollevato, gli esprimette
la sua riconoscenza come sanno esprimerla i suoi
simili: sollev il musetto ed accarezz con la linguetta
color di rosa la mano del suo benefattore.
Questi, estasiato da quel primo scambio di affettuosit,
si affrett a riempirgli di nuovo al ruscello la
noce di cocco e la bestiola, scodinzolando, ricominci a bere avidamente.
E bevette, bevette, finch i fianchi dorati dal sole
non le si furono gonfiati come palloncini, interrompendosi
ogni tanto e sempre pi a lungo, per leccare
in segno di gratitudine la pelle nera della mano
di Lamai. Tutto andava ed avrebbe continuato
ad andare per il meglio se Lenerengo, madre di Lamai,
non si fosse svegliata in quel momento e, avvicinatasi
al suo primogenito scavalcando i piccoli che
dormivano in mezzo alla capanna ammucchiati uno
sull'altro, non avesse cominciato a protestare a voce
alta e stridula contro l'intrusione di quella nuova
bocca inutile che veniva ad aggravare gli imbarazzi della famiglia.
Segu un violento battibecco nella lingua degli uomini
e Jerry, pur non riuscendo ad afferrare una
sola parola, ne comprese egualmente il significato:
Lamai prendeva le sue parti e lo difendeva contro
gli attacchi della madre! La megera urlava e sbraitava
che il figlio era un pazzo e peggio, che mancava
di ogni elementare riguardo per la madre che
si ammazzava di fatica per lui. Fin per appellarsene
al marito il quale, svegliandosi dal sonno in cui
riposava il corpo grasso e pesante, si limit a borbottare
con voce pastosa, nel fluente dialetto di Somo,
che in questo mondo tutto si accomodava, che i
cuccioli ed i figli maschi primogeniti facevano la delizia
di chi li possedeva, che la pace ed il sonno erano
le cose pi belle che fossero state concesse ai
mortali, dopo di che, quasi a conferma di quanto
aveva detto, prefer sprofondarsi di nuovo nella pace
del sonno ed appoggiando il naso sul braccio che
gli serviva di guanciale non tard a russare sonoramente.
Ma Lamai, che si era prudentemente assicurato di
avere aperta dietro di s la via della fuga, nel caso
che la madre gli si fosse lanciata addosso per batterlo,
testardo ed imbronciato, battendo i piedi per
la rabbia, si ribellava e persisteva nella sua decisione
di tenere il cucciolo. Alla fine, dopo avere affermato
in tutti i modi ed in tutti i toni la nullit
del padre di Lamai, anche Lenerengo fin per rientrare
in casa e rimettersi a dormire.
Da un'idea ne nascono delle altre. Cos Lamai, dopo
aver constatato quanta sete avesse avuto il suo
cagnolino, ne trasse la conseguenza che esso doveva
avere altrettanta fame; idea che gli fece prendere
dei tizzoni accesi dal focolare domestico, applicarvi
sopra un buon numero di rami secchi e preparare
un bel fuoco. Quando questo ebbe preso bene,
vi colloc molte pietre che tolse da un mucchio
poco distante, pietre che la loro superficie annerita
dalle fiamme indicava aver servito spesso a tale uso;
quindi and a cercare nel letto del ruscello un grasso
piccione selvatico che vi aveva nascosto il giorno
prima entro un sacco a rete, lo avvolse con foglie
verdi e lo seppell sotto un mucchio di terra dopo
averlo circondato di pietre arroventate.
Quando, poco dopo, disseppell il piccione e lo
sbarazz delle foglie bruciacchiate che lo avvolgevano,
ne eman un odorino cos appetitoso da far
rizzare le orecchie a Jerry e fargli palpitare le narici.
Lamai fece a pezzi il piccione, lasci che si raffreddasse,
poi lo porse al terrier che non smise di
masticare finch non ebbe staccato dalla carcassa il
minimo briciolo di carne e non ebbe sgranocchiato
allegramente anche le tenere e saporose ossicine. E
mentre il terrier si sfamava, il ragazzo non smise un
minuto di fargli mille tenerezze, lisciandolo, accarezzandolo
e continuando a cantargli la sua strana
canzoncina.
Tenerezze che per Jerry, ora che si era dissetato
ed aveva saziato la sua fame, non contraccambiava
con la stessa effusione. Era gentile, riceveva le carezze
con occhi brillanti di emozione, agitando il
mozzicone di coda e con piccoli fremiti in tutto il
corpicino; ma si mostrava irrequieto, tendeva continuamente
l'orecchio ad ogni rumore pi lontano
ed avrebbe desiderato di poter andare via. Maneggio
che non sfugg al ragazzo, il quale, prima di accovacciarsi
per prendere anche lui un po' di riposo,
non tralasci di assicurare intorno ad un albero
l'estremit della funicella legata al collo del cane.
Dopo aver tirato per qualche minuto sulla funicella,
Jerry si rassegn e non tard ad addormentarsi
anche lui. Ma non dorm a lungo: era troppo preso
dal ricordo dall'amato Comandante! Sentiva, pur
senza averne l'esatta comprensione, che doveva essergli
successo qualche cosa di crudelmente definitivo,
qualche disastro irreparabile! Perci, dopo aver
piagnucolato e guaito a bassa voce per qualche tempo,
fin per rivolgere contro la funicella i dentini
acuminati e tanto fece che riusc a troncarla.
Appena libero, come un piccione che torni alla
colombaia, si precipit inconsideratamente diritto
verso la spiaggia e l'acqua salata dove aveva galleggiato
l'Arangi, con l'amato Comandante. Erano rimasti
pochi indigeni a Somo ed in quel momento
dormivano quasi tutti, sicch nessuno lo molest
mentre correva per i sentieri che serpeggiavano tra
le capanne e gli osceni pali, simbolo araldico della
trib, consistenti in interi tronchi d'albero nei quali
erano stati scolpiti dei pescicani che tenevano degli
uomini seduti nelle loro bocche spalancate. Perch
gli indigeni di Somo, fino dai tempi del leggendario
Somo fondatore della trib, adoravano il dio-
pescecane e tutte le divinit dell'oceano, della boscaglia,
delle paludi e della montagna.
Piegando a destra finch non ebbe oltrepassato il
muro di cinta, Jerry giunse fino alla spiaggia. Ma
non vi era traccia dell'Arangi sulle acque tranquille
della laguna. Tutto intorno sulla sabbia Jerry poteva
scorgere gli avanzi del macabro banchetto e fiutare
l'odore di carne abbrustolita ed il fumo dei fuochi
che finivano di spegnersi. Molti dei cannibali
non si erano preso il disturbo di tornare fino alle loro
capanne e giacevano alla rinfusa sulla sabbia sotto
il sole mattutino, uomini, donne, bambini, famiglie
intiere, tutti ancora addormentati l dove il sonno
li aveva colti poche ore prima.
Il terrier sedette proprio in riva al mare, cos vicino
che le sue zampette anteriori toccavano l'acqua
ed il suo cuoricino straziato dalla nostalgia del Comandante
gli fece alzare il muso verso il cielo ed
ululare il suo dolore nel modo straziante come hanno
sempre ululato i cani da che, lasciando le foreste
vergini, vennero a rifugiarsi presso i focolari
degli uomini.
E fu l che Lamai lo trov e subito fece tacere il
suo dolore tenendoselo stretto al petto mentre lo riportava
alla capanna di paglia presso il ruscello.
Gli offerse dell'acqua, ma il cane non poteva bere
pi di quanto avesse gi bevuto; gli fu prodigo di
tenerezze, ma la povera bestiola non poteva dimenticare
il suo tormentoso desiderio di rivedere il Comandante.
Alla fine Lamai, disgustato nel vedere
che il cucciolo si portava in modo cos irragionevole,
dimentic il suo amore e, da ragazzo selvaggio quale
era, lo schiaffeggi a destra ed a sinistra sul muso
e lo leg come certo pochi cani di uomini bianchi
sono mai stati legati. Perch Lamai, relativamente
alla sua condizione, poteva considerarsi un vero genio.
Per quanto non avesse visto farlo con nessun altro
cane pure, spinto dalla necessit, ebbe l'idea veramente
geniale di tener legato Jerry a mezzo di
un bastone. Prese perci un bamb lungo quattro
piedi, ne leg un'estremit al collo del cane ed assicur
l'altra ad un albero in modo che Jerry ne rimanesse
distante per tutta la lunghezza del bastone.
Poteva,  vero, mordere il bamb, ma avrebbe avuto
a che fare con un legno capace di sfidare i denti di qualsiasi cane!
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Per parecchi giorni Jerry, sempre legato al bamb,
rimase prigioniero di Lamai. Non furono
certo giorni felici perch la casa di Lumai risuonava
continuamente di liti e di battibecchi. Il ragazzo
poi dovette sostenere accanite battaglie coi fratellini
e le sorelline che molestavano il cucciolo, battaglie
che terminavano invariabilmente con l'intervento
di Lenerengo, che prendeva imparzialmente a
scapaccioni tutti i suoi rampolli.
Dopo di che, come se considerasse la cosa naturale
e tenesse ad affermare le sue idee sulla responsabilit
dei padri, la megera finiva di sfogare la
sua collera sul povero Lumai il quale, dopo averle
sempre risposto con voce dolce invocando invano
calma e tranquillit, finiva invariabilmente per sottrarsi
alle sue furie verbali andando a rifugiarsi per
un paio di giorni sotto la tettoia per canotti. L almeno
sua moglie doveva lasciarlo stare, perch nessuna
creatura di sesso femminile poteva varcare la
soglia di quel sacro recinto riservato ai soli uomini
adulti e Lenerengo non aveva mai potuto dimenticare
la sorte crudele toccata ad una donna che aveva
osato violare quel tab. Il fatto era accaduto alcuni
anni prima, quando ella era ancora ragazza, ma nei
suoi occhi era ancora viva la visione della poveretta
che era stata appesa per un braccio, sotto il sole,
per la prima giornata e quindi per l'altro braccio
per tutta la giornata seguente! Poi era stata
mangiata dagli uomini, riuniti a banchettare delle sue
carni nella tettoia per canotti e da quel giorno le
donne avevano per sempre raddolcito il tono della
loro voce parlando coi loro mariti!
Jerry nutriva affetto per Lamai, ma tale sentimento
non aveva vera consistenza. Si trattava piuttosto
di riconoscenza per la sola persona che gli portasse
da bere e da mangiare e certo il terrier non
poteva provare per il ragazzo gli stessi sentimenti
d'amore nutriti per il Comandante o per Mister
Haggin o magari per Derby e per Bob. Lamai non
era che un negro, una creatura inferiore, e Jerry,
durante tutta la sua breve esistenza, era stato educato
a rispettare la legge che proclamava i bianchi
divinit a due gambe di un ordine superiore.
Non mancava tuttavia di riconoscere che anche i
negri disponevano di intelligenza e di potere. Accettava
come una verit di fatto tutto ci, senza ragionarvi
sopra. Vedeva che essi potevano comandare su
altri oggetti ed individui, lanciare bastoni e sassi a
distanza e magari esser capaci di legare un prigioniero
rendendolo inoffensivo a mezzo di un bastone.
Per quanto fossero degli inferiori di fronte alle divinit
bianche, pure anche essi erano in certo qual
modo degli di.
Era la prima volta che il terrier veniva legato e la
cosa non gli piaceva affatto; Invano adoper i dentini,
molti dei quali cominciavano a vacillare nei loro
alveoli sotto la spinta della seconda dentizione
che gi spuntava al di sotto... Il bastone di bamb
era pi forte di lui! Per quanto non avesse dimenticato
il suo Comandante, il dolore per la sua perdita
si andava affievolendo man mano che passavano
i giorni, sicch poco a poco il desiderio di riacquistare
la libert fin per diventare il pensiero predominante
della sua mente.
Ma il giorno in cui tale libert tanto agognata gli
venne ridata, il cane non seppe approfittarne per
svignarsela fino alla spiaggia. Fu Lenerengo a 
scioglierlo di proposito deliberato, nella sua smania di
potersene sbarazzare. Ma Jerry, una volta liberato
dall'orribile bastone, rimase piantato presso di lei
come per ringraziarla, sorridendole con gli occhi color
nocciola e scodinzolando amichevolmente. Lenerengo
cerc di farlo allontanare, battendo i piedi e
minacciandolo con la voce, ma il cane non comprese
e, siccome non sapeva cosa fosse paura, non si spavent
e non scapp via come ella voleva. Smise solo
di scodinzolare ed il sorriso non illumin pi i suoi
occhi, sempre fissi sulla donna; capiva che quel suo
vociare e battere i piedi erano atti ostili e si teneva
in guardia, pronto a respingere il di lei eventuale
attacco.
La megera si rimise a gridare ed a battere i piedi
in terra, ma non riusc ad altro che ad attirare l'attenzione
del terrier sulle sue gambe; bisbetica come
era, non poteva tollerare che non se ne andasse via,
dopo che l'aveva slegato, sicch fin per allungargli
un calcio; per Jerry fu pronto ad evitarlo e ad addentarle
la caviglia.
Subito si accese una lotta furibonda ed  molto
probabile che la megera nella sua collera avrebbe
finito per uccidere il cane, se Lamai non fosse sopraggiunto
in quel momento. Vide che Jerry non
aveva pi il bamb legato al collo, si rese conto del
tradimento della madre e subito si interpose impedendole
di colpire Jerry col grosso sasso che gi
brandiva minacciosamente e che certo gli avrebbe
sfracellato il cranio.
Ora la bufera si stava riversando tutta sul capo di
Lamai e gi la madre lo aveva atterrato con un poderoso
pugno alla testa, quando il povero Lumai,
svegliato dal nitore della lite, os venire a tentare
di metter pace ed allora Lenerengo, come accadeva
sempre, dimentic tutto, davanti al piacere di potere
strapazzare il disgraziato marito.
In conclusione l'affare non ebbe conseguenze eccessivamente
gravi. I bambini smisero di piangere,
Lamai leg nuovamente Jerry a mezzo del bastone,
Lenerengo sbrait finch le manc il fiato e Lumai,
offeso nella sua dignit maritale, and a rifugiarsi
nella tettoia dei canotti, dove gli uomini potevano
dormire in pace senza essere importunati dalla presenza
delle donne!
Quella notte Lumai, solo coi cari camerati, cominci
a narrare la triste storia delle sue disavventure
coniugali ed accenn alla loro causa principale: il
cucciolo preso sull'Arangi. Agno, capo degli stregoni
o sacerdote principale della trib che lo si voglia
chiamare, si trov presente per caso a tale racconto
e si ricord di aver fatto mettere il cane nella
grande tettoia, insieme con gli altri prigionieri. Una
mezz'ora dopo mise ogni cosa in chiaro interpellando
Lamai. Era evidente che il ragazzo aveva violato
il tab e seppe stringerlo cos bene che alla fine questi
gli si gett ai piedi tutto tremante, piangendo e
scongiurandolo di risparmiargli quella morte atroce
che aveva meritato.
L'occasione era ottima per farsi uno schiavo devoto
del ragazzo ed Agno non se la lasci sfuggire.
La morte di Lamai non gli sarebbe stata di nessun
utile, mentre, tenendogli sempre sopra il capo la
minaccia della punizione, se ne sarebbe potuto servire
in tutti i modi. Dato che nessuno era al corrente
della violazione del tab, poteva benissimo far
finta di non saperlo nemmeno lui. Ordin pertanto
al ragazzo di andarsene subito ad abitare nella tettoia
per canotti dei ragazzi ed iniziarvi il suo noviziato
che, attraverso una lunga serie di prove, compiti
e cerimonie, lo avrebbe reso maturo per la tettoia
degli adolescenti, tappa necessaria nel lungo
cammino che lo avrebbe condotto fino alla grande
tettoia, quella degli uomini fatti!
Al mattino seguente Lenerengo, in obbedienza agli
ordini ricevuti dal capo degli stregoni, leg le zampe
a Jerry, cosa che le riusc di far solo dopo aspra
lotta in cui il cane ricevette molte botte e la donna
ebbe le mani dolorosamente morse, e lo port al
villaggio per consegnarlo ad Agno. Ma lungo la strada,
giunta al centro del villaggio l dove si ergevano
i pali araldici scolpiti, ella lo depose in terra
per poter meglio prendere parte all'ilarit di tutta
la popolazione.
Bashti, oltre ad essere un legislatore severo, era
davvero impareggiabile nel modo come sapeva scegliere
le sue punizioni. Quel giorno, prendendo occasione
dal fatto di dover punire due donne litigiose,
ne aveva approfittato per poter dare una pubblica
lezione a tutte le altre creature di sesso femminile
della trib ed offrir modo a tutti i suoi sudditi di
potersi rallegrare una volta di pi di possedere un
capo come lui. Tiha e Wiwau, le due colpevoli, ragazze
grosse e tarchiate, davano scandalo da diverso
tempo con le loro continue liti e Bashti le aveva
condannate a disputare una corsa di carattere tutto
speciale e che faceva sbellicare tutti dalle risa. Uomini,
donne, ragazzi non stavano pi nella pelle dalla
gioia; perfino matrone gi mature e vecchi dalla
barba bianca che avevano ormai un piede nella tomba,
manifestavano a grandi grida la loro allegria per
l'inusitato spettacolo.
La corsa doveva svolgersi su un percorso di mezzo
miglio che, partendo dal punto della spiaggia dove
era stata bruciata la goletta, attraversava tutto il villaggio
e finiva dall'altra parte della riva dove cessava
il muro di cinta. Entrambe le condannate dovevano
percorrerlo due volte: la prima volta Tiha
doveva precedere Wiwau che l'avrebbe punzecchiata
spingendola a correre pi rapidamente possibile e la
seconda volta scambiando le posizioni, con Wiwau
avanti e Tiha dietro.
Ci voleva davvero l'immaginazione di un Bashti
per aver saputo inventare uno spettacolo simile! Per
il primo giro, dunque, due massi rotondi di roccia
corallifera, ognuno pesante quaranta buone libbre,
vennero messi sotto le braccia di Tiha con l'ordine
di stringerli fortemente contro i fianchi in modo che
non potessero sfuggirle e ruzzolare al suolo. Dietro
Tiha, per volere di Bashti, era stata collocata Wiwau armata di scheggie di bamb innestate su un
lungo manico del medesimo legno; le scheggie erano
puntute come spilli, e di fatto non erano altro che
aghi usati per i tatuaggi, ed erano state applicate all'estremit
del bamb per stuzzicare e pungere le
terga di Tiha, proprio come gli uomini si servono
del pungolo per far camminare i buoi. Tali punture,
pur senza essere capaci di fare gravi ferite, erano
estremamente dolorose ed era appunto quello lo
scopo che Bashti si era prefisso.
Wiwau cominci a maneggiare il pungolo e Tiha
si mise a correre con quanta rapidit le fosse possibile.
Siccome Wiwau sapeva che una volta toccata
la meta sulla spiaggia, l dove cessava il muro di
cinta, le posizioni si sarebbero rovesciate e che,
quando fosse toccato a lei di portarsi appresso i
massi, l'altra non avrebbe mancato di renderle pan
per focaccia, ora che teneva ancora in mano il pungolo
si sforzava di dargliene pi che poteva. E le due
ragazze continuavano a correre col sudore che gocciolava
loro dai volti ed ognuna di esse aveva tra la
folla i propri partigiani che le incoraggiavano e
sgambettavano buffamente ad ogni colpo di pungiglione.
Era uno spettacolo assai comico, eppure era sottoposto
alla ferrea legge di quei selvaggi. I due massi
dovevano venire portati per l'intero percorso e colei
che manovrava gli aculei di bamb doveva farlo
sul serio e senza tregua, senza che la vittima avesse
il diritto di impazientirsi o di ribellarsi contro la
sua tormentatrice. Come Bashti non aveva mancato
di diffidarle, colei che ardisse trasgredire agli ordini
da lui impartiti verrebbe legata ad uno scoglio a
marea bassa e lasciata l, in pasto ai pescecani.
Quando le due ragazze giunsero davanti al punto
in cui si erano collocati Bashti ed Aora, suo primo
ministro, raddoppiarono i loro sforzi, Wiwau pungendo
a pi non posso Tiha, che faceva balzi fantastici
ad ogni colpo, col pericolo di farsi sfuggire di
mano i massi. Alle loro calcagna correvano tutti i
ragazzini ed i cani del villaggio, tra urla e latrati.
- Molto tempo passare prima che tu ragazza Tiha
potere sedere canotto, schern Aora, con esuberante
gioia di Bashti.
Un colpo pi forte degli altri fece sfuggire di mano
a Tiha uno dei massi; la poverina si inginocchi
e riafferratolo con una mano se lo strinse nuovamente
al fianco, ma una gragnuola di colpi la tempest
prima che le riuscisse di rimettersi in piedi e riprendere
barcollando la sua fuga.
Una sola volta il dolore atroce la fece ribellare e
fermatasi deliberatamente interpell colei che la torturava:
- Io molto arrabbiata con te, - disse a Wiwau.
- Ma presto...
Ma non pot finire la minaccia perch una nuova
raffica di punzecchiature glie la ricacci in gola e la
fece fuggire disperatamente.
Il rumore della marmaglia che le inseguiva svan
in lontananza, mentre continuavano a correre verso
la spiaggia. Poi di l a poco echeggi di nuovo, ma
questa volta era Wiwau che ansava sotto il peso dei
massi di roccia corallifera e Tiha, ancora dolorante,
si sforzava di rendere ad usura i colpi ricevuti.
Giunte di fronte a Bashti, Wiwau perdette uno dei
massi e nel tentare di riacchiapparlo si lasci sfuggire
anche l'altro che and a ruzzolare ad una dozzina
di piedi dal primo, mentre Tiha la pungeva
selvaggiamente nella sua furia di vendetta. Tutta la
popolazione di Somo fece eco con urla altrettanto
selvaggie. Il vecchio capo si teneva i fianchi dal .gran
ridere, bagnando di lacrime di vera gioia le gote
profondamente coperte di rughe.
Quando la corsa fu terminata, Bashti sentenzi
cos, rivolto al suo popolo:
- Cos da oggi in poi litigheranno le donne, quando
sentiranno di non poter fare a meno di litigare!
Veramente non impieg proprio queste parole, n
si serv del dialetto di Somo, ma si espresse in gergo
bche de mer dicendo testualmente:
- Quando una ragazza lei volere litigare, lei ragazza
appartenente Somo litigare questo modo!
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Bashti rimase sul luogo della corsa ancora per
qualche minuto, continuando a chiaccherare
con Agno ed altri anziani, mentre Lenerengo, da
parte sua, si perdeva in lunghi pettegolezzi con le
amiche. Ed ecco che sopraggiunse il cane selvatico,
si avvicin al punto dove Jerry, sempre disteso su un
fianco, era stato dimenticato dalla donna, e si mise a
fiutare l'avversario che tante volte l'aveva minacciato
a bordo dell'Arangi. Dapprima si limit ad annusarlo
a distanza, pronto a fuggire immediatamente
al primo cenno di minaccia, poi gli si avvicin
maggiormente, con mille precauzioni. Jerry lo continuava
ad osservare con gli occhi socchiusi, ma
quando il cane della boscaglia gli fu vicino quasi a
toccarlo col naso, gli ringhi contro ferocemente.
Subito quello salt indietro e fugg senza voltarsi
per almeno una ventina di yarde, prima di rendersi
conto che nessuno lo inseguiva.
Poi torn di nuovo verso l'antico nemico, movendosi
con precauzione e strisciando sul suolo fino a
toccarlo col ventre in certi momenti, proprio come
l'istinto gli suggeriva di fare quando dava la caccia
alla selvaggina. Alzava ed abbassava le zampe con
la silenziosa snellezza di un gatto, guardandosi intorno
ogni tanto per timore di venire attaccato di
fianco. Ad un tratto la rumorosa risata di alcuni ragazzi
lo fece accucciare subitamente, con le unghie
sprofondate nel suolo per farvi maggior presa ed i
muscoli tesi per scattare in fuga, da qualsiasi parte
potesse venire il pericolo sconosciuto dal quale si
credeva minacciato; ma appena ebbe compreso di
che si trattava e che nulla di male poteva capitargli,
riprese ad avanzare cautamente verso il terrier.
Nessuno pu dire cosa sarebbe avvenuto se Bashti
non avesse posato per caso lo sguardo sul manto dorato
del cucciolo, che non aveva pi rivisto dopo la
cattura dell'Arangi e che aveva dimenticato, distratto
dai tanti avvenimenti succedutisi.
- Perch cane stare l? - url con voce cos
aspra che il cane selvatico si affrett ad accucciarsi,
nuovamente impaurito.
L'urlo attrasse l'attenzione anche di Lenerengo,
che subito si prostr ai piedi del suo terribile capo
e cominci tutta tremante a narrargli come erano
andate le cose, che quel fannullone di Lamai, suo
primogenito, aveva raccolto in mare il cucciolo, che
facendo cos aveva scatenato l'ira di dio in casa e
come ora il ragazzo fosse andato ad abitare sotto la
tettoia per canotti insieme ai suoi coetanei e lei stesse
portando il cane alla casa di Agno, per espresso
volere di costui.
- Perch cane venire presso te? - chiese Bashti
allo stregone.
- Io kai-kai quello, - fu la risposta. - Lui cane
grasso, cane grasso buono kai-kai.
Un'altra idea balen nel cervello di Bashti,
un'idea che andava gi. accarezzando da molto
tempo.
- Lui troppo bravo cane, - sentenzi. - Meglio
tu kai-kai cane boscaglia, - lo consigli poi indicandogli
il cane selvatico.
Agno scosse il capo.
- Cane boscaglia non buono molto per kai-kai.
- Cane boscaglia non bravo, - continu il capo.
- Cane boscaglia avere troppa paura. Cane appartenere
padrone bianco niente paura. Cane boscaglia
non combattere, cane appartenere padrone bianco
combattere come diavolo, cane boscaglia fuggire sempre.
Tu non vedere lui con occhio appartenere te?
Cos dicendo Bashti si avvicin a Jerry e tagli le
funi che gli legavano le zampe. Il terrier si rizz
subito e, senza perder tempo a ringraziare, si scagli
sul cane selvatico, lo raggiunse mentre fuggiva e lo
fece ruzzolare al suolo tra nuvole di polvere. Il codardo
faceva di tutto per sfuggirgli, ma Jerry continuava
a dargli addosso, a morderlo ed a farlo andare
ruzzoloni, mentre Bashti applaudiva ed incitava
i suoi anziani a non perder nulla dello spettacolo.
Il terrier era divenuto un piccolo demonio furente
per l'ira. Esasperato da tanti torti subiti, a cominciare
dai sanguinosi avvenimenti dell'Arangi culminati
con la scomparsa del Comandante, fino all'ultima
angheria che gli avevano fatta legandogli le zampe,
sfogava una volta per sempre tanti rancori accumulati
sull'infelice cane selvatico. Il negro al quale
apparteneva la bestia, un ragazzo di ritorno, commise
l'errore di tentare di allontanare a calci il terrier;
immediatamente questi gli si slanci addosso
con tanta violenza da farlo inciampare e cadere a
terra.
- Perch tu osare... - url Bashti furibondo all'incauto,
che giaceva terrorizzato dove era caduto,
tremando per l'imminente sentenza che le labbra del
capo stavano per emanare.
Ma gi il capo si torceva dal ridere, vedendo il
cane selvatico che correva disperatamente lungo il
sentiero per mettersi in salvo, mentre Jerry lo inseguiva
ad un centinaio di piedi di distanza, sollevando
nubi di polvere.
Quando furono scomparsi, Bashti espose la sua
idea. Come sapevano tutti, se un uomo, piantava delle
banane avrebbe raccolto delle banane, se piantava
ignami avrebbe raccolto ignami, null'altro che ignami
e non patate o banane. La stessa cosa avveniva
in fatto di cani: la razza dei cani indigeni era composta
di tanti vigliacchi che non avrebbero mai
generato che figli anche pi codardi dei padri. Invece
i cani dei bianchi combattevano coraggiosamente e
naturalmente anche i loro discendenti ereditavano
il coraggio dei loro genitori. Concludendo, siccome
Somo aveva ora la fortuna di possedere uno di quei
coraggiosi cani dei bianchi, sarebbe grande follia il
mangiarlo, distruggendo cos per sempre tutto il coraggio
che animava la bestia. Era invece far cosa
molto saggia il tenerlo in vita come riproduttore in
modo che potesse trasmettere alle generazioni future
di cani di Somo da lui generati tutta la sua forza
d'animo ed il suo coraggio.
Poi Bashti ordin al suo capo stregone di prender
cura personalmente del cane e di vigilare attentamente
su di lui; inoltre fece sapere a tutta la trib
che da quel momento il cane era tab. Nessun uomo,
donna o bambino doveva osare di scagliargli contro
pietra o giavellotto, colpirlo con mazze o tomahawks
o fargli male in qualsiasi modo.
Da quel giorno, almeno finch non violasse qualcuno
dei principali tab, cominci per il terrier un
periodo di vita tranquilla e felice sotto il tetto di
paglia di Agno. Infatti il capo di Somo, al contrario
di Nau-hau di Langa-Langa e di molti capi di altre
trib, teneva i suoi stregoni con pugno di ferro. La
popolazione di Somo credeva bens che egli, come
succedeva di solito, si lasciasse governare da quelli,
ma non sapevano, i poveri illusi, come andassero effettivamente
le cose e come Bashti, un vero miscredente,
avesse spesso colloqui segreti con questo o
quello degli stregoni.
In tali colloqui egli dimostrava loro di essere perfettamente
al corrente dei loro maneggi e di non essere
schiavo della loro magia nera e dei grossolani
trucchi coi quali essi tenevano il popolo sottomesso
ai loro voleri. Inoltre esponeva loro l'antica regola,
che  sempre stata in vigore da che sono esistiti re
e preti, che cio capi e stregoni dovevano andar
d'accordo nel governare la popolazione. Quanto a lui,
non trovava nulla da ridire che la sua gente considerasse
gli di ed i sacerdoti, che non sono altro
che le bocche per il cui tramite parlano gli di, come
i suoi padroni, ma intendeva che gli stregoni si
rendessero bene conto che, in realt ed in privato,
il vero padrone restava sempre lui. Quanto ai loro
trucchi, se essi vi prestavano poca fede, egli vi credeva
ancor meno di loro.
Conosceva cosa fossero i vari tab e quello che si
nascondesse di vero dietro tali proibizioni. Spiegava
pure loro l'origine dei tab che riguardavano la propria
persona. Cos, per esempio, come comment
ad Agno, il tab che gli impediva di mangiare quei
molluschi chiamati pettini era dovuto semplicemente
al fatto che a lui non piaceva tale cibo. Era stato
Nino capo degli stregoni e predecessore di Agno,
ad imporgli quel tab per volere del dio-pescecane
che parlava per sua bocca; la verit era che Nino
non lo aveva fatto che in seguito ad ordine segretamente
datogli dallo stesso Bashti, il quale voleva
consacrare con un tab la sua ripugnanza a nutrirsi
di quei molluschi.
In seguito, dato che Bashti era sopravissuto ai pi
anziani degli stregoni, aveva avuto la possibilit di
nominare lui stesso tutti quelli attualmente in carica;
li conosceva, li aveva fatti potenti, li aveva plasmati
a poco a poco secondo i suoi voleri ed essi continuavano
a ricevere le sue istruzioni, come erano
sempre stati abituati a farlo per paura di una morte
crudele e subitanea. Per soffocare qualsiasi velleit
di indipendenza, non aveva che da ricordare loro la
sorte toccata a Kori, lo stregone che si era creduto
pi potente del suo capo e che aveva scontato la sua
colpa urlando di dolore sotto le torture per una settimana
intiera, prima di venir messo a morte!'
Nella grande capanna di foglie di Agno vi era poca
luce e molto mistero, ma non vi era alcun mistero
per Jerry che si limitava semplicemente a sapere
od a non sapere le cose, senza preoccuparsi di approfondire
quello che ignorasse. Le teste affumicate
e le altre parti del corpo umani pi o meno ammuffite
appese al soffitto gli facevano lo stesso effetto delle
carcasse di pesci ed alligatori che ornavano la tenebrosa
abitazione dello stregone.
Jerry era circondato di cure e la capanna non era
infestata da donne o da bambini. Il personale di servizio,
(composto di diverse vecchie, di una ragazzina
undicenne specialmente adibita a scacciare le mosche
e di due giovinetti che avevano gi compiuto il
loro noviziato nella tettoia per canotti dei ragazzi
e che Agno istruiva nelle sue arti magiche) si mostrava
pieno di premure per il terrier. Ad esso erano
riservati i migliori bocconi, che gli venivano serviti
subito dopo Agno e perfino i due allievi stregoni
e la ragazzina undicenne mangiavano dopo di lui;
quanto alle vecchie domestiche, si dovevano contentare
di quello che rimaneva. Quando pioveva, mentre
i cani indigeni si rifugiavano sotto il tetto sporgente,
a Jerry era riservato un posticino all'asciutto
entro la capanna, dove teste affumicate di nemici ormai
dimenticati pendevano dal soffitto, tra avanzi
polverosi e disseccati di pescecani, crani di coccodrilli
e scheletri di enormi ratti delle Isole Salomone.
Parecchie volte il cane approfitt della libert concessagli
per andarsene a gironzare per il villaggio
fino all'abitazione di Lumai, ma non gli riusc mai
di imbattersi in Lamai, l'unica creatura umana, dopo
il Comandante, che lo avesse trattato amorevolmente.
In quelle sue scappate, Jerry non entrava mai
nella capanna, ma si limitava a tenerla d'occhio ed
a fiutare l'odore dei suoi occupanti, tenendosi al riparo
delle felci lussureggianti che crescevano lungo il
ruscello. Finalmente, dopo che per parecchie volte
ebbe invano cercato il ragazzo, smise le sue nostalgiche
visite ed accett di considerare lo stregone
come il suo vero padrone e la di lui abitazione come
la sua.
Per non gli riusc di amare quel nuovo padrone,
perch Agno, abituato a regnare col terrore nella
sua casa piena di mistero, non sapeva cosa fosse
amore e non vi era traccia di affettuosit o genialit
in lui. Aveva un carattere cupo, un cuore freddamente
crudele ed un animo esacerbato dal fatto che
non gli riusciva di divenire il vero padrone della
trib e doveva invece contentarsi del secondo posto,
dopo Bashti; il terrore che gli incuteva il vecchio
capo gli impediva di far del male a Jerry, ma lo
trattava freddamente e senza alcuna dolcezza.
Passarono diversi mesi ed il terrier cambi i dentini
da latte con nuove e solide zanne e crebbe in
forza e statura. Mai cane fu tanto vezzeggiato e viziato
e presto, comprendendo tutta la forza che gli
dava la sua qualit di animale tab, ne approfitt
per fare tutto ci che voleva e spadroneggiare su
tutti gli indigeni di Somo, che non osavano opporsi
ai suoi capricci o difendersi con pietre o bastoni dai
suoi attacchi. Si rendeva conto che Agno lo odiava,
ma capiva pure che lo stregone lo temeva e non
avrebbe mai osato fargli del male; non poteva sapere
per che Agno era un essere fornito di grande
sangue freddo e filosofia e che sapeva attendere la
sua ora e servirsi della facolt, riservata ai soli uomini,
di prevedere il futuro, per adattare le proprie
azioni a fini remoti.
Jerry scorrazzava tutto il giorno in qua ed in l,
dalle rive della laguna, nelle cui acque per non osava mai avventurarsi, memore dei coccodrilli di Meringe,
fino ai pi lontani villaggi della boscaglia
sottomessi anche essi alla legge di Bashti. Tutti gli
cedevano il passo e gli davano da mangiare quando
lo desiderava; il tab lo proteggeva dovunque e gli
permetteva di invadere le stuoie su cui i negri dormivano
o di rovistare tra le loro provviste, senza che
essi osassero rimproverarlo, poteva minacciarli a
piacere, mostrarsi arrogante pi di quanto convenisse
e tutto ci impunemente. Bashti aveva ordinato
perfino che gli indigeni di Somo, nel caso che il
terrier venisse attaccato dai cani della boscaglia che
erano pi grossi e robusti di lui, lo difendessero,
ricacciando a sassate ed a bastonate i suoi avversari
ed insegnando loro rudemente a rispettare la sacra
persona del cane che aveva appartenuto al padrone
bianco.
Cos Jerry prosperava ed avrebbe finito col divenire
stupidamente obeso, senza la continua tensione
dei suoi nervi e la sua insaziabile curiosit che lo
spingeva a gironzare tutto il giorno per il territorio
di Somo dove si considerava come a casa propria,
visitandone i confini ed i recessi pi remoti, imparando
a conoscere le abitudini delle selvaggie creature
che si nascondevano nelle paludi e nelle foreste e
che non sapevano che il cane era tab.
Gli capitarono parecchie avventure. Combatt contro
due ratti di bosco, grossi quasi quanto lui e che,
animali maturi e selvaggi come erano, si difesero
strenuamente quando il cane li ebbe messi alle strette;
Jerry dovette combattere come mai gli era occorso
di combattere prima di allora e riusc ad uccidere
il primo dei ratti, indebolito dalla vecchiaia,
ma l'altro, giovane e robusto, gli somministr una
tale lezione che il terrier, ferito e stremato dalla lotta,
stent a raggiungere la capanna dello stregone,
dove rimase disteso per una settimana a leccarsi le
ferite e solo molto lentamente pot riacquistare le
perdute forze.
Si divert a dar la caccia al dugongo ed a mettere
in fuga quello stupido e goffo mammifero, spaventandolo
per burla con urla e latrati feroci. Sloggi
i pellicani dai loro nidi sapientemente nascosti, cammin
con circospezione tra i coccodrilli che sonnecchiavano
al sole, si insinu sotto la volta erbosa della
jungla a spiare i candidi ed impertinenti cacatoa,
i fieri frosoni, i nibbii dal volo pesante, i martini
pescatori e i minuscoli ed incredibilmente garruli
pappagalletti.
Per tre volte, spintosi oltre i confini di Somo, si
imbatt nei pigmei della boscaglia, pi simili a spettri
che ad uomini tanto sapevano aggirarsi silenziosi
ed invisibili per la foresta vigilandone i riposti
sentieri, e tutte e tre le volte sfugg alle loro freccie.
Ma dopo la sua battaglia coi ratti aveva appreso ad
essere prudente e non reag contro quegli attacchi,
tanto pi che non aveva tardato a comprendere che
erano creature differenti da quelle di Somo, divinit
a due gambe di altro genere che non riconoscevano
il suo tab e portavano in mano una morte volante
che sapeva colpire a distanza.
Ma Jerry, non contento di scorrazzare a suo piacere
per la jungla, spadroneggiava anche per il villaggio
e nessun posto era sacro per lui. Os entrare
nelle capanne misteriose degli stregoni, dove uomini
e donne penetravano solo strisciando e tremando,
ma subito arruff il pelo ed irrigid le zampe perch,
in alcune teste preparate di recente che pendevano
dal soffitto, i suoi occhi acuti ed il suo fiuto
sicuro avevano riconosciuto quelle dei negri da lui
in passato identificati da vivi sull'Arangi. Nella pi
grande di quelle capanne riconobbe anche la testa
di Borckman e, memore della lotta sostenuta con
quell'ubriacone del secondo sul ponte della goletta,
si mise a ringhiarle contro, naturalmente senza riceverne
risposta.
Una volta, in casa di Bashti, gli accadde pure di
imbattersi in tutto ci che rimaneva sulla terra del
Comandante. Bashti, durante la sua lunghissima esistenza,
aveva vissuto molto saggiamente e soprattutto
pensato e riflettuto molto e si rendeva perfettamente
conto che, avendo superato ormai di molto
i limiti naturali della vita umana, gli dovevano rimanere
pochi anni da passare su questa terra. Ed
una cosa specialmente lo ossessionava, comprendere
quale fosse il senso e lo scopo dell'esistenza. Egli
amava il mondo e la vita, che gli era stata favorevole
fino da quando lo aveva fatto nascere erede di un
capo, lo aveva fornito di costituzione robustissima
e di una posizione sociale che gli aveva permesso di
comandare agli stregoni ed alla popolazione. Non temeva
la morte, ma si chiedeva ansiosamente se sarebbe
tornato a vivere di nuovo e, sdegnando di credere
alle stupide affermazioni ed ai trucchi degli
stregoni, non sapeva come fare a spiegare da solo
quel confuso e terribile mistero.
Aveva goduto di una vita cos lunga e cos felice
che aveva finito per stancarsi di tutto e per non desiderare
pi nulla. Gli era stato concesso di vedere
i figli trasformarsi in uomini e donne adulti ed avere
a loro volta figli e nipotini. Ma lui che aveva conosciuto
amore, paternit e delizie del ventre soddisfatto
ormai era divenuto indifferente a tutto. Cibo?
Mangiava ormai tanto poco che quasi ne dimenticava
il bisogno ed il significato; era un pezzo che
non sentiva pi lo stimolo di quel bell'appetito che
lo tormentava tanto, quando era giovane e gagliardo...
Ora non mangiava pi che per necessit, come per
adempiere un dovere, senza preoccuparsi troppo di
quello che ingoiava, gustando solamente una cosa:
le uova di megapode che perci erano riservate esclusivamente
al suo consumo, ammassate durante la stagione
favorevole in uno speciale recinto e protette dal
pi sacrosanto dei tab. Le uova di megapode erano
l'unica cosa che facesse fremere di desiderio il suo
corpo. Quanto al resto, egli conduceva una vita affatto
cerebrale, governando i suoi sudditi, cercando
nuove leggi che giovassero allo sviluppo ed al
rafforzamento della sua gente.
Ma egli afferrava chiaramente tutta la differenza
che passa tra quella cosa astratta che  la trib e
quell'altra invece concretissima che formano i suoi
componenti. La trib rimane, gli uomini passano.
Essa  il ricordo delle gesta e dei costumi di tutti
coloro che in essa hanno vissuto in passato, ricordo
che giova e viene conservato da coloro che presentemente
la compongono, finch alla loro volta anche
essi muoiono, contribuendo ad aumentare quella
somma intangibile di ricordi che  la trib. Ed anche
lui, presto o tardi, anzi certo molto presto, sarebbe
morto come tutti gli altri. Morto, ma per andar
a finire dove? Questo era il problema... Ecco
perch, spesso, il vecchio capo faceva uscire tutti
dalla sua capace abitazione di erbe intrecciate per
riflettere da solo ed in pace al problema che l'assillava,
ecco perch spesso, quando era rimasto solo,
tirava fuori da sotto le travi del tetto la stuoia che
avvolgeva le teste di uomini che egli aveva conosciuto
da vivi e che erano passati nel nulla misterioso
della morte.
Non era coi sentimenti dell'avaro che conti il suo
tesoro nascosto che egli esaminava quelle teste, n
era stata l'avarizia a fargliele collezionare. Se egli
scioglieva quelle teste dai loro involucri, se le palpava
con le mani o le fissava mentre giacevano sulle
sue ginocchia era solo per interrogarle, per sapere,
per leggere nei loro volti quel segreto che egli riteneva
esse dovessero conoscere, esse che da tempo
erano gi scomparse tra quelle tenebre che segnano
il termine della vita.
Varie furono le teste che Bashti interrog in tal
guisa, nella penombra della capanna, mentre gi il
sole declinava all'orizzonte ed un venticello di sudest
agitava i palmizi e gli alberi del pane. Una di
esse aveva appartenuto ad un giapponese, l'unica di
tale razza che egli avesse mai visto o di cui avesse mai
udito parlare; quella testa era stata presa da suo
padre, prima ancora che egli nascesse. Era stata mal
preparata ed era logora e rovinata dagli anni e dalla
poca cura con cui era stata tenuta; pure egli continuava
a scrutarne i lineamenti e constatava che una
volta aveva dovuto avere delle labbra ardenti come
le sue, una bocca espressiva e vorace come era stata
in passato la sua ed un naso, due occhi, dei capelli
che ne coronavano la fronte ed un paio di orecchie,
come lui. Un tempo doveva aver posseduto anche un
corpo e due gambe e voglie e desideri e fremiti di
collera e d'amore, quando non credeva ancora di dover morire.
Una testa che gli faceva grande impressione, e la
cui storia si perdeva nel tempo prima ancora che fossero
nati suo padre e suo nonno, era quella che aveva
appartenuto ad un francese. Veramente Bashti
non sapeva che appartenesse a tale nazionalit, come
non sapeva che quella era niente di meno che la testa
di La Perouse, il valoroso navigatore che si era
perduto con tutti i suoi e le sue due fregate l'Astrolabio
e la Bussola sulle coste infestate da cannibali
delle Isole Salomone.
Un'altra testa risaliva a due secoli prima di La Perouse,
ai tempi di Alvaro de Mendana, l'esploratore
spagnuolo ed aveva appartenuto ad uno dei suoi armaioli,
rimasto ucciso in una scaramuccia sulla spiaggia
contro un remoto antenato di Bashti.
Un'altra ancora, la cui storia era vaga, era una
testa di donna di razza bianca, forse la moglie di
qualche sconosciuto avventuriero dei mari. Alle orecchie
avvizzite pendevano ancora orecchini d'oro e di
smeraldi ed una lunga morbida capigliatura di un
biondo dorato ricopriva il cranio.
Le teste comuni, come quelle degli aborigeni della
boscaglia e magari quelle di ubriaconi come Borckman,
venivano relegate da Bashti nelle tettoie per
canotti o nelle capanne degli stregoni, perch egli
era un vero conoscitore in fatto di teste. Vi era poi
un'altra testa che attraeva stranamente il vecchio
capo, una testa di tedesco. Era rivestita di capelli e
di barba di color rossastro, ma anche cos disseccata
aveva conservato una durezza di lineamenti ed una
fronte massiccia che gli faceva capire come l'uomo
al quale era appartenuta doveva aver conosciuto molti
segreti che egli non poteva comprendere. Non sapeva
neppure che l'uomo era stato un tedesco, anzi
un professore ed un astronomo, che ai suoi tempi
era stato rinomato per la sua profonda conoscenza
delle stelle sparse per l'immenso cielo e dei modi
come regolare sopra di queste la rotta delle navi sul
mare e stabilire la corsa del globo terrestre attraverso
la volta stellata... cosa per che sarebbe stata
troppo al di l delle pi azzardate concezioni di spazio
cui potesse arrivare la mente del vecchio capo di Somo.
La pi recente era la testa di Van Horn, quella
che per faceva maggiormente meditare Bashti e
questi stava appunto contemplando quella testa dopo
essersela posta sulle ginocchia, quando Jerry, scorrazzando
liberamente per il villaggio, trotterell fin
dentro la capanna del capo. Il terrier subito fiut ed
identific gli ultimi resti mortali dell'amato Comandante
e dopo avere urlato di dolore e di cordoglio
per la terribile scoperta divenne furente per l'ira.
Bashti, tutto assorto nella sua muta interrogazione
della testa di Van Horn, dapprima non vi fece
caso. Solo pochi mesi prima, pensava egli, quella
testa era stata viva e piena di sagacia, attaccata ad
un corpo che stava in piedi e che andava in giro,
con una fascia intorno alle reni ed una pistola automatica
alla cintola, pi potente perci di lui
Bashti, ma certo meno furbo, dal momento che lui,
Bashti, servendosi di una vecchia pistola, era riuscito
a far piombare le tenebre in quel cervello gi scintillante
d'intelligenza ed a staccare la testa da quel
corpo che prima calpestava imperiosamente il ponte
dell'Arangi... Cosa ne era successo di quell'intelligenza?
Si era dispersa, insieme al corpo arrogante
ed eretto di Van Horn, come un pezzo di legno che
l'azione del fuoco riduce in cenere? Tutto ci che
aveva costituito l'essenza migliore del corpo del capitano
si era davvero annientato nel medesimo modo?
Era sprofondato proprio in quelle tenebre dove
vanno a finire le bestie, dove viene assorbito il
coccodrillo colpito da una lancia, i pesci presi con
l'amo o le reti ed il porco ben pasciuto quando viene
scannato? E le tenebre in cui era piombato Van
Horn, erano simili a quelle che inghiottivano la mosca,
quando la ragazzina l'abbatteva al suolo col suo
scacciamosche, oppure a quelle dove andava a finire
la zanzara, maestra nel volo e che, malgrado tale
sua maestria, egli riusciva a schiacciare contro la
guancia con un gesto quasi istintivo della mano,
quando osava pungerlo?
Bashti si rendeva conto che se la testa dell'uomo
bianco, pochi mesi prima cos pieno di vita e di arroganza,
avesse potuto rivelargli la grande verit di
cui ormai era venuta a conoscenza, egli apprenderebbe
quella che sarebbe la sua sorte dopo morto...
Ed interrogava ansiosamente quella testa, come se
quelle labbra ormai mute per sempre avessero potuto
spiegargli il grande mistero e dirgli il significato
reale della vita ed insegnargli in cosa consistesse la
morte, che segue inesorabilmente la vita tanto da vicino!
I lunghi guaiti e le urla di dolore che strappavano
a Jerry la vista e l'odore dei resti del Comandante,
trassero Bashti dalle sue meditazioni. Gett uno
sguardo sul robusto terrier dal pelo dorato e subito
ci valse ad orientare la sua mente verso nuove riflessioni.
Anche il cane viveva e come un uomo conosceva
cosa fossero fame, dolore, collera od amore.
Anche nelle sue vene, come in quelle di una creatura
umana, scorreva del sangue, che la lama di un
coltello potrebbe far zampillare in un getto rosso
che non tarderebbe a vuotarle ed a farlo morire. Al
pari degli uomini esso amava i suoi simili e procreava
i suoi piccoli e li nutriva col latte delle sue mammelle.
Ed anche il cane moriva... E come moriva..,
Quanti cani, e quanti uomini anche, non aveva mangiato
lui, Bashti, nei bei giorni in cui era giovane
e pieno di appetito, quando il suo corpo era tutto
forza e movimento e nuova forza e nuova vitalit era
solito trarre dai lunghi banchetti!
Ma il dolore di Jerry si mut in collera. Cominci
a camminare con le zampe irrigidite, digrignando i
denti, col pelame dorato che si rizzava convulsamente;
poi si scagli, non contro la testa del Comandante,
che aveva sempre tutto il suo amore, ma
contro Bashti che la teneva sulle ginocchia. Jerry lo
attacc con lo stesso furore col quale il lupo selvaggio
assale sui pascoli degli altipiani la giumenta ed
il suo cavallino appena nato. E Bashti, che non aveva
mai temuto la morte durante la sua lunga vita
e che aveva avuto il coraggio di scherzare quando
l'esplosione della vecchia pistola a pietra focaia gli
aveva portato via un dito, sorrise di intima gioia, di
un sorriso pieno di ammirazione per quel cagnolino
non ancora completamente sviluppato, mentre lo teneva
a distanza a mezzo di un corto bastone di legno
duro; il terrier aveva un bel replicare sempre pi
fieramente i suoi attacchi, il vecchio interrompeva
sempre il suo slancio percuotendolo col bastone sul
muso, pur continuando a magnificare ad alta voce il
coraggio della bestiola e la meraviglia che provava
nel vederla seguitare cos stupidamente ad esporsi ai
colpi e ad insistere nel minacciarlo e tutto ci per
la passione che l'agitava al ricordo di un morto.
Seguitava a picchiare Jerry sul naso per respingerne
i continui attacchi e si stupiva nel constatare
in lui tanta persistente foga ed esuberante vitalit
che lo spingevano a precipitarsi ininterrottamente all'assalto,
malgrado che sempre il bastone lo colpisse
e lo costringesse ad indietreggiare. Il vecchio sapeva
che quel coraggio, quella vitalit, quella esuberanza
irragionevole erano dovute alla giovinezza e quel
pensiero lo riempiva di una ammirazione piena di
tristezza e di nostalgica invidia ed avrebbe volentieri
scambiato tutta la saggezza dei suoi capelli bianchi
con quei bei difetti giovanili, se appena ne avesse
intravisto la possibilit!
- Che cane, un vero cane di razza! - avrebbe
esclamato il povero Van Horn se avesse potuto parlare.
Invece Bashti si limit a pensare, in quel gergo
bche de mer che in lui era diventato abituale
quanto il dialetto di Somo:
- Parola mia, stare bravo cane, niente paura verso me!
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Passarono altri tre mesi; il monsone di nord-ovest, dopo aver soffiato per sei mesi, aveva lasciato
il posto all'aliseo di sud-est e Jerry continuava
a vivere nella capanna di Agno ed a scorazzare
liberamente per Somo. Era ancora aumentato di
peso e di statura e, forte del tab che lo proteggeva,
si faceva sempre pi ardito e non riconosceva nessuno
per suo padrone. Agno non era riuscito a farsi
amare da lui, n del resto aveva tentato nulla per
meritarselo, ma, non smentendo mai il proprio sangue
freddo, non aveva mai lasciato trapelare l'odio
intenso che nutriva per il cane.
Nemmeno le vecchie domestiche, la ragazzina addetta
a scacciare le mosche od i due allievi, sospettavano
minimamente che lo stregone odiasse Jerry.
Anzi, neanche questi se ne era accorto; per lui Agno
era un indifferente, una persona che non contava.
Riconosceva che il personale di servizio dipendeva
in modo assoluto dallo stregone e che ci che mangiava
apparteneva ad Agno e gli veniva offerto per
di lui volere. Tutti in quella casa, all'infuori di
Jerry che si sentiva protetto dal tab, avevano un
abbietto terrore per lo stregone e tutto quell'ambiente
di terrore che lo avvolgeva impediva al cane
di provare sentimenti di amore. La ragazzina undicenne
avrebbe bens desiderato di riuscire a farsi
amare da lui, ma Agno ne soffocava all'inizio tutte
le manifestazioni di affetto, rimproverandola
severamente perch osava toccare o perfino accarezzare
un cane protetto da cos importante tab.
Il perdurare dei monsoni aveva costretto Agno a
rimandare ogni offensiva contro Jerry; infatti, i megapodi
cominciavano a deporre le loro uova nel recinto
consacrato alla golosit di Bashti solo dopo
l'inizio della stagione dei venti alisei di sud-est, ma
lo stregone, uomo pazientissimo, una volta escogitato
in tutti i suoi dettagli il proprio piano d'azione
contro il cane, sapeva attendere l'ora propizia per
metterlo in esecuzione. Il tempo non contava, per il
suo animo pieno di rancore!
Il megapode delle Isole Salomone  un lontano
parente del dindo delle boscaglie australiane.  un
gallinaceo di dimensioni non superiori a quelle di
un grosso piccione, che depone uova della grossezza
di quelle dell'anatra domestica. Il megapode non
ha il senso della paura ed  cos stupido che la razza
si sarebbe gi spenta da parecchi secoli, se i capi e
gli stregoni non avessero sempre provveduto a proteggerla
mediante severissimi tab. Anzi i capi erano
costretti a preparare larghe distese di sabbia protette
da siepi contro l'ingordigia dei cani, dove il
megapode veniva a deporre le uova, seppellendole
nella sabbia a due piedi di profondit e lasciando al
calore solare la cura di farle dischiudere; erano animali
tanto stupidi, che continuavano a nascondere
le loro uova anche quando qualche negro si metteva
a rubare le uova gi deposte, a non pi di due o tre
passi di distanza.
Il recinto dei megapodi era strettamente riservato
a Bashti, che durante la stagione in cui quegli animali
deponevano le uova si pu dire non si nutriva
di altro. Qualche volta, ma ben di rado, faceva uccidere
qualche femmina, troppo vecchia ormai per
poter pi deporre uova e se la faceva preparare per
il suo kai-kai. Non lo faceva che per un capriccio,
per il puerile orgoglio di nutrirsi di carni esclusivamente
riservate alla sua persona in grazia
dell'altissima carica che ricopriva nella trib. Ma in realt
anche tale cibo prelibato gli riusciva ormai indifferente
come tutti gli altri; tutte le qualit di carni
avevano per lui lo stesso sapore ed era un pezzo che
non provava pi alcun piacere nel mangiarle.
Ma le uova invece! Non gustava che quelle, non
amava mangiare che quelle! Solo assaporando quel
cibo regale ritrovava qualche reminiscenza della vorace
golosit giovanile. Durante la stagione dei megapodi
si sentiva sempre appetito e bastava la vista
di una di quelle uova deliziose per fargli colare
in bocca la saliva e stimolargli tutti i succhi gastrici
del ventre decrepito. Ecco il perch del rigidissimo
tab che permetteva a lui solo in tutta Somo di
cibarsi di esse! Siccome la materia dei tab era di
competenza sacerdotale, cos Agno, nella sua qualit
di capo stregone, era incaricato di aver cura e
di vigilare sul recinto dei megapodi riservato alla
sacra persona del capo.
Ma anche Agno era divenuto vecchio ed anche in
lui si erano affievoliti gli avidi stimoli del ventre fino
a fargli considerare il mangiare come una noiosa
necessit; per lui pure tutti i cibi avevano il medesimo
scialbo sapore. Solo le uova di megapode gli
stuzzicavano l'appetito e stimolavano le sue facolt
digestive; perci ogni tanto osava violare il tab che
lui stesso aveva imposto e quando nessuno poteva vederlo
e denunciarlo ardiva trafugare delle uova dallo
stesso recinto esclusivamente riservato al capo della trib.
Appena i megapodi cominciarono a deporre le uova,
quando tanto Bashti che Agno dopo un digiuno
di sei mesi cominciavano a soffrire crudelmente per
la mancanza del cibo preferito, lo stregone, mettendo
in esecuzione il suo piano, condusse Jerry per il
sentiero il cui accesso era interdetto dal tab, attraverso
agli alberi di mangli, saltando da una radice
all'altra per passare al di sopra della melma del suolo
paludoso, le cui esalazioni fetide ammorbavano
l'aria stagnante, che mai soffio di vento veniva a purificare.
Non era certo un sentiero ordinario, quello, e per
percorrerlo occorreva una ginnastica speciale per
passare da una radice all'altra dei mangli, unici
punti solidi tra tanto fango, ginnastica che riusciva
affatto nuova al cane, costretto a procedere continuamente
a salti invece di camminare regolarmente.
Sentiero cos differente dagli altri che Jerry, pur
avendo percorso in lungo ed in largo tutto il territorio
di Somo, non lo aveva mai scoperto prima di
allora. Jerry rimase dolcemente sorpreso nel vedersi
condurre l da Agno, tanto pi che il cane cominciava
nebulosamente ad intuire che forse questi potrebbe
finire per diventare per lui quel padrone,
che ogni anima canina desidera ardentemente di avere.
Uscendo dalla palude dei mangli, si trovarono
improvvisamente di fronte ad una distesa di terreno
sabbioso, ancora talmente saturo dei depositi
salini delle acque della laguna che non vi crescevano
che sterpaglie e nessun albero degno di tale
nome vi intercettava col suo fogliame l'ardore del
sole. Un cancello primitivo vi dava accesso, ma Agno
non permise a Jerry di passare per di l. Cominci
invece ad incitarlo in tutti i modi ad introdursi nel
recinto scavando il suolo al di sotto della siepe grossolana
che lo recingeva e lo aiut lui stesso, levando
la terra sabbiosa a piene mani, pur avendo cura
che vi rimanessero abbondanti traccie delle zampe
e delle unghiole del cane, a prova irrefutabile del suo passaggio.
Una volta che Jerry fu dentro, Agno entr anche
lui, passando per il cancello, e si mise ad incitarlo
e ad allettarlo a scavare le uova. Ma il cane non ne
apprezzava il delicato sapore ed allora lo stregone
ne succhi otto per conto suo, cos crude come le
avevano deposte i megapodi e ne nascose altre due
sotto le ascelle per portarsele a casa. Prima per
ebbe cura di frantumare in minuti pezzetti i gusci
delle uova che aveva sorbito, come avrebbero potuto
farlo i denti di un cane, e ci sempre in base al
piano diabolico che da tanto tempo aveva preparato
contro Jerry; parimenti, sempre allo stesso scopo,
sporc di rosso d'uovo il muso dell'odiato cane,
non vicino alla bocca dove gli sarebbe stato facile
di arrivare con la lingua, ma sopra e sotto gli
occhi, dove certo non sarebbe riuscito a cancellare
quelle traccie delittuose.
Ma spinse anche pi oltre la sua azione sacrilega,
aizzando Jerry contro una femmina di megapode che stava deponendo le uova. Il terrier non si
fece pregare per farle la festa ed allora Agno, sapendo
che, una volta scatenata la sua furia omicida,
questi avrebbe continuato ad uccidere quegli stupidi
gallinacei, si allontan in fretta dal recinto e
riattraversata la palude dei mangli venne a denunciare
a Bashti la grave infrazione. Il tab che proteggeva
il cane, gli espose egli ipocritamente, gli
aveva impedito di intervenire quando questi aveva
fatto strazio delle megapodi pur esse tab, dato
che non era in sua facolt di determinare quale dei
due tab fosse pi importante. A quella notizia
Bashti, che da sei mesi non aveva assaggiato un solo
uovo di megapode e che si struggeva di poter provare
nuovamente l'unico desiderio giovanile ancora
rimastogli, si incammin per la palude di mangli
con passo talmente veloce da far mancare il fiato al
suo stregone, che pure aveva parecchi anni meno di lui.
Giunse al recinto e colse Jerry sul fatto, mentre
stava azzannando la quarta megapode e, come se
non bastassero le macchie di sangue che gli coprivano
il muso e le zampe, portava sotto gli occhi e
sulla fronte le fatali traccie di rosso d'uovo, col
quale Agno lo aveva perfidamente impiastricciato.
Bashti cerc invano dappertutto se vi fosse qualche
uovo superstite ed il suo desiderio, gi forte a causa
dei sei mesi di digiuno, divenne anche pi tenace
constatando il disastro avvenuto. Intanto Jerry,
forte del consenso e dell'incoraggiamento di Agno,
faceva le feste a Bashti come a sollecitarne l'elogio
per le prodezze compiute e gli sorrideva con la bocca
insanguinata e gli occhi sporchi di rosso d'uovo.
Il vecchio capo non and in collera, come non
avrebbe mancato di fare se fosse stato solo, perch
non voleva abbassarsi davanti al suo capo stregone
mostrandoglisi in preda a sentimenti cos volgari. 
questo il destino di tutti coloro che occupano cariche
elevate, sempre costretti a piegare secondo le
circostanze i loro desideri ed a contenersi per sembrare
disinteressati, e per questo Bashti finse di non
prendersela per quella grave disillusione subita dalla
sua ingordigia. Agno seppe controllarsi meno bene
e non pot dissimulare la fiamma avida dei suoi
occhi; Bashti se ne accorse, ma non ne comprese la
vera causa e l'attribu a semplice curiosit. Cosa che
prova due grandi verit: la prima, che i potenti di
questa terra spesso ingannano i loro sudditi; la seconda,
che spesso anche essi, a loro volta, vengono
ingannati da quelli.
Bashti guard Jerry con aria sorridente, come se
considerasse l'avvenuto una divertente facezia, ma
nello stesso tempo lanci un'occhiata di sfuggita al
suo stregone e, leggendogli la contrariet in volto,
non pot fare a meno di congratularsi con se stesso
per essere riuscito a dargliela a bere.
- Quale dei due tab  il pi importante? - si
inform Agno usando il dialetto di Somo.
- Non dovresti aver bisogno di chiederlo! Quello
del megapode, sicuramente!
- Ed il cane? - domand allora Agno.
- Deve scontare l'infrazione del tab.  un tab
importante, il mio! Fu Somo, progenitore e primo
capo della nostra trib, che cos stabil e da allora
in poi fu sempre un tab riservato ai capi. Il cane deve morire!
Si interruppe per riflettere, mentre Jerry si rimetteva
a scavare la sabbia in un punto in cui il suo
fiuto gli dava buone speranze. Agno volle farlo smettere,
ma il capo si interpose.
- Lascialo fare, - disse. - Occorre che il cane
si tradisca in mia presenza.
E Jerry, trovate due uova, le ruppe e lecc quella
parte del loro prezioso contenuto che non and a
finire nella sabbia. Fu con occhi spenti che Bashti chiese:
-  oggi, che gli uomini devono nutrirsi di carne di cani?
- Domani, a mezzogiorno, - rispose lo stregone.
- Hanno gi cominciato a portare i cani e ve ne sar almeno una cinquantina.
- Cinquantuno, - sentenzi Bashti, additando il terrier.
Subito lo stregone, con rapida mossa, fece per afferrare Jerry.
- Perch proprio ora? - gli disse il capo. -
Ti toccherebbe di portarlo attraverso la palude. Lascia
piuttosto che torni per proprio conto e quando
saremmo giunti al villaggio gli legherai le zampe.
Mentre Jerry, trotterellando allegramente alle calcagna
dei due uomini, si avvicinava alla tettoia per
canotti, sent urlare molti cani e comprese che quelle
erano certamente urla di terrore e di dolore. Subito
ne fu insospettito, per quanto non avesse la
minima preoccupazione per la propria integrit; gi
rizzava le orecchie e fiutava l'aria, quando Bashti
lo afferr per la collottola sollevandolo da terra ed
Agno si affrett a legargli le zampe.
Jerry non si lament, non url, non mostr in alcun
modo timore; solo cominci a ringhiare ferocemente,
dimenandosi come un forsennato e cercando di
graffiare con le zampe posteriori. Ma un povero cane,
specialmente quando sia stato afferrato dal di
dietro per la pelle del collo, difficilmente pu competere con due uomini abili ed intelligenti, forniti
di due mani, con ben cinque agili dita per mano!
Con le quattro zampe legate, venne portato a testa
in gi fino alla vicina tettoia, verso il macello e
la conseguente cottura, e gettato al suolo tra una
quantit di altri cani, al pari di lui legati in modo
da non potersi muovere. Per quanto si fosse sul
mezzogiorno, molte delle povere bestie giacevano
abbandonate sotto il sole ardente fino dalle prime
ore del mattino. Erano tutti cani della boscaglia, cos
poco coraggiosi e resistenti che la sete, le corde
che laceravano loro le carni e soprattutto un oscuro
timore per la crudele sorte che tale trattamento annunciava,
strappavano loro continui gemiti e li facevano
urlare di dolore e di disperazione.
Le trenta ore che seguirono furono assai penose
per Jerry. Si era sparsa subito la voce che il tab
che lo proteggeva era stato tolto e nessuno, uomo o
ragazzo, si fece sfuggire la bella occasione per soddisfare
i vecchi rancori; fino a notte fatta tutti gli
abitanti del villaggio fecero circolo intorno a lui,
senza smettere per un istante di stuzzicarlo e di tormentarlo.
Commentavano quanto aveva fatto, sghignazzando
e deridendolo, urtandolo coi piedi in segno
di disprezzo; lo torturavano in tutti i modi, facendo
perfino delle buche nel suolo e deponendovelo
dentro sul dorso, con le quattro zampe legate che
si agitavano disperatamente per aria.
Ma il terrier, impossibilitato a difendersi, si limitava
ad urlare di rabbia impotente; il suo cuoricino
fiero gli impediva infatti di lamentarsi e di
gemere come facevano gli altri cani. Oramai aveva
compiuto il primo anno della sua esistenza e negli
ultimi mesi si era assai sviluppato e, come tutti quelli
della sua razza, non sapeva cosa fosse paura o
debolezza d'animo. In quelle trenta ore di sofferenze,
l'ostilit ed il disprezzo per i negri, gi inculcatogli
dai suoi padroni di razza bianca, crebbe a
dismisura, divenendo odio feroce.
I suoi carnefici lo tormentarono davvero in tutti
i modi. Giunsero perfino ad aizzargli contro il cane
selvatico, ma quell'animale, per quanto di razza interiore,
non usava attaccare un nemico che non poteva
muoversi, anche se in quel nemico identificasse
colui che tanto spesso l'aveva provocato e fatto
ruzzolare al suolo; se Jerry, magari con una gamba
spezzata od altra ferita che gli avesse permesso di
stare in piedi, fosse stato capace di fargli resistenza,
non avrebbe tardato a scagliarglisi addosso e
morderlo a morte, ma vedendolo cos immobilizzato
ed impotente a difendersi non provava pi voglia di
attaccarlo. Cos lo spettacolo che i negri si erano
ripromessi and in fumo; il cane selvatico rispose
ai brontoli di Jerry ringhiando e mostrandogli i
denti, ma nessun incitamento dei carnefici valse a
persuaderlo ad attaccare ed a mordere.
Il luogo destinato al macello, poco discosto dalla
tettoia per canotti, sembrava una bolgia infernale.
Ogni tanto qualche altro cane veniva gettato ad aumentare
il numero delle vittime. L'aria risuonava di
continui gemiti e le povere bestie, molte delle quali
giacevano sotto il sole e senza acqua fino dalle
prime ore del mattino, eccitate e terrorizzate dai
patimenti e dalla sorte che presentivano esser loro
destinata, alternavano grida isolate, cori generali di
lamenti e pause brevi di pauroso silenzio. Quell'urlio
pietoso, che variava di intensit ma non cessava
mai, continu per tutta la notte ed al mattino tutti
i cani erano spossati e martoriati da una sete intollerabile,
sofferenze che presto aumentarono quando
il sole cominci di nuovo a brillare.
Intorno a Jerry si era riformato un denso circolo
di carnefici, che ricominciarono a dimostrare tutto
il loro disprezzo ed il loro rancore al cane che aveva
perso la protezione del suo tab. Ma quello che
facevi impazzire il terrier dalla rabbia, non erano
tanto le percosse di quei negri crudeli, quanto le loro
beffe. Nessun cane ama di essere schernito e
Jerry, dato il suo carattere e la sua educazione, non
era davvero in condizione di saper sopportare i loro
sghignazzamenti ed i loro pigolii ironici.
Per quanto Jerry fosse stato il solo a non farsi
sfuggire un lamento, pure aveva tanto ringhiato ed
aveva tanta sete, che aveva le mucose della bocca e
della gola talmente riarse e disseccate da non riuscire
ad emettere che suoni fiochi e solo quando la
provocazione subita era veramente grave; la lingua
gli pendeva dalla bocca, mentre il sole del mattino
cominciava a dardeggiare implacabilmente i suoi
raggi gi cocenti su di lui.
Fu allora che un ragazzaccio gli fece uno scherzo
feroce; lo fece ruzzolare fuori della cavit scavata
nel suolo in cui era rimasto disteso sul dorso tutta la
notte, lo adagi su un fianco e gli present una zucca
piena d'acqua. Il povero Jerry si mise a lambirla
cos freneticamente che non si accorse subito come
quel mascalzone vi avesse fatto sciogliere dei
semi maturi di pepe rosso! Tutti gli istanti si misero
ad urlare dalla gioia al nuovo ingegnoso tormento
inflitto al terrier, la cui sete ora si cambi in arsura
insopportabile, sotto l'azione del pepe.
Ma ecco che Nalasu faceva la sua apparizione sulla
scena, apparizione, come si vedr, di capitale
importanza per Jerry. Nalasu era un vecchio negro
di una sessantina d'anni, cieco, che guidava i propri
passi appoggiandosi ad un bastone col quale tastava
il terreno; nella mano libera, teneva per le
zampe legate un porcellino.
- Mi si dice che il cane del padrone bianco deve
venire mangiato, - disse il vecchio nel dialetto di
Somo. - Dove l'avete messo? Indicatemelo.
Agno, sopraggiunto in quel momento, lo aiut a
chinarsi sul terrier e Nalasu cominci a palpeggiare
la bestia con le dita. Ma Jerry non ringhi, non
tent di morderlo, per quanto la mano fosse venuta
spesso a portata dei suoi denti; capiva infatti che
in quella dolce carezza non vi era inimicizia. Poi il
vecchio cieco palp ripetutamente il porcellino, 
come se facesse dei confronti tra questo ed il cane.
Quindi si tir su ed espresse il suo giudizio:
- Il porco  della medesima grossezza del cane;
ma vi  pi carne da mangiare nel porco che nel
cane. Prendetevi il porco e datemi il cane.
- Impossibile, - rispose Agno. - Il cane del
padrone bianco ha violato il tab e deve essere ucciso
e mangiato. Prendi pure un altro cane, magari
uno dei pi grossi, in cambio del tuo porco.
- Voglio avere il cane del padrone bianco, - insistette
Nalasu. - Quello e non un altro!
Continuavano a discutere, ognuno rimanendo della
propria opinione, quando Bashti, capitato l vicino, si ferm ad ascoltare.
- Prenditi il cane che desideri, Nalasu, - disse alla fine. - Il porco che offri in cambio mi piace e me lo manger volentieri.
- Ma il cane ha violato il tab, il grande tab
dei capi che proteggeva il recinto dei megapodi, e
deve venire mangiato, - obbiett vivamente Agno.
Troppo vivamente, a parere di Bashti, che sent
sorgere nella sua mente un vago sospetto.
- Il tab deve essere riscattato con la morte e la cottura, - prosegu lo stregone.
- Perfettamente, - conchiuse il capo. - Manger
il porcellino; fallo scannare e mettimelo a cuocere.
- Ricordati che la legge vuole che chi viola un tab espii la sua colpa con la vita!
- Vi  per un'altra legge, - disse Bashti sogghignando,
- una legge antica quanto il grande
Somo che costru queste mura, per la quale una vita
pu riscattare un'altra vita.
- Ma riguarda solo la vita di un uomo o di una donna, - specific Agno.
- Conosco bene quella legge, - insistette il capo; - fu emanata dallo stesso Somo e non proibisce affatto che una vita di animale riscatti quella di un altro animale.
-  una cosa che non  stata mai fatta, - eccep lo stregone.
- Non  mai stata fatta, - ribatt Bashti, - per
l'ottima ragione che non si  mai trovato prima di
oggi un uomo che fosse tanto stupido da offrire un
porco in cambio di un cane; ed un bel porcellino,
per giunta, grasso e tenero. Prendi il cane, Nalasu, te lo permetto.
Ma lo stregone non voleva ancora darsi per vinto.
- Come tu stesso hai detto, o Bashti, nella tua
alta saggezza, in questo cane risiedono grandi doti
di forza e di coraggio. Lascia dunque che venga ucciso:
permetti che dopo la cottura il suo corpo venga
fatto in tanti pezzi in modo che ogni uomo possa
mangiarne e ricevere in tal modo la sua parte di
forza e di coraggio.  meglio che tali doti si trasmettano
agli uomini di Somo, piuttosto che ai loro cani.
Ma Bashti non provava la minima collera contro
Jerry. Aveva vissuto troppo a lungo, aveva troppo
meditato e ragionato, per poter tenere un cane responsabile
della violazione di un tab, di cui non
conosceva nemmeno l'esistenza. Certo, si era spesso
dato il caso di cani uccisi per simili colpe; ma non
lo aveva permesso che in quanto la sorte di quei
cani lo lasciava indifferente e la loro morte sarebbe
servita a rinforzare la solennit dei tab. Ma Jerry
aveva saputo suscitare il suo interessamento, specialmente
dopo che lo aveva assalito mentre teneva
sulle ginocchia la testa di Van Horn. Da quel giorno
non aveva mancato di riflettere su quell'incidente
che, per quanto fosse banale come tutto ci che
accadeva nella vita, pure lo aveva fatto meditare a
lungo. Inoltre ammirava il coraggio del terrier e
quel sentimento inesplicabile in lui che lo spingeva
a continuare a combattere ed a non lamentarsi malgrado
il dolore dei colpi di bastone; forse, inconsapevolmente,
era sensibile pure alla bellezza fisica di
Jerry, a quella perfezione di forme e di colore che
gli rallegravano tanto lo sguardo stanco.
E poi, la sua condotta era influenzata anche da altre
ragioni. Si meravigliava dell'insistenza del suo
capo stregone ad ottenere che il cane venisse messo
a morte. Come se mancassero i cani! Perch allora
volere la morte proprio di quello? A Bashti sorgeva
il sospetto che Agno avesse una ragione segreta per
desiderare ci; quale potesse essere questa ragione,
il capo non riusciva a capire... A meno che non fosse
per un vecchio rancore, un rancore che forse risaliva
a quel giorno in cui il suo capo gli aveva proibito
di mangiarsi il cane... Se ci fosse stato esatto,
avrebbe significato uno stato d'animo che Bashti non
poteva tollerare in nessuno dei suoi sudditi! Ma qualunque
potesse essere il motivo che faceva tanto insistere
Agno, Bashti, che stava sempre in guardia
contro ci che non gli si presentava chiaro, pens
che era opportuno di mettere a posto lo stregone e
di dimostrargli ancora una volta che era a lui, Bashti,
cui spettava in Somo di avere l'ultima parola; perci replic:
- Ho vissuto a lungo e mangiato innumerevoli
porci, ma chi  quel temerario che oserebbe affermare
che la natura del porco sia penetrata in me con
le sue carni e mi abbia reso simile ad essi?
Si interruppe per gettare intorno a s uno sguardo
di sfida. Nessuno os fiatare; qualche negro si mise
a ridere stupidamente e ad agitare i piedi, mentre
il volto di Agno era tutta una protesta contro l'affermazione
che nella persona del capo potesse esservi qualcosa di porcino.
- Ho mangiato molti pesci, - continu Bashti,
- ma non mi  mai spuntata la minima squama sulla
pelle od una sola branchia nella gola. Come tutti
potete vedere, non vi  traccia di pinne sulla mia
spina dorsale! Nalasu, prendi il cane e tu, Aga, porta
il porcellino nella mia capanna, me lo manger
oggi. Quanto a te, Agno, fa cominciare a macellare
i cani in modo che siano pronti quando verr il momento
in cui dovranno essere serviti agli uomini, nella grande tettoia per canotti.
Quindi, nel volgere le spalle per andarsene, disse
severamente allo stregone, servendosi del gergo
bche de mer: Parola mia, io stare molto arrabbiato verso te!
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
ALASU, il vecchio cieco, si avvi, tastando il terreno
col bastone e tenendo con l'altra mano
Jerry; questi, mentre l'uomo lo portava via ancora
legato e con la testa all'ingi, sent aumentare l'urlo
selvaggio dei cani, man mano che venivano macellati.
Ma Nalasu non fece come Lamai e non port Jerry
fino a casa sua; al primo ruscello che scendeva
dalle colline, egli si ferm e permise al cane di bere.
La povera bestia tuff avidamente il muso nell'acqua
e la sent scorrere con vera delizia sulla lingua
e dentro la gola riarse; ma pur dissetandosi si
rendeva conto che colui che l'aveva salvato doveva
essere il negro pi gentile di tutto Somo, ancora
migliore di Lamai, di Bashti e di Agno.
Quando ebbe bevuto fino a scoppiarne, ringrazi
Nalasu a modo suo, leccandogli le mani, non certo
entusiasticamente ed appassionatamente come avrebbe
fatto col Comandante, ma con tutta la riconoscenza
dovuta a chi gli aveva ridato nuova vita facendolo
bere. Il vecchio gli esprimette ad alta voce la
sua soddisfazione, poi immerse il corpo del cane arso
dal sole nel ruscello, tenendovelo a lungo e strofinandolo
ben bene, ma avendo cura che la testolina
rimanesse fuori dell'acqua.
Dal ruscello all'abitazione di Nalasu vi era un bel
pezzo di strada ed il cieco continu a portare il terrier,
sempre legato; questa volta non lo teneva pi
penzoloni e con la testa all'ingi, ma se lo stringeva
con un braccio contro il petto, poich intendeva
di riuscire a farsi amare da lui. Infatti Nalasu, nelle
tenebre che lo avvolgevano da tanti anni, aveva avuto
agio di pensare e meditare molto ed aveva finito
per conoscere il mondo assai meglio che se avesse
potuto vederlo. Sapeva che nelle sue particolari
condizioni, quello che pi gli occorreva era di possedere
un buon cane; aveva provato ad educare diversi
cani della boscaglia, ma quelle bestiacce non
avevano saputo apprezzare i suoi buoni trattamenti
ed erano fuggite via tutte; grazie alle maniere estremamente
gentili che egli aveva usato con l'ultima di
esse, era riuscito a farla rimanere pi a lungo, ma
anche quella alla fine lo aveva abbandonato, prima
che la sua educazione fosse compita. Aveva sentito
dire che il cane del padrone bianco era differente,
che era pi coraggioso ed intelligente dei cani indigeni
di Somo e perci sperava di ottenere con lui
migliori risultati.
Siccome la trovata di Lamai di attaccare il cane
con un bastone si era risaputa da tutto il villaggio,
anche Nalasu adott in casa sua quell'ingegnoso sistema.
Per qui le cose si svolsero in modo differente.
Il cieco non si mostr mai impaziente ed ebbe
la costanza di rimanersene per lunghe ore accucciato
sui talloni ad accarezzare Jerry. Ma anche se
non si fosse mostrato cos affettuoso, il terrier, che
riceveva il cibo dalle sue mani e si era ormai avvezzato
a cambiare spesso di padrone, avrebbe finito
per accettarlo come tale, tanto pi che, dopo che lo
stregone lo aveva legato e gettato tra gli altri cani
destinati al macello, non si credeva pi legato a lui
da nessun vincolo; inoltre la brava bestiola, abituata
fino dalla nascita a dipendere da un uomo, sentiva
il bisogno imperioso di trovarsi un nuovo padrone.
Perci, quando un bel giorno venne sciolto dal
bastone, Jerry rimase di sua spontanea volont in
casa di Nalasu e questi, una volta avuta la lieta persuasione
che il cane non sarebbe scappato via come
gli altri, cominci ad occuparsi della sua educazione;
dapprima il vecchio procedette lentamente, poi,
gradatamente, giunse a dedicarvi parecchie ore al
giorno.
La prima cosa che Jerry apprese fu che il suo nuovo
nome era Bao e si abitu a rispondere quando lo
chiamavano cos, da una distanza sempre maggiore,
anche a bassissima voce; anzi Nalasu, gradatamente,
arriv a pronunciare quel nome a voce cos fioca
che pi che una parola articolata sembrava un sussurro;
ma l'orecchio di Jerry era finissimo e quello
di Nalasu era stato reso da un progressivo allenamento
quasi altrettanto acuto.
Poi il vecchio svilupp ancora di pi l'udito del
suo allievo. Per ore ed ore, sia tenendoselo vicino,
sia da lontano, gli insegn ad afferrare i minimi rumori,
i pi leggeri fruscii della boscaglia. Quindi lo
abitu a distinguere uno dall'altro i vari rumori e
ad avvertirne il padrone variando la modulazione
dei suoi brontoli a seconda che avesse identificato
questo o quel rumore. Se, per esempio, Jerry udiva
un fruscio tra i cespugli e capiva che era stato
prodotto da un porco o da qualche gallina, allora
non doveva segnalarlo; se poi non riusciva ad identificarlo,
doveva limitarsi a brontolare dolcemente.
Ma quando sentiva che un uomo od un ragazzo si
avvicinava furtivamente, e perci in modo sospetto,
Jerry aveva appreso a dare l'allarme ringhiando fortemente;
se per l'individuo si avvicinava francamente,
facendo rumore, allora si limitava a fare
udire un lieve ringhio.
Jerry non si chiese mai perch gli venisse insegnato
tutto ci: lo faceva unicamente perch il suo nuovo
padrone ne aveva espresso il desiderio. Nalasu
gli aveva insegnato queste e molte altre cose ancora,
senza risparmiare tempo n fatiche infinite, ma
alla fine riusc ad aumentare a tal segno il vocabolario
del cane, che potevano ormai dirsi anche a distanza
le cose pi svariate e pi precise.
Cos, a cinquanta passi di distanza, Jerry, abbaiando
dolcemente in un modo speciale, segnalava
che udiva un rumore che non poteva identificare e
Nalasu, con fischi variamente modulati, gli comandava
di abbaiare a voce pi bassa, oppure di stare
zitto, o di venire da lui senza far rumore, od anche
di inoltrarsi nella boscaglia ed appurare la causa
dello strano rumore o di precipitarsi all'attacco, abbaiando
a squarciagola.
Qualche volta l'orecchio addestrato di Nalasu percepiva
qualche strano rumore che veniva dalla direzione
opposta ed allora il cieco interrogava il cane
col loro linguaggio convenzionale per sapere se anche
lui aveva inteso e Jerry, con tutto il corpicino
proteso ad ascoltare, abbaiava pi o meno forte ed
in questo o quel modo, per informare il padrone
che non aveva inteso nulla, oppure che aveva notato
anche lui quel rumore, o per dirgli che si trattava
di un cane forestiero, di un ratto di bosco, di un
uomo, oppure di un ragazzo, il tutto con una variet
di suoni lievi, quasi di sussurri, con monosillabi
vari, che costituivano come un vero linguaggio abbreviato.
Nalasu era uno strano vecchio, che viveva da solo
in una piccola capanna di erbe intrecciate al limitare
del villaggio. L'abitazione pi vicina era ad
una buona distanza dalla capannuccia abitata dal
cieco e che si alzava nel centro di una radura ricavata
dalla folta jungla circostante. Tale radura nel
punto pi vicino alla jungla ne distava non meno
di una sessantina di piedi ed il cieco la sbarazzava
continuamente dalla invadente vegetazione tropicale.
Apparentemente Nalasu non aveva amici o per lo
meno nessuno veniva a trovarlo, perch da anni aveva
fatto capire di non amare tali visite. Era rimasto
vedovo da molto tempo ed i suoi tre figli, prima ancora
di essersi sposati, in una spedizione contro la
gente della montagna, erano stati uccisi e mangiati
da quei feroci cannibali.
Per quanto fosse cieco, non stava mai con le mani
in mano, non domandava favori a nessuno e provvedeva
da s al proprio sostentamento. Nella radura
intorno alla sua abitazione aveva piantato ignami,
patate dolci ed altre radici commestibili; in una radura
a parte, perch egli non voleva avere alberi
nei dintorni della sua abitazione, aveva piante di
musa, di banane ed una mezza dozzina di palme da
cocco. Ogni tanto si recava al villaggio e scambiava
le frutta ed i legumi cos ottenuti, con carne, pesce
e tabacco.
Una gran parte della giornata veniva da lui dedicata
all'educazione di Jerry e di tanto in tanto fabbricava
archi e frecce, talmente ricercati dagli uomini
della sua trib, che non faceva in tempo a soddisfare
tutte le richieste. Era raro che facesse passare
ventiquattr'ore senza tenersi in esercizio nel tirar
d'arco; mirava regolandosi sul suono e sulla direzione
dal quale esso gli perveniva. Ogni volta che
sentiva un rumore od un fruscio nella jungla e Jerry
glie ne aveva segnalato la causa, si affrettava a
scagliare una freccia in direzione del rumore udito
ed il terrier doveva andare con molta precauzione a
cercargli la freccia, quando questa mancava il bersaglio.
Altra cosa strana in Nalasu, era il fatto che egli
non dormisse mai pi di tre ore su ventiquattro e
non prendesse quel breve riposo che di giorno e mai
dentro la capanna. Si era fabbricato nel punto pi
folto della jungla una specie di nido, al quale non
si accedeva per nessun sentiero e dove non entrava
od usciva mai passando per lo stesso punto, in modo
che la ricca ed esuberante vegetazione tropicale
che copriva il suolo, essendo calpestata raramente
nello stesso posto, non conservava traccia del suo
passaggio; inoltre, quando dormiva, teneva sempre
presso di s Jerry ed aveva insegnato al cane a non
addormentarsi mentre montava la guardia.
Ed il cieco aveva mille ragioni di usare tante precauzioni.
Il maggiore dei suoi figli, tempo prima,
aveva ucciso in rissa un certo Ao, uno dei sei figli
della famiglia di Anno, che viveva in uno dei villaggi
dell'altipiano. Secondo la legge di Somo, la
famiglia Anno aveva il diritto di far pagare alla famiglia
Nalasu il debito di sangue; ma la morte dei
tre figli di Nalasu, massacrati dagli indigeni della
boscaglia, era venuta a sconvolgere i loro piani.
Per, siccome la legge di Somo concedeva una vita
in cambio di un'altra vita e Nalasu era l'unico superstite
di tutta la sua famiglia, tutta la trib era
convinta che gli Anno non sarebbero soddisfatti finch
non fossero riusciti a prendere la vita del
vecchio.
Ma Nalasu era stato rinomato non solo per il coraggio
e le virt belliche dei suoi tre figli, ma anche
perch lui stesso era un valoroso guerriero. Due volte
gli Anno avevano tentato di vendicarsi e la prima
volta Nalasu possedeva ancora la vista. Gli era
riuscito facile sventare la loro insidia, li aveva aggirati
ed aveva ammazzato lo stesso Anno, il padre,
raddoppiando in tal modo il debito di sangue.
Poi gli era successa la sua disgrazia: mentre riempiva
dei bossoli di cartucce Snider gi sparate diverse
volte, la polvere nera era esplosa e gli aveva
distrutto tutti e due gli occhi. Subito dopo, mentre
si stava ancora curando le orribile ferite dell'esplosione,
gli Anno erano tornati all'attacco; ma egli se
lo aspettava ed aveva provveduto in tempo a premunirsi.
Quella notte due zii ed un altro fratello
misero il piede sulle spine avvelenate collocate da
Nalasu e morirono tra terribili sofferenze. Ora la
somma delle vite dovute agli Anno era cresciuta a
cinque e di fronte ad essi rimaneva solo un povero
cieco per risponderne.
Da quella notte, gli Anno avevano nutrito un tale
terrore per le spine avvelenate che non avevano
osato tentare altri attacchi, malgrado che il desiderio
di vendetta fosse sempre vivo in essi e si pu
dire vivessero solo per la speranza di potere appendere
un giorno al soffitto della loro capanna la testa di Nalasu.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
INTANTO passavano i mesi, il monsone era succeduto
ai venti alisei di sud-est e Jerry era cresciuto
ancora in forza, in peso ed ossatura. Quei sei mesi
trascorsi col cieco erano stati per lui facili e piacevoli,
per quanto Nalasu non transigesse sulla disciplina
e tenesse a far addestrare il suo allievo,
giornalmente e per lunghe ore, in tante cose che
generalmente non si insegnano ai cani. Ma mai Nalasu
si permise di percuoterlo o di usare con lui parole
dure; quell'uomo, che aveva ucciso quattro degli
Anno e tre di questi malgrado fosse gi divenuto
cieco, e che aveva preso le teste di molti altri uomini,
quando la bella giovent gli faceva ribollire il
sangue, non alz mai la voce, non ebbe mai uno
scatto d'ira con Jerry e se qualche volta dovette
rimproverarlo lo fece sempre con dolcezza.
L'educazione sistematica ricevuta dal terrier in
quei primi mesi della sua esistenza, ne plasm la
mente e svilupp nel suo cervello delle facolt che
gli rimasero per tutta la vita. Non vi era forse cane
al mondo che sapesse esprimere come lui il proprio
pensiero e ci per tre ragioni: la sua naturale e vivissima
intelligenza, il geniale insegnamento impartitogli
da Nalasu e le lunghe ore che questi aveva
dedicato a tale educazione.
Il linguaggio, sia pure abbreviato, di cui poteva
fare uso aveva del prodigioso, trattandosi di un cane.
Si potrebbe quasi affermare che Jerry poteva
parlare per ore intere col cieco; naturalmente i soggetti
sui quali potevano intrattenersi erano pochi e
molto semplici, con solo vaghi e rari accenni a fatti
svoltisi in un passato assai recente o che si dovrebbero
svolgere in un futuro molto prossimo. Parimenti
sarebbe stato impossibile a Jerry di parlare a Nalasu
di Meringe o dell'Arangi, del grande amore nutrito
per il Comandante oppure delle ragioni che gli facevano
odiare Bashti, proprio come l'uomo non
avrebbe potuto spiegargli le cause della inimicizia
degli Anno o descrivergli la disgrazia che gli era costata
la vista.
Praticamente la loro conversazione si limitava al
presente, con una lieve possibilit di accennare a
cose appartenenti ad un passato molto recente.
Nalasu dava a Jerry precise istruzioni, come per esempio
esplorare i dintorni da solo, recarsi al nido dove
il cieco dormiva e fare lunghi giri di ricognizione
tutto intorno, proseguire quindi verso la radura
dove erano piantati gli alberi da frutto, attraversare
la jungla fino al sentiero principale, seguirlo in
direzione del villaggio fino al grande albero di banane
e finalmente tornare dal padrone passando per
il piccolo sentiero. Jerry seguiva tali istruzioni alla
lettera ed appena di ritorno si affrettava a riferire
ci che aveva scoperto e cio: che non aveva notato
nulla di anormale presso al nido, salvo che un nibbio
si aggirava nelle vicinanze; nella radura degli
alberi da frutto erano cadute al suolo tre noci di
cocco - poich, sia detto incidentalmente, Jerry sapeva
contare fino a cinque; - tra la radura ed il
sentiero principale aveva incontrato quattro porci;
lungo il sentiero poi erano passati un cane, pi di
cinque donne e due bambini ed infine lungo il piccolo
sentiero che conduceva a casa aveva notato un
cacatoa e due ragazzi.
Ma non poteva spiegargli le sfumature del suo
pensiero e dei suoi sentimenti che gli impedivano di
sentirsi perfettamente felice nella sua nuova condizione.
Nalasu infatti non era un dio bianco, ma semplicemente
e solamente un dio negro! Jerry odiava
e disprezzava tutti i negri, facendo eccezione solo
per Lamai e per Nalasu, che tollerava per gratitudine;
anzi, per il cieco provava ora un dolce e placido
affetto, ma sentiva di non poterlo amare.
Nella migliore delle ipotesi, poteva considerarli
come divinit inferiori, ma gli riusciva impossibile
di dimenticare il Comandante e Mister Haggin e
nemmeno Derby e Bob, della medesima razza di
quei grandi dei bianchi. Quelli erano troppo differenti,
troppo migliori di tutti quei selvaggi tra i
quali era ora obbligato a vivere! Erano creature pi
elevate ed altolocate, che vivevano in un luogo di
paradiso per lui inaccessibile, verso il quale andavano
i suoi ricordi pi dolci e le sue vive aspirazioni,
ma di cui non riusciva a trovare la via di accesso;
paradiso che, nel suo istintivo intuito della fine
di tutte le cose, il terrier dubitava fosse sprofondato
in quel nulla supremo, che aveva gi inghiottito
il Comandante e l'Arangi!
Era invano che il vecchio cieco prodigava tutto
se stesso per riuscire a farsi amare da Jerry: come
avrebbe potuto lottare contro i pregiudizi del cane,
cos preso dal passato e dal dolce ricordo dei suoi
antichi padroni bianchi? Era gi molto l'averne ottenuto
fedelt e devozione! Jerry infatti era pronto
a combattere fino alla morte per Nalasu, ma lo
avrebbe fatto per semplice devozione e non con
quello slancio appassionato col quale avrebbe difeso
l'amato Comandante. Ma il cieco non cap mai
quanto passava nel cuore e nel cervello del cane e
si illuse sempre di essere riuscito a farsi amare.
Venne finalmente il giorno in cui uno degli Anno
fece la sua famosa trovata, che consisteva nel calzare
sandali dalle suole molto erte, i quali avrebbero
permesso loro di passare impunemente sulle spine
avvelenate con cui Nalasu era gi riuscito ad
uccidere tre di essi. In una notte oscura, in cui il cielo
coperto da nubi rendeva le tenebre anche pi
fitte, una dozzina di uomini della famiglia di Anno,
armati di Snider, di vecchie pistole, di clave e di
tomahawk, si diressero verso l'abitazione di Nalasu,
camminando con precauzione malgrado i sandali dalle
grosse suole di cui erano forniti, tanta era sempre
la paura che inspiravano loro le spine avvelenate,
senza sospettare che ormai Nalasu non le piantava
pi da un pezzo.
Fu Jerry, che in quel momento era disteso tutto
assonnato tra le ginocchia di Nalasu, a dare il primo
allarme al cieco. Questi se ne stava seduto fuori
della porta della capanna, tendendo l'orecchio vigile
ai minimi rumori, come soleva fare tutte le
notti da vari anni. Si mise allora ad ascoltare con
ancora maggiore attenzione per lunghi minuti, senza
che il suo udito finissimo riuscisse a percepire rumori
sospetti; ma intanto non aveva trascurato di
sussurrare al cane di stare in ascolto e di informarlo
di ci che sentisse, brontolando in modo appena
percettibile, e Jerry, servendosi di tutte le leggere
e varie modulazioni del loro linguaggio convenzionale,
lo avvert che si stavano avvicinando parecchi
uomini, pi di cinque.
Nalasu afferr l'arco che teneva presso di s, scagli
una freccia ed attese. Alla fine pot sentire con
le proprie orecchie dei fruscii appena percettibili
che si alzavano dalla jungla tutto intorno alla capanna
e che sembravano provenire da parecchi punti.
Chiese allora al terrier di specificare e soprattutto
di rispondergli a bassissima voce. Jerry, fremente
sotto il tocco delle dita del vecchio, si sforzava intanto
di leggere con le orecchie e con l'olfatto nell'aria
notturna e non tard a confermargli in un
bisbiglio, che si trattava di uomini, di molti uomini, pi di cinque.
Nalasu, con la pazienza dei vecchi, continu a rimanere
immobile in vigile attesa; finalmente, riusc
ad identificare a breve distanza, a non pi di sessanta
passi e proprio sul limitare della jungla, il rumore
particolare prodotto da un solo uomo. Immediatamente,
scocc una freccia dall'arco ed ud con
gioia un sospiro ed un gemito alzarsi dalla jungla;
subito imped a Jerry di andare a riprendere la
freccia, che egli sapeva aver raggiunto il bersaglio,
e tese nuovamente l'arco.
Seguirono lunghi minuti di silenzio, mentre il vecchio,
immobile come una figura scolpita nella pietra,
imponeva di tacere al cane eccitato e fremente,
parlandogli a mezzo di espressive pressioni delle dita.
Tanto il cane che il padrone sapevano che la morte
li spiava e li insidiava dalle tenebre circostanti...
Poi, pi vicino di prima, udirono di nuovo un impercettibile
rumore di persone che si muovevano con
cautela; ma questa volta la freccia scoccata fulmineamente
dal cieco and a vuoto e poterono sentirla
picchiare contro un albero, mentre un fruscio pi
forte diceva loro che il nemico si era ritirato in fretta
e furia. Dopo qualche minuto, Nalasu sped
Jerry a rintracciare e riportargli la freccia ed il terrier
lo fece in modo che faceva onore a lui ed a chi
l'aveva ammaestrato, dirigendosi verso l'albero nella
cui direzione aveva sentito picchiare la freccia e riportandola
tra i denti, senza che nemmeno l'orecchio
di Nalasu, che ci sentiva meglio di qualsiasi altro
uomo che avesse l'uso degli occhi, riuscisse a percepire
il minimo rumore.
E la vigile attesa continu, finch si fecero udire
nuovi fruscii che tradivano l'avanzata di molti uomini
da diversi punti. Allora Nalasu, sempre seguito
da Jerry, raccolse tutte le sue freccie e cominci
a strisciare silenziosamente verso i nemici; mentre
si spostava, risuon la cupa detonazione di uno Snider
ed il proiettile venne a battere proprio nel punto
che aveva appena lasciato.
Dalla mezzanotte all'alba, il vecchio, aiutato dal
cane fedele, combatt con successo contro dodici uomini
armati di armi da fuoco, per quanto non disponesse
per difendersi che di un arco e di un centinaio
di freccie; ma quelle freccie egli pot scoccarle
parecchie centinaia di volte, perch Jerry, che
gli era di valido ed intelligente aiuto, glie le andava
a riprendere ogni volta che fallivano il bersaglio,
permettendogli cos di usarle di nuovo. Inoltre il
terrier, il cui udito era anche pi fine di quello del
padrone, girava continuamente e senza far rumore
intorno alla capanna e gli segnalava man mano i
punti pi minacciati dagli attaccanti.
Quella notte gli Anno sciuparono molta della loro
preziosa polvere, provando l'impressione di combattere
contro spettri invisibili. Mai infatti riuscirono
a veder altro che il lampo dei propri fucili,
mai poterono nemmeno vedere Jerry, per quanto
spesso se lo sentissero accanto mentre andava rintracciando
le freccie; anzi, una volta accadde che
uno di essi, voltandosi per cercare a tastoni una freccia
che poco era mancato non lo ferisse, incontr
con la mano il dorso del cane e ne ricevette un
morso feroce che lo fece urlare di terrore. Tutto essi
tentarono, tirando spesso nella direzione in cui si
udiva vibrare l'arco di Nalasu, ma invano, poich
questi, appena scoccata una freccia, cambiava immediatamente
posto; parecchie volte, accorgendosi
della invisibile presenza di Jerry, gli spararono contro
ed una volta cos da vicino che la bestia ebbe il
muso bruciacchiato dalla fiammata del colpo.
Quando spunt il giorno, in quella rapida luce
grigiastra che sotto i tropici segna il passaggio dalle
tenebre alla luce del sole, gli Anno batterono in ritirata
mentre Nalasu, che si era ritirato nella capanna
appena gli era mancata la protezione delle
tenebre, possedeva ancora ottanta freccie grazie all'ottimo
servizio fattogli dal suo allievo. Il risultato
di quell'attacco notturno fu un uomo morto e
molti feriti che si trascinarono al riparo come poterono.
Nalasu rimase per met della giornata accovacciato
accanto a Jerry, vezzeggiandolo ed accarezzandolo
per le sue prodezze. Poi si rec al villaggio,
sempre accompagnato dal cane, per raccontare a
tutto Somo le peripezie della battaglia.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Ma la gloria dell'impresa di Nalasu, che aveva combattuto
da solo contro gli Anno e li aveva vinti,
ebbe poca durata, perch gi tre giorni dopo avvenne
un fatto tale, che sconvolse tutto il villaggio. Infatti,
fin dal mattino di quel giorno fatale, tutte le cime
della montagna di Malaita che guardavano verso il
mare cominciarono a fare segnalazioni con fumate :
una nave da guerra, diceva il fumo dei fuochi, si
stava avanzando lungo la costa, un grande vascello
potentemente armato si dirigeva verso gli scogli di
Langa-Langa. Ed ancora: la nave non si era fermata
a Langa-Langa e nemmeno a Binu, ma si dirigeva
decisamente verso Somo.
Nalasu, che era cieco, non poteva veder parlare le
fumate che si innalzavano in aria e nessuno venne
ad avvertirlo di quanto avveniva, perch abitava
troppo lontano dal villaggio. Il primo allarme gli fu
dato solo dalle grida acute delle donne e dai pianti
dei bambini che fuggivano in preda a terrore senza
nome lungo il sentiero principale, che conduceva
dal villaggio fino ai confini di Somo, sugli altipiani.
Siccome tutti quei suoni esprimevano un vero timor
panico, ne dedusse che la popolazione si ritirava
impaurita sulle montagne, ma non riusc a comprendere
la ragione di tale fuga precipitosa.
Chiam Jerry e lo mand in esplorazione fino al
grande albero di banane, dove il sentierino che conduceva
alla capanna di Nalasu si riuniva al sentiero
principale; il cane si mise a sedere gravemente
ai piedi dell'albero e stette ad osservare l'esodo degli
abitanti di Somo. Davanti a lui, tutti impauriti
all'eccesso e camminando con tutta la velocit che
era loro concessa, sfilavano uomini, donne, bambini,
ragazzi, madri coi figlioletti attaccati al petto, vegliardi
che si trascinavano appoggiandosi a grucce e
bastoni. Il terrore generale si era trasmesso anche ai
cani, che li seguivano gemendo e lamentandosi, e
nemmeno Jerry pot sfuggire al contagio; prov
l'impulso di mettersi a fuggire anche lui con gli altri,
per salvarsi da una catastrofe sconosciuta e che
nella sua evidente imminenza risvegliava tutto il suo
intuitivo terrore della morte, ma la fedelt e la devozione
che sentiva per il vecchio che lo aveva nutrito
ed accarezzato da sei mesi gli permisero di dominarsi.
Ritorn da Nalasu ed accucciatosi tra le sue ginocchia
gli rifer quanto aveva osservato. Gli riusciva
impossibile di contare oltre cinque, per quanto si
fosse reso conto che i fuggenti erano in numero molto
maggiore, sicch nel suo linguaggio convenzionale
parl di cinque uomini, e pi; di cinque donne,
e pi; di cinque bambini, cinque ragazzi e pi; segnal
pure cinque porci, cinque cani, e pi. Nalasu,
che lo stava ad ascoltare attentamente, comprese
che si doveva trattare di un numero di persone
assai superiore a cinque e gli chiese i loro nomi.
Jerry sapeva i nomi di Bashti, di Agno, di Lamai e
di Lumai e si affrett a menzionarli, servendosi dei
suoni convenuti col cieco per ognuno di essi.
Poi Nalasu pronunci molti altri nomi che il terrier
conosceva ad orecchio, pur non sapendo pronunciarli
ed esso rispose affermativamente a molti
di essi, accennando di s con la testa e contemporaneamente
alzando la zampa destra. Per altri nomi,
che conosceva, ma di cui non aveva visto i possessori
tra i fuggitivi, rispose negativamente, alzando la
zampa sinistra. Per altri nomi ancora non fece alcun
movimento, segno che non li conosceva.
Il cieco si rese conto che stava per accadere qualche
cosa di terribile, qualche cosa di molto pi orrendo
e pericoloso di una scorreria di qualche trib
marittima limitrofa, che Somo, al riparo delle sue
mura, avrebbe potuto facilmente respingere, e fin
per indovinare che si trattava di una spedizione punitiva
della nave da guerra dei bianchi, del resto attesa
e preveduta da lunghi mesi. Malgrado avesse
compiuto i sessantanni, non aveva mai assistito al
bombardamento di un villaggio; aveva bens udito
vagamente parlare di altri villaggi cui era toccata
quella disgrazia, ma non si rendeva esattamente conto
di cosa si trattasse, salvo che i proiettili dovevano
essere molto pi grandi di quelli degli Snider e
di portata assai maggiore.
Ma era destino che egli apprendesse tutto il significato
di un bombardamento, prima di morire.
Bashti, che si attendeva da molto tempo di vedere sopraggiungere
l'incrociatore per vendicare la distruzione
dell'Arangi e l'uccisione dei due bianchi, e
che da molto tempo aveva gi calcolato il danno che
glie ne potrebbe derivare, aveva ordinato ai suoi
sudditi di correre a rifugiarsi sulle montagne. Alla
testa dei fuggiaschi, dodici giovani aitanti trasportavano
le teste di nemici, avvolte con cura nelle loro
stuoie. Gli ultimi abitanti di Somo, i meno agili o
pi vecchi, sfilavano appunto per il sentiero, e gi
Nalasu, armato del suo fido arco e delle sue ottanta
freccie, con Jerry alle calcagna, si metteva in moto
per seguirli, quando improvvisamente l'aria al di'sopra
della sua testa venne lacerata da un frastuono assordante.
Nalasu cadde di colpo a sedere. Era la prima
cannonata che gli veniva fatto di udire ed era mille
volte pi terrorizzante di quanto avesse potuto immaginare.
Il suo suono era lacerante e sembrava
rompere l'aria, come se un potentissimo dio avesse
strappato tra le sue mani un gigantesco tessuto che
comprendesse tutta la volta celeste, un enorme lenzuolo
largo come la terra, vasto come il cielo.
Non solo cadde a sedere davanti alla soglia della
capanna, ma istintivamente pieg la testa tra le ginocchia
e si fece scudo con le braccia; Jerry poi,
che non aveva mai sentito un rumore simile e tanto
meno poteva immaginarsi di che si potesse trattare,
ne fu impressionato come da un presagio solenne
dell'avvicinarsi di una catastrofe naturale, simile a
quella piombata sull'Arangi quando la tempesta l'aveva
fatta piegare su un fianco; ma il coraggio innato
in lui gli imped di accucciarsi al rumore della
prima granata, anzi, gli fece arruffare il pelo e digrignare
minacciosamente i denti contro quel pericolo
che annunciava cos rumorosamente la sua presenza,
pur rimanendo invisibile.
Quando il primo proiettile scoppi, Nalasu si fece
ancora pi piccino e Jerry ringhi con maggior
furore; ad ogni nuova esplosione ognuno di essi ripeteva
il suo gesto istintivo, mentre le granate cominciavano
a scoppiare sempre pi vicino alla radura
nella jungla. Nalasu, che in tutta la sua lunga esistenza
aveva affrontato coraggiosamente tutti i pericoli
dei quali si rendeva esatto conto, era destinato
a morire da codardo, terrorizzato da quella cosa sconosciuta,
da quei proiettili misteriosamente lanciati
dagli uomini bianchi. Le granate cominciarono a
scoppiargli sempre pi vicine ed allora il cieco fin
di perdere la testa, preso da un panico tale che si
sarebbe morso le mani od avrebbe urlato come un
animale; balz in piedi con un grido di follia e si
precipit verso la capanna, come se il tetto di paglia
avesse potuto ripararlo dagli enormi proiettili. Ma
era tale il suo smarrimento che and a battere con la
testa contro lo stipite della porta e ruzzol dentro,
giusto in tempo per ricevere in pieno un'altra granata.
Jerry, che seguiva il padrone, era gi sulla soglia
della capanna, quando avvenne l'esplosione. La capanna
and in mille pezzi ed il cane venne sbalzato
dallo spostamento dell'aria a venti passi di distanza;
in una frazione infinitesimale di secondo la povera
bestia si sent abbattere addosso come un terremoto,
un'ondata di tempesta, un'eruzione vulcanica, un
rombo di tuono una saetta dalla luce abbagliante, e
giacque al suolo priva di sensi.
Passarono cinque minuti prima che Jerry cominciasse
ad agitarsi spasmodicamente e si potesse rimettere
stentatamente e traballando sulle zampe; non
aveva assolutamente idea di quanto tempo era rimasto
senza conoscenza, intuiva solo di avere ricevuto
un istante prima un colpo terribile, mille volte pi
potente del colpo di bastone di un negro.
Si sentiva la gola ed i polmoni impregnati dell'odore
acre e soffocante dell'esplosivo, le narici piene
di terriccio e di fango e cominci ad ansimare ed a
starnutire, saltando qua e l, ricadendo con la pesantezza
di un ubriaco, spiccando nuovi salti in aria,
barcollando sulle zampe posteriori, mentre continuava
a fregarsi il muso con quelle anteriori e contro
il suolo; non pensava ad altro che a liberarsi del dolore
che gli pungeva il naso e la bocca e gli dava un
senso di soffocazione nei polmoni offesi.
Per un vero miracolo non era stato colpito dalle
scheggie della granata ed il perfetto stato del suo
cuore gli aveva permesso di sopravvivere al contraccolpo
dell'esplosione. Fu solo dopo essersi dimenato
freneticamente, agitandosi per cinque minuti come
un pollo al quale sia stata tagliata la testa, che trov
l'esistenza nuovamente tollerabile; ormai il dolore
pungente ed il senso di soffocamento accennavano
a scomparire e sebbene si sentisse ancora debole
e stordito, si diresse barcollando verso l'abitazione
del padrone. Ma non esisteva pi traccia della
capanna o di Nalasu, solo rottami e resti confusi dicevano
come casa e padrone fossero stati annientati.
Mentre le esplosioni delle granate si succedevano
tutto intorno, Jerry cercava di rendersi conto dell'accaduto;
certo tanto la capanna che Nalasu erano
scomparsi, inghiottiti nel nulla supremo, e tutto il
resto del mondo circostante sembrava condannato
a seguirli. La vita sembrava possibile solo sugli altipiani
e le lontane boscaglie dove gi si era rifugiata
tutta la trib. Jerry era fedele alla costa dove aveva
vissuto tanto a lungo, devoto al padrone che lo aveva
nutrito, al quale aveva obbedito per molti mesi
malgrado fosse un negro e per il quale sentiva un
sincero affetto... ma ormai il padrone non c'era pi!
Costretto alla ritirata, lo fece senza affrettarsi, continuando
per qualche tempo a ringhiare ogni volta
che una granata fischiava in aria ed andava a scoppiare
nella jungla; ma a poco a poco smise di arruffare
la pelle del collo e di digrignare i denti, per
quanto non si sentisse ancora affatto rassicurato sulla
propria sorte. Abbandon quello che fino a pochi
istanti prima era stato il suo mondo ed ora non esisteva
pi, ma non fugg guaendo come avevano fatto
i cani indigeni; se ne and via trotterellando per il
sentiero, con andatura regolare e dignitosa. Quando
sbocc sul sentiero principale, l'ultimo dei fuggiaschi
lo aveva abbandonato da un pezzo e la solitudine
assoluta di quel passaggio, che generalmente era
animato da un via vai continuo dalla mattina alla
sera e che poco prima si ricordava di aver trovato
pieno di una folla urlante, lo turb profondamente,
dandogli l'impressione della caducit delle cose
di questo mondo, in cui tutto  condannato a morire.
Nel suo turbamento, non si mise a sedere sotto
il grande albero di banane, ma continu a camminare
sulle orme della retroguardia della trib.
Il suo fiuto gli narrava le peripezie di quella fuga
e solo una volta si trov davanti a quella cosa orrenda
che il suo intuito gli faceva temere: un intero
gruppo di negri annientati da una granata. Vide un
uomo di una cinquantina d'anni, con a lato la stampella
di cui si serviva dopo che da giovane aveva
avuto una gamba asportata da un pescecane, una
donna che si stringeva ancora al seno un bimbo lattante
e la cui mano stringeva quella di un ragazzino
di tre anni e vicino a lei due porci ben pasciuti
che aveva invano tentato di condurre in salvo... tutti morti.
Ed il naso di Jerry gli rivel come la massa dei
fuggiaschi si era divisa per passare dai due lati del
gruppo di caduti e poi si era nuovamente riunita
nella fuga generale e tanti piccoli dettagli ed incidenti
di quell'esodo. Qui un ragazzo aveva lasciato
cadere una canna da zucchero che non aveva potuto
finire di masticare, l vi era in terra una pipa dalla
cannuccia consumata, a due passi, una penna che
aveva abbellito la capigliatura di qualche giovanotto,
pi in l una zucca piena di ignami e di patate dolci
cotte che una negra, troppo affaticata per poterla
portare pi a lungo, aveva deposto con cura al margine del sentiero.
Mentre Jerry avanzava, cess il bombardamento
e cominci a farsi udire il fuoco di fucileria delle
truppe da sbarco, che ammazzavano i porci trovati
nel villaggio. Ma non sent il rumore dei palmizi abbattuti,
n mai torn pi indietro a constatare i danni prodotti dalle ascie.
Infatti in quell'istante stesso avvenne in Jerry un
fenomeno sorprendente, uno di quei fenomeni che
nessun pensatore di questo mondo  ancora riuscito
a spiegare, che manifest la libera azione nel suo
cervello di cane di quella scintilla di vita, dalla quale
i metafisici hanno dedotto l'idea di Dio ed i filosofi
della scuola deterministica si sono fatti portare
per il naso malgrado si affannassero a dichiararla
una pura illusione. Jerry ag macchinalmente, senza
rendersi conto del come e del perch, proprio come
il filosofo non sa spiegarsi per quale ragione ha scelto
a colazione farina di granturco bollita con panna,
invece di uova alla coque.
Jerry non fece che seguire l'impulso che gli veniva
dal suo cervello e che gli imponeva di fare, non
ci che sembrava pi facile ed usuale, ma quello che
invece era pi difficile e meno solito. Poich  pi
facile sopportare una cosa conosciuta che fuggire
verso l'ignoto, poich la paura e la miseria non amano
la solitudine, la cosa pi semplice per Jerry sarebbe
stata evidentemente il seguire la trib di Somo
nelle posizioni fortificate dove si era ritirata.
Eppure il terrier abbandon invece la direzione seguita
dai fuggiaschi e continu la sua odissea verso
il nord, dirigendosi verso un paese strano e sconosciuto, verso l'ignoto!
Se Nalasu non fosse stato inghiottito dal nulla finale,
Jerry sarebbe rimasto. Ci  vero e chi considerasse
il modo di agire del cane potrebbe credere
che tale fosse stato il suo ragionamento; ma Jerry
non ragion affatto e segu semplicemente il proprio
impulso. Poteva contare fino a cinque oggetti, dire
il loro nome ed il loro numero, ma era incapace di
decidere, in seguito ad un ragionamento, che sarebbe
rimasto a Somo se Nalasu fosse vissuto e di andarsene
dopo che questi era stato ucciso. Se ne and
da Somo puramente e semplicemente per il fatto che
il padrone non c'era pi e l'orrore del bombardamento
si era rapidamente dileguato dal suo ricordo
come cosa ormai passata, mentre il presente gli si
imponeva alla mente con tutta la sua forza. Si avvi
pieno di circospezione per i mal tracciati sentieri
frequentati dai selvaggi aborigeni della boscaglia,
pieno di timore per i pericoli di morte che lo spiavano
da ogni lato, con le orecchie ansiosamente protese
a tutti i rumori della jungla e gli occhi costantemente intenti a scrutarne le cause.
Lo stesso Cristoforo Colombo non si mostr pi coraggioso ed ardimentoso di Jerry che si avventurava tra i paurosi misteri della jungla di Malaita.
Jerry non doveva pi rivedere Somo, ma Bashti si era affrettato a farvi ritorno il giorno stesso, sghignazzando e rallegrandosi nel constatare i pochi danni subiti. Solo poche capanne erano state rovinate dalle granate e pochissimi palmizi abbattuti. Quanto ai porci uccisi, non volendo che tanta buona carne andasse sprecata, Bashti li fece cuocere e ne fece il piatto di resistenza di un grande banchetto. Una granata.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
JERRY err per tutta una settimana per la boscaglia,
perch i selvaggi aborigeni facevano la guardia
ai sentieri della montagna e gli impedivano di
penetrarvi. Avrebbe sofferto la fame se il secondo
giorno non avesse potuto impadronirsi di un porcellino
da latte sperduto. Era la prima volta che cacciava
per procurarsi i mezzi di esistenza e la conseguenza
fu che non osando istintivamente di allontanarsi
dalla preda finch non l'avesse finita di divorare,
si indugi nei dintorni pi di quanto volesse;
vagava tutto il giorno per la jungla circostante,
battendola per un largo raggio e cercando inutilmente
di trovare nuove prede, e finiva invariabilmente
per tornare vicino ai resti del porcellino.
Ma malgrado godesse della pi sconfinata libert,
non si sentiva felice; era troppo civilizzato ormai,
troppo abituato alla vita domestica. Non poteva pi
stare lontano dagli uomini; da troppi secoli la sua
razza era stata abituata a vivere in intime relazioni
col genere umano, per troppo tempo aveva fedelmente
amato quegli di a due gambe, li aveva serviti,
sopportando tutto, anche la morte, nel suo amore
cieco, senza riceverne in compenso quella comprensione,
quel riconoscimento dei propri servigi e
quell'amore che avrebbe meritato.
Il povero terrier si sentiva cos solo, cos sperduto,
che si sarebbe contentato anche di un dio a due
zampe di pelle nera, visto che gli di bianchi sembravano
ormai essersi dileguati nelle nebbie del passato;
se il suo cervello fosse stato capace di ragionare,
gli avvenimenti svoltisi gli avrebbero fatto conchiudere
che gli unici di bianchi esistenti erano periti.
Quand'ebbe finito di divorare il porcellino, sentendo
che era meglio avere un padrone negro che
non averne affatto, invece di proseguire la sua via
nell'antica direzione, pieg a sinistra e scendendo
dalle colline si diresse verso il mare. Si regol in tale
modo intuitamente, perch l'esperienza influiva
sul sottile lavorio del suo cervello e l'esperienza di
Jerry, che aveva sempre vissuto in vicinanza del mare,
gli insegnava che l era sicuro di trovare creature
umane e che perci era verso il mare che doveva
dirigersi.
Giunse sulla riva della laguna protetta da ampie
scogliere, in un punto dove delle capanne di erbe in
rovina gli rivelavano che degli uomini vi erano vissuti
in un non lontano passato. Oggi per la jungla
aveva invaso di nuovo tutto con la sua vegetazione
lussureggiante; alberelli di sei piedi erano cresciuti
nelle capanne e tendevano le loro cime verso il
sole, attraverso i tetti di paglia; piante rampicanti
si avvolgevano intorno ai pali araldici della trib
scomparsa, sicch i pescecani con in bocca figure sacre
che vi erano intagliati, sembravano ghignare con
le loro gole di legno spalancate, irridendo con riso
mostruoso e bestiale alla vanit umana, attraverso un
velario di musco e di crittogame. Il misero muro di
protezione verso la laguna, che non doveva esser
mai stato molto saldo, si sgretolava miserabilmente
sotto la spinta delle radici dei palmizi che si alzavano
maestosamente di fronte all'acqua. Banane e
frutta dell'albero del pane marcivano al suolo. Dovunque
erano sparse ossa umane e Jerry se n pot
sincerare fiutandole e convincersi sempre pi della
nullit della vita. Non pot vedere i crani che avevano
appartenuto a quegli scheletri, poich gi da
molto tempo ornavano le abitazioni degli stregoni
dei villaggi dell'altipiano.
Annus invece con gioia l'aria impregnata di effluvi
marini e fiut con vera delizia il tanfo delle
paludi di mangli. Poi, nuovo Robinson Cruso davanti
alle orme di un nuovo Venerd, scopr le impronte
lasciate di recente sul suolo da un piede
umano! Da un piede di negro,  vero, ma non per
questo meno recenti ed appartenenti ad una creatura
umana; le segu attentamente per una ventina
di yarde ed ecco che ad un tratto fiut le indiscutibili
tracce del passaggio di un uomo bianco!
Se qualcuno avesse potuto osservare Jerry in quel
momento, avrebbe certo creduto che si fosse improvvisamente
impazzito. Cominci a correre freneticamente
tutto all'intorno, tornando indietro o
divergendo improvvisamente la sua corsa in tutti i
sensi, col naso puntato al suolo o teso in aria, piangendo
con eguale frenesia di quanto corresse, facendo
grandi sbalzi ad angolo retto ogni volta che il
suo fiuto afferrava una nuova traccia, scorrazzando
disordinatamente qua e l, come se giuocasse con un
compagno invisibile.
Ma non giuocava, n era impazzito, stava leggendo
sul suolo la storia del passaggio di parecchi individui,
e precisamente di un bianco e di diversi negri.
In questo punto un negro si era arrampicato su
un palmizio ed aveva buttato gi delle noci di cocco;
l un albero di banane era stato spogliato dei suoi
frutti; pi in l la medesima sorte era toccata ad un
albero del pane. Una sola cosa tuttavia lo intrigava,
una traccia che il suo fiuto gli diceva non appartenere
n all'uomo bianco, n ai negri che lo accompagnavano;
se il cane avesse avuto la conoscenza necessaria
ed avesse saputo guardare meglio, avrebbe
osservato che quelle impronte erano troppo piccole
per essere state lasciate dal piede di un
uomo e nemmeno potevano appartenere a quello
di una negra, perch non vi si scorgeva traccia
di dita e si sprofondavano troppo poco nel
terreno. Quello che intaccava la sicurezza del suo fiuto
era la sua ignoranza in fatto di polvere di talco,
il cui odore acuto arrivava bens alle sue narici,
ma senza che Jerry potesse identificarlo, dato che
non aveva mai fiutato un odore simile nelle impronte
lasciate da uomini; inoltre altri odori vi si univano,
meno accentuati, ma egualmente sconosciuti al
suo naso.
Ma quel mistero non lo interess a lungo. Aveva
fiutato le impronte di un uomo bianco e quelle il
cane si ostin a seguire tra tutte le altre, finch, sempre
seguendole, attravers il muro di cinta diroccato
e giunse alla spiaggia di sabbia corallifera lambita
dal mare. Identific il punto in cui le varie impronte
terminavano, tutte riunite intorno al solco
lasciato nella sabbia dalla prua di una imbarcazione
e dove certo gli uomini si erano nuovamente imbarcati;
il suo fiuto lesse tutto ci, poi il cane si inoltr
nell'acqua fino alle spalle, l dove l'odore degli
scomparsi svaniva, e vi rimase immobile fissando la
laguna.
Mezz'ora prima, avrebbe potuto scorgere un canotto
a benzina che solcava rapidamente le acque
calme, ma in sua vece vide con sua grande meraviglia
un altro Arangi che si profilava in lontananza.
A dire il vero quella nave era pi grande della goletta
che Jerry aveva conosciuta, ma anch'essa era
bianca, era di forma allungata, aveva degli alberi e
galleggiava sulla superficie del mare. Era bens munita
di tre alti alberi, tutti della medesima altezza,
ma il potere di osservazione del terrier non era tale
da fargli notare quanto differissero dai due soli alberi
dell'antica Arangi, uno corto e l'altro pi alto.
L'unico mondo galleggiante che avesse conosciuto
era l'Arangi, dunque, senza ombra di dubbio quello
doveva essere l'Arangi e certo a bordo vi doveva essere
anche il Comandante tanto amato! Se la goletta
era risorta dal nulla, anche lui doveva esserne
risorto... e Jerry, pieno di cieca fiducia che la testa
spettrale da lui vista sulle ginocchia di Bashti avesse
finalmente ritrovato il suo corpo e le sue due gambe
e passeggiasse ora sul ponte del bianco mondo galleggiante
che scorgeva in lontananza, si slanci a
nuoto ed os affrontare il mare.
Certo il suo atto era temerario, perch avventurandosi
sulle acque sapeva di violare uno dei pi
grandi e sacri tab dei quali fosse a conoscenza. Nel
suo vocabolario non vi era la parola coccodrillo,
ma nella sua mente, altrettanto viva e precisa quanto
il vocabolo umano, era impressa l'immagine terribile
di quel tronco d'albero galleggiante, fornito
di strana vita, che poteva nuotare ed immergersi nelle
acque o trascinarsi sulla terraferma, di quel tronco
fornito di enormi mascelle dagli acuti denti il cui
incontro significava morte sicura per un povero cane
sorpreso mentre nuotava!
Eppure continu a violare senza paura il sacrosanto
tab. A differenza dell'uomo che, avanzando
a nuoto in quelle condizioni, avrebbe potuto provare
due sentimenti contraddittori e cio la paura dei
pericoli che affrontava ed il coraggio nobilissimo col
quale riusciva a dominare tale paura, Jerry continuava
a nuotare senza pensare ad altro che ogni
sforzo lo portava pi vicino all'Arangi ed al Comandante.
Nell'istante in cui le sue zampe si immergevano
nell'acqua, si era reso conto di tutta l'importanza
del tab che deliberatamente violava; ma appena
presa quella grave decisione, appena cominciato
a nuotare, non ebbe pi che un solo pensiero,
che lo prendeva tutto, mente e cuore: raggiungere il
Comandante!
Per quanto non fosse molto abituato a nuotare,
pure procedeva a tutta forza, modulando i suoi gemiti
di gioia e di desiderio come in un canto che magnificava
il suo amore ardente per il padrone risorto,
che certo troverebbe a bordo della bianca nave
ancorata a mezzo miglio di distanza. E quel canto
d'amore e d'ansia giunse fino alle orecchie di un uomo
e di una donna adagiati su poltrone a sdraio,
sotto la tenda che copriva il ponte della nave bianca.
Fu la donna, che, scrutando il mare con l'occhio
vivace, si accorse per prima della testolina dorata
di Jerry sul verde glauco della laguna e subito
grid:
- Fa calare un canotto, signor marito! Non vedi
quel cagnolino? Non voglio che si anneghi!
- I cani non si annegano tanto facilmente, - rispose
l'uomo. - Se la caver benissimo... ma che
diamine fa qui quel cane?... - port agli occhi il
canocchiale ed osserv per un momento, poi aggiunse
con tono stupito: - ... ed un cane appartenente
ad un bianco, per giunta!
Jerry batteva l'acqua con le zampe e continuava
ad avanzare imperterrito, fissando la nave che diveniva
sempre pi grande davanti ai suoi occhi, quando
ad un tratto ebbe l'impressione che un pericolo
lo minacciasse. Era il tab che si prendeva la sua rivincita!
La cosa che gli si avvicinava doveva essere
il tronco d'albero galleggiante, il mostro minaccioso
pieno di vita! Ne vedeva solo una parte che si
muoveva pigramente alla superficie, poi anche quella
si immerse ed il terrier ebbe l'impressione che
differisse come forma da un tronco galleggiante.
Subitamente, qualcosa che esso accolse con un ringhio
ed agitando le zampe anteriori lo sfior e Jerry
si trov quasi travolto dal vortice che la cosa produsse,
agitando la coda al suo passaggio. Era un pescecane,
non un coccodrillo e certo non gli sarebbe
passato accanto con tanta mansuetudine se non si
fosse rimpinzato da poco con una grossa tartaruga,
resa troppo debole dall'et per poter fuggire!
Per quanto non la potesse vedere, Jerry sentiva
che la cosa, pauroso strumento di morte, lo sta'va
spiando, ma non si accorse che la pinna dorsale del
pescecane era emersa dall'acqua alle sue spalle e
si avvicinava... Poi ud un rapido succedersi di
fucilate a bordo della nave e sent dietro di s un tuffo
spaventoso... Fu tutto: il pericolo era scomparso
e fu subito dimenticato dal terrier, che non fu nemmeno
capace di associare nella sua mente la scomparsa
di tale pericolo e le fucilate partite da bordo.
Non seppe, n doveva mai sapere, che colui che era
conosciuto dagli uomini col nome di Harley Kennan
e che la moglie chiamava Signor marito ricevendone
in compenso l'appellativo di Signora moglie,
il proprietario della goletta a tre alberi Ariele,
gli aveva salvato la vita cacciando una pallottola
di un Marlin 30/30 nel corpo del pescecane.
Ma Jerry doveva fare ben presto la sua conoscenza,
perch fu lo stesso Harley Kennan che, legatasi
una fune sotto le ascelle, si fece calare da un paio
di marinai lungo i fianchi ospitali dell'Ariele ed
afferr il terrier per la pelle del collo; ma questi non
si accorse nemmeno di lui mentre lo issava a bordo,
tanta era la cura ansiosa con cui scrutava le faccie
allineate lungo il parapetto, cercandone una sola,
tanto amata.
N si ferm a ringraziare quando fu arrivato sul
ponte, ma subito, scuotendo istintivamente l'acqua
mentre correva, si mise a scorrazzare per il ponte
cercando il Comandante. La cosa fece ridere Harley
e sua moglie.
- Si diporta come se la gioia di essere stato salvato
lo avesse fatto impazzire, - fece osservare la
signora.
- Non si tratta di ci, - rispose il marito. - Deve
avere qualcosa che lo turba. Sembra non poter
controllare pi i suoi movimenti e forse non cesser
di correre finch non cadr spossato.
Intanto Jerry continuava a correre da babordo a
tribordo, da poppa a prua, agitando amichevolmente
il suo mozzicone di coda e sorridendo a tutti gli
di a due gambe che incontrava. Se il suo pensiero
fosse stato capace di concepire simili idee astratte,
si sarebbe stupito del gran numero di di bianchi;
ve ne era una trentina almeno, senza contare altri
sei, che non erano n bianchi, n negri, ma che si
muovevano anche essi su due gambe e che il loro
abbigliamento ed i loro gesti indicavano come altre
divinit. Cos pure, se fosse stato capace di elevare
il proprio pensiero a tali generalizzazioni, ne avrebbe
dedotto che non era esatto che tutti gli di bianchi
fossero stati inghiottiti dal nulla. Eppure, senza
fermarsi a riflettervi sopra, il cane percepiva inconsciamente
tutto ci.
Ma del Comandante non vi era traccia. Scese a fiutare
nel castello di prua, in cucina dove due cuochi
cinesi gli borbottarono qualche cosa in una lingua
inintelligibile, nella grande cabina e perfino nella
sala delle macchine dove sent per la prima volta
l'odore della nafta e dell'olio dei motori; ma ebbe
un bel fiutare affannosamente dappertutto, in nessun
posto gli riusc di sentire l'odore ben noto del
padrone.
Si avvi a poppa e gi stava per accovacciarvisi e
sfogare il suo dolore e la sua disillusione con lunghi
gemiti, quando un dio bianco, evidentemente un comandante,
vestito di tela bianca gallonata d'oro, gli
rivolse la parola. Subito Jerry, sempre gran signore,
abbass le orecchie sorridendogli e scodinzolando
in modo cortese, e gli si avvicin; la mano del dio
superiore cominci ad accarezzarlo sulla testa dorata
ed avrebbe continuato a vezzeggiarlo se non avesse
sentito la voce della signora che in un linguaggio
sconosciuto al cane gli diceva :
- La prego, capitano Winters, me lo mandi qui.
Le parole della giovane ed il suo modo fine di
esprimersi riuscivano incomprensibili a Jerry; ma il
terrier comprese che ella doveva aver comandato
qualche cosa e tale impressione fu subito confermata
dal modo di comportarsi del dio vestito di
bianco ed oro il quale, ritirata la mano che lo stava
accarezzando, si irrigid in una posizione di rispettosa
immobilit e poi gli fece cenno con la mano
e gli disse molte cose che Jerry, pur senza capirle,
intu essere degli incitamenti a recarsi da colei
che aveva manifestato la sua volont.
Jerry, tutto fremente per la gioia di poter obbedire,
si affrett ad andarvi e gi stava per avanzare
la testa sotto la di lei mano protesa ad accarezzarlo,
quando venne trattenuto dall'aspetto strano della
giovane, differente da tutto ci che conosceva; si
ferm ad un tratto e balz indietro, mostrando i
denti, allarmato dalla gonna che il vento faceva svolazzare.
Le uniche creature di sesso femminile che
avesse visto fino a quel giorno erano state le negre e
queste usavano andare in giro completamente nude,
sicch quella gonna ondeggiante gli ricordava la
grande vela minacciosa dell'Arangi, che scricchiolava,
rumoreggiava e minacciava sempre di cadergli
sulla testa; la bocca della giovane gli diceva delle
cose che suonavano dolci e gentili, ma la terribile
sottana continuava a svolazzare sotto la brezza marina.
- Sciocchino di un cane! - rise ella. - Non temere,
non ti morder!
Suo marito stese una mano ferma e rude ed attir
a s Jerry, che and in estasi sotto le carezze del
dio e cominci a lambirgli la mano con la lingua rosea;
poi Harley Kennan lo diresse verso la moglie,
seduta in una comoda poltrona e che si curv ad accoglierlo
con le mani protese. Il cane obbed con
fare festoso, ma prima che la donna potesse toccarlo
il vento gonfi di nuovo la temibile gonna ed esso
salt indietro ringhiando.
- Non sei tu a fargli paura, Villa, - disse Harley,
-  la tua sottana; forse non ne ha mai vista
nessuna prima d'oggi.
- Vorresti farmi credere che i cannibali cacciatori
di teste tengano dei canili e si occupino della
purezza delle razze canine? Certamente questo cane
avventuroso  un vero terrier irlandese, quanto  vero
che l'Ariele  una goletta in legno di pino dell'Oregon!
Harley Kennan annu sorridendo e la moglie rise
con lui; e Jerry si rese conto che quei due nuovi di
erano di carattere allegro e scodinzol festosamente
a sua volta.
Si avvicin alla dea, e questa volta di propria iniziativa,
attratto dall'odore di polvere di talco e da
altri profumi che il suo naso identificava con quelli
fiutati sulla spiaggia. Disgraziatamente il vento fece
gonfiare la sottana proprio in quell'istante ed il cane
salt nuovamente indietro; ma questa volta un poco
di meno, arruffando appena il pelo e con un vago
ringhio.
- Ti dico che  la tua sottana che lo spaventa! -
insistette il marito. - Guardalo! Vorrebbe venirti
vicino e lo svolazzare della gonna lo fa indietreggiare;
prova a ripiegarla sotto di te in modo da impedirle
di gonfiarsi sotto il vento e sta a vedere ci che
succede.
Villa segu il consiglio e Jerry si riavvicin con circospezione
e tese la testa sotto la sua carezza, dimenandosi
tutto dalla gioia, pur fiutando i di lei piedi
sotto le calze e le scarpe che li ricoprivano ed identificandoli
con quelli di cui aveva rilevato le traccie
tra le abitazioni in rovina del villaggio costiero.
- Non vi  dubbio possibile, - assent Harley.
-  un cane selezionato dai bianchi, nato e vissuto
presso di essi. Chiss quante avventure ha avuto! Se
potesse narrarci la sua storia, resteremmo giornate
intiere ad ascoltarlo trepidanti. Sta certa che non
ha conosciuto solo dei negri durante la sua esistenza.
Vediamo se conosce Johnny.
Harley fece cenno a Johnny di avvicinarsi; era
questi un negro che il Commissario Residente delle
Isole Salomone in Tulagi aveva prestato a Kennan
perch gli servisse di pilota e di guida. Johnny si
avanz sorridendo e subito Jerry modific il suo contegno:
il suo corpo si irrigid sotto la mano carezzevole
di Villa, si allontan da lei e si avvicin con
fare sospettoso al negro. Le sue orecchie si mantenevano
erette e l'espressione della sua bocca non era
certo amichevole mentre andava fiutando Johnny per
identificarne esattamente l'odore dei polpacci. Per
lo fece con molta disinvoltura e terminate rapidamente
le sue investigazioni torn nuovamente dalla
giovane.
- Che ti dicevo? - disse trionfalmente il marito.
- Sa distinguere la differenza dei colori delle varie
razze! Sono sicuro che ha appartenuto a qualche
bianco che lo ha istruito a far questo!
- Parola mia, - fece Johnny. - Io conoscere
questo cane. Io conoscere pap e mamm appartenere
lui. Suo grande padrone bianco Mister Haggin
stare Meringe e pap e mamm appartenere questo
cane stare con lui quel posto.
Harley Kennan fece un gesto improvviso ed
esclam:
- Ma certo! Il Commissario me ne ha parlato!
L'Arangi, quando  stato catturato dai cannibali di
Somo, proveniva da Meringe... Johnny riconosce
che il cane appartiene alla razza allevata a Meringe
da Haggin... ma sono passati molti mesi... allora doveva
essere proprio un cucciolo. Sfido che  un cane
di bianchi!
- E ne porta addosso l'irrefutabile prova, - aggiunse
Villa.
Harley si mise ad esaminare con cura il cane.
- Ti dico che  evidentissima! - insistette la
moglie.
Il marito esamin ancora a lungo la bestia, poi
scosse il capo.
- Io non riesco a vederla, questa prova irrefutabile!
- E la coda? - disse Villa ridendo. - Non si 
mai udito che i cannibali taglino la coda ai loro cani.
Che ne dici, Johnny? Gli indigeni di Malaita tagliano
la coda ai loro cani?
- Non tagliare, conferm il negro. Mister Haggin
stare Meringe tagliare quella coda, parola mia.
- Ma allora il cane  l'unico superstite dell'Arangi? -
conchiuse Villa Kennan. - Che ne pensa il
mio Sherlock Holmes di marito?
- Mi inchino davanti a te, signora Sherlock Holmes, -
disse galantemente Harley. - Sei molto forte!
Adesso non ti rimane che da farmi trovare la
testa di La Perouse; gli annali della marina dicono
debba averla perduta alle Isole Salomone.
Non potevano immaginare che Jerry avesse vissuto
in grande intimit con un certo Bashti, a Somo,
a poche miglia di distanza lungo la costa e che proprio
in quel momento quello stesso Bashti, accovacciato
nella sua capanna d'erbe intrecciate, tenesse
sulle ginocchia la testa affumicata di colui che era
stato in vita un grande navigatore, testa di cui i figli
del capo indigeno che l'aveva mozzata avevano dimenticato la storia.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
La bella goletta a tre alberi Ariele, che faceva il
giro del mondo, mancava gi da pi di un anno
da San Francisco quando Jerry venne raccolto a bordo.
L'Ariele costituiva proprio per lui un vero mondo
galleggiante ed un mondo abitato da di bianchi.
Non era piccola come l'Arangi e non era ingombrata
come quella da una turba di negri; il solo di quella
razza era Johnny e tutti gli altri erano dei bianchi
a due gambe.
Jerry si imbatteva in essi dappertutto, al timone,
di guardia, occupati a pulire il ponte ed a lucidare
gli ottonami, affaccendati a salire sulle sartie ed a
manovrare le vele, a sei per volta. Ma anche tra essi
vi erano delle differenze: vi erano diverse categorie
di di e Jerry non tard a rendersi conto, che, nella
gerarchia delle divinit bianche dell'Ariele, correva
una bella differenza tra quelli che si occupavano dei
lavori e della manovra di bordo ed il capitano ed i
suoi due biancovestiti ufficiali, i quali alla loro volta
contavano meno di Harley e Villa Kennan; di fronte
agli ufficiali, questo lo cap rapidamente, era ad Harley
che spettava il supremo comando. Per vi fu una
cosa che non gli riusc di comprendere e che mai doveva
poter approfondire, chi fosse cio il supremo
dio di quel mondo galleggiante; per quanto non fosse
capace di elevarsi a tali altezze di pensiero, pure
il suo intuito non arrivava a stabilire se fosse Villa
a comandare ad Harley, oppure questi che
comandasse a Villa. Perci senza attardarsi a risolvere quell'insolubile
problema, esso fin per accettare questa
dualit di comando, considerandoli ambedue divinit
bianche di pari rango, davanti alle quali tutti gli
altri si inchinavano.
Non  esatto che occorra dare da mangiare ai cani
per farsene amare. Villa ed Harley non porsero mai
il cibo a Jerry con le proprie mani, eppure fu proprio
loro che il terrier riconobbe per propri padroni
ad ai quali and il suo amore, a preferenza dello
steward giapponese che gli portava regolarmente i
suoi pasti. Il che dimostra che Jerry, come tutti i
cani, sapeva affermare la differenza che corre tra la
mano che porge il cibo materialmente e coloro che
tale cibo elargiscono. E nel suo subcosciente, si rendeva
pure conto che non solo il suo nutrimento, ma
anche quello di tutti gli altri a bordo dipendeva dalla
buona grazia dell'uomo e di sua moglie. Erano essi
che sfamavano e comandavano tutti; sta bene che il
capitano Winters impartiva ordini ai marinai, ma a
sua volta ne riceveva da Harley Kennan. Jerry, per
quanto non vi ragionasse sopra, era perfettamente
conscio di questo stato di cose.
Come era stato abituato a farlo sempre, sia con
Mister Haggin, sia col Comandante e perfino con
Bashti e lo stregone capo di Somo, il terrier si era
sempre attaccato agli di pi importanti e conseguentemente
era sempre stato trattato con la dovuta deferenza
dagli di di rango inferiore. Tanto il Comandante
sull'Arangi, come Bashti a Somo, avevano
promulgato dei tab per proteggerlo, e cos pure fecero
l'uomo e la donna bianca dell'Ariete. Pertanto,
in base a questi nuovi tab, Jerry non poteva ricevere
il cibo che dalle mani del solo steward giapponese;
nessun marinaio si doveva arrischiare, n Jerry
avrebbe dovuto accettare, ad offrirgli dei pezzi di
biscotto o ad invitarlo a fare una scappata sulla
spiaggia; non era nemmeno permesso loro di pigliar
troppa confidenza col cane, di scherzare o
giuocare con lui o di chiamarlo fischiando da un
punto all'altro del ponte.
Jerry, che era per natura il cane di un solo padrone
si pieg facilmente a questo stato di cose.
Naturalmente anche tra gli di inferiori vi erano delle
differenze gerarchiche, ma nessuno se ne rese conto
tanto bene quanto lui. Cos, il terrier capiva di
poter permettere ai due ufficiali di salutarlo con dei
cordiali e Hallo! o Buon giorno! e magari anche
di accarezzargli la testa; il capitano Winters poteva
permettersi una famigliarit anche maggiore,
grattandogli le orecchie, agitandogli le zampe, fregandogli
il dorso e perfino acchiappandolo e scuotendolo
per le mascelle; ma anche il capitano doveva
lasciarlo andare quando apparivano sul ponte
l'uomo e la donna.
E che delizia, quando cominciava a scherzare con
essi, in una intimit di sogno che non avrebbe permesso
a nessun altro! Subiva con vera estasi tutti gli
amorevoli dispettucci coi quali Villa si divertiva a
tormentarlo, come quando gli piegava le orecchie fino
a riunirle, o lo costringeva a stare in piedi sulle
zampe posteriori, oppure gli soffiava a tradimento
sul muso. E la perfida trovata di Harley che, quando
lo sorprendeva beatamente addormentato in grembo
a Villa, si divertiva a fargli il solletico sotto le
zampe facendogli tirare nel sonno piccoli calci, finch
non si svegliava del tutto al rumore delle matte
risate che la coppia si faceva alle sue spalle!...
E quando di notte, sul ponte, Villa si divertiva
ad avvolgersi i piedi in una coperta da viaggio e ad
agitarli e contorcerli verso di lui, come a simulare
l'avvicinarsi di qualche strano rettile che volesse attaccarlo,
e lui faceva finta di esserne spaventatissimo
e si difendeva assalendo selvaggiamente l'animale
sconosciuto, per quanto sapesse benissimo che
non si trattava che dei piedi della padrona! Ed il
giuoco continuava tra scoppi di risa, interrotte ogni
tanto da piccole grida di allarme ogni volta che le
afferrava il piede coi denti, finch ella non finiva
per prenderlo tra le braccia continuando a ridere ed
a scherzare, mentre lui si dimenava tutto dalla gioia
e dal piacere! Chi altri mai, a bordo dell'Ariele, si
sarebbe potuto divertire cos sfrenatamente con la
signora bianca? Il terrier non si pose mai tale domanda,
eppure era fermamente convinto che questo
era un privilegio riservato a lui solo.
Scopr poi, casualmente, un altro bel giuochetto;
una volta che aveva proteso il muso in atto di amore
verso Villa, gli accadde di battere contro il morbido
nasino della giovane e con tanta forza, che questa
si ritrasse con una esclamazione di dolore. La
cosa si ripet, senza che Jerry lo facesse apposta,
anche un'altra volta, ma da quel giorno il cane, intelligentissimo,
quando ella lo stuzzicava troppo o
spingeva troppo oltre i suoi amorevoli dispettucci,
prese l'abitudine di difendersi protendendo bruscamente
il muso ed obbligandola a ritirarsi in fretta
e furia per salvare l'integrit del proprio nasino.
Poi Jerry fin per accorgersi che se lui insisteva nell'offensiva,
ella salvava la situazione stringendolo tra
le braccia e facendogli dei deliziosi mugoli nelle
orecchie ed allora si regol sempre per spingere le
cose tanto oltre da costringerla a quella controffensiva
che lo mandava in estasi e metteva al colmo la
sua gioia.- Mai, neanche involontariamente, nel batterle
contro la guancia od il mento le fece il male
che risentiva al proprio musetto delicato ad ognuno
di quegli urti, ma anche quel piccolo dolore era per
lui fonte di delizia. Tutti i loro atti erano improntati
allo scherzo, all'allegria e soprattutto erano determinati
dal pi dolce degli amori... per il terrier
anche quel piccolo dolore era gaio, perch anch'esso
era una forma di amore.
Tutti i cani sono per natura propensi ad adorare
il loro padrone e Jerry, pi fortunato di altri suoi
simili, ne poteva adorare due ed il suo amore cresceva
sempre qualunque cosa essi potessero esigere
da lui. Aveva un bel minacciare col muso il volto
della sua dea adorata, avrebbe preferito dare tutto
il sangue delle proprie vene piuttosto che farle davvero
del male. Non viveva per avere del buon cibo,
un comodo ricovero ed un'esistenza piacevole tra le
tenebre paurose della vita che lo circondavano, viveva
per potere amare e sarebbe stato pronto a dare
la vita per quell'amore che gli illuminava l'esistenza.
Se Jerry fosse rimasto a Somo, il ricordo del Comandante
e di Mister Haggin non sarebbe svanito
tanto facilmente dalla sua memoria. In quel villaggio
di cannibali aveva condotto una vita troppo priva
di gioia, una vita in cui entrava troppo poco amore
e solamente l'amore aveva il potere di far dileguare
la memoria dell'amore, o meglio, il dolore dell'amore
perduto. Ma a bordo dell'Ariele il terrier
non tard a ritrovare la sua pace e la sua felicit;
non che esso finisse per dimenticare completamente
i suoi precedenti padroni bianchi, ma ogni volta che
se ne ricordava, il rammarico per il loro amore perduto
andava facendosi sempre meno vivo e penoso.
Poi, piano piano, quei ricordi andarono spaziandosi
ed i due uomini gli apparvero sempre pi di rado nei suoi sogni.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
L'Ariele avanzava lentamente verso nord, seguendo
la costa di Malaita, attraverso le acque
fortemente colorate delle lagune, tra scogli e scogliere;
si avventurava in passaggi cos stretti e pieni di
insidiose punte di roccia corallifera da far mettere
ogni giorno molti altri capelli bianchi al capitano
Winters, e gettava l'ncora davanti a tutte le isolette
cinte di mura della scogliera esterna delle lagune e
presso tutte le paludi di mangli della costa principale,
dovunque si potesse sperare di trovar traccia
di cannibali. Infatti Villa ed Harley Kennan, proprietari
dell'Ariele, non avevano fretta e non si
preoccupavano del tempo che occorreva per passare
da una localit all'altra, purch il viaggio fosse interessante.
Nel frattempo, Jerry aveva ricevuto un nuovo nome,
o meglio, una intera serie di appellativi e ci
per la ripugnanza che Harley sentiva ad appiccicare
un nuovo nome a chi ne avesse gi ricevuto prima un altro.
- Deve pur avere avuto un nome, - discuteva
egli con la moglie. -  impossibile che Haggin non
glie ne avesse imposto uno prima di cederlo al capitano
Van Horn. Perci credo sia opportuno di'non
dargliene un altro provvisorio e di attendere di essere
di ritorno a Tulagi per venire a conoscenza del suo vero nome.
- Che importanza pu avere un nome? - cominci a stuzzicarlo Villa.
- Moltissima, - ribatt Harley. - Supponi di
aver fatto naufragio e che i tuoi salvatori ti mettano
nome Signora Riggs, o Signorina di Maupin,
o magari semplicemente Topsy. Immagina se
io venissi chiamato Benedetto Arnoldo, oppure...
oppure Amano! No, no, credi a me, attendiamo piuttosto
di sapere il nome che ha ricevuto quando  nato.
- Eppure se voglio chiamarlo o semplicemente
pensare a lui, bisogna bene che mi serva di un nome!
- obbiett la giovane.
- Ed allora chiamalo come vuoi, ma variando
sempre e senza dargli due volte di fila lo stesso nome.
Digli un giorno Cane, l'indomani Signor
Cane, e cos di seguito.
E Jerry, regolandosi sull'espressione e le circostanze
in cui venivano pronunziati, fin per riconoscersi
pi o meno vagamente quando si sentiva chiamare
con nomi vari, come: Cane, Signor Cane, Avventuriero,
Sciocco cantore, Senzanome, Cuoricino
ardente... appellativi tutti che Villa usava dargli.
Harley invece ne preferiva altri, come: Uomo-cane,
Incorruttibile, Faccia di bronzo, Uno qualunque,
Peccatore dorato, Satrapo orientale, Nemrod, Diavoletto,
Uccisore di leoni. Lotta cortese in cui i due
coniugi si contendevano il primato a chi saprebbe
meglio trovare sempre nuovi modi di chiamarlo. E
Jerry si abitu a non badare tanto alle sillabe ed ai
suoni di quei nomi, quanto all'espressione calda ed
affettuosa con cui i due padroni li pronunciavano ed
a rispondere a tutti gli svariati nomignoli amorosi
coi quali essi lo interpellavano; fin anzi per considerare
come suo nome qualunque parola risuonasse
in modo gentile e caldo al suo orecchio.
Suo unico disappunto (se si pu adoperare tale
parola per esprimere l'incosciente disillusione di non
vedere realizzarsi quanto uno attende) gli venne dal
fatto che nessuno a bordo, nemmeno Harley e Villa,
sapeva parlare il linguaggio usato con lui da Nalasu;
tutto il suo lavoro passato, tutto il suo lungo studio
che avevano fatto di lui una meravigliosa eccezione
della razza canina in fatto di loquacit, andava ora
perduto con quelli dell'Ariele. Purtroppo essi non
sapevano parlare e nemmeno comprendevano il magnifico
linguaggio convenzionale insegnatogli dal cieco,
linguaggio che Jerry era l'unico a conoscere dopo
che Nalasu era morto.
Fu invano che il terrier prov per ore ed ore con
la signora dea. Sedeva in terra, con la testa in avanti
appoggiata alle di lei mani, e parlava, parlava senza
tregua, senza mai ottenere una risposta. Con pianti,
gemiti, mugolii, piccoli latrati variamente modulati,
si sforzava di farsi comprendere da lei, ma sempre
inutilmente. Villa si mostrava con lui piena di
simpatia e di buona volont; quando Jerry modulava
tutta la sua storia, ella gli teneva l'orecchio cos
vicino al muso da turbarlo con la fragranza della sua
magnifica capigliatura, eppure nessuno dei suoni
emessi dalla povera bestiolina devota riusciva ad
avere un significato preciso nel suo cervello, per
quanto il suo cuore di donna le facesse intuire che il
terrier voleva dirle qualche cosa.
- Sentilo, signor marito! - grid ella un giorno.
- Il cane parla! Parla proprio, ne sono sicura, e mi
sta raccontando tante cose della sua vita... ma non
mi riesce di comprendere quello che dice. Che peccato,
chiss quante avventure interessanti mi sta narrando
ed il mio stupido orecchio sente, ma non capisce!
Harley si mostrava alquanto scettico, ma sua moglie
aveva ragione, l'intuito non l'aveva ingannata.
- Ti ripeto che ne sono certa! - insistette Villa.
- Il cane mi metterebbe al corrente di tutte le sue
avventure, se appena fossi capace di comprendere
quanto mi dice. Nessun cane mi ha mai parlato in
questo modo! Mi sta raccontando qualche cosa, lo
sento, qualche cosa che a volte esprime gioia, amore,
fierezza, ardore combattivo, a volte indignazione,
dolore per l'oltraggio subito, disperazione, tristezza!
- Naturalmente, - disse tranquillamente Harley.
- Un cane che ha appartenuto ad un uomo bianco
e che era finito tra gli antropofagi di Malaita, deve
avere provato tutte queste sensazioni; ma  anche
altrettanto naturale che una donna bianca, una signora
moglie, una cara e deliziosa donnina come
Villa Kennan, riesca ad indovinare tutte le sensazioni
che possa aver provato quel cane e si immagini
che tutti i mugoli vari della bestia non siano che il
racconto delle sue avventure, senza rendersi conto
che tale racconto e tali avventure non esistono che
nel suo cervellino deliziosamente sensibile e sono
unicamente frutto della sua troppo fervida fantasia.
Ah! ah! Come quelle meravigliose voci dell'oceano
che spesso ci si immagina di udire, accostando l'orecchio ad una conchiglia!
- Per...
- Per, l'interruppe gentilmente il marito, la
realt  la realt e bisogna diffidare della propria
fantasia e dell'intuito che spesso ci porta al di l della realt stessa.
- Adesso approfitti della tua saggezza di marito
per ridere alle mie spalle! Ma io so... - qui s'interruppe,
cercando di rendere efficacemente il proprio
pensiero e, non trovando le parole adatte, si
appoggi macchinalmente la mano sul cuore, con un
gesto pi espressivo di qualunque frase.
- Ora s che siamo d'accordo, - fece Harley ridendo
giocondamente. -  proprio quello che volevo
dire! Il nostro cuore ha spesso il sopravvento
sulla nostra ragione, anzi, meglio ancora, il cuore
ha sempre ragione per quanto i fatti provino che
spesso s'inganna.
Harley Kennan non volle mai credere alle asserzioni
della moglie che il cane avesse la facolt di
farle dei racconti e continu a considerare la cosa
come un giocondo frutto della fantasia di Villa,
creatura squisitamente poetica e sentimentale.
Ma ci non toglie che Jerry, per quanto non fosse
che un animale a quattro zampe, un terrier irlandese
dal morbido e dorato mantello, non avesse
una vera disposizione per le lingue; anche se la natura
lo aveva fatto nascere privo del dono della parola,
non di meno poteva imparare a comprendere
qualsiasi lingua umana. Cos ebbe presto fatto, malgrado
nessuno glie lo avesse insegnato sul serio, a
capire il linguaggio usato a bordo dell'Ariele; disgraziatamente,
esso era molto differente da quello
specialissimo insegnatogli da Nalasu e che solo poteva
essere parlato da un cane, sicch, mentre Jerry
riusciva ad afferrare il senso di molte delle frasi che
sentiva pronunciare sulla goletta, non poteva assolutamente
ripeterle dati i mezzi vocali di cui disponeva.
Conosceva almeno tre parole con le quali si
identificava la signora dea: Villa, Signora moglie
e Mistress Kennan, perch aveva sempre
sentito chiamarla in quel modo. Ma non poteva pronunciare
nessuna di quelle tre parole, che appartenevano
ad un linguaggio esclusivamente riservato
agli di, interdetto pertanto ai semplici cani; invece
il linguaggio insegnatogli da Nalasu era un abile
compromesso tra il linguaggio puro degli di e quello
dei cani, che permetteva loro di parlare insieme.
Parimenti aveva appreso parecchi nomi che si riferivano
all'uomo dio: Harley, a Mister Kennan, Comandante; quando poi si trovava solo
col dio bianco e la sua dea, sentiva spesso quella
chiamarlo: Signor marito, a Marito mio, Caro,
Amore mio, Delizia del mio cuore, ma
non poteva pronunciare quei nomi, come non riusciva
a farlo per quelli che si riferivano a Villa. Eppure
quante volte, nelle placide notti tropicali,
quando neppure un filo di vento faceva stormire il
fogliame degli alberi, aveva saputo parlare con
Nalasu nel loro linguaggio sussurrato, a pi di cento
passi di distanza!
Un giorno, la giovane dea, dopo un lungo bagno
nella laguna, si chin improvvisamente su Jerry, coprendolo
con l'onda morbida dei capelli ancora fragranti
di salsedine marina, e, allontanandogli con
la mano il musetto per salvare il proprio naso dalle
carezze della rosea linguetta amorosamente protesa,
si mise a canterellargli una canzone. Un'altra volta
Villa ricominci a cantargli dolcemente la medesima
aria, ripetendogli quasi tutta la canzone vicinissimo
all'orecchio ed allora Jerry fece una cosa che
la riemp di stupore. Una cosa che non aveva mai
fatto coscientemente prima e che ora gli venne spontanea,
senza che la sua volont l'avesse determinata
in nessun modo; ag sotto l'impulso di una forza
istintiva, proprio come si scuoteva l'acqua di dosso
dopo aver nuotato o come tirava dei piccoli calci
quando Harley si divertiva a fargli il solletico sotto le zampe.
Mentre le dolci modulazioni del canto di Villa risuonavano
alle sue orecchie, gli parve di vederla appannarsi
e dileguare davanti ai suoi occhi e si sent
come trasportato altrove, tanto potentemente agiva
su lui lo stimolo penetrante della melodia. Fu allora
che fece la cosa che doveva tanto meravigliare Villa:
si mise di colpo a sedere sul ponte, come incosciente,
ritir il muso dalle care mani che lo serravano
e dai morbidi capelli che lo avvolgevano, alz
il naso in aria e cominci a tremare e ad ansare, seguendo
evidentemente il ritmo della canzone; poi,
sempre incoscientemente, punt con rapida mossa
il muso verso lo zenit, dischiuse la bocca e ne lasci
uscire un succedersi di suoni, che andarono rapidamente
crescendo di tono per poi calare lentamente e finire.
Questo primo urlio, che gli valse il nome di
Sciocco cantore, fu una rivelazione per Villa, la
quale si rese subito conto come la voce del cane
seguisse il canto e decise di sviluppare quell'attitudine
insospettata. E Jerry vi si prest di buon grado
ed ogni volta che ella si metteva a sedere e tendendogli
affettuosamente le braccia lo invitava con un:
Vieni, Sciocco cantore!, si affrettava a venire ad
accucciarsi vicino a lei, sotto l'onda fragrante dei
suoi capelli; le appoggiava il muso alla guancia,
spingendo il nasetto verso il suo orecchio roseo ed
appena la giovane cominciava a cantare a bassa voce
faceva coro, seguendo il ritmo coi suoi ululii.
Specialmente i toni minori eccitavano le sue virt
canore e, una volta preso l'aire, il terrier continuava
a cantare finch la signora dea lo desiderasse.
Ed il suo era un vero canto. La sua gola, gi
esperta nel modulare le varie intonazioni con cui
parlava insieme a Nalasu, si pieg facilmente a raddolcire
ed a mitigare il tono della sua voce, fino a
renderla armoniosa e pastosa, ed apprese anche ad
attenuarla, a renderla leggera come un sospiro, a
modularla variamente facendola crescere e diminuire,
accelerandone o rallentandone il ritmo, sempre
seguendo e regolandosi sulle variazioni della voce di Villa.
Jerry godeva del suo canto un poco come il fumatore
d'oppio si delizia dei sogni procuratigli dalla
sua droga. Il cane sognava infatti, in modo vago e
confuso, sognava da sveglio e tenendo gli occhi aperti,
fiutando il soave odore dei capelli della sua dea,
intonando dolcemente la sua voce a quella di lei,
mentre la sua coscienza sprofondava lentamente nel
sogno di un mondo ignoto, evocato in lui dal canto.
E la sua mente rievocava ricordi di dolore, ma che
erano ormai cos lontani nel tempo da non riuscirgli
pi penosi e tutto il suo cuore si riempiva di una
dolce malinconia e gli pareva di librarsi lontano dall'Ariele,
in un irreale viaggio verso l'Ignoto.
Quante visioni gli apparivano in quei momenti! A
volte gli sembrava di sedere su una collina spoglia
di vegetazione e di alzare nelle fredde tenebre
notturne il suo cupo ululato verso le stelle, mentre
un altro ululato gli rispondeva nell'oscurit, da lontano,
tanto lontano... ed altre urla, vicine o da lungi,
si mettevano ad alzarsi nella notte, fino a riempire
tutto lo spazio delle loro modulazioni... Erano
creature della sua razza, lo sentiva, che gli rispondevano
cos dalla lontana terra dell'Ignoto.
Nalasu, quando gli aveva insegnato il loro conciso
linguaggio, si era deliberatamente rivolto alla sua intelligenza,
Ma Villa, senza rendersene forse conto,
era riuscita a penetrare nel suo cuore, a risvegliare
in lui antichi ricordi di razza, toccando e facendo vibrare
in lui le corde pi profonde.
Cos, a volte, ombre e forme spettrali gli apparivano
sorgendo dalle tenebre del passato e, mentre
gli passavano rapidamente vicino come fantasmi,
Jerry riudiva, come in un sogno, le urla selvaggie
della muta che inseguiva la preda, ed allora il sangue
gli scorreva pi forte nelle vene e tutti i suoi
istinti sopiti di cacciatore si ridestavano ed il suo
dolce canto finiva per mutarsi in un lamento appassionato;
la sua testa si liberava dai capelli della giovane
dea, le zampe cominciavano ad agitarglisi in
movimenti spasmodici come per correre ed ecco che,
in un baleno, il suo sogno lo trasportava lontano, attraverso
il tempo e lo spazio, nel regno dell'Irreale,
e gli sembrava di seguire anche lui il passo infernale
della muta in caccia.
Come gli uomini hanno sempre desiderato le dolci
illusioni che danno l'oppio e l'haschisc, cos Jerry
agognava quelle gioie che solo poteva provare quando
Villa gli apriva le braccia, lo solleticava coi suoi
capelli e lo faceva cantare, riportandolo sulle ali
del sogno, attraverso il tempo e lo spazio, verso i
ricordi della sua antichissima razza.
Non sempre, per, provava simili impressioni
quando cantava con la giovane; anzi queste visioni
non gli erano concesse che eccezionalmente .e di solito
il canto non gli produceva che sensazioni vaghe e
ricordi dolcemente tristi. Talora la malinconia di
quei momenti gli rievocava le immagini del Comandante
e di Mister Haggin, oppure anche quelle di
Terrence, di Biddy e di Michael e le visioni della
vita, ormai cos lontana, passata alla piantagione di Meringe.
-  una vera fortuna per lui, cara, - disse Harley
a Villa al termine di una di quelle sedute musicali,
- che tu non sia una ammaestratrice di animali,
o, per essere pi esatti, una di quelle persone
che mostrano in pubblico per mestiere animali ammaestrati.
Al vostro numero sarebbe certo riservato
il posto d'onore nei manifesti di tutti i teatri di variet di questo mondo!
- Se anche volessi mostrarlo in pubblico, il cane
mi ama tanto che sono sicura sarebbe lieto di mostrarvisi con me!
- La cosa sarebbe davvero poco abituale, - fece Harley.
- Cosa intenderesti dire?
- Che normalmente non vi  pi di una probabilit
su cento che l'animale ammaestrato ami il suo
lavoro o sia amato dalla persona che lo esibisce!
- Credevo che da molto tempo si fosse smesso di
trattare con crudelt quelle povere bestie!
- S, questo  quanto crede il pubblico, ma novantanove
volte su cento il pubblico sbaglia!
Villa emise un profondo sospiro, come una persona
che rinunci ad un ideale a lungo sognato, e disse :
- Se le cose stanno cos, credo che sar costretta
ad abbandonare questa promettente e lucrativa professione,
proprio nello stesso momento in cui tu ne
avevi scoperta in me la vocazione... Eppure, chiss
che effetto avrebbe fatto il mio nome stampato a lettere cubitali sui manifesti!...
- Villa Kennan, la deliziosa cantante, e Sciocco
cantante, il Caruso dei terrier irlandesi! - annunci enfaticamente Harley.
Anche Jerry, con gli occhi che gli brillavano e la
lingua pendente, si associ alla loro allegria, non
perch ne afferrasse la causa, ma perch gli faceva
capire che essi erano felici e la cara bestiola li amava
troppo per non sentirsi felice anche lei.
Infatti Jerry aveva ottenuto tutto quello che la sua
natura ardente gli facesse desiderare: l'amore di un
dio! Anzi erano due gli dei che egli poteva adorare
e, riconoscendoli entrambi quali divinit supreme
dell'Ariele, li amava con tutto il cuore; tuttavia,
forse perch ella aveva saputo parlare al suo cuore
con la voce fatata che aveva la virt di trasportarlo
nel paese dell'Ignoto, il terrier amava la signora dea
pi di tutti quelli che aveva conosciuto fino allora, anche pi del Comandante!
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Jerry non tard ad accorgersi che sull'Ariele non
era permesso dare addosso ai negri. Un giorno
che un gruppo di indigeni era venuto in canotto a
bordo della goletta per fare visita ai padroni bianchi,
il terrier, sempre pronto e desideroso di fare
cosa grata ai suoi due dei, colse l'occasione per mostrare
il suo zelo attaccando i negri. Con sua grande
meraviglia, un pronto rimprovero di Villa ed un ordine
di Harley vennero a fermare il suo slancio; ma
poi, fermamente convinto di aver mal compreso, ricominci
a malmenare il disgraziato indigeno che
aveva preso di mira. Questa volta il padrone ripet
l'ordine con tono secco e perentorio e Jerry lasci
subito andare il negro e si avvicin scodinzolando e
tutto tremante per l'ansia di farsi perdonare; Harley
tese la mano per accarezzarlo ed il cane glie la
lamb con la linguetta color di rosa.
Quindi Villa se lo fece venire vicino, lo strinse a
s e, chiudendogli il muso con la mano, fissandolo
negli occhi, con la bocca che gli sfiorava l'orecchio,
lo intrattenne gravemente sul grave peccato che si
commette dando addosso ai negri, ricordandogli pure
che lui non era un volgare cane della boscaglia,
ma un nobile terrier irlandese di razza pura ed i
cani per bene non facevano mai cose brutte come
era per l'appunto l'assalire quelle povere creature
inoffensive. Jerry la stava ad ascoltare tutto serio,
senza batter ciglio, e per quanto non capisse le parole,
pure ne afferrava benissimo il senso. Brutto
era una parola del linguaggio usato sull'Ariele che
il cane conosceva per averla udita pronunciare spesso
alla padrona e per lui brutto significava non
 permesso e non era che il modo di intimare un
tab.
Dal momento che tali erano le abitudini ed i voleri
dei suoi padroni, chi era lui mai, avrebbe potuto
chiedersi, per potersi permettere di disobbedire
alla loro legge o semplicemente di discuterla?
Se essi volevano che lasciasse in pace i negri, ebbene,
lui obbedirebbe, malgrado che il Comandante
gli avesse sempre insegnato a dare loro la caccia.
Certo Jerry non dovette considerare in questi termini
la questione, ma quali siano stati le sue sensazioni,
la conclusione che ne ricav fu identica.
Per il cane, amare un dio implicava servirlo ed
era con vero piacere che esso lo faceva, considerando
che l'obbedienza doveva essere il caposaldo di
ogni amore e di ogni servizio. Per, per molto tempo
dur fatica a non ringhiare e a non mordere,
quando le gambe degli strani e presuntuosi negri gli
passavano a portata dei denti, sul ponte bianco dell'Ariele.
Ma non in tutte le occasioni ci si doveva regolare
nello stesso modo, come non doveva tardare ad
apprenderlo. Ci avvenne un giorno che Villa sent
il desiderio di prendere un vero bagno, un bagno di
acqua dolce, di acqua corrente e Johnny, il pilota
negro prestato dal Commissario di Tulagi, commise
un errore. Sulla carta della regione, il fiume Suli
era segnato solo per un miglio, dal punto in cui sfociava
nel mare risalendo verso l'interno ed era segnato
per quel breve tratto unicamente perch nessun
bianco aveva mai osato spingersi pi in l.
Quando la giovane espresse il desiderio di bagnarvisi,
suo marito chiese il parere di Johnny e questi
scosse il capo e disse:
 Nessun ragazzo negro stare quel posto e potre
fare male donna bianca. Ragazzi negri boscaglia
stare troppo lontano da acqua.
Sentito ci, venne calata un'imbarcazione e Harley
e Villa, lasciati i marinai all'ombra dei palmizi
della spiaggia, risalirono il corso del fiume per un
quarto di miglio fino a trovare uno stagno che li
invitasse a bagnarsi.
- Le precauzioni non sono mai troppe, - disse
Harley tirando fuori dalla fondina la pistola automatica
e deponendola sul mucchio dei loro vestiti;
qualche negro che avesse smarrito la strada potrebbe
venirci a fare una brutta sorpresa!
Villa entr in acqua fino alle ginocchia, dette
un'occhiata alla volta fitta della jungla che si riuniva
sopra le loro teste, lasciando passare solo qualche
raro raggio di sole e rabbrivid.
- Il luogo  davvero adatto per qualche brutta
azione, - aggiunse sorridendo; quindi cominci a
tirare l'acqua addosso al marito, che si affrett a
tuffarsi per inseguirla.
Jerry rimase per qualche minuto presso il mucchio
dei vestiti, guardandoli scherzare, poi la sua
attenzione venne attratta dall'ombra svolazzante di
una enorme farfalla ed un istante dopo si mise a fiutare
per la jungla le tracce di un ratto di bosco. Capiva
benissimo che il passaggio dell'animale non era
recente, ma sentiva risvegliarsi nel profondo del suo
essere gli antichi istinti di creatura errante, avida
di preda, anelante di dar la caccia a qualsiasi animale
vivente, desiderosa di procacciarsi da s la
carne fresca malgrado che ormai da secoli la sua
razza fosse stata abituata a ricevere il proprio nutrimento
dalle mani degli uomini.
Il risvegliarsi in lui di quelle facolt ormai inutili
e la gioia di potersi sgranchire le zampe, gli fecero
seguire la vecchia traccia del ratto di bosco con
tutta la silenziosa agilit e la finezza di fiuto del carnivoro
che insegue la preda. Poi la pista che seguiva
con tanta cura ne incroci un'altra e questa
fresca e recentissima. Il muso del terrier si volt immediatamente
ad angolo retto, come tirato da una
corda: il suo fiuto infallibile aveva riconosciuto l'odore
di un negro e di un negro sconosciuto, perch
non riusciva ad identificarlo con nessuno dei tanti
impressi nelle circonvoluzioni del suo cervello.
Subito dimentic il ratto di bosco per inseguire
questa nuova e recentissima traccia umana; ma non
lo faceva che per curiosit e perch ci lo divertiva,
non perch essa gli inspirasse la minima apprensione
nei riguardi di Harley e di Villa. Ad un certo
punto l'odore diveniva pi sensibile, l dove il negro,
intimorito forse all'udire le voci dei bianchi, si
era fermato un istante esitando; poi la traccia deviava
in direzione dello stagno e Jerry, che non aveva
ancora sospetto o timore alcuno e considerava
l'inseguimento come un allegro passatempo, continu
a seguirla in silenzio e tutto eccitato.
Dallo stagno continuavano ad alzarsi ogni tanto
grida giocose e risate che mettevano tanta allegria
nel cuore del cane devoto. Se glie lo avessero domandato
e Jerry fosse stato capace di analizzare le
proprie sensazioni, avrebbe risposto che non vi era
per lui suono pi dolce al mondo della voce di Villa
Kennan e che subito dopo veniva quella del marito ;
le loro voci lo turbavano sempre perch gli ricordavano
quanto li amasse e ne fosse amato.
Fu solo quando, vicinissimo allo stagno, pot riuscire
ad arrivare in vista del negro, che Jerry si insospett;
l'individuo non si comportava come un negro
ordinario che non avesse brutte intenzioni, anzi
tutti i suoi gesti lo indicavano come uno che preparasse
qualche tradimento. Ora se ne stava accovacciato
sul suolo della jungla, spiando i bagnanti attraverso
una grande radice d'albero; Jerry, che gi
sentiva rizzarglisi i peli del collo, si accucci a sua
volta e si mise a tenerlo d'occhio.
Il negro fece per alzare il fucile all'altezza della
spalla, ma proprio in quell'istante le due vittime
inconsapevoli uscirono dal suo campo visivo, tra nuove
risate e spruzzi d'acqua. L'uomo non impugnava
uno Snider di vecchio modello, ma bens una modernissima
carabina Winchester a ripetizione e sembrava
pratico del maneggio delle armi da fuoco, poich
mirando appoggiava l'arma alla spalla e non sull'anca,
come fa la maggior parte degli indigeni di Malaita.
Quindi non parve soddisfatto della sua posizione presso l'albero in riva allo stagno, perch abbass la carabina e si avvicin ancora di pi, sempre strisciando. Jerry si abbass e si mise a pedinarlo; strisciava col muso talmente a raso del suolo e teso in avanti, che le spalle gli risalivano stranamente e formavano il punto pi elevato di tutto il corpo. Quando il negro si fermava, il cane si immobilizzava, come pietrificato; quando quello ricominciava a muoversi, anche Jerry avanzava, ma sempre pi rapidamente ed accorciando la distanza, mentre ondate di
furore e di ferocia gli arruffavano il pelo del dorso e del collo. Non era pi il cane mansueto che si beava tra le braccia della signora dea, non era pi lo Sciocco cantante che avvolto nei di lei capelli rievocava cantando le antiche memorie, era una stupenda creatura pronta per la battaglia, un essere dalle zanne ferocemente protese a dare la morte!
Jerry intendeva di attaccare appena fosse giunto a sufficiente distanza. In quel momento aveva completamente dimenticato il tab vigente sull'Ariele che proteggeva i negri; sapeva solo che un pericolo minacciava i suoi padroni bene amati e che quel pericolo proveniva dal negro.
A poco a poco aveva guadagnato terreno ed ormai si reputava abbastanza vicino per potersi avventare sul nemico; era ora perch gi quello stava portando alla spalla la carabina! Balz sul negro con tale rapidit e cos silenziosamente, che questi se ne avvide solo quando il corpo di Jerry, lanciato come un proiettile, gli si fu abbattuto in pieno sulle spalle ed i denti aguzzi gli si furono conficcati nel collo, troppo vicino per alla base dei muscoli delle spalle per poter ledere la spina dorsale.
Preso alla sprovvista, il negro, sorpreso e terrorizzato, premette istintivamente il grilletto ed emise un urlo che non aveva nulla di umano; ma presto rialz la faccia che l'attacco gli aveva mandato a sbattere contro il suolo, si rivolt e cominci a difendersi, mentre il cane gli lacerava lo zigomo e la guancia e gli riduceva un orecchio in brandelli; infatti i terrier irlandesi usano mordere presto e ripetutamente, a differenza dei bulldog che non abbandonano mai la presa.
Quando Harley, nudo come Adamo, ma con la pistola spianata in pugno, giunse sul luogo del combattimento, trov che l'uomo ed il cane erano strettamente allacciati e si dibattevano freneticamente sul suolo erboso della jungla. L'indigeno, con la faccia tutta insanguinata, cercava di strangolare Jerry serrandogli ambo le mani intorno al collo e questi, mezzo soffocato, continuava a ringhiare ed a difendere la cara esistenza, agitando disperatamente le unghie delle zampe posteriori; unghie che non erano pi deboli come quelle di un cucciolo, ma, divenute dure e pungenti, erano ora manovrate da muscoli d'acciaio e continuavano a lacerare il petto nudo ed il ventre dell'uomo in tutta la loro lunghezza, facendo schizzare il sangue da tutte le parti.
I due combattenti erano troppo stretti uno all'altro perch Harley si arrischiasse a sparare; perci si avvicin e percosse la tempia dell'individuo col calcio della pistola, facendolo stramazzare stordito. Appena Jerry fu liberato dalla stretta che lo soffocava, si slanci di nuovo come un demonio, cercando di azzannare la gola indifesa del nemico e Harley dovette prenderlo per il collo e valersi di tutta la sua autorit per riuscire a trattenerlo; ma il cane continu a tremare di rabbia ed a digrignare ferocemente i denti, pur interrompendo il suo ringhio per fissare il padrone ed abbassare amichevolmente le orecchie scodinzolando allegramente, tutte le volte che questi lo accarezzava e gli ripeteva : Bravo cane!...
- Bravo cane... - Jerry sapeva che erano parole di lode ed il fatto che Harley le aveva ripetute lo convinceva di averlo servito bene e fedelmente.
- Sai che quel mascalzone ci stava per assassinare?
- disse Harley a Villa che si avanzava vestita a met, continuando a completare il proprio abbigliamento.
- Si trovava a soli cinquanta passi e non avrebbe potuto fallire il bersaglio. Osserva, possedeva una Winchester! Mica un vecchio catenaccio come di solito hanno i negri ed un individuo che ha un'arma simile sa anche servirsene!
- E come mai non ci ha sparato addosso? - chiese ella.
Il marito le addit Jerry.
Gli occhi di Villa brillarono di gioia per quello che credeva di comprendere.
- Vorresti dire?... - cominci.
- Proprio quello che hai capito, - conferm Harley. - Sciocco cantore ha saputo impedirglielo!
- Si chin sul negro ne rovesci il corpo sottosopra e le mostr le traccie dei morsi sul collo. - Jerry lo ha addentato qui quando gli  balzato addosso, proprio mentre, molto probabilmente, stava per tirare il grilletto e sparare addosso ad uno di noi due, mandandone a monte le intenzioni criminali.
Ma Villa lo udiva appena, tutta assorta nel coccolare il terrier tra le sue braccia, a chiamarlo con mille nomignoli amorosi ed a finire di calmarne gli ultimi fremiti d'ira.
Il negro cominci ad agitarsi e fin per rimettersi a sedere tutto stordito e subito il cane riprese a ringhiare e fece atto di scagliarglisi addosso. Per Harley lo calm ed intanto tolse prudentemente al brigante il coltello che portava infilato alla cintura.
- Quale nome appartenere te? - gli chiese.
Ma il negro non aveva occhi che per Jerry e lo andava fissando attonito finch a poco a poco la situazione si chiarific nel suo cervello e comprese che quel piccolo e tozzo animaletto era riuscito a mandare a monte i suoi piani.
- Parola mia, - disse ad Harley ridendo, - quello cane fare molto male a me.
Si tast le ferite sanguinolenti del collo e della faccia, poi si accorse che il padrone bianco si era impadronito della sua carabina.
- Tu dare me, moschetto appartenere me, - disse con impudenza.
- Io dare te colpo sopra testa appartenere te, - gli rispose Harley.
- Non mi sembra un vero indigeno di Malaita, - disse poi alla moglie. - Anzitutto, come mai  in possesso di un fucile di cos recente modello? E che coraggio ha dimostrato! Deve aver visto l'Ariele calare l'ncora e doveva sapere che l'imbarcazione era a poca distanza da noi sulla spiaggia... Eppure ha osato tentare di prendersi le nostre teste e portarsele via nella boscaglia...
- Quale nome appartenere te? - chiese di nuovo al bandito.
Ma non gli riusc di conoscerlo finch Johnny e l'equipaggio della scialuppa non furono sopraggiunti, ancora trafelanti per la corsa fatta. Gli occhi di Johnny brillarono di strana luce quando pot afferrare il prigioniero e fu con evidente agitazione che domand a Kennan: - Tu dare me questo cattivo ragazzo. Eh? Tu dare a me?
- Perch volere io dare te questo ragazzo?
Johnny rimase un momento incerto cosa rispondere e solamente quando Hardey gli annunci che, dal momento che non era successo nessun malanno, intendeva di ridare la libert al negro, cominci a protestare vivacemente: - Forse tu portare questo cattivo ragazzo Tulagi presso palazzina comando e quelli dare te venti sterline ricompensa. Lui troppo molto cattivo ragazzo.
Makawao nome appartenere lui. Troppo molto cattivo ragazzo. Lui essere ragazzo Queensland...
- Perch ragazzo Queensland? - lo interruppe Harley. - Lui appartenere quel posto?
Johnny scosse il capo.
- Lui appartenere prima Malaita. Molto tempo prima goletta prendere l lui per portare lavorare Queensland.
- Capisco! - spieg Harley a Villa; -  un negro di ritorno! Sai bene che quando si introdusse in Australia la formula: L'Australia tutta per i soli bianchi, le piantagioni del Queensland furono obbligate a rimandare a casa loro tutti i lavoratori negri. Evidentemente Makawao  uno di quelli e deve essere anche un brutto ceffo, almeno se  vero quanto afferma Johnny che il Governo gli abbia messo addosso una taglia di venti sterline...  un grosso prezzo, trattandosi di un negro!
Johnny continu a spiegare, e noi tradurremo qui le sue spiegazioni in linguaggio civilizzato, che quel Makawao aveva sempre avuto un cattivo carattere.
Nel Queensland aveva fatto complessivamente quattro anni di prigione per furti, rapine e tentato omicidio.
Dopo che il governo australiano lo aveva fatto rimpatriare alle Isole Salomone, si era fatto ingaggiare nella piantagione di Buli, col proposito deliberato - come venne provato in seguito - di procurarsi armi e munizioni. L aveva tentato di assassinare il direttore ed era stato condannato a ricevere cinquanta vergate ed a fare un anno di carcere; aveva scontato tale pena in Tulagi e poi era stato rimandato alla piantagione per finirvi il suo servizio.
A Buli era riuscito ad ammazzare il proprietario, in assenza del direttore, ed a scappare a bordo di una baleniera di cui si era impadronito. Fuggendo, aveva imbarcato con s tutte le armi e le munizioni della piantagione, la testa della sua vittima, dieci lavoratori di Malaita e due altri di San Cristobal; questi ultimi unicamente perch, appartenendo ad una trib marittima, saprebbero dirigere in mare la baleniera, dato che lui ed i dieci indigeni di Malaita, tutta gente della boscaglia, erano troppo poco pratici di navigazione per azzardarsi da soli sul lungo tratto di mare fino a Guadalcanar.
Strada facendo, era sbarcato nell'isoletta di Ugi, ne aveva saccheggiato i magazzini ed aveva preso la testa del solitario trafficante, un mulatto di animo mite. Arrivato sano e salvo a Malaita, lui ed i suoi degni accoliti, non avendo pi bisogno dei due indigeni di San Cristobal, avevano mozzato loro le teste e se li erano mangiati.
- Parola mia, lui troppo molto cattivo ragazzo, - conchiuse Johnny. - Portare lui palazzina governo Tulagi e ricevere ricompensa venti sterline.
- Che tu sia benedetto, caro Sciocco cantore, - mormor Villa all'orecchio di Jerry. - Senza il tuo intervento...
- La tua testa e la mia sarebbero ora in cammino per la boscaglia, appese alla cinta di Makawao che se ne starebbe tornando alla sua dimora sugli altipiani, - fin per lei Harley. - Che bravo cane, il nostro! E pensare che proprio l'altro giorno l'ho sgridato perch dava la caccia ai negri... la sapeva pi lunga di me!
- Se qualcuno tenta di togliercelo... - fece Villa minacciosamente.
Il marito fece un gesto di conferma con la testa, poi le disse sorridendo: - Ad ogni modo, se la tua testa se ne fosse andata a spasso per la boscaglia, vi sarebbe stata una consolazione.
- Una consolazione! - grid la moglie, con la voce strozzata per l'indignazione.
- Ma certo, perch in tal caso anche la mia testa le avrebbe tenuto compagnia!
- Caro, dolcissimo signor marito... - mormor Villa, fissandolo amorosamente con gli occhi umidi per l'emozione e stringendo pi forte al petto Jerry; e questi, tutto compenetrato della dolcezza del momento, le accarezz la guancia profumata con la linguetta color di rosa.
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Capitolo 24.
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Quando l'Ariele ebbe salpato da Malu, sulla costa nord-ovest di Malaita, anche quella grande isola scomparve all'orizzonte nel mare, dietro la poppa della goletta, e, almeno per quello che riguardava Jerry, vi rimase inghiottita per sempre - altro mondo che svaniva e che il cane sentiva essere andato a tenere compagnia al Comandante nel nulla supremo. Tutto quello che Jerry avrebbe potuto sapere, per quanto non si attardasse a ragionarvi sopra, era che Malaita doveva considerarsi un universo decapitato che poggiava sulle ginocchia di qualche divinit inferiore e meditabonda, ma infinitamente pi potente di Bashti che teneva in grembo il concettoso peso della testa affumicata e disseccata al sole di Van Horn, una divinit inferiore che invano si interrogava e cercava di comprendere o di intuire i due misteri gemelli di tempo e spazio e di movimento e materia che aleggiavano al di sopra, al di sotto, tutto intorno ed al di l.
Solamente, nel caso di Jerry, non si avevano n riflessioni sull'arduo problema, n coscienza dell'esistenza di tali misteri. Il cane si limitava ad accettare il fatto che Malaita era un altro mondo che aveva cessato di esistere e se ne ricordava come si rievoca un sogno. Lui stesso, essere vivente, corpo solido di peso e dimensioni definite, realt incontestabile, si muoveva attraverso lo spazio e le localit della vita, realt concrete, visibili, convincenti, assolute di un qualche cosa di assoluto, circondate dalle ombre e dai fantasmi della fuggente fantasmagoria del nulla.
Il cane accettava quei nuovi mondi che si succedevano uno all'altro davanti a lui e che uno dopo l'altro svanivano e si sottraevano alla sua visione, come le nebbioline del suolo sotto la cocente azione del sole, scomparendo all'orizzonte sotto le acque del mare, fantasmi irreali e fuggenti di un sogno. La visione totalitaria e di insieme di tutto il minuzioso e semplice mondo degli uomini, unit microscopica e trascurabile nel grande complesso dei mondi siderei, sfuggiva alla sua comprensione, proprio come la mente umana difficilmente pu concepire gli
abissi sconfinati e le profondit stellate del mondo delle stelle.
Jerry non doveva rivedere mai pi la selvaggia isola di Malaita, per quanto essa dovesse continuare riapparirgli in sogno in tutta la sua cruda realt, facendogli rivivere i giorni che vi aveva trascorso, dalla distruzione dell'Arangi e dall'orgia cannibalesca sulla spiaggia, fino alla sua fuga dalla capanna di Nalasu, annientata insieme al corpo del buon cieco dalla granata dell'incrociatore inglese.
Tutti questi episodi e circostanze dettagliate della sua vita selvaggia, che spesso venivano ad agitare i suoi sonni, costituivano per il terrier come un'altra terra dell'Ignoto, misteriosa, irreale, evanescente come nuvole che errino per il cielo o bolle d'aria iridescenti che vengano a scoppiare alla superficie degli stagni; una terra fantastica che svaniva rapidamente come gli era apparsa, inesistente come lo era ormai la testa del Comandante sulle vecchie ginocchia di Bashti, nella capanna di erbe intrecciate.
La vera Malaita, l'isola concreta e ponderabile, era scomparsa per sempre, come Meringe ed il Comandante, tutto un passato inghiottito dal nulla supremo.
Lasciandosi dietro Malaita, l'Ariele si diresse in direzione di nord-ovest, verso Ongtong Java e Tasman, grandi arcipelaghi coralliferi che affioravano appena sulla vasta distesa sud-ovest del Pacifico, in un'atmosfera torrida. Dopo Tasman la goletta super un altro largo tratto di mare aperto, prima di arrivare all'elevata Isola di Bougainville e di l, facendo generalmente vela verso sud-est ed avanzando lentamente nella bonaccia, fece scalo in quasi tutti i porti delle Isole Salomone, da Choiseul e dalle isole Ronongo, fino alle isole di Kulamhangra, Vangunu, Pavuvu e Nuova Georgia, ancorandosi perfino nella immensit desolata e solitaria della Baia dei Mille Vascelli.
Finalmente, ultima tappa alle Isole Salomone, l'Ariele si ferm a Tulagi, dove viveva e governava il Commissario Residente.
A questi Harley consegn con tutte le forme Makawao, che venne confinato in una prigione fatta di erbe intrecciate e dove, sotto buona guardia e coi ferri ai piedi, attese il momento di venir giudicato per i molti delitti commessi. Quanto a Johnny, il pilota, prima di tornare al servizio del Commissario, ricevette una buona parte della taglia di venti sterline, che Harley volle dividere tra tutti i marinai della scialuppa accorsi in suo aiuto, il giorno che il fedele terrier aveva afferrato per il collo Makawao e gli aveva impedito di mandare ad effetto i suoi malvagi disegni.
- Posso dire loro il suo nome, - disse il Commissario mentre erano seduti tutti insieme sulla spaziosa veranda della sua palazzina. -  uno dei terrier di Haggin, il piantatore di Meringe.
Il padre ha nome Terrence a la madre Biddy; il loro cane poi si chiama Jerry e posso affermarlo con conoscenza di causa. perch ero presente quando Haggin gli impose quel nome, prima ancora che avesse gli occhi aperti.
Ma far di meglio, mostrer loro il fratello di Jerry, Michael, che  adibito alla sorveglianza dei negri sulla goletta a due alberi Eugenia, ancorata davanti a loro e comandata dal capitano Kellar; lo pregher di portare a terra Michael. Indubbiamente Jerry  l'unico superstite dell'Arangi. Ma anche quella faccenda sar sistemata; appena avr tempo e fondi sufficienti, mi propongo di fare una visitina al capo Bashti, ma non certo nel modo usato dagli incrociatori della marina da guerra. Nolegger un paio di golette mercantili, riunir tutte le mie forze di polizia negra e il minor numero possibile di volontari bianchi e, senza inutili bombardamenti di capanne di paglia, sbarcher la mia gente in un punto della costa e piomber su Somo dalla parte della jungla, mentre le navi si presenteranno nello stesso tempo dalla parte della laguna...
- E risponder al massacro con un altro massacro? - obbiett Villa Kennan.
- Punir il massacro secondo la legge e la far capire ben bene a quelli di Somo, - rispose il Commissario. Spero che non succedano incidenti e che non vi siano perdite di vite umane n da una parte, n dall'altra. Quello che so,  che, a qualsiasi costo, ricuperer le teste del capitano Van Horn e del suo secondo Borckman e dar loro sepoltura cristiana.
So che prender per il collo il vecchio Bashti e lo terr inchiodato a sedere per tutto il tempo che sar necessario per inculcargli nella dura testa i precetti della legge e del vivere onesto. Naturalmente...
Il Commissario, persona dall'aspetto ascetico, antico licenziato di Oxford, dalle spalle strette e l'apparenza di uomo anziano, con gli occhi di vecchio studente e di uomo di scienza muniti di grossi occhiali, scosse le spalle.
- Naturalmente, se non vorranno intendere ragione, succederanno dei guai e parecchi dei nostri e dei loro ne pagheranno le spese; ma in un modo o nell'altro la conclusione sar identica: il vecchio Bashti apprender che non  conveniente fare raccolta di teste di uomini bianchi.
- Ma come potr succedere tutto ci? Se il vecchio Bashti  abbastanza furbo per non fare resistenza e starsene pacificamente seduto ad ascoltare tutte le spiegazioni che lei vorr dargli sulla legge degli inglesi, tutto si ridurr ad una enorme facezia per lui e pagher tutte le atrocit commesse colla semplice noia di subire una conferenza!
- Al contrario, cara signora Kennan. Se assister tranquillamente alla mia conferenza, mi limiter a punirlo con una multa di centomila noci di cocco, cinque tonnellate di avorio vegetale, cento braccia di conchiglie cauri e venti porci ben pasciuti.
Se poi si rifiuta di starmi ad ascoltare, se preferisce scendere sul sentiero di guerra, allora le assicuro che, molto mio malgrado, sar costretto, prima di tutto a schiacciare lui ed il suo villaggio e poi a triplicare la multa ed a spiegargli la legge con maniere un poco pi rudi.
- Supponiamo invece che egli non ricorra alle armi, ma si turi semplicemente le orecchie e rifiuti di pagare la multa? - insistette Villa.
- In tal caso, diventer mio forzato ospite qui a Tulagi, finch non abbia cambiato idea e sentimenti e non accetti di pagare e di ascoltare i miei sermoni.
Fu cos che Jerry ud pronunciare nuovamente il suo antico nome dalle care labbra di Villa e rivide il fratello Michael.
- Non dire nulla, - mormor Harley alla moglie, mentre la scialuppa si avvicinava ed essi potevano scorgervi il rude e rossigno pelame di Michael.
- Facciamo finta di essere indifferenti e non lasciamo capire loro che li stiamo osservando.
Jerry si stava affaccendando a scavare una buca nella sabbia, fingendo di sentirvi una traccia recente, e non si accorgeva dell'avvicinarsi di Michael; in realt si era cos immedesimato della sua finzione, che aveva dimenticato che tutto ci non era che un giuoco e frugava ed annusava gioiosamente e con un reale interesse, in fondo alla buca che aveva scavato, sprofondandovisi con tanto entusiasmo che non lasciava vedere al di fuori altro che le zampe posteriori ed il suo mozzicone di coda che si agitava allegramente.
Non vi  da meravigliarsi perci, se i due fratelli non riuscirono a scorgersi. Michael, che finalmente poteva liberamente correre ora che non si trovava pi sullo stretto ponte dell'Eugenia, si mise a scorrazzare per la spiaggia, fuori di s dalla gioia, fiutando una quantit di odori terrestri famigliari durante la sua corsa sfrenata; saltava qua e l, faceva
mille giravolte e tentava di addentare per giuoco i granchi dei palmizi che gli attraversavano la strada, alcuni cercando rifugio in mare, altri minacciandolo con le loro formidabili pinze.
Ma la spiaggia non era tanto lunga e finiva dove le aspre pareti di un promontorio si avanzavano in mare e Michael, mentre il Commissario presentava il capitano Kellar a Villa ed Harley Kennan, torn indietro a gran galoppo per la parte della spiaggia dove la sabbia era umida e consistente. Era cos interessato da ogni cosa, che non fece caso alla piccola parte del corpo di Jerry che emergeva dalla buca; ma Jerry si era accorto del suo precipitoso avvicinarsi e cercava di risalire in fretta e furia alla superficie, sicch, proprio mentre usciva dalla buca,
si sent piombare addosso Michael. Jerry and a ruzzoloni, il fratello gli capitombol addosso e tutti e due si misero a ringhiare ed a digrignare ferocemente i denti, mentre si rialzavano arruffando il pelo e cominciavano a girarsi intorno impettiti e minacciosi.
Ma non lo facevano che per scherzo e per nascondere il loro imbarazzo, perch tutti e due rivedevano chiaramente la vita svanita della piantagione e della spiaggia di Meringe; si riconoscevano, ma sentivano come una reticenza a farlo capire. Sapendo di non essere pi cuccioli, vagamente fieri della compostezza che veniva loro dalla raggiunta maturit, facevano i sostenuti e si sforzavano di dominare il folle impulso che li spingeva a correre uno verso l'altro in un impeto frenetico di gioia.
Fu Michael, la cui esperienza di vita era minore e che per natura era pi impulsivo, a smettere quella commediola di fierezza e di dignit ad a gettarsi addosso al fratello, piangendo ed abbaiando per l'emozione e cominciando a leccarlo amorosamente.
Jerry gli rispose subito con carezze altrettanto affettuose della sua linguetta rosea e si mise a strofinarglisi contro la spalla; poi entrambi, saltando indietro, si misero a fissarsi con aria interrogativa, Jerry agitando le orecchie tese come a rivolgere tante domande e Michael puntando l'unico orecchio buono rimastogli come per chiedere le medesime cose, con l'altro che pendeva sformato per sempre dalla brutalit del negro di Meringe. Quindi, ad un tratto, scattarono insieme in una corsa folle lungo la spiaggia, urtandosi ogni tanto allegramente con le
spalle mentre correvano.
- Non vi  dubbio, - osserv il Commissario.
- Corrono proprio come i loro genitori... Quante volte sono stato a guardarli, a Meringe!
Ma dopo dieci giorni di deliziosa intimit, venne il momento in cui i due fratelli si dovevano separare. In quell'occasione, Michael venne per la prima volta a far visita a Jerry sull'Ariele e passarono una mezz'ora a giuocare allegramente sul ponte verniciato di bianco, tra il frastuono e l'agitazione delle imbarcazioni che venivano issate a bordo, lo sbattimento
delle vele che si alzavano ed i cigoli delle catene dell'ncora che lasciava il fondo. Mentre la goletta si avviava e cominciava gi ad inclinarsi sotto il soffio degli alisei, il Commissario ed il capitano Kellar scambiarono le ultime strette di mano coi Kennan e si avviarono verso le baleniere che li stavano aspettando. Il capitano Kellar per attese proprio
l'ultimo momento prima di mettersi sotto un braccio Michael e di saltare con lui nella sua imbarcazione.
Vennero sciolti gli ormeggi ed i due bianchi, soli a poppa delle loro baleniere, rimasero in piedi, rimanendo cortesemente a capo scoperto malgrado il sole tropicale, e non smettendo mai di ripetere cordiali cenni di saluto. Michael, preso anche lui dalla commozione generale, cominci ad abbacare senza tregua come se assistesse ad una grande festa degli di bianchi.
- Di' addio a tuo fratello, Jerry, - sussurr Villa all'orecchio del suo terrier, tenendolo stretto per i fianchi palpitanti sul parapetto della goletta che si allontanava.
E Jerry, senza comprendere quanto ella avesse detto, agitato dai desideri contraddittorii, le fece capire di aver sentito dimenando il corpicino e, voltando rapidamente il capo, le accarezz la guancia con la linguetta; poi, subito, sporse la testa al di sopra del parapetto, si avvide che il fratello andava diminuendo rapidamente in lontananza e si mise ad urlare ed a gemere di pena e di dolore, proprio come sua madre Biddy aveva fatto molto tempo prima sulla spiaggia di Meringe, quando lo aveva visto allontanarsi insieme a Van Horn.
Perch Jerry conosceva tutta l'amarezza delle separazioni e soprattutto di questa, non potendo prevedere che verrebbe il giorno in cui, attraverso il tempo e lo spazio, ritroverebbe Michael in una vallata favolosa della lontana California, dove finirebbero insieme le loro esistenze, amati e protetti dai loro adorati di!
Michael, con le zampette appoggiate al bordo della baleniera, abbaiava verso di loro, come se nella
sua meraviglia volesse chiedergli tante cose e Jerry gli rispondeva coi suoi gemiti. La signora dea gli accarezz i fianchi per consolarlo ed il terrier si volse allora verso di lei e le appoggi il muso fresco sulla guancia, come in una muta interrogazione; ella se lo stringe al petto con un braccio ed appoggi la mano libera al parapetto, tenendola socchiusa, fiore bianco e roseo, fragrante e seducente. Jerry vi accost il muso, facendo atto di introdurlo sotto le belle dita... La mano si socchiuse ancora un poco, come ad invitarlo, ed allora il musetto tanto fece e tanto seppe insinuarsi che venne a seppellirsi fino agli occhi tra le dita tanto dolci della cara mano.
E Jerry rimase a lungo in quella posizione, calmo e silenzioso, dimentico dell'Ariele che filava sotto la spinta del vento, dimentico di Michael che impiccoliva sempre pi man mano che la baleniera rimaneva indietro. Anche Villa taceva.
Rimase cos a lungo, finch gli fu possibile dominarsi; poi l'amore fu pi forte e, non contenendosi pi, starnut - forse, come spesso aveva fatto sul ponte dell'Arangi sotto la mano del Comandante,molto tempo prima... Quante volte questi non era scoppiato allora in risate cordiali, piene d'amore!
E lo stesso fece la bella signora, che rise di cuore e strinse il musetto con una carezza quasi dolorosa, serrandosi sempre pi forte al petto il caro e fedele animale; Jerry dimenava intanto freneticamente il mozzicone di coda ed appena la deliziosa stretta si fu rallentata agit le orecchie vellutate, lecc la guancia morbida della sua dea, e le prese la mano tra i denti, con un morso d'amore che non faceva che accarezzare la pelle delicata.
E cos svanirono per Jerry anche Tulagi, la palazzina del governo in cima alla collina, le navi ancorate nel porto e Michael, suo fratello. Ma il terrier era abituato a quelle continue scomparse... Cos erano pure svaniti, come in un miraggio di sogno, Meringe, Somo e l'Arangi, cos erano sfumati tutti i mondi ed i porti e le rade e le lagune corallifere da dove l'Ariele aveva salpato, superandonei pericolosi frangenti ed allontanandosi in alto mare.
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FINE.